ATTI DELLE ADUNAIVZE BEiil'l.Ii. ISTlTDTOnmO DI SCIENZE, LETTEr.E ED ARTI. BJ//O.A..Z A. ATTI DEILE ADUIVAIVZE DELL'I. R. ISTITIITO YEmTO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI. DAL NovEMBRE -1845 all'ottobre i844. ■'\f> VENEZIA, PRESSO LA SEGRETERIA DELL' ISTITUTO NEL PALAZZO DUCALE 1844. TIP. K LIT. Dl t;iO. CECOJIIM E COJIP. ATTI DEiiiE mmm ww i. r. istituto mto DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI. ADUNANZA DEL GIORNO 26 NOVEMBRE 4843. II Segretario legge I'atto verbale della precedente adunanza del 6 Agosto che resta approvato. Si annunzlano i donl segaenti fatti all'I. R. Istituto. I . Dall'I. R. Istituto Lombardo. Memorie deW I. R. Istituto Lomhardo di Scienze, Let- tere ed Jrti. Volume primo, in 4. Mllano 4843. Giornale dell' I. R. Istituto Lombardo e Biblioteca Ita- Uana. Fascicoli 4 9^ 20, 21 e 22 pubblicati in luglio, agosto, settembre e novembre 4843. Atli della distribuzione de' premj (Tindustria fatta nel maggio 4843 in Milano. Mllano 4843. Giornale dtW I. R. Istituto Lombardo in volumi. Tomo II e III. Milano 4842 e 4845. — G — •2. Dair Ateneo tli Bresciii. Coinmcnlarj dell' Aieneo dl Brescia per C anno dSiO. Brescia -1842, in 8. di pag. 27i. Detliper Vanno 1841. Brescia 1843, in 8. di png. cuv c 292. 3. Dalla Societa Medico-Chirurgica di Bologna. BuUcUino delle scienze mcdichc. Vol. Illjfasc. XYI, XVH, XVIII e XIX. Bologna 1845, in 8. Me77lorie delta Socictd ■medico-chirurgica, fasc. o. e 4. del volume III. Bologna i845, in 4. l\. Dal Segretario Generale della Quarta Riunione degli Scienziati italiani e meinbro effettivo dell I. R. Istituto prof. Roberto de Visiani. yiili della quarla Riiaiwne degli sricnziali Italiani tc- nuta in Padova nel settcnibre MDCGCXLII. Padova 1845. Un volume in 4. 5. Dal membro effettivo prof. ab. Zantedeschi. Note sur les conducteurs bipolaires et unipolaircs thcr-' tno-eUclrifjties , estratta dal Bullettino delP Accademia di Bruxelles, tomo IX, n. 6. di [)ag. 5 in 8. Lc leggi del magnetis7no nel fdo congiunlivo pcrcori^o dalla corrente volliana. Venezia d845, di pag. 10 in 8. Risposta aU'arlicolo del prof. Mafocchi intitolato : Al- cune osservazioni risguardanti lc corrcnti magneto-elet- triche, di pag. 4 in 4- — 7 — 6. Dal membro effellivo e Vice-Segretarlo prof. Bizio. Dissertazione sopra la porpora antica e .wpra la scn- perta della porpora ne' murici. Venezia .^843, di pag. dd2 in 8. 7. Dal meinbro efFettivo conle Nicolo Contarini. Cataloghi degli uccelli e degli insetti delle Provincie di Padova e di Venezia. Bassano -1843, in 4. di pag. 42. 8. Dal canonico Angelo Bellani membro effettivo delFI. R. Istiluto Lombardo. Brevi riflessioni sulk macchie delle foglie del gelso del- te il seccume. Milano d843, di pag. 56 in 8. Sulla educazione autunnale dei bachi da seta, memo- ria con note aggiunte dopo la prima edizione ed appen- dice estratta dal Giornale Jgrario Lomhardo-Venelo. Giu- gno d843. Milano. Belle difficollct die si oppongono alio siabilimento di osservatorj meteorologici. Milano 1841, di pag. 90 in 8. (Estratto dal Giornale dell'I. R. Istituto Lombardo). Sulla priorita di alciine scoperte, di pag. \Q in 8. (Ar- ticolo estratto dagli Annali di fisica e di chimica di Milano). 9. Dal socio corrispondente Giacinto Namias. Studio di alcune circostanze nelle cjuali il medico deve essere poco nulla operoso.Yeneih d843, di pag. 22. (Estrat- to dal Giornale per servire ai progressi della patologia e della terapeutica). Giornale per servirc al proyressi dclla Patologia e delJa Terapeutlca. Fascicoli XIX c XX-XXl^ serie scconda, 1845. Vcnczia. 10. Dal socio corrispondente nob. Gherardo Freschi di sail Vito del Friuli. I numeri 20 al " \ del Giornale iniilolato: I'Aniico del Contadino. San Vito d843. 1 1. Dal nobile sig. Paolo Dolfin. Letter a critica sidle diverse opinioni dei ^ned/ci di Ve- nezia intorno alia Peste del i630. Padova •1843, di pagl- ne 32 in i 6. 12,, Dal sig. B. Jori chimico di Reggio, Scoperta di due nuovi alcaloidi nclla China gialla fi~ losa. Reggio -1843, di pag. 68 in 8. i3. Dal sig. Giovanni Codemo. Jntomo alle Societii fdantropiclie, scienti/lche, indu- striali , hancaric , cd alle Casse di risparmio. Memoria. Yenezia -1843, di pag. 24 in 4. 14. Dal sig. dolt. Vincenzo Gallo prof, di inalematica e naulica in Trieste. Almanacco {Tiautico per Vanno 1844. Trieste -1843 , di pag. 488 in 8. _ 9 — 1 5. Dal sig. capitano Oreste Brizzi di Arezzo. Relazione istorica degll Atti e Studj dell' I. R. Jccade- oiiia Arelina di Scienze, Letiere ed Arti risguardantc r esercizio '1 841-42 , letta nella solenne aduuanza del 20 luglio 4842. Arezzo 1843, di pag. 18 in 8. 1 6. Dal sig. prof. dott. Luigi Magrini. RelaszoTic sopra V ecclisse solare totalc dell' 8 luglio i842. Milano 1845, di pag. 52 in 8. 17. Dal sig. prof. Francesco Bertelli. Etementi di Meccanica celeste. Vol. prinio. Bologna 1841, di pagine 480 in 4. 18. Dal sig. Goltardo Calvi di Milano. Sulle Societa di mutuo soccorso pegli artigiani. Propo- sta dell'Autore al V. Congresso scientifico italiano in Luc- ca. (Estratta dal fascicolo 17-18 della Rivista Europea), di pag. i9 in 8. 19. Dal sig. dott. August© Spessa. Nuovo processo per ottenere la chiusura delle aperture morbose alia volta palatina. ( Memoria estratta dal BuUet- tino delle Scienze Mediche, Scrie 5., vol. Ill, pag. 519, d845), dipag. 8 in 8. 20. Dal sig. dott. Luigi Nardo di Venezia. Discorso in morte di Paolo Zannini medico c Ictterato. Venezia 1845, di pag. 20 in 12. — dO — 2.1. Dal sig. doll. Giuseppe Coineliaui prof, di clini- ca-iucdica neiri. K. Universila di PaJova. Formolario dinico corrcdato di osservazioni tcorico- pratiche di materia medica ad uso degli scolari. Volume unico. Pavia 1841, di pag. o92in8. Insiiiutiones pathologiae generalis praelectionibus ac- cadcmicis adconiodalac. ^oI. 2. Pavia 4820, di pag. 281 c 509 in 8. Sul diabcte. Pavia dS-iOjdi pag. d56 in 8. Sulla non iiifin^nmabilitii della membruna interna dei vasi arteriosi c venosi. Pavia 1845, di pag. 62 in 8. Animadversioncs in epidonias atgue C07itages ad cho- leram morbum rclatae etc. Pavia -1856, di pag. 86 in 8. Elogio del prof. Vincenzo llacchctti ec. Pavia 1852^ di pag. 48 in 8. Esper'ienze ed osservazioni sziW uomo e si/f/li animali iutorno alle virile del Creosote. Pavia d855, di pag. 84 in 8. Due Storic rarjionatc di angina cc. Pavia -1855, di pag. 84 in 8. 11. Dal sig. dolt. Giuseppe Anlonelii bibliotecario di Ferrara per parte di rnonsig. canonico Mare- scotti. Me^norie Tnatematiche di Fraiicesco Santini professore di calcolo subliine nellu Universita di Ferrara. Ferrara 1845, di pag. 548 in 4. 2 3. Dal sig. Ingegnere Gaetano Brey di Milano, la con- tinuazione del siio Disionario oiciclopedico popo/arc, Fasc. J.2. c5. del volume II. Wilano 1845, in 8. dl — Si annuncia die 11. R. Governo col Decreto 1 5 settembre 1 8 4 3 ha confermato le nomine fatte dal- 1 Istitiito il 7 agosto in Socj corrispojidenti dei signori conte Giovanni Cittadella, nob. Gherardo Freschi, dolt. Francesco Gera , dott. Gio : Battista Mugna , dott, Giacinto Namias, prof. Giacinto Toblini, dott. Giovanni Zanardini, ed ab. prof. Federico Zinelli. • Si comunica una lettera in data 1 8 agosto passato con cui il membro effettivo prof Zantedeschi parteci- pa che avendo proseguito le sue esperienze elettro-ma- gnetiche con spirali ha potuto convincersi dalla dispo- sizione della limaglia e dagli scandagli magnetici ch'e- sistono que'centri di azione dei quali ha parlato al Congresso pisano, e de'quali vien fatto cenno negli atti di quella Riunione. II professore si i^iservava di espor- re nelle prime adunauze tutti i j^articolari dell'espe- rienza, coi quali avrebbe fatto vedere la disposizione della limatura, come nella magnete comune, precipua- mente agli spigoli. CoU'opuscolo che ha per titolo Le leggi del ma- gnetismo ec, offerto in dono alflstituto il 5 settembre, ed ora distribuito a tutti i membri, 11 prof Zantede- schi dichiara di aver adempiuto alia precedente pro- messa. — 12 II mcm])ro oficllivo piof. Conli Icgge poscia la scsjueiite Nota. Consulcrazioni sidle forze e sui momenti del prof. Carlo Conli, Coino gencralc sui problcmi della Slatica. Un corpo pu6 muoversi con moto progrcssivo , con moto rotatorio, c con moto progrcssivo c rolatorio insieme. Quindi c chc a stal)ilirc rcqnilibrio di im corpo 6 ncccssario impcdire tanto il moto progrcssivo clic il rotatorio. Tali condizioni, chc qui sarcblie inutile spiegare con escmpj , si acccnnano troppo alia sfuggita ne'corsi elemcntari, o cio ch'o pcggio, si tacciono fino a die il calcolo le prescnta ; bcnchc il calcolo debba csprimcre rigorosamcnte quelle condizioni fisiche chc furono prima chiaramentc cspresse, aflinchc la mente dello studioso vegga scmpre lo scopo cui tendono Ic opcrazioni analitiche, ne cammini alia cieca con pochissimo frutto. E mi sarcbbe fiicile il dimostrare che chi e avanzato nella dottrina dclla mcccanica, torno piii volte sulla medcsima via per conosccre le circostanze fisiche che si rappresentano col calcolo; e che pcrcio una chiara inlro- duzione diretta a descrivcre nettamentc i fcnomcni di mo- vimento c di equilibrio dei corpi, agevolcrebbc di molto I'acquisto dclle rigorose teoriche. — io — II progresso analilico obbliga a cominciarc tlal piinto materiale, come qiiello che essendo suscettibile soltanto di moto progressivo ofTre facilita a considerarsi nello stato di cqiiilibrio, e facilita di esprimerne le condizioni. E qui notcro che per punto materiale io intendo un piinto geo- metrico soggetto per altro alle forze cui obbedisce la ma- teria. Cosi per punto materiale grave io intendo il punto geometrico soggetto come la materia ponderabile alia gra- vita. Con questa definizione si leva quella misteriosa dific- renza che il Poisson mette fra il punto geometrico ed il materiale, e rendesi inutile la supposizione del Piola del-' r infinita concentrazione di raassa. Sviluppata la teorica dell'equilibrio del punto materia- le, I'ordine vuole che a mano a mano si proceda, per casi sempre piii composti, alia costruzione di quelle sei equa- zioni ch' esprimono le condizioni di equilibrio di corpo li- bero. Per la qual cosa sarA prima da considerarsi un corpo gircvole intorno ad un asse, poi un corpo girevole intorno di un punto;movimenti che presentansi sovente,in guisa che I'astratta considerazione della meccanica riposa sopra fatti gii soggetti ai sensi. La leva, il tornio, Pargano, la girella fissa, la porta sono corpi girevoli intorno ad un asse. Qua- lunque corpo sostenuto da perno terminate in palla intor- no a cui possa voltarsi per varii sensi, rappresenta il corpo girevole intorno ad un punto. Facciamo ora breve confronto fra i problemi spettanti al punto, e quelli che riguardano il corpo. Le forze traenti il punto possono distendersi sopra una medesima retta, od cs- sere comunque rivolte nello spazio. Nel primo caso, siccome il punto non puo muoversi che su di quella retta, dobbiamo determinare la grandezza e segno della risultante ; nel se- _ 14 — coiiilo caso dobbiamo detcrniinarc la ilirczionc cd intcnsila della risultantc Cosi pel corpo infilzalo da iin asse dob- biamo detcrminare il senso secondo cui tende a voltarsi, c I'encrgia con cui tende a fare quel volfamcnto ; e pel corpo girevole intorno ad un punto, siccomc non puo tendcrc a girare se non intorno un solo asse, dobbiamo determinare la posizione dell' asse di rotazione e V cnergia con cui tende a voltarsi intorno ad esse. Ecco un parallclo cliiarissimo fra i due problemi che appartcngono al solo punto materials, cd i due spettanti al corpo infilzato da un asse o libera- nicnte mobile intorno ad un punto ; problemi che servono • di fondamento alia piii gcnerale (juestione di stabilire I' e- quazioni dell' C(iuilibrio di corpo libcro. IT. Dei moment i. U cnergia con cui un corpo tende ad aggirarsi intorno ad un asse non si puo csprimere con una semplice forza. Un chilogrammo puo produrrc maggiore encrgia di cento c mille. Tale energia bcnche prodotta da forza e una quan- tlta particolare in meccanica, quasi direi un cnte meccanico che bisogna indicare con nome proprio , misurarc come tatte le altre quantiti^, riportandolo ad una sua propria uni- ti\ di misura ; che puo rappresentarsi con retta, come si fa dclla forza. Kella raeecanica havvi bensi la parola momcnto, derivata dal latino momentum indicante attivitii. energia, ma la si presenta qual nome del prodotto numerico di una forza c di una distanza, senza fissare con ncltczza il vero signilicato di una quantita distinla dalla forza. — 15 — Aggiimgasi a (iiicsto chc lo stesso nome di nioinento si da al prodotto di una forza per la distanza del suo punto di applicazione da un piano, per un' analogia di composizione analitica col precedente, col solo fine di rcndere semplice 1' enunciato della determinazione del centro di piu forze parallele. ]\Ia questo momento, generalmcute parlando, non puo rappresentare una particolare attivita^ una quantita di- stinta nella meccanica, laonde rende confusa I'idea del pri- mo. E maggiormente si fara manifesta questa inopportuna denominazione comune di cose diverse per loro essenza, guardando alia complessiva definizione che si da del rao- mento di una forza rispetto ad un punto, ad una retta, ad un piano. Perche infine il momento rispetto ad un punto coincide col momento rispetto alP asse che passando per (mello insiste normalmente al piano della forza, ed il mo- mento riguardo al piano non ha rappresentazione di po- tcnza sforzo. Aggiungasi ancora che si usa dei momenti geometricl cioe dei prodotti di area, o volumi per rette, indicando solo con tal parola una composizione analitica. Ben lo accenna il Polnsot nella sua statica dicendo, che quel prodotto c la mlsura di una forza particolare, se non che applicando tal nome alia coppia , sistema di due forze uguali parallele agenli in senso contrario, non opposte, senza considerare asse veruno, ne oscura Porigine c la na- tura. Ne so come asserisca in altro luogo che in meccanica non aveasi netta idea di momento, sforzo di un certo gene- re, il quale soltanto fu messo in evidenza dalle coppie, e reso per cosi dire sensibile in tutta la scienza. Ammctto Pautorevole confessione del Poinsot, che I'idca di momento fosse in fine quella di un prodotto numerico comprendcntc piii cose affatto diverse, ma non concedo che — d() — la conpia scnz'assc di rotazionc possa indicarnc chiuraiDcnle la natura. Ycdremo in scguito chc la coppia introdotta dal Poinsot, trascurata troppo dagli altri geometri, offre co- inoda manicra dl rapprescntarc il momcnto; ma la genesi naturalc cd inslruUiva di ([uesta (juantita ricavasi dal con- sldcrarc un corpo girevolc intorno ad un asse. Dimostrasi in meccanica che il momcnto della risultante c uguale alia somma dci momenli dcUe componenti. Ora sc considcriamo una coppia il cui piano sia normalc al- I'asse, il moraento della risultante non pu6 esservi non csscndovi risultante. Come puo adunque intcrpretarsi quel teorema? Sembrcrebbe che i moment! delle componenti dovessero essere uguali ed opposti onde distruggersi;, ed in- vece, se Tasse passa pel mezzo della retta di applicazione, si sommano. Ne si dica che la composizione delle forze pa- rallele, nel caso della coppia, da una risultante nulla a di- stanza infinita, onde il momento verrebbe espresso dal pro- dotto di zero per infinitOj che puo essere simbolo di quan- litafinita; che questo linguaggio non mi pare opportuno a sciogliere quella difficolta. Andiamo avanti. Una coppia non ha risultante, cioc non v'e unica forza che ne pareggi I'cffctto, eppure a quel siste- ma che tende a girare intorno ad un asse possiamo sostituire i'orza in maniere infinite che produca il medesimo eftctto della coppia. Saremo dunque costrctti a conchiudcre, che quel sistema ha infinite risultanti, proposizione opposta a quella che stahilisce non esservenc alcuna. Tali paradossi sciolgonsi in un tratto, ne si potrebbe al- tramente riuscirvi, riconoscendo nel momento una quantita particolare di meccanica che ha la sua propria unita, la propria misura, che puo avere la propria rapprcsentazionc anche per mezzo di retta, come si fa della forza, c die i ^ 17 — nionienti si compongono come le forze cioe die di dati nio- inenti si puo trovare il momento risultante o quell' unico momento die ne pareggia V effetto. Posto questo l' unica forza che puo sostitulrsi ad una coppia e una parte del memento risultante, e tutte quel- le indefinite maniere di sostituzione menano poi sempre al medesimo momento, perche questa quantity e composta, e per lo stesso valore possono variare i suoi due elementi. Cosi ad un rettangolo se ne possono sostituire tanti altri equivalent! a varie basi, i quali per altro considerati rispet- to all' area che racchiudono tornano ad una sola misura. Fa duopo nella meccanica completare con chiarezza Pi- dea di momento c la coraposlzione dei moment!, ne dime soltanto in maniera poco determinata quando trattasi di cor- po girevole intorno ad un punto. La composizione dei mo- menti che si accenna dal Venturoli e da altri e una com- posizione analitica di quantity, e una regola suggerita dalla fortissima analogia di quella formula con quella del- le forze, ma non e sviluppata con quella evidenza che I'im- portanza dell'argomento richiede. S'incominci a comporre i momenti per corpo girevole intorno ad un' asse, e molta chiarezza c semplicita ne verra alle teoriche della Statica, Se per le cose dette risulta manchevole la meccanica in qualche parte, non e pero ch'io intenda di tacciare d' er- roneita le teoriche che racchiudono teoremi verissimi, i qua- li servono di fondamento a tante importanti ricerche. II mio discorso risguarda I'andamento didascalico, quell'anda- mento ch'e necessario alia chiarezza nell'istruzione, ne le mie osservazioni sono dirette a sceraare il pregio di tante elegantissirae maniere di riuscire a quei finali risultati. lo mi propongo di sgomberare da qualche difiicolti il cam- mino, confessando non esservi in questo mio lavoro scoper- /// 3 — 18 — la trovato clie fi'utti alia scienza novclle verlta. Ma quando io considero I'operosita con cui si tende ad ac- cuinularo tcoriche e dottrine, il poco che si fa per distri- buiiie, per renderne facile I' acquisto, il pochissimo frutto che si cava dall'istruzionc, credo non oziosa opera il inc- ditare sui nietodi d' insegnamento e sulle cagioni per cui tante verit;\ o difficilraente si acquistano, o servono d' in- cianipo alle altre, o rimangono sterili per non sapersi co- me se ne possa fare 1' applicazione. III. Principj della teorlca dei 'momenti. Supponiamo un corpo girevole intorno ad un asse e che dueforze giacenti in piani a quell' asse perpendicolari ten- dano a produrre il movimento rotatorio in senso opposto. Ordinariamente, come fa p. e. il Venturoli, nell'ipotesi che le due forze sieno reciprocamente proporzionali alle di- stanze delle loro direzioni dall' asse, dimostrasi che il si- stema e in equilihrio. Con picciolo mutamento d'ordine a me pare che quella proposizione si possa costituire a fon- daniento della misura dei momenti. Si fa vedere primieramente che ogni forza puo appli- carsi a qualsiasi punto del piano in cui e distesa, purche mantenga costante la distanza dall'asse e tenda a volger il sistema pel medesimo verso. Poi si dimostra che V ef- fetto della forza non muta se la si trasporta da un piano ad altro normale all'asse, c finalmeute si fa vedere che puo mutarsi la intensita purche il prodolto della forza per la distanza rimanga il medesimo. Ecco aperta la via per misurarc quel parlicolare effelto ~ 49 ^ della forza, essendo manifesto che tal cffctto dipende non solo dalla intensita della forza, ma dalla distanza di sua dire- zione dall'asse, e di piu che I'effetto diventadoppio, tripio ec. diventando doppio, tripio quel prodotto sia che ^iiantenendo la distanza rendasi doppia, tripla la forza; sia che mante- nendosi la forza medesinia divenga doppia, tripla la distan- za ; sia in somma che variando quel due eleraenti 11 pro- dotto rendasi doppio, tripio ec. Chiamandosi 'ynomcnlo 1' energia particolare di una forza a produrre raoto rotatorio, segue da quella dirao- strazione che il momento e in ragione coraposta della forza e della distanza di sua direzione dall' asse. Conchiudendo per altro che il prodotto della forza per la distanza misura il momento, si oscurerebbe I'andamento analitico, come pur troppo si fa in molti altri casi. Cosi malamente si conchiuderebbe che la misura del rettangolo e il prodotto dei due lati, perche dimostrasi che I'area cresce in ragione composta di quelle due rette. Dovremo scrivere invece che il momento e ugualc al prodotto della forza, della distanza, e di una costante, la (piale ricevera determinazione quando si sarii stabiUta I'u- nita del momenti. Ho detto che in molti casi nell' esprimere numerica- mente alcune quantita suolsi fare un salto, con grave danno dell'andamcnto analitico. Potrei addurre molti esempi, ma mi fermero a due soli. Nel valutare la gravita si suole met- terla uguale a 9" ,8 circa misuranti la velocila che un corpo liberamente cadente acquista nel primo minuto secondo di sua discesa. Ma la gravita e una forza accelera trice che va rifcrita a quella forza che si e destinata a rapprescnta- re 1' unita, quindi dovra esprimere quante volte contiene quella forza; o si rapprcsenlera per uno se mai si prendesse -so- la gravili moclcsima a misura di tali qiianlila. Benche i pro- vctli sappiano qual lunga (rase slia soUo (piclla semplice csprcssione di 0«» ,8, c ccrto che gl'iniziati troveranno scnza scnso rcspucssionc clic la gravita sia liinga 9™, 8. E poi non e andamento necessario qiicllo di fissare per ogni quantity la sua unita di misiira ? quale e dunque I'unita dclla forza acceleratrice? e fissata (jucsta uniUi co- me puo csserc la gravita csprcssa per metri, unita dclla lunghczza? Per misurare il peso dimostrasi che crcscc proporzio- nalmente alia massa ed alia gravita, per cui tosto si nictle uguale al prodotto della massa e della gravita. Ma se a- vrerao riguardo alia funzionc ch' csprime il Icgame di una quantita dalle altre, nel prime caso della gravita, do- vrenio mcttere la gravita uguale ad una costante nello spa- zio misuratore della velocita che uu corpo liberamentc ca- dente acquista ncl primo minuto secondo di sua discesa, ncU'altro caso dovremo mettere il peso uguale al prodotto d'una costante della massa e dclla gravita di quel luogo in cui si considera il peso. Allora si che assuinendo per unita dcllc forze accelera- Irici qu(tlla che comunica coUa sua azionc costante continua- ta per un secondo la velocita di un metro, sara determinata la costante dclla prima formula; ed assumendo per unita di peso quello che corrisponde alia massa uno, sotto I'azionc di gravita per sito determinato, ricavercmo il valore del costan- te ch' entra nella seconda espressione algebraica. Cosi il numero dclla gravita rapporto fra essa forza c runitaria, sarA espresso dal rapporto di due lunghezze, ed il rapporto del peso alia sua xin'ilh sara espresso dal prodotto di due numcri, I'uno ch'e il rapporto dclla massa attu;dc coUa sua unitii, I'altro ch'e il rapporto Uella gravita attuale — 21 — a quella clic si e presa come fondamentale per la determi- iiazione del peso uno. Queste minutezze quasi sofistiche, so bene che dai piu saranno considerate come inutili; perche in fine, mi si di- ra, si e calcolato e si calcola senza spingere I'analisi della misura a tanto scrupolo. Ma io ricordo qui novellamcnte che il mio discorso riguarda coloro che s'incamminano alio studio delle matematiche, pei quali e necessario usare chia- rezza e precisione ; non giA quel pochi che avanzati ne- gli studj hanno abituata la mente alia giusta significa- zione di quei numeri. Se non che io dubito fortemente che tulti quelli che sanno maneggiare le cifre algebraiche, sie- no esperti a voltarle in significazione numerica ne' casi particolari, potendo addurre esempi di formule general- mente vere quanto alia composizione analitica, per altro raanchevoli della precisione necessaria per ridurle a par- licolare applicazione numerica. E V esperienza di parec- chi anni mi ha dimostrato la forte diflicolta che incon- trano i giovani nel ridurre a numeri le formule di mecca- nica, nell'apprendere il giusto significato del finale risultato numerico. Aggiungo ancora qucsta osservazione. II giusto signifi- cato de' numeri rappresentanti le quantita diverse, che si calcolano nelle matematiche, od e facile a conoscersi col- I'uso ovvcro e difficile. Nel primo caso una retta istitu- zione potra indicarlo fino da principio senza tenia di per- der tempo; nel secondo sara appunto necessario di porre sicuri e netti i primi fondamenti onde agevolare I'acquisto di quest'iraportanlissimo elemento. Tornando alia misura del memento stabiliremo per uni- ta I'elTetto di una forza equivalente ad un chilogrammo po- st© ad un metro di distanza dall'asse. Per tal guisa il rap- U2 — porlo di nn momcnto qualunque alia sua unita, sara dalo dal prodotto del due rapporli della forza attiialc al chilo- grammo, della distanza attiialc al metro. E sc non garbassc cpiesto prodotto dci due rapporti die e un numero astratto, come deve esscre, mettansl pure i chilograinmi in luogo dcllc forze, i mctri per le distanze, ma si avverta bene die quel prodotto non puo rappresentarc nc diilogrammi, ne mctri, ma si il numero delle volte che quella particolare energia di rotazione, quel particolare momento, contiene il momcnto iinitario. Terrei per altro piu agcvole ed utile Tandamento istruttivo, quando la semplificazione si mettes- se dopo aver ritcnnto per qualche tratto di tempo quel di- scorso e quelle formule che racchiudono nottamcnte gli dementi da cui risultano, onde la loro origine c genesi si stampi nella monte. Slabilita la nianiera di misurare il momento c necessa- rio di applicarvi il segno, essendo proprio delle natura del- I'algcbra I'includcre nelle Icttere rapprescntanti la quantita i due dementi grandezza e segno. A questo line basta di- stinguerc la rotazione in positiva e negativafd). Si vedrii al- (1) Andie la lotazionc positiva e negativa non e bene indicata nella mcccanica. A me pare clie potrehbesi indicare ncttainente in iin modo analogo a qucllo nsitalo nella fisica per scgnare le azioni dcllc correnti suU'ago magnctico. Fissato i! sense positive dell' asse, s' imraagini tin nonio sdrajato sopra. cioe guardante 1' asse, nella direzione positiva, cioe che procedendo dai piedi al capo si segJia la direzione positiva. Allora si poira cliiamarc rotazione positiva r|uclla clic corrisponde al volgimento da destra a sinistra anterior- incnlc, c rotazione negaliva quella die corrisponde all' invcrso vol- gimento. Cos'i avcndosi un asse eretto verlicalmcnte di faccia, ed as- sumendo le distanze positive del basso in sii, la rotazione da destra a sinistra anteriormcntc sara posiiiya, 1" iiivcrsa negaliya. _ 9' loiM che un momento puo rimanersi positive, comunque la forza applicata ad altro punto muti la direzione ; onde ri- mane aperta la differenza tra il scmpllce effctto della forza, quello di traimento , e laltro di vol tare in giro un corpo intorno ad un asse. Ed e solo nel caso di forze parallele ad assi ortogonali che col valutare al modo consueto i segni delle distanze e delle forze, nel prodotto risulta il giusto segno di momento. IV. CoTnpostzione dei 97iomentt. Quando un corpo e girevole intorno ad un asse i rao- menti non possono essere che positivi e negativi. come le forze distese su d'una medesima retta e traenti un punto distinguonsi in positive e negative. Quindi e che come per le forze, in questo caso, il momento risultante e uguale alia somma algebraica dei momenti componenti. Tale verita si dimostra con semplice discorso. Dati piii momenti, si ridu- cano ad avere tutti la stessa distanza, mutando come oc- corre le forze. Potremo cosi considerare tutte le forze ap- E indifferente quale delle due si chiami posiliva, ma e palese che per indicare nettamente le due rotazioni, per bene inteudersi, conviene ricorrere a quella figuretta distesa suU' asse. Occorrendo nella meccanica di scgnare in maniera precisa le rotazioni positive intorno ai tre assi X, Y, Z, io soglio usare della modula XYZXY cLe indica la rotazione positiva intorno ad X far- si da Y verso Z ; la rotazione positiva intorno ad Y farsi da Z ver- so X ; la rotazione positiva intorno a Z farsi da X verso Y ; rite- ncndo sempre che si parli delle parti positive degli assi. plicate al mcdesimo piinto, agcnli sulla mcdesiina diic- zione. Ed ecco die il momento risiiltante si ricava sommando algcbraicanientc i monienti componenti. Come una f'orza puo trasportarsi il qiialsiasi sito di sua dirczione , cosi un momento puo trasportarsi in qualsiasi piano normalc ad essa. Dunque dall'idea di momento, c dalla proposizionc fon- damentale chc serve a misurarlo, sorge la regola di com- porre i momenti che si riportano ad un asse. Da qucsto teorema, per semplicc corollario, deriva una proprieta dclla risultantc di un sistcma di forze giacenti in piani norniali ad un asse quando quclla risultante csiste. Ma prima e necessario di ben definire questa risultante poiche se a tale parola applichiamo I'idca di produrre ilmedesimo cfTetto delle varie forze cui vuolsi soslituire, sarcmmo con- dotti a conchiudere che infinite possono esserc le risultanti. Diremo pertanto che quel sistcma ha una risultante quando coUa succcssiva composizione si arriva ad unica for- za. Cio preraesso e manifesto che applicando a quel sistcma una forza eguale ed opposta alia risultante, sara ridotto in cquilibrio, ncl quale stato si manterra ancora se si attra- versi con un asse, che pei' ora prenderemo normale ai piani delle forze. Dunque la somma dei momenti dovra essere uguale a zero. Ma il momento dclla forza applicata per I'e- quilibrio c della medesima intensita, di segno diverso , da quello della risultante, percio ne deriva il gencrale teorema che il momento della risultante di qualsiasi sistema di forze giacenti in piani normali ad un asse, nel caso che I'ammet- tano, c uguale alia somma dei momenti delle componenti. La posizionc poi dcll'asse puo essere qualunque. Cosi per semplicc discorso si arriva a quel teorema chc con analitiche operazioni o per via cli geometriche costni- zionij (limostrasi in alcuni casi particolari. Al qual luogo os- servero die nci corsi di meccanica qiiella dimostrazione e pill iin esempio geometrico od analitico die una verita di meccanica; perche non si premette una conveniente intro- duzione diretta a mostrare I'essenza ed importanza del mo- mento. Vedesi ancora quanta sia la differenza tra il mo- mento della risultante cd il niomento risultante, perche il primo si collega ad una determinata forza, ed il sccondo, benche di uguale intensity , puo generarsi da indefinito nuraero di forze. II prirao puo mancare quando le forzc non sleno riducibili ad una sola, il secondo sussiste sempre ed ottiensi dalla somma algebraica del moraenti delle forze del sistcma. Passando al caso piu generale di un corpo girevole in- torno ad un punto, presentasi la ricerca dell'unico asse in- torno al quale e sospinto a girare, e la ricerca dclla gran- dezza e segno del momento ; perche come un piinto tratto da piu forze non puo muoversi che per una dirczione, il corpo girevole intorno' ad un punto non puo tendere a gi- rare che intorno ad un asse, e con certa energia. Si scorge intanto che per una particolare forza basta condurre un asse norraale al piano che passa pel punto fisso e comprende la forza. Ma poiche supponiamo che molte sieno le forze variamente distribuite, avremo tanti di questi assi , nessuno dc' quali generalmente parlando sara rdfettivo ; come nessuna delle direzioni delle forze traenti un punto, segna in generale la direzione della ri- sultante. A ridurre tutti i momenti ad un solo, a comporli, gio- va cominciare da due, come si fa della forza. E qui ri- chiamero una proposizione sempHcc e nctta del Poinsot — 20 — ch' cgli chiama parallelograinmo dclle copplc. Quella ili- jnostrazionc con lieve cangiamento riducesi alia composi- zione dci monicnti, snpponendo che il piinto da ciii spic- cansi le norniali alia forza sia fisso. Difatto 6 inulilc allora di considerare le due forze che concorrono colic compa- gne a coslitnire le coppie. Cosi colla scmplicc costruzione c calcolo del Poinsot, tradotto ai momenti, s'insegna die avciulosi due assi i quali s'intcrsccano in un punto fisso cd i rispettivi momenti, con nn parallclogrammo si trova I'uni- co asse cd il momcnto risultantc. Qucsta proposizione da intanto il mezzo di comporre quanti momenti si vogliono , col mcdesimo andamento che si applica alia composizionc di piu forze tracnti un punto. Giova per altro far passaggio alia composiziouc di trc momenti relativi a trc assi ortogonali c di stabilire il teo- rema del parallelopipedo. Allora se tutti i momenti si scom- pongono in tre sistcmi parallcli a tre assi ortogonali si ar- riva per facile andamento analitico alia generalc composi- zionc dei momenti. Del rcsto il parallclogrammo dci mo- menti dimostrasi in un tratto riducendoli a dipendere da forze uguali. In tal caso le distanze sono proporzionali ai momenti. Costrntto il triangolo che ha per lali le due di- stanze e quindi il vcrtice nel punto fisso, la risultantc sara doppia cd andra applicata al punto dl mezzo della base. Per sostituir\i una forza, nguale ad una dclle altrc due, dovremo raddoppiare la distanza del punto di mezzo della base dal punto fisso. Allora tale distanza rappresentera il momcnto risultantc, cioc gli sara proporzionale. RIa quella distanza c diagonale del iiarallclogrammo costrutto sullc al- trc due, dun(pic i due momenti si compougono come due forze. Qucsto progresso oltre alia brevita racchiudc due im- — 27 -^ portanlissiml vantaggi ; pi iraicramente , non si abbandona mai la considcrazione dell'intrinscca natura del monicnto onde sc nc imprime sempre piu nclla meiite 1' idea nctta e giusla ; secondo, la coinposizioue de' momenti conferma e raflbrza nella tcorica della composizione dellc forze. V. Rappresentazione del movienli per mezzo di rcttc. Dopo aver discorso sulla maniera piii semplicc e natn- rale di comporre i momenti, dobbiamo aggiungere a compi- mento il modo di rendere sensibile questa quantita parti- colare della meccanica, ed il modo di rappresentarla. A rendere sensibile la forza di pressione uno, il chilo- grammo, basta sostcnere un tal peso col la mano. Ora se un cilindro del peso di due ehilograrami si tienc orizzontale strignendone colle dita I'estremitaj lo sforzo die si fa per impedire la rotazione rappresenta un momento. E se il ci- lindro sia lungo poco piu di un metro, tanto che la lun- ghezza che corre oltre le dita, sia di un metro avremo con qualcbe esattezza la rappresentazione dell'unita dei momen- ti. Questo esperimento semplicissimo e opportuno a mo- strare la differenza che passa tra forza e momento. Soste- iicndo quel cilindro nel punto di mezzo o centro di gra- vity, dobbiamo esercitare uno sforzo, ben diverso da quelle che poco fa si accennava. Lo sforzo che si fa per sostenerlo rappresenta un peso, od una forza di pressione, lo sforzo che si fa per impedirne la rotazione e un momento. E quan- tunque sia il mcdesimo bastonc o cilindro, si puo ricono- scere col senso la differenza fra qucsti due sforzi. — 28 — Del rcsto in nioliissimi allri modi si pti6 rcndere scnsl- Lilc il nioiiicnto iino. II nioniento suppone seinpre imasse intorno a cuisla da voltarc uu corpo. Dobbiamo adunqiie segnare con una retta la dirczione dcll'asse, come nel caso della forza o pur nc- cessario di scgnarc con una retta la direzione lungo la qua- le e tralto il punto materialc cui dcssa e applicata. Si e poi osscrvato die dovcndosi scgnarc una retta esprimente la direzione della forza, tornava utile di esprimerne con parli- colarc lungbezza I'intcnsita; assnnta una certa retta per rap- prcscntarc I'unita della forza. E dunque naturale clic suUa retta rapprcsentante I'assc di rotazione, retta che giA e ne- ccssario condurrc, con una certa lunghezza si rappresenti I'intensita del momento che vi corrisponde. Una tal retta rappresentcra una quantita della meccanica che si confron- tcra con qucUa retta destinata ad csprimere il momento uno (1). Questa porzione di retta rclativa all'intensiti\ del mo-^ mento puo prendersi dovunrjue si voglia sull'asse, come ncUa retta rapprcsentante la direzione di una forza dovun- que si voglia puo assumersi qucUa porzione che rappresen* ta la grandezza della forza. Cosi renderemo raanifesta e vantaggiosa la maniera di rappresentare i momently che negli ordinarii corsi di mec- canica si adduce come una geometrica costruzionc di for- (1) La lungliczza della porzione di esse cui si riporta la ro- lazione cd il sense, indicano nettamente la grandczza c segno del memento. InfaUi staliilito il sense posilivo doll' assc, sccondo che la porzione cbe si prendc camminera per quel verso o per 1' opposlo avrcmo il sense della rotazione, e nel rapporle colla retta csprimenie il momento. uno sara esprcssa 1' inlcnsita. — 29 — iiitilaj piuttostoche come una composizione di quantita di- stinte dalle forze. Delia quale osservazione avremo novella confcrma veggcndo che di questa rappresentazione non si fa. motto, ove si tratta della rotazione intorno ad un solo asse. Dietro questa convenzione il parallelogrammo dei mo- meuti, ed 11 parallelopipedo dei momenti sono interamentc analoghi ai due teoremi che riguardano la composizione della forza. Ho esposto la maniera di rappresentare i momenti per relte, dopo aver detto della loro composizione, credendo con tal ordine di rendere piu chiare queste mie considera- zioni, ma nell'andamento didascalico sara opportuno di fis- sarc la rappresentazione dei momenti dopo aver detto della loro natura e misura. Per lo che nella proposizione gia ac- cennata del parallelogrammo dei momenti sara da fare leg- gerissima modificazione , sostituendo al parallelogrammo che ivi faceasi sulle rette perpendicolari alle forze, il paral- lelogrammo sugli assi di rotazione. Allora la diagonale rap- presenta nella sua dirczione I'asse di rotazione, e colla sua lunghezza I'intensita del momento. VI. Delle coppt'e. La coppia, come fu detto ancora, e un sistema di due forze parallele uguali agenti in senso contrario non diret- tamente opposte. II Poinsot considera la forza e la coppia, ed insegna a comporre le coppie ; dondc il parallelogram- mo, il parallelopipedo delle coppie. Ma poiche cgU si spigne dal case del punto materialc — 50 — al corpo lihcro senza passare pei due casi di corpo infil- zato (la iin assc, di corpo gircvole intorno ad im punto, la idea dell'cffetto di una coppia e vago ed indctcrminato. Di- fatto conoscendo e,2^1i stcsso la necessita di flssare in qual- clie manicra l' idea di qucsta coppia, quanto all' influenza die ha nclla nicccanicaj e costretto a fingere un asse nor- male al suo piano passantc pel mezzo della retta o braccio di applicazione dellc due forze. Ma senza quesl'asse qual'cf- fctto rapprescnta la coppia ? Sara per lo mono una que- stionc di dinamica, o couverra ricorrerc all' espcrienza. Non e adunque la coppia un cleracnto opportuno alia c'.iiara intclligenza delle teoriche fondamcntali della mecca- nica, pcrclie non si collega a fatto scnsibile c precise di mo- vimcnto o di equilibrio. E quando pur si voglia ricorrerc ad un assc, per fame intendcre I'cffetto, io trovo piii sem- plicc c naturalc il dire del moraento prodotto da sempli- ce forza. II sistcma per altro della coppia puo essere usato in meccanica con molto vantaggio, quando lo si considcri qual mezzo di rapprcscntarc il momento in maniera generale. Infatti si dimostra facilmente die quando il puino di coppia ortogonale e perpendicolare ad un asse intorno cui puo aggirarsi il corpo da cssa sospinto, il momento della coppia e il medcsimo dovuntjuc dessa sia situata, cd e rappresen- tato dal prodotto di una dcllc forze e della lunghezza della rctta di applicazione. Cosi la coppia ha in se gli element! die determinano il momento, senza aver bisogno di cono- sccre la distanza delle due forze dall' asse di rivoluzione. Del rcsto questa medcsima proprieta della coppia di- mostra come sia poco opportuna a mcttersi per clemcnto fondamentale della meccanica, stanteche non ha particolarc dclerminazionc dl produrrc ua yolgimcnto intorno ad un — 51 — asse pluttostoclie intorno atl altro, e sembrerebbe a prima giunta che non potesse produrre una rotazione. Quando sieno date piii forze tendenti a volgere iin si- steina intorno di un asse, pqssiamo sostituirvi coppie che abbiano il raedesimo momento senza piu tener conto della distanza dclle forze: vicevcrsa ad una coppia possiamo so- stituire una sola forza. Per tal guisa si approffitta dci vantaggi che nascono dalla considerazione di quel particolare sistema di forze, seguendo un cammlno naturale e semplice per I' esposizio- ne dci principii delfa statica. La considerazione dcllc coppie rende agevoli alcuni confronti. Cosi quando una forza c applicata ad un punto si puo ad altro punto collcgato col primo applicare due forze oppostc parallele ed uguali alle prime. Allora prcn- dendo a considerare I'opposta alia primitiva c questa stessa avrenio una coppia. Di guisa che una forza puo trasportarsi parallelamcntc a so stessa in qualsiasi punto, tenendo conto della coppia corrispondente. Egli e poi da avvertire che il corpo rimarra nelle medesime condizioni di prima, perche in fine si applicarono forze uguali e direttamente opposte di cui V effetto e nullo, sia per movimento che per isforzi pressioni. Quanto alia denominazionc terrei quella di coppia la quale traduce la francese couple adopcrata dal Poinsot. II nostro collega prof. Bellavitis nclP accennare questi sistemi di forze, propose la parola girante siccomc quella che in- dica V effetto a cui tende un tal sistema. Ma poiche girante indica piuttosto cio che gira, e che nclla statica dobbiamo esprimcre la tendenza o lo sforzo al girarc anzichc il mo- vimento rotatorio effcttivo, parmi piu convcnicnte di stare alia parola coppia. — ' ^2 — VII. Sistema libero sQllecitato da forzu. Qiiantlo un sistema c libero si possono ridurrc tutte Ic forze ad una sola, tutte Ic coppie ad una sola. Sc quell' u- nica forza si riduce a zero c se si annulla I'unica coppia i> certo clic il sistema sara in cquilibrio. Ma resta a sapersi sc susslstendo la sola coppia il corpo possa muoversi, loc- chc cssendo rcndercbbc superflua la condizionc dell'annul- lamento dcUa coppia. Puo dirsi die I' unica coppia rimasta tenda a produrre un movimento rotatorio ; ma intorno a clic punto ? Siccome per ogni punto fisso del suo piano la coppia ha il medesinio momcnto, non vi c ragionc che tenda a far ruotarc piut- tosto intorno ad uno clie ad altro punto ondc sembrerebbe che non potcsse farlo intorno a veruno. Ne puo dirsi che tenda a ruotarc intorno al suo punto di mezzo. Infatti quando si ha un corpo, trasportando tutta la forza al cen- tro di gravita o di massa, tutte Ic coppie avranno una forza applicata a quel sito, e quindi anche Tunica coppia risul- tantc avra una forza applicata a quel punto. E quand' an- che la risultante dclla forza trasportata al centro di massa sia nulla, puo rimancre la coppia, la quale tcnderii a pro- durre la rotazione intorno al centro di massa, e non intor- no alia meta del suo braccio di leva. Pare adunque non sia dimostrata la necessit;\ dclla se- conda condizionc dell' annullamento della coppia. Ne il modo tenuto dal Venturoli e da altri pare esente da questa dilDcolta, perche la composizione dei momcnti vale semprc ncl caso che vi sia assc o punto fisso. E vero che il Venturoli considera che se iiiai il corpo avesso im nioto rotatorio vi sarebbe un asse e quindi sorgerebbcro i niomenti, ch' cgli iiiette la condizionc che siano nulli, aflin- che quel moto rotatorio non succeda; ma si presenta iin'al- tra obbiezione che merita essere risoluta. Poniamo niille le forze secondo i tre assi, ondc impe- dire il moto progressivo, qual movimento sara possibile nel corpo libero? dicendosi il moto rotatorio, si puo domanda- re intorno a qual punto. Se intorno a quello che I'u preso per origine delle coordinate, potremo mutarlo, e purche gli assi novelli sieno paralleli ai primi, torneranno nulli i trc sistemi di forze ed il nuovo centro sarebbe centro di rota- zione, percio in quiete. Cosi dimostrerebbesi che ogni punto del corpo deve essere in quiete, e che quelle prime tre e- quazioni relative al moto progressivo sono a sufficicnza. Non e permesso far ricorso a quel vulgato teorema del- la dinamica, del moto progressivo del centro di gravita col moto rotatorio intorno a quel punto, mentre quel teorema e ricavato dalle sei equazioni di equilibrio del corpo libero, e farebbesi circolo vizioso. Per dimostrare viemeglio la mancanza di quelle dimo- strazioni proviarao questo andamento. Siccome ogni f'orza puo decomporsi in trc parallele ai tre assi e di ognuna il punto di applicazione puo essere scelto sul piano a cui e normale, avremo tre sistemi di forze parallele applicate ai tre piani coordinate Di piii queste forze rimarranno le me- desime dovunque si mettano quei piani purche paralleli ai primi. Ora e chiaro che il corpo sara in equilibrio se ogni slstema di quelle forze si ridurri a due eguali ed opposte. Esprimendo questa condizione analiticamente Irovansi novo equazioni, delle quali tre sole sono le giuste.E I'errore dclla dimostrazione sta appunto in questo, ch'e benissirao vero ///. 5 che (juelle cquazioni stabiliscono 1' equilibrio del pun to, non e poi vero che sieno neccssarie , cioe che non essendo soddisfiJtte il corpo si muova. Esposta (luella diHicolta asgiungo le semphcissune con- siderazioni con clic mi pare di levarla interamcnte. Pongasi sc e possibilc che il corpo per le sole trc prime equazioni relative al moto progressive sia in equilibrio, cioe che nes- sun piinto si muova. Potremo adunque considerare il cen- tre delle coordinate o qualsiasi altro punto come fisso, ed ccco ricomparire i momenti che, sussistendo, produrrebbero moto rotatorio, e la necessity delle seconde equazioni. Quanto alia possibilita di muoversi intorno a qualsiasi punlo, che pare rendere impossibile il moto, fa duopo ag- giungerc altro schiarimento. Quando im corpo e sollccitato da una coppia vero e che il momento della coppia rimane il medesimo per una infmita di assi paralleli, ma non e poi vero che tutti quest! assi sieno nelle medesime condizioni riguardo all' azione che il corpo esercita sopra di essi. Ora vi puo essere, e dimostrasi in dinaniica csservi effeltivamen- te tal asse intorno al quale comincierebbe a muoversi il corpo, e percio questo sara 1' asse dell' effettiva rotazione, potcndosi considerare il corpo infilzato con esso. Ma riguardo alia Statica non importa stabilire uno od altro asse, basta mostrare che quelle condizioni sono ne- ccssarie e suflicienti a tener il corpo equilibrate, e tocche- ra alia dinamica il far vederc che tutti quegli assi pei qua- li il memento della coppia rimane il medesime non sono nelle medesime circostanze, e che uno sole e quelle intor- no a cui effettivamentc avrcbbc luogo il moto rotatorio. t)5 — VIII. Dei momenti virluali. II fondatore della meccanica, I' immortale Galileo, nel- resaminare la condizione di equilibrio delle varie m'acchr- ne, riconobbc una generale proprieta tra le forze ed i movimenti die prcnderebbero i loro piinti di applicazio- ne, posto cbe avvenisse uno spostamento. II Lagrange e- sprimcndo quel principio con algebraiche cifre, diode un mezzo generalissimo di risolvere tutti i problemi della sta- tica, e quindi della dinamica, giacche a quistioni di equi- librio riduconsi quelle del moto pel teorema di d'Alembert. Quel principio, com' e nolo, chiamasi principio delle ve- locita virtuali. Ora a me pare che in una elementarc istruzione sia ne- cessario di trattare dapprima coi metodi facili e particolari i fenomeni piii semplici di equilibrio e di movimento per abituare i giovani alia misura e conoscenza delle quanti- ta fondamentali della meccanica. Dopo qucsto insegnamen- to sara opportuno di ascendere a quella somma genera- lita, ricavando come semplici corollari le verila prima co- nosciuta. D' un tal andamento ci offre bell'esempio il Ven- turoli ed il medesimo Poisson. Su di che mi permetto in questo luogo aggiungere una riflessione. Vero e che da un principio generale cavansi tan- te verita particolari che chi lo possiede rettamentc e piii ricco di quello che sa una per una cento, mille di quelle conseguenze ivi contenute. Di piu quello che possiede il principio generale lo applica quando occorre 11 bisogno, ne si tormcnta a tenere ragunate ed ordinate tante verita par- — 50 — tiiolavl. ;> scliiorarst'lc iniianzi per rinvcnirc la opportuna^ qnando abl)ia a (arc; pralica applicazione. Ma Tapplicare iin creneralc principio non c mica si faci- le come (la alcnni si pcnsa. Avvi una immensa distanza fra rintcnilere C(l il saperc; per intendcrc Lasta riconosccrc che ogni conseguenza e giustamente dedotta e che di mano in mano per rctti giudizj si arriva all' ultima conclusionc. Sapcre significa assai di piu, vuol dire un scntirc viva- mente quelle relazioni, vedcre a quante classi si estcndano perchc scgnatc da un carattere cssenziale quantunqne di- verse c distinte per caratteri accidcntali, vuol dire prontez- za e sicurezza a cavar fuori una particolare conseguenza compresa nel canone generalc, vuol dire un posscsso, quasi direi manuale, di adoperare il calcolo indicato dal generate principio. In questo io credo consistere uno dei gravi errori che si commette nella scientifica educazione, pretendere cioe, che un giovanc sappia quando ha solamente intcsa una verita anchc allora che qucsta, per 1' esercizio di sua pro- fessionc, dcv' cssere abitualmentej sentita. Ma non c que- sto il luogo di una cstcsa discussione sopra tale argomento importantissimo. Tornando al soggetto del principio delle velocita vir- tuali, io credo die non sia da scompagnare da quella i- struzione clementare che ia conoscere il significato di al- cune espressioni analitiche, e che percio sia necessario di fermarsl suUa genosi e misura dei momenti considerati^ co- me realmente sono, quantita particolari distinte dalla forza. Tutto questo e dctto per richiamarc ad esame un passo della meccanica analitica del Lagrange, in cui pare mcra- visliarsi che nella statica si usi molto dei momenti ordina- — ot ■ rj , invece di prcferire interamentc i virtiiali . Alia qnal proposizione di quel sommo, con riverenza c quasi direi panrosamente non assento , perchc quand' anche tutto I'edifizio della Statica si fondasse su quel principio, rimar- rebbe sempre opportuno, anzi nccessario, un insegnaraen- to per interpretare il significato di tanti risultali alge- braici e sopra tutto il significato di que' prodotti di forze e distanze che misurano i momenti. Sara adesso manife- sto il motive d'aver io richiamato i momenti virtual!, clre- ra quelle di mostrare necessaria in qualsiasi modo d' i- struzione la chiara idea del momento. IX. Delia icorica delle macchine. In molti corsi di meccanica mettesi la teorica della le- va, come un principio necessario a trattare con gene- ralita e chiarezza le quistioni di equilibrio. Sono notissi- mi gli sforzl fatti da molti geometri, da Archimede in poi, per dimostrare il principio della leva senza appoggiarsi ad altra veritc^ di meccanica, e gli sforzi fatti per ricon- durre alia teorica della leva quella di altre macchine. Lo stesso Poisson, che nclla sua meccanica appoggiasi a me- todi analitici generali, riconoscendo la necesslti d' inter- pretare il prodotto di una forza per una distanza, con- sacra un intero capitolo alia dottrina della leva. Ora la leva e infine un sistema semplicissimo volubi- Ic intorno ad un asse, c perclo la condotta di molti geo- metri dimostra la necessitii di considerare 1' effetto parti- colare di una forza tendcnte a voltare un corpo intorno ad un asse, cioe la necessita di considerare i momenti. — r>s — No si (lica die in meccanica hannosi inolti altri cifM'i di forzc, (li picgarc, cli torccre, tli comprimerc, di slirarc corpi, clie ogmino ben sa ricondarsi (lucsti cffetli com- post! ai due clcnicntari di movimento progressivo e ro- tatorio; onde in fine tocca considcrarc o la sola inten- sita di una forza pel moto progressivo che dcsta o tcnde a dcstarc, o I'efi'etto tulto parlicolare del moto rotatoi-io die produce o tende a produrrc. Una volta che siasi data la chiara idea dl momento, c dimostrata la regola per la composizione del raomenti riguardo ad un asse, la leorica delia leva, ognuno se '1 vcde, ne e la piu semplice applicazionc, e le teoriche del tornio, dell'argano, della girella ad asse immobile e di tan- I'altre macchinc a movimenti rotatorj intorno ad assi, ne sccndono naturalmente. Fa nieraviglia come per ognuna di quelle macchine si intraprenda particolare discussione quando tutto sta rac- coltonel chiarissimo canonc della composizione dei momen- ti intorno ad un asse ; quando la circostanza di essere le forzc operanti in piani divcrsi sparisce, per cosi dire, col- r avvertenza che i momenti possono trasportarsi in qual- , siasi piano normale all' asse. Aggiungero ancora che se per leva s'intcnda verga vo- lubile intorno ad un punto, e per fiilcro s' intenda non un asse ma un perno, intorno al quale possa comunque voltarsi, la teorica delta leva dipendc dalla composizione generale dei momenti. Col linguaggio dei momenti si presentano assai piii fa- cilmcnte le condizioni di cquilibrio di quelle macchine che ammcttono moti rotatorii intorno ad assi. Cosi per la leva e tornio la somma dei movimenti dev'csscr nulla, od uguali le sommc dei momenti positivi e negalivi. Certamente che — 59 — qucsto eniuiciato e piu semplice di quelle benedette pro- porzioni che soglionsi addurre. L' idea di moraento comprende nella sua essenza la for- zu e la distanza della sua direzione dall' asse, ond' e che quando il giovane avra non solo inteso, ma saputa questa misura, cioe si sara abituato a misurare gli elementi e da questi il momento, procedera sicuro e pronto ne'suoi con- fronti. La netta dottrina dei momenti focilitera ancora la valu- tazione della resistenza nelle macchine. Una resistenza o si oppone al moto progressive od al rotatorio: nel prime caso va misurata per forza, nel secondo per momento. Cosi un corpo che si vuol strascinare su d' un piano prova la resi- stenza d' attrito die si misura per chilogrammi, ma se vi striscia sopra aggirandosi intorno ad un asse la resistenza di attrito va misurata per momento. La resistenza di attrito per corpo girevole intorno ad un asse, va misurata per momento. X. Conclusione. Scnza pretesa di aver allargato i confmi della meccanica scienza, ma solo con intendimento di rendcre facile e sicuro Tacquisto dcUe verita fondanientali, mi pare aver dimostrato che il momento di rotazione e una quantita particolare della meccanica da non confondersi coUa forza, che potrebbe de- nominarsi coUa sola parola momento, che va misurato per propria unit.'\, che merita particolare rappresentazione. Ho fatto vedere quale sia la verita fondamentale da cui si ricava la regola per misurare i momenti, che I' uniti\ dei momenti puo assoggettarsi al scnso come il peso uno. — 40 — Da tali prcmcsse sorge facile la rcgola di coniporrc i niomcnti clio si riportano ad iin solo asse, cioo chc il ino- Dicnto risuUantc e iigualc alia somina dci moincnli coin- ponenti. Se il punto c gircvolc intorno a punto fisso, la coinposi- zione dci momenti puo proccderc col mcdcsimo andamcnto dcUaforza, stabilendo prima la coinposizionc di due monicii- ti, dondc il parallelograniino dei momenti ; poi la composi- zioue di tre momenti che riportansi a tre assi non distesi in un piano donde il parallelopipedo dci momenti. Una proposizionc del Poinsot alciin poco modificata por- ge la dimostrazione c la regola. E sara piii scmplice di tutte la mia dimostrazione che in poche linee procede cliiara e rigorosa. La misura del memento puo prendersi con certa retta suU' asse di rotazionc a cui desso riportasi, come si fa per la forza. Le coppie del Poinsot sono sistemi di forza utilissimi a considerarsi in meccanica, ma iion possono assumersi per elementari in liiogo di momenti. La teorica dei momenti netta e rigorosa si deve dare, co- mimque vogliasi fondare sul principio delle velocitii virtua- li lo sviluppo di tutte le dottrine della meccanica. E quella teorica ove fosse stabilmente accolta ne' corsi di meccanica renderebbe assai piu agevole lo studio delle macchlne e piu semplice I'enunziato delle condizioni di eciuilibrio, piu sicuro il calcolo delle resistcnze. A queste riflessioni sull'insegnamento della meccanica, cd a tante altre che ora non espongo, fui condotto nellu circostanza di apparecchiarmi ad ordinare ed estendere un corso di meccanica die possa meglio di molti altri servirc alia istruzionc dcUu giovcntu, guidandola per vie sicurc e — 41 — facili alle ultiine e necessarie applicazioni numeriche. Per la qual cosa io non saprei rivolgermi con piu sicurezza di consiglio illiiininato e schietto che a voi. So bene che il poco dl nuovo contenuto in questo la- voro non meritava di occupare I'attenzione vostra, ma guardando alio scopo che mi sono proposto di ordinare sopra norme facili e sicure V insegnamento importantissi- mo della statica, scopo non ultimo di questo scientifico corpo, ho crcduto non disdicevole di approffittare di quel- la benevola indulgenza che mi avete largheggiata altre volte. Si legge poscia una niemoria del membro eiTet- tivo prof. Zendrini intitolata: Esarne di alcuni Jatti geologici giudicati da taluno conducenti a dimostrare r iiivariabilita del Uvello del mare. Esposta con brevi cenni la storia della questione da lungo tempo agitata se alciina assoluta variazioue accaduta sia od accada nel livello delle acque dei ma- ri , questione non ancora diffinita e che dal sig. Conte Paoli viene riaccesa nella recente sua opera intitolata: Del sollevamento e delT avvallamento di alcuni ter~ rejii^ stampala in Pesaro nel i838, I'autore di questa memoria, il quale su tale argomento ne aveva gia pub- blicate altre due, la prima nel Giornale delf Italiana Letleratura che si stampava in Padova, 1 8oa, fascicolo terzo, e la seconda nel vol. II delle Memorie dell' L R. Istituto Lombardo-Veneto, ove sosteneva il neces- sario progressive alzamento del livello del mare, esa- m. a 42 — mina ora coii quanto foudaineiito i soUevanienti ed aJjbassaaienti che sono accaduti in alcuni particolari terreni valgano ad annullare mi Tatto geologico gene- rale e da tutti riconosciuto, per cui il livello dei raari deve necessariamente elevarsi. Distingue pertanto gli effelti prodotti dai solleva- menti di terreni da quelli degli avvallamenti •, e quanto ai primi, dice 1' autore, o sono indifferenti a produrre alcuna variazione in esso livello qualora essi avven- gano entro terra, ovvero se sono essi sotto marini, anziclie mantenere I'invariabilita del livello togliendo alle acque del mare uno spazio ch' esse occupavano, coll' introdurvisi un corpo solido devono piultosto conlribuire all'aumento del livello medesimo. Riguardo poi agli avvallamenti dei terreni per- mettendo essi alle acque del mare di occupare nuovi spazj che loro erano inlerdctti, sebbene percio di una qualunque minima quantita vogliasi che accada 1' ab- bassamento del suo livello, sara sempre vero die do- vra questo abbassarsi, il quale abbassamento o pareg- gera 1' alzameiito accaduto pei soUevamciiti dei londi sotto marini^ ed allora a motivo dei sollevainenti e degli avvallamenti non succedera alcuna variazionb di livello ; ovvero sara maggiore, ed allora non potra sus- sistere la invariabilita di livello, il quale si abbassera : finalmente se sara superiorc 1' effetto prodotto dai sollevamenli di terreni a qucllo che accade pei loro — 45 — av%'allamentij il livello dovra necessariamente a motlvo tli tali fenonieni geologic! elevarsi. Qualunque pero delle sopraddette ipotesi possa aver luogo rimarra sempre da compensarsi I'effetto die dee produrre necessariamente il trasporto di ma- terie che continuamente e generalmente i flumi re- cano nei raari, onde avviene il prolungamento pro- gressive dei continenti e 1' elevazione del fondo dei mari stessi. Giudica poi il prof. Zeudrini essere arbitraria af- fatto la supposizione del Conte Paoli che laddove si osservano elevazioni del livello dei mari, cio avvenga per essere cola accaduti degli avvallamenti, supposi- zione questa affatto arbitraria, non essendovi dato al- cuno che la confermi, sicche tale raaniera di argo- mentare sarebbe per avviso del prof. Zendrini, addurre iu prova cio che deesi appunto provare. Aggiunge r autore che avendo luogo tale suppo- sizione ogni osservazione locale per verificare la inva- riabilita di esso livello sarebbe vana, non potendosi assegnare un punto fermo a cui rlferirne le possibili variazioni. Osserva altresi che il trascurare 1' incremento del- la superficie terrestre per soprapposizione di altre materie conduce ad erronee conseguenze nell' esame del livello del mare rapporto ad alcune particolari lo- calita. — u — Rilletlo poi che gl' internment! recall dai fuuni nel mare, colmanrlone il fondo e reslringendone i ba- cini, dovcndo neccssariamente far elevarc il livello delle sue aequo, il ricorrere, come fa il sig. Paoli, alle forze della natura, siccome atte ad impedire que- sto alzamenlo, cgli e ammcttere la supposizione che le acque del mare vadano progressivamente dimi- nuendo; la quale supposizione, dallo stesso sig. Paoli rigettata, non potendosi ammettere, e d' uopo con- venire che il livello dei mari vada progressivamente aumentando. La Memoria e eorredata di una Tabella indicante le altezze di varj punti dell' attuale suolo della Citta di Padova sopra il pelo dell'acqua magra dei due lin- mi Brenta e Bacchiglione che gli furono comunicati dal cav. Paleocapa. II memliro efTettivo ingegnere Jappelli a pro- posito deir increraento od elevamento del suolo per materie sovrappostevi accennato dal prof. Zendrini, ricorda che esscndo stata fatta presso il caffe Pedroc- chi in Padova una trivellazione in cerca di acque sa- glienti profonda io8 piedi si ottennero sempre cpllo scavo sabbie fluviatili senza conchiglie marine, e che solo terreno palustre e senza conchiglie marine si e pure trovato a Savonara fino alia profondila di /\o piedi. — Ah — • II Segretarlo Pasini nell' atto die amraelte il progressivo innalzarsi del livello del mare nell'A- driatico provato dalle osservazioni falte in Venezla e siille coste della Dalmazla, domanda fino a qual pun- to sia dimostrato clie in Venezia una fabbrica di qual- che estensione solidamente costrutta, e bene connessa nelle sue parti non possa equabiimente profondarsi di pochi pollici per effetto del proprio peso e del ce- dimento o della compressibilita del fondo sottoposto ; e se per avventura non si trovasse in questo caso la gran Sala del R. Arsenale detta la Tana nel cui niuro longitudinale, bagoato dal canale o rio chiamato della Tana, uno stesso banco di pietra a livello della co- mune marea, come anclie la superiore sporgente ban- china su cui poggia il muro lalerizio, si trova per ua terzo della sua lunghezza, cioe per metri loo circa, piu bassa di sei pollici degli altri due terzi, e si os- serva fra I'una e 1' altra delle due parti, poste attual- mente a differente livello, un tratto che le congiunge, in cui i banchi di pietra sono leggermente inclinati senza rotture od interrompimenti. II cav. Paleocapa cita esempi di fabbriche co- strutte nelle lagune sopra grandi telaj o zatferoni^ le quali dopo il loro compimento si sono inclinate pri- ma da im lato e poi dalf altro, fino a che si eqnili- — /tG — hrarono c si rosero slabili ad un llvollo di poco infe- riore a quello originarlo. L' iiigegnerc Casoni, in conferma dcUc osserva- zioni riferite dal prof. Zendrini sull' innalzanicn- to del livello del mare nell' interno della Laguna, rammemora i naovi falli a cio relativi ch'egli pole osservare nel disfacimento deirantichissima Chiesa di S. Daniele in Venezia, e in occasione di lavori ese- gaiti presso la Chiesa di S. Giustina, e nell'Isola del- lo Verglnl, i quali fatti sono dcscritti in una Nota della sna IMemoria sopra una contro-correiite niarina inserita nel prinio volume delle Memorie deU'Islituto, II sis. Grimaud de Caux comunica alcune sue osservazioni slatistiche comparative sulla mortalita di Parigi, Venezia e Vicenza. Secondo i dati eh' egli lia raccolto da fonti ufficiali la morlaliia sarebbc di i sopra ?)2 iu Parigi, di i sopra 2,9 in Venezia, c di 1 sopra '2 3, 33 in Vicenza. Al contrario gl' individui che arrivano ad una eta avanzata sarebbero proporzio- nalmente alia popolazione molto piii numerosi in Ve- nezia e Vicenza che in Parigi. L' autore discute le va- rie circostanze che possono rendere meno attendibili lecifre della mortalita ofl'erte dagli atti ufficiali, per de- durnc alcune conseguenzc sulla maggiore o rainore salubrita del clima, e per proporre alcuni migliora- — 47 — menti ed avveitenze igieniclie che ridurrebbero secon- do lui ad un piu basso limite la cilra della niorlalita in una citta come Venezia, ch' e dotata di un clima sotto tanti altri riguardi eccellente. II sig. prof. M, Steer comunica un suo nuo- vo pensiero sulla possibilita di applicare 1' elettro-ina- gnetismo al niovimento delle macchine locomotive in niodo diverse da quello tentato dai signori Wagner e Jacobi. L' Istituto si riduce in adunanza segreta per trat- tare di affari interni. Si detennina che dopo il ^6 ed il 27 Novem- bre le adunanze del nuovo anno accadeinico siano tenute nei seguenti giorni. 27 e 28 Dicembre. 21 e 22 Gennajo i844- 25 e 26 Febbrajo. I 7 e I 8 Marzo. 20 e 21 Aprile. 2y e 3o Maggio (adunanza solenne). 23 e 24 Giugno, 21 e 22 Luglio. I I e 1 2 Agosto, ADUNAINZA DFX GIORNO 27 NOVEMBRE 4843. II membro efl'ettivo Giulio Sandri legge la seguen- te Nota. Dilucidaziojie dl alcuni punti concernenti la golpe deljrumento di Giulio Sandri. Nella serie lunghissima delle malattie, clie affliggono i vegetabili, havvene alcune si perniciosCj che in qualche raodo sono da riguardare come i flagelli; conciosiache dominar po- tendo estesamente e coglier le specie piii necessarie al viver nostro, atte sono a recare incomodo sommo non solo ai par- ticolari, ma cziandio alle intere popolazioni. E di tal sorta e appunto la Golpe o carte del frumento, appo noi delta piu comunemente carbone (1); avvegnache possa non solamen- te mandare a male una parte grandissiraa del ricolto, ma guastar I' altra per guisa, da non ritrarsene che assai me- scliino profitto. II perche importando moltissimo il conosce- re tutto cio che a sifliitto disastro appartiensi, affine di sa- (I) Solto il nome di carbone noi confondiamo pur 1' altra ma- latli.i, ne'paesi nostri assai men daunosa, cbe propriamente si dice ffMj ver la rinvenga poscia nel suolo : 52 A. Esscre qucsta una di qvicllc crittogamc clic i botanici appellano gastcromici, o sia funglii consistent! in un sacco ripieno d'un prodigiosissimo numcro di grancUini di linissi- nia polverc, ciascun de'quali e capace di produrrc un sacco novello; i quali granellini assorbonsi dal seme o dalla radi- CC;, e quando o corae che sia, vanno al luogo destinato pel grano, dove al tempo deliito, cioe dopo la fioritura svilup- pansi, occupandone tutto il posto, c simulando in qualclie guisa nella mole e nella forma il grano vero : 5. Non pero tutto il frumcnto imbratlato riuscir in car- bone j ma solo ove piu cd ove meno secondo i casi partico- lari; avverandosi qui pur quel medesimo che per ogni altro contagio, vale a dire che tutti egualmente nol prendono gl'individui che nc vanno a tiro; per quella stessa legge, che non tutti i punti su' quali cadono i germi o le sementi, danno loro svilupparaento. Laondc, benche mai non vi sia Golpe scnza la specifica polverc, questa puo benissimo es- servi su molli grani, senza che la Golpe elTettivamente si generi. IV. E da queste verita, che alia ragion soddisfanno c alia scienza, per la pratica poi deduceasi, che a schivar questo male vuol essere puro dal malefico germe il seme, il campo e il letamc. 11 seme togliendolo da messe intatta o facendovi la concia con viva calce od altra corrodente sostanza, la quale adopera, col detergere dalla corteccia il parassitico germe; il campo, non imbrattandolo massimamente con in- fetto letamc ; e il letamc, col non melter in quello che vuolsi portar in tcrrcno da porsi quelPanno o i successivi a fru- mcnto, le spoglie o gli avanzi dell' infetto raccolto, come la paglia, e piii ancora il pagliuolo, e le vagliatnre o spazza- ture dell'aja, ove grano contaminato el)l)csi a battere: e in somma, clie, chi non vuolc Goipe, non dee scminarla, por- tandone il germe^tomunqiie siasi ncl campo- V. Siccome poi quello scrltto flniva notando, che tali verita poteansi, almeno in parte, argomcntar ancheprima e da cio che ad evitar questo male suggeriscono agronomi speriraen- tati, e da cio che in esso hanuo riconosciuto valenti botani- ci ; egli ci e avviso di sviluppare qui un po' questa proposi- zione, additando come la si pensasse in addietro su tal ma- teria dagli agronomi e dai botanici, e come il lor pensa- mento, ove al nostro s'accosta, possa dal nostro avere di- chiarazione. E poiche degli agronomi altri a noi s'accostano pill ed altri meno, onde ci e d'uopo allegare c di qiielli e di quest;, tra i primi scegliamo i tre conosciutissimi e di molta fama signori Filippo Re, Gallizioli e PoUini, riportando le stesse loro parole, e per maggior brevity, e aflinchc moglio se ne intenda il costrutlo. VI. II signor cav. Filippo Re cosi ci scrive ne' suoi tanto celebri Elementi dt Agricoltura: (1 ) « Mitterpacher pretende >■> che la polveredella golpe, infetti il grano su cui cade, a dif- " ferenza della fdiggine. Cert' e ch' essa e contagiosa.... Le » due descrilte malattie che adliggono terribilmente i nostri >5 grani, non si possono derivare da veruna causa partico- (1) Bologna, 1806, T. I, pag. 197. >■> hire . . . Sappi;tmo pcro che i niczzi pci quali si [iropaga- « no sono i concimi composti d'avanzi di piante infettc, o « sopra i (piali gettansi Ic vagliature dei grani sparsi di ca- » ricj e finalmente le scnienze non ben preparate, che pon- « no esserne ancora inscnsibilmente guastc. Noi ahbiamo « osservato piii volte, che i frumcnti che vengono (lagella- « ti dalla fuliggine e dalla golpe, crescono appunto nei ter- « reni peggio lavorati.. . Fortunatamente pero, se ignote >■> sono le origini di questi morbi, sappiamo come evitarli, " od ahneno come minorarli. E siccome ' d' ordinario piu » infieriscono negli anni umidi, e nei terreni ove facihnen- j' te fermansi le acque, cosi non si cesscra giammai di rac- " comandare le replicate arature, e il ben porre a scolo i >•> campi. II principale rimedio pero consiste nei bene pre- ^5 parare il seme prima di porlo in terra, j? VII. II signor Filippo GallizioU discorrendo la golpe al no- stro proposito, cosi dice: (I) " Questa polvere, ch'e al som- j' mo contagiosa pel grano non infetto, risparmia i semi J' degli altri cereali. 1 grani duri sono piu risparmiati dal- ^5 la golpe dei gentili; come pure quclli dei paesi meri- >■> dionali ne soflVono meno degli altri ne' luoghi freddi ; « ma il marzuolo c per lo piu sottoposto a tal malattia. " Le furono applicate tutte le opinioni prodotte intorno al- » la causa della ruggine. Corruzione del sugo, traspirazio- >■> ne soppressa, insetti, umidita, nebbie ec. furono al solito » poste in campo. . . . Le lavature ripetute in acqua pura, " possono purgare la semente; ma lasperienza ha sanziona- (1) Elementi Rotanico-Agraiii, T. II. Firrnzc. 1810, p. 151. — 55 — a to il nietodo dell' incalcinatura. .. . E stato osservato che •5 dei semi volpati posti in terreno che porto una raccol- « ta pariraenti volpata, hanno prodotto delle piante sanis- 5j siine. Onde per quanto utili e incontrastabili sieno le pre- " cauzioni per medicar il grano , dee sempre aversi ri- ;? guardo a cio che si avverti antecedentemente, j? cioe, che .'5 il miglior de' riraedii sara la buona coltivazione risiiltan- « te dair impedir il rislagno dell' acqua, dal bene sceglie- 5j re, adattare e spargere gl'ingrassi, dal variar la semente, )i e dal tempo piii favorevole o modo migliore dieseguirla.>5 Vlll. E il Pollini cosi ci parla nell' Agrario sue Catechismo (i): " Tale raalattia e contagiosa, e attacca tutti i frumenti; cosi « che in un carapo dove si e manifestata un anno, torna a 35 manifestarsi, se non si ha cura a prevenire la coraparsa. " A cio ottenere si schifera di spargere nel campo litanii J5 non ben fradici, massime fatti colla paglia di grano gol- 35 pato, non si sotterrerra di troppo il seme, e si dovra 35 medicare colla calce. 35 E rispetto alia causa, non par ne men egli esser troppo deciso ; perciocche nelle Agrarie sue Osservazioni del dSiS ci dice (2): « I frumenti della bassa 35 pianura caddero tutti a terra annebbiati e golpati, colpa 35 della stagionc piovosa. 35 E nel citato suo Catechismo pone in nota (5) : « Alcuni botanici confondono la golpe carie » colla fill ffffine od usHllafftne,da essi detta Uredo segetn7U: (1) Verona, 1 81 9, p. 124. (2) Memorie dell' Accademia d' Agricolli.ra di Verona, T. X, pag. 126. (5) V. la Nota 1. — 50 — « nia sc la carie e veramentc iin fungo, dee costituire una >■> specie distinta cui direnio Uredo caries- ?' E poscia in altre Osscrvazioni Agraric, cioe in ([uellc dell'anno '1822, ch'era andato secchissimo, cosi ci scrive (1): « In molti luoghi J5 della hassa pianura il grano era fuor di motlo golpato. E 55 al proposito ponga mente al proprio ingaiino chi accusa « r uniidita e le soverchie pioggie come cagione di golpe. ;? Fia per avvcntura piu verosiniile 1' avviso di coloro che }■> altribuiscono cosi fatta corruzione della sostanza I'arina- >■> cea del seme a I'linghi parasitici ? Altri sel vegga. « IX. Anche degli Autori che dal parer nostro son piu lonta- ni, noi non nc citeremo che tre, i quali ci venncro prima alle mani i'ra quelli che sappiamo avere scritto ultimamente. E sia I'uno il rinomato Padre Columella Onorati professore di Economia lluralc nella Regia Universita di Napoli, il qua- le nella sua Jgricollura Pralica ec. cosi detto (2) : « Di 5? maggio c di giugno, e ancora prima, tanto i grani, che i ;? Icgumi, il riso ec. vanno soggctti ai danni della ruggine e j5 dolla golpe e del carbone, le quali malattie vcngono cagio- ;? nate dalle nebbie grasse, e dalle pioggie rare, molli o raan- ;; nate, sorprcse o accompagnatc dal sole ardcnte, e per cui >i gli umori di tali piante posti in fcrmentazione, alterano J5 la propria economia vegetabile. 11 rimedio consiste nel » far passare sopra tutte le piante del campo da due bifol- }■> chi, una lunga funicina, e in tal mode scuotere e sciorre (1) Miinorie ilcll' Accadt-inia d' \gricolluia di Verona, T. X, pa5j.292. (2) Milano, 1817, por Giovanni Silvcstri, pag. 15/i. — 57 — » la rugiada, la guazza o spruzzaglia, che secondo alcuni « autorij e 1' origine dei danni suddettl, prima che il sole » la investa, la riscaldij e la disciolga sopra di esse. » X. Dopo delPOnorati, 1' Arciprete bresciano sig. Bernai'dt- rio Rodolfi nella Giunta alle opere sue ci dicea, che la golpe deriva dal seminar grani di frumento immaturo, e ne indicava quinci a rimedio il seminar quelli pervenuti a perfetta raaturita, e che da se medesimi o quasi da se medesimi cadono fuor de' covoni (I). E il signor Do- menico Rizzi Perito Agrimensore, ncl suo Ahnanacco inti- tolato 1' Agricoltore Padovano, parlando non ha molto di questo morbo (2) n' accagionava oltre il mietere i fru^ mcnti non ancora a sufficienza imbionditij il conservar- li poi anche in siti umidi, per cui soggiacciono a violenta fermentazione, e si ricopron di muffa. « Se, die' egli, il 3» frumento da destinarsi alia semina , venisse raccolto M veramente mature, battuto tosto e soleggiato, e posto 55 in granaio ben ventilato, io dico che il prodotto di una >» tale semente andrebbe esentc dal morbo. « XI. Accennato cosi il vario opinar degli Agronorai, restando a vcdere in che s'accordi col nostro, osserviam primameu- te come parecchie delle cose suggerite da essi, convengano pill alia buona coltivazione in genere, a far prosperare la (1) Brescia, 1827, pag. 105-115. (2) Alraanacco per I'anno 1859^ pag. 54, ///. 8 — ss — messe per altri rispetti, che propriamente contro il carbone, E facendoci da quelle die qiiesto morbo possono risguarda- re, scorgiamo che sebbene da molti il male tengasi per con- lagioso, essi e non ce nc spiegano il modo, e divagano po- scia in altre idee, sicche il ragionamento loro non sembra troppo ne chiaro ne coerentc, come suole addivenire quan- do le verita si veggono solo da qualche lato, II perche non e maraviglia, se anche riguardo ai ripari che suggerisco- no, vadano alquanto a tastone, e a sccrnerne la convenien- za debbasi qui un po' discendere ai particolari. XII. E quanto alia preparazione della semente mediante la concia che tiensi come principale rimedio, consideriamo per una parte, che non sarebbe essa necessaria quando il grano fosse puro, cioe proveniente da messe intatta e non contaminate da poi : impcrciocche anche di quello che noi seminammo senza incalcinatura, solo qualche volta avem- mo alcun indizio di male (N. II.) E da altra parte la con- cia non fa che toglier al grano 1' infezione cui trovasi a- vere, c non qucUa che puo incontrare nel campo, slccorae vedemmo noi stessi, che dell' incalcinato c misto poscia alia polvere carbonchiosa , I' inumidito insicme con essa meno quattro scttimi, c il non inumiditOj circa un quarto di golpc. XIII. Rispctto ai letami, dall'essere fracidi o no, sparsi in que- sto od in quel modo, ncU'un tempo o uell' altro non parve debbano punto coniribuircallagolpe, solo contribucndoviin 59 quanto abbiano seco le spoglie dell'infetto raccolto, le quali contengono il malo germe. XIV. Le replicate arature, o qualsiasi altro rimescolamento della terra, puo giovar contro il male sol quando il campo si trovi per trascorsa inavvertenza contaminato : conciossiache raediante il soffregamcnto, e piii ancora venendo esposto ai distruggitori atmosferici agenti, il rio germe vadasi consu- mando. XV. Anche gli scoli esser ponno giovevoli a purgare il campo infetto ; imperciocche la malefica polvere essendo indissolu- bil neir acqua, da questa viene agevolracnte recata nella parte piu bassa, ed ivi si arresta con essa ; onde col facilita- re il corso dell'acqua medesima, anch'Ella puo uscire dai campo e disperdersi (i). E questa e la ragion per la quale i luoghi piu bassi e privi degli scoli opportuni, soffrono di preferenza il carboue, perche cioe la mala semente vi si adu- na dall'acqua, la quale ne dilava il resto del campo. Oltre a cio Fumidita serve a favorir lo sviluppo, come degli altri, anche di questo germe j onde nella stagione piovosa piu ab- bonda che nella secca; sempre inteso pero che siavi in pro- porzione il rio germe: perciocche dove questo si trovi in gran copia, vedesi il carbone infierire anche nella magglor (1 ) Non sarebbe quinci improbabile clie iin campo inferiorc si avessc a infettaie col solo riceyere gli scoli d'un cootaminato. — 60 — siccilA ( N. VIII ) ; e dov'esso manchi per iimida chc sia la sta- gione, punto non se nc produce (I). XVI. II non afibndar troppo il grano^ sc pur yale contro ii carbone, come avvisano alcuni, sara forse perche il piii pro- foudo goda maggiormente di quell'mnidita, che alio svilup- po del male notaramo esser propizia ; o perche il grano in superficie possa in qualche guisa venir dilavato, c purgarsi di sua infezionc, dalle pioggie abbondanti, le quali per av- ventura cadessero poco dopo lo spargimento. Ambi i quali casi pcro supporrebbcro contaminata gia la semente. E per colpa del campo il male per questo conto avverrebbe allor- che di qualche luogo si ritrovasse infetto lo strato inferiore, onde il grano col suo troppo disccndere n'audassc a tiro (2)= Ma queste essendo mere specialita che tengono fors' anche assai della congettura, noi non vogbamo che averle cosi di YoIo toccate, XVII. E per venire un po' anche ai Botanici, a vedere cioe il pensamento lor sulla golpe^ adducemmo gi;\ dianzi la nota (1) Poicbc, nc iimidila, nc fcracita di terrcnoproducono di per se slesse il carbone, vcdcsi come in anni pel friimQuto utnidissimi, qual si fu questo, e in hioglii i piu fcrtili di valli ridoUe a coltura, siccome nel Veronese quci del Monela, tale malattia esser possa a! lulto sconosciuta. (2) Ove lo strato inferiore fosse infettato, potrcbbcsi anche in tal luogo provocare la Golpc coUa sola profonda aratara chc il soUevasse. — Gl — del Pollini ( N. VIII ), in cui ci dice confondcr alcimi la gol- pe carie colla filigginc da cssi chiamata Urcdo segcimn, ma egli opinare clie qualora la golpe fosse un fungo^ dir si do- vrebbe Urcdo caries. E qui aggiungiamo come I' TJrcdo ca- ries veggasi pur figurare ncUa sua Flora Feronensis, citan- dovisi anche il De-Candolle ed il Balbi, e ricordandovisi trovarsi ella spesso nel frumcnto, in scminilms iritici sativi frequens. Ma col dirsi die trovasi ncl frumento, non ci si spiega poi bene se si giudichi causa o conseguenza o conco- mitanza del male. Molto piu die poco prima nella flora mede- sima s'era scritto (1); « Uredines et Erinea, aliaquc fungo- ii rum genera, incertae sunt originis. Distinctac vegetabilium >•> species forte non sunt, sedvisorganicae lusus; imo nonnul- n lae, ut Uredo rubigo, U. segeturn, U. caries, U. maydis, or- « ganorum morbosa procreatio. "La qual opinione vedendosi radicata in altri, eziandio piu recenti, ci si fa manifesto come- presso i Botanici la cognizion della golpe non fosse molto avanzata, ad onta del ravvisarsi in essa V Urcdo caries. XVIII. Noi potremmo qui soffermarci a far considerarc, come dalle nostre sperienze provato sia pur ad evidenza che le uredini, e quella singolarmente di cui trattianio, sia vera pianta ; pcrciocche a paro di tutte P altre piante vcre sen viene da seme specifico : ma non essendo questo lo scopo nostro, concludiamo il ragionamento notando, che pria d'ora in maniera dl Golpe si conosccano dc' fatti sconnessi, non bene da tutti apprezzati, delle pratiche utili, di cui pero non si vedea la ragione ; ma non era appo gli agronomi ed appo (1) Tomus terlius, pag. 727. — 02 — i Itotanici qiiesta dottrina bene staltilita o dichiarata, c qiiin- ci molto men riccvuta generalnicntc, nella sua semplicita di un germe speciale che assorbesi dalla radice per andare a svihipparsi a suo tempo ncl posto del grano; e d'lm male clic puossi quindi agevolmente evitare coi mezzi pianlssimi gia dinotati (iNum. IV) di aver nctto il seme, il campo e il Ictame : al che mirano in sostanza eziandio i suggerimenti degli scrittori che abliiamo accennato, e che nel nostro av- viso trovano la competente loro spiegazione e convenienza ai varii casi speciali- XIX. Ma io non venni queste cose esponendo a mostrar il vanto d'aver raesso in chiara luce un punto di tanto rilievo : *si bene intesi arrestarmi un po' sur esso a meglio farlo co- nosccre nc'suoi particolari, meglio inculcarlo c piu ribadirlo nelle menti, alTinciic su questo proposito non si andasse piu divagando, e la pralica trar ne potesse tutto il vantaggio. II Presidenle Cav. Santini legge un Ragguaglio da esso steso sopra I'iiupiego del guano come concime, .e suila convenienza d' introdurne 1' uso nelle nostre Provincie. Egli rlassume tutto cio che di relativo a questo argomento e conipreso in alcuni atti dei Con- solati Austriaci comunicati all' Istituto dall' I. R. Go- verno, ed in varii libri ed articoli pubblicati dagli agronomi che fecero col guano qualche sperienza. II Membro cffettivo Prof. Zantedeschi riferiscc — G3 — alcune Osservazioni sulla temperatura alia quale bolle V acqua delle buone cisterne di Venezia in confronto deir acqua distillata e dell' acqua delle lagiine presa nel Canal grande della citta. II termo-barometro del sig. Prof. Gintl e stato I'istrumento misuratore, e da ripetute esperienze die istitui lo stesso professore alemanno risult6 che la dlfferenza di temperatura alia quale bolle V acqua distillata, e 1' acqua di cisterna fu di due millesiuii di grado centigrade^ mentre quella del Canal grande presento la differenza di o.° 89 5 come emerge dalla seguente Tabella. La pressione barometrica ridotta a zero era di 'j5^ . g5. eboUizione dell' acqua distillata 99° 83o ebollizione dell' acqua di cisterna 99° 83a ebollizione dell'acqua delle lagune, presa nel Canal grande presso il traglietto di S. Felice 100° 226 Lo stesso prof. Zantedeschi fece una comu- nicazione sulla utilita clie si puo trarre dai vetri colo- rati nella germinazione dei semi. Egli avverte che la serra descritta nella sua Memoria: SalP iri/luenza dei rciggi solatn rifratti dai vetri color ati sulla vegeta- zione delle piante^ e germinazione dei semi (Memo- rie deir I. R. Jstituto Veneto, tomo I, pag, 269) e stato I' apparato in cui ebbe a sperimentare , e che uso tulta la diligenza perche in ogni serie di espe^ — G4 — rlenze vi fosse uguagllanza delle condizioni termiche ed igrometriche die possono influire sui risultamenti, come minutamente espose iiella citala Memoria. Egli rappresento in una Taliella i giorni in cui vennero comuiessi al terreno i semi, e il primo giorno del lo- re germogliaraeuto sotto il vetro nero, rosso, arancia- to, giallo, verde, azzurro, violelto ed all' aria libera. PUNTE ED EPOCIIE DEL GERMOGLLVMENTO DEI SEMI. Convolvulus tricolor. Seininato il 29 Agosto i843, germoglio solto sollo I'aranciato sotlo sotlo solto al vetro nero lossQ e violetio il verde il giailo il turchiuo piu semi piu serai pill semi piu scmi un seme 31 Agosto 5 Scltenibre 6 Sctlembre 9 Settembre •13 Settembre alParia libera iiessun sviliippo Reseda odorata. Semiimlo il 5 Settembre, germoglio ria libeij germoglio un seme nell'S Oltobie solto al vetro sotlo al sotto al rosso sotto all' solto al nero violetio verde e lurchino arancialo giallo un seme 4 scmi 6 scmi 2 semi nessun 9 Seltembre •10 Settembre •1 1 Seltembre i2 Setlcmb.c sviluppo — GS littinc.r saiKjuinea. Seminato 11 15 Settembre. geruioglio sotto al vetro verile 6 semi 22 Setlcmbre sotlo al vetro nero w semi 23 Setleoibre sollo al vetro rosso 23 Sellcmbre sollo al velr violello 6 semi 23 Setlembre sotlo I'araDcio nallo e lurchiiio tiiversi semi 25 Sellembre all'aria libera molti semi il primo di Ollobre Papaver sumnifenaii. Seminato il 24 Sellembre, germoglio sollo al vclro sollo al velro sotlo al vetro sotto al vetro sotto sollo verile nero rosso violello al turchino all'araiicialo giallo piu semi pill semi uii seme 2 semi 2 serai 6 Ollobre 6 Ollobre 9 Ollobre 6 Ollobre 8 Ottubre iicssuno all'aria libera luolli semi il 9 Ollobre Cochlearia officinalis., idem. sollo al velro sollo al velro sotto al velro sollo al sollo al vcrde lurcliiiio, nero e araDcio violetto g.allo rosso piu semi piu semi piu sem. piu semi piu semi 30 Sellembre 1.° Ollobre 2 Ollobre 3 Ollobre 3 Ollobre all'aria libera aessun sv luppo. Dianthus cariophyHiis, idem. sollo al velro violetto piu semi 9 Ollobre sollo al velro turchino, giallo, verile e iiti'o piu semi 1." Ollobre sotto al velro lOSSO nil semo sotlo al vetro araiicio piu semi 3 Otlobrc all'arii libera piu semi il 2 Ottobre ///. G() — Ocijiiuiin Inisilictiin hiillaliuti. Semiiialo il 3 Ottobre. [jerinojjliu violuUo pill scmi 9 OUubr. soil., al rosso soHo al vetio iicro sollo al vftiro tiircbino sollo al veiro Siallo 11 varii icmi [tilt semi Jfl 1 1 Ollobrc •) Ollol.ie •l.i Ollobic -I iOUobro • Ida olto al votro vcnio sollo , veIro 2 scnii 16 Ollobrc svil ■ri'" jil'aria libera iicssun svilupjio Da queste osservazloni raccolse il Prof. Zanledeschi, I. Non csser vcro chc la germinazionc dei semi segiia la ragione prccisamente inversa del gratlo illuminantc; per- chi! il Cnnrolnthis tricolor, la Reseda ado rata si sviluppa- rono bcnsi [)!iina iicl ncro-, ma non cosi la Rumex sangui- neus il Papavcr .somniferiivi, la Cochlcaria officinalis chc prel'crirono il vcrde-, c il Dianthus cariophyltus, e V0cy?nu7/i bnsilicuvi. hullainw chc pr'cferirono agli altri raggi colo- i-atiil violctto; anzi lo %\.q,?,%o Di anihus cariophyilus sisvilup- po j)rima sotto la luce complessa chc sotto il raggio giallo. II. i\on j)olcrsi ascrivere puvamcnto la varieta dci risul- lamcnti alia divcrsila di tempcialura c dcllo stato igronie- tiico tra linlcrno e FcsIcido dcll.i soriMj pciche (jucsti stati — G7 — in tiitti i cancdli crano sensibilmentc uguali, come pote con- vincersi con replicate osservazioni; eppuro piu semi del Pa- paver somnifern^n gcrminarono sotto il verde nel dodice- simo giorno; sotto il rosso un seme solo nel quindicesimo giorno; e sotto I'aranciato e giallo non v' ebbe sviliippo di sorta. Pill semi del C'o/2z'o^'«/? Distinguesi cssa dalla Disiichopora violacea perchc re- sta (li minor dimcnsione, e per esser di colored! cinabro. in modo ila siniulare un piccolo Corallo, colore ch'6 cguale in tulta la spcssczza del polipajo come osscrvasi nella I), viola- cea. Sono ncUa nuova specie maggiormcnte csili ed intri- cate Ic diramazioni; le estrcmita dei rami invece che in- grossatc mostransi tendcnli all'acuto e lungi dall'cssere del nicdesimo colore delle altrc parti del Polipajo, sono piu bian- casirc. Le vcrrucche non sono stelliformi, come spcsso os- scrvansi ncUa D. violacea, ma granulose a granelli quasi cgnali, rotondi, piuttosto gross!, aggriippati in buon ninnero alia superficic dei rami minor!; una sola linea di pori mar- ginal!, longitudinalmentc serial! riscontras! ncUa nuova spe- cie, mcntre I'altra viventc ne ha tre, di cui ([iicUi dclla se- ric (!i mezzo sono maggiori.;? Gliesposticaralleri sono baslanli per distinguerele due specie vivenli di Disiichopora finora conosciule. — 09 — II dolt. Narcio si riserva di dare in alti o lavoro maggiori particolarita sulla interna struttura di cosi singolare polipajo, del quale si sa ancora tanto poco di positive. La Madrepora rosea di Pallas non sarebbe forse, dice il dott. Nardo, un' altra nuova specie di Disti- chopora prossima a quella ch'egli ora ha descritta ? gli A'enne un tale sospelto osservando la figura, benche non niolto esatta , clie ne presenla V Esper nella di lul opera sui Polipari tav. XXXVI. II dubbio merita di essere chiarito. L'Istituto si riduce in adunanza segreta per trat- tare di affari interni. Si dispensa la tabella dei glorni in cni si terran- no le adunanze dell'anno accademico i843-i844- -Si annunzia die S. M. I. R. con sovrana risolu- zione 12, seltembre pass, si e graziosissimamente de- gnata di accettare la dedica del prinio volume delle Memorie dell'I. R. Istituto, che uscira in luce nel pros- simo mese. Si tratta di alcani affari che 11. R. Governo lia rimesso allesame dell' Istituto. II Cav. Santini presidentc deiristituto e della Commissione eletta per dirigere il Gabinelto Tecno- logico legge un rapporto col quale essa propone V ac- — 70 — ijuislo ili ;ilciiiio miove inMCcIiiju" c iiiudolli; 1 f. K. Tsli- liilo 110 adotta le ccmcliiusiorii. Le piossimc aclunanzc si tctTainio url giorni 27 c i>8 tliceinbrc. -«='«c♦•"^'^^ ADUNANZA DEL GIORNO 27 DICEMBRE ^845. U Segretario legge 1' atto verbale clell' aJnnanza 26 Novembre die resta appro vato. Si anuiinziano i segaenti doni fatti alFI. R, Islituto- 1 . Dal inembro effettivo e Presidente cav. Santini. Tavole dci logarhmi dei nu7neri naturali dal n. \ al n. -10,000. — Nuova edizione con aggiunte. Padova d 843, di pag. 2G4 in 8." 2. Dal socio corrispondente nob. Gherardo Freschi di san Vito del Friuli. / numtri 35 al 39 del Giornalc hititolato : I'Amico del Contadino. San Vito 4845. — 72 — 11 mcnibro eflellivo ab. Furlancllo legge un suo scrltlo Snip aiitenticUa e sulla interpretazione delprinio ed anico tritlico in tavolette di legno cerate trovalo recentemente neUa Transihaiila e puhhlicato dal si- ij:;norvrofessore Gio. Ferdinando Massniaim. in Mona- co nel 1840. L'ab. Furlanetto intende a provare. con- tro I'opinione del signor Natale di WaiJIy, prodolta nel Journal des Savans^ fasclcolo di Selteinbrc del 1841, clie i dubbii ivi promossi sulla autenticita di quel triltico facilmente toglievansi col solo riflettere che nel 1790, epoca iu cui fu scoperto non conosce- vasi in Italia, e molto meno in Germania, in Francia e altrove, che presso i Romani lo scopo principale dei collegi istituiti in Roma e nelle citta di provincia era quello di procacciare ai sodali de' medesimi, quando fossero defunti, la sepoltura a spesecomani: polclie cio solo aperlamente si conobbe nel 1 8 1 6, quando a Ci- vita Laviuia, 1' antico Laniwium^ si scopri la celebre lapida del Collegium salutare Dianae el Antinoi^ nel- la quale in venti articoli si espone il capitolare di quel Collegio, isliluito per dar sepoltura non solo ai defun- li sodali, nia a tulti coloro che nel circondariodiquella citta per 1' incuria de'loro parenti o padroni fossero riuiasti iusepolti, la quale istltuzione venne conferma- ta da un'allra iscrizione di Coimbra, che coutenendo un solo cenno intorno a cio, non lu da veruno inlesa. L'aulore si traltiene poi a provare, che in quel trittico. — io in cui trovasi inJlcato un siaiile collegio, furonoprati- cate le regole solite ad usarsi in simili atli ]2ga!i; quali sono le copie autenticlie dei diplomi iinperiali a vau- taggio dei militari, cai veniva concesso il gius del con- aubio, la cittadinanza romana e la onesta missione. Mo- stra pure che la stessa scorrezioae del testo di esso trittico trovasi negli altri raonumenti di simil genera e deir epoca niedesima. Osserva eziandio che in esso leggesi la xocefimeraticium, usala soltanto nella sud- detta lapida di Civita Lavinia e in due altri monuraenti antiohi, il cui significato essendo ignoto a tutti i Les- sicograti latini, tentarono questi di introdurvi una fblsa variante^ e finalmenle che nel medesimo trittico leg- gesi la voce commaglster affatto ignota alia lingua la- tina,che certamentequalunque falsario sarebbesi guar- dato di adoperare, affinche non venisse scoperta la sua frode. Aggiunge anche non essere impossibile che per sedici secoli siasi conservato quel trittico incorrotto coU'esempio di quanto si e scoperto e si va scoprendo negli scavi di Pompei, ove si rinvengono e frutta e grani ed altri commestibili ottimamente conservati beuche siano riraasti sotlerra per diecisette e piu secoli! Conchiude per tanto, che, sebbene il signer Massmann abbia comniesso neU'opera sua qualche errore epigra- fico, nulla ostante e da pregiarsi il suo lavoro, e per le nuove osservazioni che contiene e perche fa cono- scere un nionumento che non solo genuino, ma di molta iujportanza dee riputar.si — ii — Lab. Fiirlanctlo a ineglio cliiarire I'argomcalo moslra airad.mauza i varii disegni clie furono esegniti del tritlico. II Presideiile Cav. Sanlini coinunica posria le os- sei'vazioni i'alte nclP I. K. Osservalorio di Padova dol- la Coiiieta telescopica discoperta in Paiigi la notte 'in Novenibre iH/\?> del signor Faye addetto a quelF Os- servalorio Reale. 11 Cav. Sanlini I'u avverlilo della scoperta di questa Conieta da due circolari a stauipa soUo la data 1 e 2 di Dicembre, inviategli dal signor consiglier Schumacher redallore delle celebri Notizie -l.strono- riiichc di Viltona, le quaii contenevano le osserva/.io- ni falte in Parigi iielle notti 211 e 24 Novenibre. Ivi era delto, chc la Coniela aveva una piccola nebu- losila e coda ialta a ventaglio di circa /\' con un nucleo abbastanza splendente, ed era slata scoperta presso / di Orione, colla quale pure fu ronlrontafa il giorno i/\. Impedito da leggero incomodo il (^av. Sanlini non pole ricercarla avantiil giorno i 2 (hcenibre nella quale sera ebbe subito ad inconlrarla presso la Stella ;/. di O- rione, ed in seguilo la osservo fmo al 2,5 Dicembre. Nel- la prima sera I'aria era abbastanza pura;la conieta invi- sibile ad occhio nudo jioteva lacilinenle vedersi alia macehina parallalica-, sosteneva anche im piccolo grado (rilluminazione: avcva un piccolo punlo s[)lendeule ver-. — 75 — so la parte orientale della nebulosltujc trovavasi in op- posizione al Sole. Nelle sere seguenli, il sue splendore diminui, lo clie in parte vuolsi attribuire ai vapori, che ingombravano ratmosfera. Dal 1 8 al 2 5 Dicerabre, non pote osservarsi, per la densa nebbia, clie si difllise suUe nostra re- gioni; ma nella sera del 2,4 essendosi molto purga- ta Taria, ed essendo il cielo puro, vedevasi raolto il- languidita con due punti splendenti ad intervalli. L'ag- giunto deir I. R. Osservatorio di Padova signer Pie- tropoli giudico che tre fossero i punti splendenti verso il centro nel nucleo. Fu veduta anche nel sS ^ ma sebbene I'aria fosse piirissima, ed agitata dal vento, 1' osservazione, traraontata la luna, si fece con difficolta, e non si pote riscontrare i tre punti veduti la sera precedente. Lo stesso scopritore della cometa il signor Faye colle proprie osservazioni dei giorni 24, e 29 Novem- bre, e 2 Dicembre, ha calcolato la seguente orbita, che trovasi riferita nell' ultimo numero deW Institut giun- to in Venezia. (N. 5 20, 14 Die. i843). Passnirpio ;il perielio = ii Selteinbre i8!^3. 3*'. 52'. 4^" T. M. in Parigi Distanza perielia i,r)82/>8. ilal mezzodl LongiliiJine Jel perielio 38° . ^V- ^o" Lnngiliuline ilel iVoilo ascemlente . . . 220 . 'jS . 5f> Inclinazionc ileirOrbita 17 . 23 . 3o ; niolo direlto. Quest' orbita non assomiglia ad alcuna di quelle — 70 — iiii qui ralcolale;, o notevole essa pure per ia sua lorte (listanza pcriclia, la quale rende ragione della lentezza (lei siio inoto; imperciocche dalF epoca della sua sco- perta fino al presenle si e allonlanala retrogradando dalla sua primiliva posizione di soli 3 gradi circa*, ed essendo gia molto lontana dal suo perielio, si ha poca speranza di poterla ancora osscrvare dopo il presente corso di luna. Infine il Cav. Sautini presenta il quadro delle osservazioni fatte in Padova da lui, dal professor Conti c dal dolt. Pietropoli, preniettendovi le due os- servazioni di Parigi giunte a sua notizia, dopo ridotli per uniformita i lempi dal meridiano di Parigi a quello di Padova. Queste osservazioni furono fatte tutte colla mac- cliina paralattica, meno quella del giorno 1 8 in cui es- sendosi diffusa nell'aria raolta nel)hia la cometa fu os- servala con il maggiore Cannocchiale di Slurke di 6 piedi, con un oculare niollo chiaro che ingrandisce 5o volte, ed e munito di ua micrometro circolare. 1 84: T. medio ill Padova A. R. app. della tlo- niela Declin. npp. della Co- meta Nomi delle Sfplle I di coiifronto I Osservatori Osserrazioiii di Pan'gi. Novcmb.22 Ik. 22' 47' — 16 7 2 24 17 42 51 81" rr -.^± 81 4, 80 50 4 2 6 58 "P^ 6 30 35 dalla mac- china y Oiione Faye Osseruazioni di Padofd. Dicemb. 12 13 14 10" 9' 7' 10 28 43 9~~34~'7"' 10 9 25 9 53 27 10 24 32 ]5'>l".'28",99l Is 15 28, 1 7 1 5 15 5 15 5 15 5 15 n Orioiie 3 45 11 , 5 1 "4-3 39 58,1^ 3 39 1 4, 1 ) 3 40 57,11 3 41 6,15 n Oiione Saiitini Santini Conti 9 47 24 10 21 42 10 3 59 10 36 30 3 34 1'' 8? 3 33 50,85" ^''"""^ 3 35 8, 8i _ 3 34 16.85 ~ Santini Conti 15 9 9 35 11 55 24 5 14 6,14 5 14 4, 71 3 29 22,6? r, • 3 29 0,6^'^ O"""^ Santini 17 10 10 10 11 28 27 32 46 38 5 13 9,61 5 13 8, 47 5 13 7,38 3 20 24,0 3 20 24,0 3 21 4,0 n Orione i Santini Conti 18 11 9 8 j5 12 41,47 3 1 6 38, 9 1 m Orione 1 Santini 24 8 59 26 5 10 25,08 3 241,1 m Orione 1 — — 1 Santini — 9 18 30 5 10 27, 21 3 2 17,1 • — 9 29 10 5 10 24, 48 3 2 54,1 — 9 39 6 5 10 27,14 3 2 17,1 — — ) Pietropoli 25 9 31 53 5 10 6,45 3 1 15,0 m Orione 1 9 41 45 5 10 6, 89 3 1 27,0 — — ? Santini 10 1 42 5 10 6, 91 3 1 17,1 ' — 9 51 41 5 10 2, 18 2 1 51,0 — . — 1 Pietropoli n iiK'Hibro efl'eUivo prol. ( iiiiiillu l(!i;;j,t; la Descri- zioiie dcllr Ccwerne e del ponU^ iialurale di J eja url J eronese die fa parte della sua niemoria Sidle Ca- verne de/Ie provincir venete^ die saia slainpata nd secondo volume ilelle Meniorie deH'Isliluk). ADUN.OZA DEL GIORNO 28 DICEMBRE 18 45. II Segretario legge I'atto verbale deiradunauza 2 j JNovembre che resta approvalo. Si comunica nna lettera circolare dei signori Augusto Burdiu e Lorenzo Valerio di Torino ia data 2.11 Dicembre con la quale codesti signori accompa- gnano lo statute organico della nuova associazione isti- tuita in Piemonte per promuovere I'incremento ed il perfezionamento dell'Agricoltura e delle Arti ed in- dustrie ad essa attinenti. Larghissime sono le basi sulle quali e fondata questa associazione come si scorge dal Regio Brevet- to e dallo Statuto organico inserti nel prime nume- — 80 — ro dclla Gazzetta pubblicata dalF Associazione, iiiaii- dali come saggiu in un col rendicouto del priiiio Congresso tenutosi in Alba, col programina di un preniio per un piano di statislica agricola, e col nu- uiero 33 del Giornalein cui e un siinto tlelle pubbli- cazioni sin qui latte. 5' Niun Hniite e prefisso al numero ciei Socii. Kiuna condizione, ne di nazione, ne di i^rado, ne di sesso e imposta alia loro ammessione. Niuna preminenza vi ha tra i Socii, sc non teniporaria ed clettiva. Tiitte j^ratuite le cariche. 3Iokipiici sono i inezzi ch'cssa inteiido, e die le e data I'acolla di porre in opera per conseguire il suo scope ; moral!, intcUetUiali c matcriali. E lanto e a sillatta institiizione ben disposto I' animo del Sovrano, che manifestava, nel rescritto niedesimo d'ap- provazione, la sua propensione ad impartirle quel maggiori lavori, efUcaci incoraggiamenti e sussidii che sarebhero coii- venienti per la fondazione di scuole agrarie, di poderi-mo- delli, d'altri utili stabilimcnti, cui non potrebbero bastare i soli mezzi ordinarii dclla Socicla. Ora la Societa e costituita e prosperamcnte avviata, ed annovera gia due mila cento e piu Socii. Tutti i suoi Ufllziali sono stati cletti. Trentacinquc Comizi provinciali sono gia ordiuati, ed allri si stanno ordinando. Un primo Congresso gcnerale ebbe luogo in Alba, con un successo tale che supcro d'assai Ic spcranze che sc ne erano concepitc. — 81 — Nei fogU uniti a (juesta lettera si puo avere un saggio del giornale e dcll'operositi dell'Associazione. L'Associazione ha uno doppio scopo: 1. Di regolarmente mantenere ragguagliati tuUi i So- cii delle deliberazioni ed operazioui della Direzione cenlralc o dei Comizi, c di quant^altro si andra nel seno della So- ciela in quahinque punto di essa operando. 2. Di propagare I'insegnamento agrario e tecnologico, e fornire a i coltivatori tutle quelle notizie clic possono dare a(l essi praticlie e sicure norme per tutte le operazioni a- grarie, ed agrario-coramerciali. L' intento cui mira questa Socicta, e grandioso e di universale interesse. In tutte le cose, nelle scienze e nelle arti specialnien- te, v'ha fra ptovincia e provincia, fra nazione e nazioue, solidarieta. L'una di esse non puo muovcr passo, che I'al- tre tutte non ne ricevano una fiivorevole spinta. In agri- coltura poi e talmente necessaria un' ampia raccolta di fatti su vastissima scala osservati, che in essa la cooperazione di provincie diverse, di diverse nazionij non e solo giove- Yole, ma indispensabile. Non potra quindi non riuscire utilissima ed alTatto op- portuna la nuova messe di osservazioni e di esperienze che verranno da questa Associazione suscitate in un paese quale il nostro, che per la varieta degli accidenti territorial!, e le moltiplici qualita de' suoi terreni, accoglie in breve Iratto i piu svariati generi di coltura, le pin disparate qualita di piante, rulivo ed il riso, la vite ed il linn, il pino, il casta- gno, il gelso e 1' arancio. Percio 1' Associazione agraria s'affida che quanli por- tano affetlo e danno opera all'avanzamento (iell'agricoltura slessa, e di Jtulte le arti ed Industrie che alia medesima si III. 1 1 — 82 — attcngono, pi;^lieranno speciale solleciludine del celere suo piogredinionto, e vorranno aiutarla de'Ioro lumi e dcll'o-^ pcra loro. Ella si volge quindi alle altre Socicta institiiite a somi- glianlc intcnto, ed ai signori Editori di giornali nun solo scientifici c tccnologico-agrarii, ma eziandio Ictteiarii ed artistic!, invitandoli ad un IVaterno ricanibio di cognizioni cd insegnamcnti. Ella spera che le prime ameranno dl porsi in corri- spondcnza con essa, di conoscerne i progress! e di riceverne il giornale, c che esse dal loro conto la tcrranno regolar- mente ragguagliata delle loro operazioni e del risultamenti ottenuti, e le invieranno le loro pubblicazioni ed i loro atti; e che i secondi vorranno annimziare questa istituzione e promuovere la propagazione, ed annuiranno alia proposta che loro si fa del vicendcvolc scambio di giornali. " 11 soci(j corrispondente proi. Giuseppe Meueghi- ni legge una sua Memoria : Sulla condizione attiiale della Botanica. Ad indagare qual sia I'atluale condizione di que- sta Scienza crede TAulore necessario di esaminarne la storia, e di seguirne a passo a passo 1' origine ed il progresso. Non si assume percio di presentare riunite in un vasto quadro tutte le cognizioni che ora si pos- seggono relativaniente alle piante, ma si propone inve- ce di riievare qual via tengano gli odierni Bolanici nel loro sludii, a confronto di quelli de'tempi passali, qua- li mezzi impieghino nelle loro ricerclie, quali fenome- ui facciano precipuo scopo delle loro osservazioui^ qua- — 85 — li punti di coutroversia cercliino lisolvere cogli espe- rimenti j sotto quale aspetto considerino il regno ve- gelabile nella sua totalita e sotto qual altro le slngole piante considerate come parti di un tutto, come esseri indivJduali e come aggregati di element! organici com- binati fra loro, con ordine determlnato. E piu d'ogni altra cosa ricerca I'Autore quali siano i procedimenti logici, quale la filosofia della odierna Bolanica. Interro- ga pertanto la storia, non perche gli esponga in ordine cronologico le successive scoperte, la comparsa delle opere piii pregevoli, gli autori che oltennero mag- gior fama, ma perche gli riveli quale fosse la ten- denza degli animi, e il modo di vedere e di raglonare netempi passati, acciocche si possa fare un confronto coU'epoca attuale. I pochi dati che pur ci restano suUe cognizioni degli antichi, le vicende che la Botanica eb- be comuni colla medicina nel naiifragio generale delle scienze durante il medio evo ; i rapid! «uoi progress! fin dal primo risorgimento degli sludj : il regno dell' autorlta escluslva-, le lotte mosse contro questa dal- Tosservazione della natura •, la prima origine de'meto- di ; il loro traviamento in sistemi •, la riconosciuta ne- cessita di quest! e d! quell!, le dottn'ne Linneane e quelle dei sommi che precedeltero e che susseguirono questo gran padre della scienza ; I'anatomia delle pian- te posta qual fondaraento e cardine d'ogni scientifica trattazione da! piu anfichi inslitutori, Irascurafa poscia — 84 — per jiiiinraiiza dei inezzi che ne aiiitassero la collnraj rd allorquando essa prometlea di risorgere posta in non cale per la prevalenza delle idee sistematiche •, la llsiologia che a quella necessariamente legata dovea vagar incerta e fallace, finlaiitoche non le fosse dato fondarsi sulla cognizione dell'organica strutlnra e del- la chimica composizione j Tinvenzione e Tapplicazione del niicroscopio-, la persecuzione ch'esso ebbe a soffrire ed il Irionfo che oggidi gli e accordato*, questi ed altri consiniiii sono gli oggetti e gli argomenli che I'Auto- rc sviluppa a sommi cenni nel sue quadro storico del- la scionza. Poscia stabilisce in quali epoche prevales- se la tendenza al generalizzare, e in qnali altre invece 1 opposta per I'analisi che tutto individua e particola- reggia. E Irova consentaneo alia nalura della mente umana che alio state confuso prodotto in essa dalla si- multaneila di numerose impressioni diverse, succeder debba la necessita di dislingnere dapprima le piii vi- vaci e le pin frequenti, d'onde poi spontanea sorge la sintesi e I'aslrazione-, la quale sorta una volta o tra- scina all'abuso di esagerate generalila, o guida ed ob- bliga d'intraprendere analisi piu profonde. Sonc nel prinio caso le epoche e gli autori che tennero il siste- jna per iscopo primario ed esclusivo della scienza : e coloro invece segulrono la relta via, i quali nell'analisi de iatti particolari giunscro a scoprire la universalita di quelle leggi che la nalura segue invariabilmcntc^ e — 8,*) — la unifonnita del piano che in tulli i molleplici suoi prodotti si rende costantemente manifesto. La preva- lenle tendenza all'analisi, che fu cagione di cosi porten- tose scoperte negli ultimi decennii del decimo ottavo e nei primi del presente secolo, preparava i materiali che servir doveano alle generalita, ma le sbandiva in- tanto come frutto immaturo. E se in allora un qnal- che genio prepotente partendo da principii astratti an- ticipo quelle generali considerazioni a cui 1' analisi scientifica non era ancora pervenuta, lo ci ebbe per poeta e sognatore, Oggidi si colgono i frutti di tutti i precedeuti lavori, e rilluminata esperienza ci amraae- slra a non isprezzare i pensamenti di chi sorli da na- tura mente sintetica. L'esame imparziale delle dottrine introduce I'analisi nelle astrazioni e ne fa giusta ragio- ne. Perfezione dunque dei mezzi d'indagine e sovra ogni altro del microscopio : aftVatellamento delle scien- ze tutte die mutuamente si prestano appoggio, e spi- rito filosofico parimenti alieno dall' esclusivo impiego dell' analisi e da quello magglorraente pericoloso della sintesi, sono gli elementi che costituiscono lo stato attuale della Botanica, e promettono anche per ravve- nire a questa scienza rapidi e sicuri progressi. II socio corrispondente Dottor Francesco Gera di Conegliano legge poscia una sua Memoria Intorno al metodo di filare la seta ad un solo capo ed ai con- — 8C — i^r^ni (la adotlarsl per migliorare lo svolgiineulo dai bozzoU della niedesima. Tratta dapprima del inetodd di lavorare la seta ad im solo capo {sans mariac;e) l"a- cendo conoscere die fii innanzi tulto inventato ed iu- segnato nel Pieraonte. RItenendo quindi che non si possa ne si debba per ora abbandonare il metodo pie- montesc di abbinare i due fili con la cosi delta croce^ parla degli incrocicchiafori meccanici e ne propone r esclnsione. Descrive poi e raccomanda il metodo di Armand per impedire che scenda salF aspo la seta non incrociata, e fa vedere clie a tale studio la di me- slieri rivolgersi per migliorare davvero la filatura della seta. Dopo finita questa lettura I'Istituto si riduce in Adunanza per trattare di afTari interni. Si nomina una Commissione coniposta dei sigg. cav. Santini, ingegner Jappelli e nob. Minotto per lo esame di nn meccanismo imaginato dal sig. Giuseppe Doria per dar moto ad un orologlo senza che vi sia bisogno di rimontarlo, sul qual meccanismo 1' inven- tore chiede il parere dell' Istituto. 11 sig. Giovanni Busetto di Venezia scrive di aver discoperto un nnovo cemenlo od intonaco che applicato ai muri deve garantirli dall'azione cor- rosiva dall' uraidita e dalParia marina, e puu anche servire per ostruirc fori o corrosioni nolle pietre da — 87 — taglio, e per aurrogare pezzi mancanli nelle ineaibra« lure architettoniche e nelle statue mutilate. . La Commissioue incaricata di compilare il progetto degli Statuti interni annunzia che ne sara fatta la distribuzione ai Membri nelle adunanze del prossimo mese od in quelle del Febbraio. Si precede alia nomina di nuove Commis- sioni. Le prossime adunanze si lerranno nei giorni 21 e 22 Gennaio i844- b L' Achilleina rappresenta una niassa estratliva secca : ha un colore giallo-hruno, un odore suo proprio, un saporc amaro non ispiacevole: attrae I'uniiclita tiell'avia e si rendc niolle; e soluhile intieramente neU'alcool bollente, cd inso- hihile ncll'eterc solforico: so pero si asgiunije aU'ctcrc stesso (jiialche goccia di acido achilleico, la soluzione suc- cede istantaneamente. L'acqua scioglic TAchillcina con molta facilita risiiltan- do un liquido di un giallo d'oro, non del tutto trasparente. Se in questo caso la soluzione e bastantemente concentrata, essa godc della proprieta di arrossare debolmcnte la carta azzurra di tornasole; fenomeno che piu non si verifica do- pe molli giorni, cioe quando il liquido ha falto la sua dc- posizione, c si e pcrfcttamente chiarito. La materia che ofhisca la soluzione acquosa di Achillei- na, che poi si depone, consiste in poca sostanza resihosa soluhile neU'alcool culdo, col quale fornisce una soluzione amara, di un color giallo-rossigno, che ha la proprieta di rcagirc sulla carta azzurra di tornasole cangiandola in rosso - giallognolo . Questa niedesinia soluzione alcoolica esposta all' aria libera, in un vetro da orologio, si vaporiz- — 00 — za, eel inclina in fine in qnalche maniera alia cristallizza- zionc 5J. Ba qiiesti ed altri sperimenfi I'Aulore deduce che I'AchiJleina e un princijoio immediato estrattivo ed amaro M\ Achillaea millefoUum risultante per Ja niassima parte di una materia grassa non acida ne alcalina, di poca sostanza resinosa acida, e piccola quantita di gomma. L'Autore chiama poi acido achilieico un nuovo acido vegetabile da esso rinveriuto nell' atto medesi- mo iu cui stava preparando il decotto per I'estrazio- ne deJI'achilleina. Egli combinollo colla chinina pura Ibrmando un sale neutro, Fachilleato di chinina, solu- bilissimo nell'acqua, di sapore aniarissimo, cristallizza- bile in piccolissimi prismi disposti a raggi intorno ad un centro e solubili neiralcool. L'ammoniaca si cora- bina chimicamente coll' acido achilieico formando un liquido neutro. II sig. Zanon desidera di vedere iinpiegati con buon successo nell'uso medico questi nuovi principii vegetabili indigeni, e comunica una lettera ch'egli ebbe dal sig. dottor Puppi che fece i primi sperimen- ti colFachilleina sopra alcuni malati e sopra se me- desimo. — 100 II membro efletfivo prof. Zantedesclu legge po- scia la seguente Memoria. Delle iiiduzioni d'lnamiche leiclo-elettriche. del prof. F. Zantedeschi. §t I fisici guidati dalle vedute speculative deir inglese Fa- raday prima del dcSo^ avvisavano comunemente non po- lersi avere le correnti d'induzionc dalle originarie d'attri- to, perche per la quasi simultaneita del principio e della fine della corrente originaria delta istantanea, le due oppo- ste d' induzione dovevano o distruggersi intieramente o tanto da non potersene cogliere traccia sensibile coi no- stri istrumenti anche i piii delicati {Experimental Resear- ches 172. Electricity, pag. (i, Londra 1859.) A questa epoca Masson professore di fisica nel Collegio di Caen cbhe il fenomcno della magnetizza/ione colla cor- rente indotta da (juella di attrito, ma egli si limito a diri- gere alia Reale Accademia delle Scienze di Francia una lettera, la quale fino al d8iO, per sentenza dei signori Birettori degli Annali di Chlmica c di Fisica di Parigi, non riccvette quella pubblicita, clie si conveniva dare a que^ sto nuovo esperimento {Annales de Chimie et de Physir/nr T. XXIV, p. d59 an. 1840). Pare non siasi prostata fcdc alia realta di un talc risultamento. 10 1 -=. §11. Nel ^858 il mio predecessore Cav. Stefano Mariant- T)i, altuale professore di Fisica nella R. Universita di Mo- dena, non consapevole di qnanto era stato annnnziato al- ia R. Accademia delle Scienze dell'Istituto di Francia, piib- blico, che la corrente prodotta dalla scarica della bottiglia di Leida ha virtu di risvegliarne altra per attuazione o per induzione ch' egli chiamo corrente indotta hido-dettrim. In due fascicoli delle sue Memorie espose i risultamenti delle sue esperlenze istituite col suo re-elettrometro, i qua- li sono ridottl alle seguenti conclusioni : \. La corrente istantanea della bottiglia di Leida o del quadro di Jallabert passando per un conduttore metallico eccita una corrente elettrica pure istantanea in altro con- duttore metallico vicino ad esso e formante un circolo chiuso. 2. La stessa corrente indotta puo eccitare in altro conduttore una corrente d' induzione e questa seconda un' altra; e cosi via via, possono aver si correnti d' indu- zione leido-elettriche di secondo e terzo ordine. o. L' induzione leido-elettrica ha luogo ancora quan- do il conduttore metallico attuato e chiuso da lunghissimo conduttore metallico , ed anco da conduttore non tutto metallico. 4 Ha pur luogo tale induzione quando la scarica del- la boccia di Leida altraversa oltre un conduttore metallico lunghissimo, anche un conduttore non metallico: ne man- ca di apparire il fenomeno quando non e 1' identico flui- do di una armatura che passa all'altra. S. La corrente indotta ha ncl conduttore attuato la — 102 — Stcssa ilirczionc clic l;i corrcntc iiidticcnic Im nol conJutto-^ 10 altuantc ; ogni qualvolta la bottigliu ha molta capacita, e non (!■ ti'oppo dcbolmcnte cavica. Ma (juella direzionc e opposta, (juaado la carica dcUa bottiglia e assai dcl)ole, I'elettrico dcvc passarc per un cattivo conduttorCj ovve- ro so la bottiglia ha poca capacita. (). Si manifestano i fenomcni d' induzionc (juantanqiie il conduttore attuante o 1' attuato non sia metallico. 7. Finalmeutc tali induzioni non sono esckisive dellc Lottiglie di Leida, o dei quadri di Jallabcrt, ma si ottengo- no pure con altre corrcnti elettriche istanlanoe. II Marianini noto parccchio circostanze, che possono concorrcrc a rcndcre vario 1' cffctto della attuazionc, c (luestc circostanze venncro da Ini distrihuitc in due classi; perche alcunc influiscono solamentc siilla intensita ed altre sulla intensita e suUa direzionc. Tra Ic prime egli vide doversi annovcrarc. '1. Le di))icnsionl de condutlori attiicmtc cd allualn. Aliorchc I'attuazione ha luogo per un breve tratto del con- duttore attuato dcbole e l" clTotto. 11 Marianini vide die applicando i capi del fdo rc-clettromctrico a duepunti piii o nieno distanti fra di loroj i segni di corrcntc indotta co- ininciavano ad apparire (piando il tratto di filo sottopo- sto air attuazione era circa di un centimetro e mezzo, c la distanza del filo attuante di due nnUimetri : aUorche il filo attuato era di Ire centimctri, cgli ottenne un grado di deviazinnc, la quale ando crescendo (ino ai dieci gradi quando il tratto di filo attuato fu di sei o sette dccimetri, ma non crebbc di pii'i crescendo maggiormente la lunghez- za di quel filo che porto fino ad un metro. Lo stesso prcs- si) a poco cbbc ad osscrvare variando la lungiiczza del tratto del filo attuante (Tay. 1. Fig. 1.). — i03 — 2. La dlstanza alia quale si irovano il fdo atUianlc cd attuato. L'intcnsita della corrente intlotta s' inficvolisce al crescersi della distanza. Egli vide manifcstarsi colla dc- viazione di quasi un grado la corrente indolta in un grosso filo metallico lungo un metro dalla scarica di una boccia di Leida^ la quale scorreva un altro simile filo distante dal prirao di ben ottanta centimetri e puralleio ad esse. 5. La reciproca hicl'mazione del filo indiicente ed in- dotlo. II Marianini vide, che togliendo dal loro parallclis- mo i due fdi, la corrente d'induzione s'iudcboliva,. e tanto pill quanto I'angolo diveniva maggiore. Allorche I'angolo lu di GO", la deviazione cagionata neU'istrumento, fu ap- pena percettibile. Tra le seconde annovera I'Autore la tensione alia qua- le si carica il coibente armato, la capacita del medesimo, e la qualita dei conduttori, che la scarica elettrica devc percorrere. lo non faro che registrare le proposizioni piii generali che il Marianini raccolse dalle sue espericnze. 4. Ritenendo costante la distanza tra il filo attuantc e I'attuato, non che le altre circostanze che influiscono sulla induzione leido - elettrica, 1' cnergia della corrente indotta varia, gencralmcnte parlando, al variare della tensione. 2. La Ibrza della corrente indotta sebbcneil piii dclle volte cresca o scemi secondo ch' c piu grande o piii [)ic- cola la tensione, pure non e proporzionale alia tensione medesima. 5. Se la boccia di Leida ha poca capacita per quanto sia tenue la tensione, purclie sia sufficiente a produrre in- duzione scnsibile, questa ha sempre nel filo attuato una direzione conlraria a quclla, che la corrente o scarica del- la boccia ha nel filo attuantc. 4. Quando il coibente armato ha una discreta capacita. ^ d04 — sc e caiicato a piccola tcnsione, produce una induzione, la (|uak' iiel filo attuato ha una direzione contraria a (juel- lu, clie la corrcnte attuantc ha nel filo attuante : ma per poco chc si accresca la tcnsione, la direzione della cor- rente indotta s' inverte. 5. Se ritencndo costante la tensione, a cui si carica- no i coibenli armati, si variano le capacita dei medesimi, variano le forze delle correnti indotte, ma non in ragio- ne delle capacita. Dicasi lo stesso se i coibenti armati di dil- ferenti capacita vengono caricati colla stessa dose di elet- trico. 6. Indebolendo gradataraente la facolta conduttrice del conduttore attuante in qualunque modo cio si con- segua , si puo sempre giugnere al punto di ottenere con una boccia di Leida di mediocre o di grande capa- cita, e carica a mediocre o a grande tensione, una cor- rcnte d' induzione diretta nel medesimo sense di quel- la, che produce una boccia di capacita assai limitata. 11 Marianini guidato dalla analogia tra i fenomeni d' in- duzione leido-elettrica e volta-elettrica e dalla autorita di altri fisici {BM. Ital. T. XCI, pag. 219, 1858), ammi- sc chc la contraria direzione della corrcnte indotta pos- sa derivarsi dal prevalere ora 1' Invasione della corrcnte nel conduttore attuante ed ora la cessazione della mede- sima. Pare, egli dice, non essere nulla in contrario afia sup- posizione, che dal prevalere o 1' invasione o la cessazione della corrcnte nel conduttore attuante provengano le con- trarie induzioni che si osservano. Ma tale cessazione di cor- rcnte non puo certo per se stessa essere cagione iramedia- ta di altra corrcnte in un conduttore vicino: essa puo per altro dai- luogo ad un rillusso di clcltricita; o ad una cor- — i03 — rente retrosrada proveniente o dal (luido elettrico proprio del condiittore, il quale espulso dalla scaricu del coibente armato, ripiarlia al cessar di questa il suo luogo, o dalla e- Icttricita stessa della corrcnte accumulatasi nel condiittore, la quale cessata la scarica, espandesi rapidamcnte all' in- dielro, ovvero per entrambe eriintulalc del doll. Slefani) Marlanini, Mcmoria prima. Correnti per in- duzionr leido-dettrica, fasricolo I, putj. 5f, Modena 1858, jUcmoria II. Di ahuw circostanze che infliiismno sulla, hitcnsitii e .ml/a direzione de/ie correnti prodnUe doll' at- Inazione l(ddo-eleUrica,fascicolo I, pnrj. 5 un7io -1839). JNel ISiO scriveuclo il Marianini suirazione niai,M»etiz- zantc (lelle correali IciJo-elettrichc rigctto 1' ammcssa seii- lonza. A fine, egli dice, di spiegare in qualche niodo, conic avvcnga che l' induzione leido-cleltrica abbia una direzione ora contraria cd ora analocra a quella della scarica del coi- bentc arniato, io supposi che tali fenonieni derivassero dal prevalerc ora I'invasione della corrente nel conduttore at- tuante, ora la ccssazione della niedcsima. Ma tale ipotesi che bene adattavasi ai fenonieni fino allora osservati parvc vc- iiir meno quando, avcndo niesso dcU'acqua distillata a Car parte del conduttore attuato, ottenni 1' inversionc stessa , che avevasi quando quell'acqua faceva parte del condutto- re attuantc. {Mcfr/orie di fisica sperimenlale ec. fasc.icolo .secondo, pag. Si. Modena, i840. Sopra I' azione wagne- tizzanie deJIc correnti elcltriche. J}Ie?noria I. Di alcunt anaiogie tra I'azione. inducente e Vazione magnetizzanla dcUe correnti elettriche l-ftantanec). I III. II signor prolessorc Cattaneo distingnendo due tempi nella scarica della boccia di Leida, nel prinio de' quali la vclocila del flusso clettrico va crescendo, nientre nel secon- do diininuiscc corca tuttavia a ipiesto niodo di sostenerc l'esj)osta scntenza. i\oi possianio stabilire che noil' atto in cui coniincia la scarica ! fu per conseguenza la scintilla d' indu- ~ Mo — ?.iono, la cnrrenfi? pocondaria si diresso in pcnso invcrso alia correntc induccnte. La corrente secondaria a circuito aperto ehlie adunque una direzione opposta a quella, che gli ma- nifeslo a circuito chiuso. 6. In generale il Mattencci ha stabilito, clie qiialunqiie sia il circuito secondario, la corrente sviluppata per indu- zione, fu seunpre diretta nel medesimo senso della corrente induccnte, se chiuso essendo il suo circuito, I'altro era a- perto-; viceversa se il suo circuito essendo aperto, I'altro era chiuso; che se entrambi i circuit! induccnte e indotto crano chiusi o aperti, la corrente d'induzione, era opposta .■ilia corrente induccnte. Nel primo caso I'azione avveniva, come colla corrente voltiana che cessa: nel secondo caso I'azione si manifestavaj come colla corrente voltiana che incomincia. 7. Colla scarica lenta della hottiglia o del condiittore della macchina non pote avere sesni d'induzione. Noto finalmente il Matteucci {'influenza, che le correnti sviluppate per induzione esercitano sopra di !oro. " lo met- to, egli dice, tre spiral! assai vicine, le quili sono separale da una semplice lamina di vetro. In una s; irale che chiamo y4 passa la scarica di nove bottiglie; ndla seconda B e nella terza C ha luogo la corrente d' induzione. Queste due correnti sviluppate dalla corrente della spirole J della baf- teria, ciascuna delle quali si muove nel propn'o circuito, operano per induzione I'una sull'altra, e s'infievoliscono m /utfi i casi. lo suppongo che la spiralc B sia chiusa e che il galvanometro sia nel suo circuito. La scarica a 10" di ten- sione mi diede 8° nella corrente d'induzione in B. lo col- loco appresso la terza spirale C lasciando le sue estremit:\ a una grande distanza, e la scarica della batteria produce la medesima induzione di prima. Chiudo la spirale Cc allora — \IG — In correnk" (riiidnzione in ]» prodolta dalla mcdesima sea- rica c ridolta a 5°. Questa roazionc dellc due spiral! d'indii- zionc vcnnc ancnra conlVrmata da Mattcicci col salto della scintilla. '? Ed ccco la ragiono clic ne reca I'Autoro. ?? E- gli chiaro clie la correntc d'induzione, chc J sviluppa in C c piu dcbnlc della corrente clic e rndotta in B, e per con- segnento 1 1 corrente d' induzionc chc C produce in B c pill debole ancora di quella che B svihippa in C. » gYIE Ncl 1840 ancl)c Ahria fecc conoscore i siioi lavori snl~ r indnzionc della elcttricita ordinaria {Jnnalcs de Chi- ■mic el fit Fhysifjuc T. HI pag. 5^ anno 1840. Archives de V Electricilc n. 5 pag. 5G0, 1842- Co7/iples Bendus dc rAcadc?nic des Sciences T. XVI pag. 913. 1845) e li pro- scgui fine al 1845. Sccondo questo fisico la distanza non a^* \rel)l)c un" influenza suUa dirczione della corrente indotta, csi sarcbbe sccondo lui discreduto lo stesso fisico Americano Henry in una recente pubMicazione che io non ho potuto pcranco leggere. Del resto Abria riconfermo I'esistenza delle correnli indotte di diversi ordini, ciascuna delle quali e pro- dotta dalla corrente indotta che la precede, tranne la cor- rentc indolta di priiiio ordine, che e prodotta dall' origina- ria ; e (jncste correnti di diversi ordini avrebbero alterna- tivamenle dirczioni contraric. Da cio parte per ispiegare la diminuzione d' intensita prodotta dalla reazione delle spi- rali, dci diaframmi metallici e dei circoli chiasi gli uni sii gli altri. Conchiude che si ricercano ancora numerose cspe- rlenze per poter istabilire Ic Icggi di questc reazioni. Pare tultavia che inclini ad amniettere lipotcsi, sccondo la quale ciascuna corrente indottn consistcrcbbc in due, qualtro cc. correnti alternatlvamente contrarie uguali in quantity, dlf- ferenti per altre loro proprieta. g VIII. Non devo per ultimo diinenticare die Dove, Breguet figlio , e Masson hanno fatte speciali riccrche sulle cor- renti d' induzione, ma esse rignardano piu davvicino gli effetti magnetic!, termici, fisiologici e chimici e i loro rap- porti [Annalen dcr Phfs. T. ALIA, pag. 72; Archives de rElectn'citc n.J), pag. 290, 1842; Rechcrches sitr les cou- rants d'induction qui cxerccnt tine action phjs'iologiqut differente, quoiqu'Us paralsseni dc la meme intensite par leur effet snr le gahanometre. Annalcn der Phys. T. LIT, pag. 303; Annales de ClmJiie etc. T. IF. pag. o5G, 4842; Recherches sur les courants d'induciion dus a V ainianta- iion du fer. operee au nioyen de Velectriciie ordinaire, par 11. TJ'. Dove- Annales de Chvmie ct de Phys. T. IF, pag. \ 29 , Recherches de MM. A. Masson et Breguet fils\ sui qnali pure la scienza addimanda delle nuove esperienze, per mettere bene in chiaro quali elementi sieno loro corau- ni e quali proprii e speciali. Da quesli brevi cenni istorlci rimane dimostrata per universale consentimento dei fisici: \. I'esistenza delle cor- renti d' induzione prodotte dalla scarica delle bottiglie di Leida; 2. I'esistenza di altre correnti indotte di secondo, terzo, quarto ordine ec. Ma intorno alle circostanze che modificano 1' intensita, e cangiano la loro direzione, tuttavia opposti c contraddito- — us — i'i! sonn i risultamcntl dci dotti. E parmi in l!i])Uatamcntc, chc tali opposizioni c contraddizioni ripeter si dchbano par- te dalla condizionc o natura dcgli apparati misuratori, par- te da straripamenti accadiiti nelle esperienze, parte anco- ra daM'avcre ommesso una od altra circnstanza, avvisando csser i fenomoni mono cnmplcssi clic in fatto non sono. Perchc questa niia trattazione proceda con ordine, io diro da prima dcllc ricerciie die mi sono prcfissc ; appres- so degli istrumenti raisuratori ed esploratori ; per ultima degli clTctti, ch' io eb])i ad ottenere in un lungo corso di fspciicnze fatte nel gabinctto difisica di questo I. R. Liceo di Ycnezia nei mesi di luglio. agosto, settembre ed ottobre deH843. Le mie ricercbe impertanto altre agguardano I'inton- sitii ed altre la direzione delle correnti. Percio che spetta all" intensita, io ho dimandato. i. La corrente originaria in una spirale opera sopra se stessa? 2. I circuiti spiral! lateral! csercitano influenza sopra la corrente orig!naria? 5. La quantita d! elcttrico sviluppata per influenza e proporzionale alia quantita inducentc ? 4. L' intensita dell' induzione puo essere per influenza inficvolita, accresciuta, neutralizzata ? E percio poi, che spetta a direzione, io richicsi a me stcsso. ■\. La capacita e la tonsione della bottiglia esercitano influenza sulla direzione della corrente indotta ? 2. La conducibilita del conduttore attuante ed attuato concorre ad invcrterc la direzione della corrente ? 3. Quale influenza sulla direzione esercitano i dia- frammi ? — il9 — 4. Quale influenza esercita la distanza, alia quale tio-' vasi il conduttore attuato dallattuante? 5. Quale dirczione seguono le correnti di secondo, tcr- zo, e quarto ordine ? Proposte le ricerche, era naturale il trapasso alia di- samina delle condizioni , che aver devono gli strumenti misuratori ed esploratori per non essere tratti in errore . , I fisici ora adoperarono il galvanometro, ora la nia- gnetizzazione teuiporaria e perinanente, ora la calorilica- zione, ora la forma del traforo fatto in una carta dalla scin- tilla elettrica; e quest! mezzi li risguardarono come unifor- mi a se stessi e paragonabili ; ma tali costantemcnte non sonoj come si rende manifesto dalle segnenti considerazioni. II galvanometro detto ancora moltiplicatore, elettio- passometro, reoraetro, ed anche elettrometro diuamico e un istromento eminentemente elettroscopico che in alcuni casi sorpassa in isquisitezza la rana del Galvani, come con- tro le asserzioni del Nobili io ebbi a provare sperimental- mente nel 4833 e pubblicai (Nobili, Jntologia di Fire7ize n. 11 r>. Bibl. Univ. de Gmbv. T. XXXHI. p. 40. Zantede- schij Re/azione suite scoperte principali mag7ieto-eleltriche, Altnco di Brescia 30 gennaio 4834, Poligrafo di Feroyia, geiinaio 4854) mentre egli era tuttavia vivente; ma que- sto apparato non e uniforme a se stesso ; perche si caugia incessantemente 1' iritensita del magnetismo dell' ago o de- gli aghi raagnetici; perche si altera lo stato d'inerzia del fi- le reometrico nel tradurre Pelettrico; e soprattutto perche una deviazione galvanometrica, non serapre e indicatrice della direzione di una data corrcnte, come io ho discoper- to e confermarono appi-esso altri fisici ( Gazzetta di Miluno 11. 484, 4 luglio 4838. Di una nuova proprieVu del filo sotloposto alle correnti chtlriche^ Sarjgi eleltro-magnctici _ 420 _ ■pmj. -ST. Bibiiolcca ItuliuJia T. AC/, n. 272, agoslo 'I85S, puhblicaio in Milano il 15 novc?/ibre). lo ho piu volte vc- duto colle correnti delle elettricita di attrito delle deviazio- ni in senso opposto a quelle, che avrebbero avuto luogo per correnti voltiane. II galvanomctro adunijue nell' ana- lisi dei fcnomeni d' induzione dinamica dclla elettricita eo- mune non puo essere usato senza tenia di errore. Egli va- le ad indicarci con una costanza che fine ad ora non pati eccezionCj la direzione delle correnti voltiane, delle termo- elettriche, ittio-elettriche, niagneto-elettriche. lo feci sopra tutte queste correnti in parecchi luoghi, in tempi diversi con galvanometri variamente costrutti inoltissimi esperimenti , senza che io avessi ad osservare anomalia alcuna. 11 re-elettrometro, istruraento gelosissinio per la discoperta delle correnti istantance, non e nieno scevro del galvanomctro da difetti. Egli non e uniCorme a se stesso, ne paragonahile con altri apparati per le varia- zioni nella suscettibilita a magnetizzarsi che acquista il ferro per le precedenti magnetizzazioni ( Meinoric di Fislca spcrimentale del prof. Slef una Marianini, an?io I, fasclco- lo I, /;. 21. Modcna 1858, anno terzo, fasc. II, p. 79, anno i 840. Mcrnorie della Societit Ital. delle Scienze, T. XXIII. Modcna 1845), come ha scoperto il prof. Marianini. La magnetizzazione permanente, che prcndono gli a- ghi di acciaio chinsi entro a spirali fu usata da ccleher- rimi fisici come mezzo per esplorare la direzione c misura- re I'intensiti delle correnti indotte; ma venne mosso il dub- bio da Riess, se questo mezzo guidi a risultamenti, che non raccliiudano alcuna parte di falso. Dalle polarita che prcn- de un ago e dal suo grado di magnetizzazione si puo sem- pre argomcntare la direzione della corrente indotta, c Tin- tensita e quantita della corrente clettrica ? — ^L>i — Le esperienze fatte da'fisici intorno a queslo argomen- to non ml parvero bastanti a riniuovere ogiii ragioncvole iucertezza. Per provare se le polaiita di un ago calamila- to dalla elettricita ordinaria, dimostrino entro ai limiti, nei (jiiali avrei sperimentatO;, costantcmentc la direzione della scarica, io procedolli a questo modo : Prcsi tre bottiglie di Leida che denoniino coUe lettere A della supcrficie arinata di 0"", 26; B, della superficie armata di 0'",45; C della siiperfi- cie armata di I™, 80. Feci costruire delle spiral! piaue be- ne isolate da poter condurrc una carica fmo di 40''H. senza straripamenli. Le spirali niaggiori crano formate di filo di ot- tonc deldiametro di due millimetri e lungo 51 mctri bene isolato in tutta la sua lunghezza. Ciascuna di queste spira- li riusc! del diametro di 43 centimetri, esse furono colloca- te verticalmente , per cui le diremo nel corso di qucsta Memoria anclie spirali verticali (Fig. II). Le mioori turono formate con filo di ottone del diametro di un millimetro c della lungbezza di 15 metri. Ciascuna riusci del dia- metro di i8 centimetri; esse furono collocate orizzontal- mente, per cui le diremo per brevita spirali orizzontali (Fi- gura 111). 11 filo della spirale magnelizzante era di rame bene isolato della lunghezza di quattro decimetri e del dia- metro di 1/4 di millimetro. Gli aghi dei quali io feci uso, furono della fabl)rica dei fratclli Guaita di Aquisgrana n." 4 e della fabbrica Springsfeld num. li, che io nel corso di queste esperienze dcnomino G ed S. Tanto colle spirali verticali, che colic spirali orizzonta- li, usando successivamente gli aghi G ed S ottenni sempre colle ire bottiglie A. B. C. un magnetismo indicante la dire- zione della scarica. Le bottiglie furono caiicale da ril. fi- a iO^il. Debbo avverlirc die la spirale magnotizzante era ia- dossata agli aghi, e rispondcva loro perfcttaineiile in luri- ghezza. La magaclizzazione pcrmancnto adunque, c lo stcs- so vcrificai dclla tcmporaria, c mezzo per esplorare la dire- zionc della correntc leido-elettrica, entro i limit! ne' (juali io ho spcrimcntato: ho dotto semph'ccmente ch' e mezzo e- sploratorc, pcrche in quanto ad intensiUi non lo rinvcnni mezzo sicuro e fedele : non tutti gli aghi dclla medesima labbrica e del medcsimo numero a scarichc uguali prendo- no un egual magnetismo ; dift'eriscono pel grado della tem- pera e pella forza coercitiva. E percio la magnetizzazione e un clettrcscopio dinamico, c non un elettrometro. Nel- \i\ Rclazionc dalle Adunanze della realc Accademia di Scien- ze, Lettere ed Arti di Modena per I'anno accademico 1842- \ 8 45 pag. 8 trovo registrato che anche il Marianini istu- tliando I'azionc della corrente leido-elettriche sul ferro spo- gliato di ogni magnetismo, giunse a questo risultamento generale, eh' esso si calamita semprc nel medcsimo scnso, ove la scarica della boccia dr Lcida vi circoli attorno nello stcsso verso. La capacita della boccia, la tensione, il piu o mcno impcrfetto condutlore che I'elettrico devc attravcrsa- rc per circolare attorno al ferro, circostanze tutte le quali possono far variare il verso della magnetizzazione in altri casi, per nulla valgono ad alterarlo, se il ferro e ad'atto pri- vo di magnetismo. La calorificazione, o I'e/fetto calorifico prodolto da una corrente indotta non puo servire che come mezzo clettro- scopico, noa sempi'c valente ad indicare la direzionc, no sempre c mezzo sicuro ad indicare la precisa (juantita di elettrico, che passa in un dato tempo da una data sezione di filo congiuntivo . Supposto come assolutamenle com- provato, che la quantita di eleltrico che trascorre il cir- cuito dcterraini l' innalzamcnto di icmpcraUua proporzio- — 425 — nalmcnfe al quatlrato della sua velocita, si potranno avere conduttori ugiialmentc resistcnti? c lo stesso conrluttore conservera scmpre la racdcslma resistenza ? La paragona- l)ilita adunque c runiformitA pare tuttavia che manchino alia calorificazione. Finalmente la forma del traforo fatto nclla carta dal passaggio della scintilla elcttrica, e inipotente a misurare la tensione e spesso inccrto nolle sue indicazioni, rispetto alia dirczione della corrente. La carta in ambe le sue facce c sempre ugualmente resistente ? questa condizionc e essenzialissima, perche dalla diversity del traforo nelle parti d' ingresso e di egresso, si possa argomentare la di- rezionc della corrente. Non v' ha nella fisica che lo spintc- rometro, che sia istrumcnto, entro gli assegnati confini, u- nifornie a se stesso e paragonabile con altri per misurare la tensione della corrente Icido-elettrica. Di questo impertan- lo mi vaisi nelle mie riccrchc che agguardano la tensione delle corrcnti indotte. Esso e formato di ottone coUe pal- le del diametro di un pollicC;, e coUa scala divisa in pollici c lince del piede di Parigi. PARTE L gx. Delia mtensiia delle correnti leido-elettriche indotte. ha corrente originaria in una spirale opera sopra se slessa ? Riess dai proprii espcrimonti dcdussc, che alcuna parte del fdo congiimtivo della batteria, non opera per influenza sopra altra parte del mcdcsimo fdo. II contrario aveva af- fcvmalo Henry con l^uwilay c l')CC(iuerol. {Journal de SiUi' o/ian Vol XXll, jj- 408 ,■ TraiU de tEleirkhe et du Ma- ,/nciis>Hc T. I. parte I, />. i2iO). Le niic espcricnzc com- provano Tasserita influenza lo coUocai parallclamente e al minimo di Jistanza duo spiral! vcrticali, c la corrcntc del- la bottiglia B di Lcida carica a 20°ri era obbligata ad at- travcrsarc anibc lo spiral! nella medesinia dirczionc, ed a ritornare airarniatura noi^aliva per la via dollo spinte- romelro, che avcva le due palle distant! per 1' intervallo di due linee. U salto dclla scintilla non ebbe mai a man- care. Portatc le due spiral! alia distanza di 58 centimctri, c rinnovata alia stcssa lensione la scarica dclla bottiglia, non potci mai avere alio spintorometro il salto della scin- tilla. To rinnova! qnestc esperienze anche con due fdi di oltonc della lungbezza di 31 mctri c del diamctro di due milliraetri, che feci bene ricuocere, perche si prestassero facilnicnte ad oga! piegamcnto, e vestire di sostanze isolan- ti ; Tuno di quest! fili era bea distcso, c I'altro avvolto in spiralc solida che riusci di trentadue spire perfettamentu u^uali , ciascuna del diametro di quattordici centiine- tri . Questa venne inscrita in un cilindro di legno della lunghezza di otto metri circa, onde potei-la distenderc a piacimento, da occuparc in lunghczza cinijuc a sei metri. CoUa bottiglia C carica a lO"!!. crescent!, ebbe luogo col filo rettilineo il salto dclla scintilla alia distanza di una Ii~ nca. Coir altro iilo raccolto in spirale, la scintilla struripo da spira a spira e riusci alio spintorometro piu viva e so- m)ra della prccedcnte. Svolto anche (juosto Iilo, il salto del- la scintilla colla medcsima carica apparve alia distanza di una linea ; ma di nuovo avvolto in spirale, in guisa die le spire fossero distanli ira loro di 20 centimctri, il salto dclla scintilla alia distanza di una linca non accadcva che colla tcnsionc di 1 i"!!. Una corrcntc eletlrica adimque a- gisce sopra so stessa niodificando gli cffctli intensivi. gXI. / ctrcu'di h spirali laterali esercitano influenza so- pra h corrcnle originaria? Ricss avviso, che la quantita di elettrico dclla corrcnte piincipale della batteria non e alterata dalla correiUe se- condaria, ma solo la diirata dclla scarica c tanto piii ritar- data qiianto la condiicibilit;\ del circuito acccssorlo e lui- nore di qiiclla del filo congiunlivo della batteria. Mattcuc- ci afiermo che in gencrale la presenza di una spirale o di un circuito metallico rinforza l' intensita della corrente originaria, e che I'accrescimenlo varia in ragione della con- ducibiliti\ e spessore del circuito secondario. lo per con- verso rinvcnni, che le spirali laterali infievoliscono la ten- sione dclla corrente originaria . La spirale conducente la corrente originaria era collocata fra due spirali laterali, ciascuna delle quali era distante da quelle di mezzo di 8 millimetri. CoUa bottiglia C carica a Oil. e colle spirali laterali a capi aperti, il salto della scintilla ebbe luogo alia distanza di una linea, ma colle spirali laterali a capi ciiiu- si a 9°H. non ebbe piu luogo il salto della scintilla ; fu necessario portare la tensione della carica prossiraamente a iO [I. Uguali risultamenti ottenni pure con circuit! me- tallici, come con foglie di stagnola. Le spirali adunque o i circuiti mctallici laterali indcboliscono la tensione della corrente Icido-elettrica . Negli csporimenti del Matteucci pare che siano accaduti degli straripamenti; e sono condot- to in qucsta crcdcnzadal falto rifcrito dallo stesso Mattcuc- — 1 20 — ci, chc la scinlilla gli riusciva piii forte c piu fragorosa: fe- nomeno chc non mi venne mai fatto di osservarc chc negli straripamcnti. I XII. La quantita di eletlr/'co sviluppata per influenza d proporzionale alia (juantilii indiicentc ? Marianini affermo chc la forza dclla corrcnte inJotta, scl)licnc il pill delle volte cresca o sccmi sccondo chc e piii grandc o piu piccola la tensionc, pure non c proporziona- Ic alia tensionc mcdcsima. Ricss al contrario dai proprii c- spcrimcnti cbbc ad argomcntare chc la (luanlita di clettri- co sviluppata per influenza c proporzionalc alia quantita inducentc^ c chc circola in un intervallo di tempo pro- porzionalc al tempo dclla scarica ; c che a cose uguali, e proporzionalc alia lunghczza cfRcace del filo congiuntivo : noto pure I' influenza dclla distanza dagli assi del filo at- tuante dall' altuato, e potc stabilire ch'e in ragione inver- sa dclla distanza degli assi dc'fili, purche non si prenda una distanza troppo piccola. Anchc il Mattcucci colic indicazio- iii galvanometriche cbbc a verificarc che I'intcnsita dclla corrcnte secondaria varia proporzionalmentc alia (piantita di clcttrico, che si scarica attravcrso il circuito dclla bot- liglia. Dai miei cspcrimcnti vienc riconfermata la propor- zionalita scopcrta da Riess c vcrificata da Mattcucci. lo prc- si per mettere in chiaro qucsta rclazionc, due spirali vcr- licali c collocatelc alia distanza di un millimctro, coi capi dell' una ho stabilita la comunicazionc collo spintcrome- tro c coi capi deU'altra bo scaricata la bottiglia. lo bo os- scrvato che la distanza esplosivaj o bi distanza alia (jualc a- — ^27 — veva liiogo il salto della scintilla, cresccva coUa tensiono ilclla carica, com' c manifesto dalla scgucnte tabclla : Bottiglia B 5"H . salto della scintilla a 1/2 linca. W i 45" . nessiin salto 2 20" . salto della scintilla 2 25" . nessiin salto ... 3 30" . §aIto della scintilla 3 Accrcsciuta la distanza della spiralc indotta dalla indu- ccnte, fu necessario accrescere la tensionc della carica per avere il salto della scintilla alle stesse distanze . cosi alia distanza di due ccntimetri il salto della scintilla ad una li- nea non avvenne clie alia carica di 12 i/2 H, Venti espc- rienze comprovarono questo risultamento. § XIII. L' i'ntensita delVinduzione pud essere per influenza iii' fievolitu, accrescmtu, neutralhzata ? Henry, come vedemmo, ottenne la neutralizzazione del- la corrente indotta colla interposizionc di un disco mctal- lico o di una spirale chiusa fra le due spiral! inducente cd indotta. Riess dalle proprie esperienze raccolse, che allor- quando il filo congiuntivo della batteria fa nascere del- le correnti d' induzione in due fdi vicini , ciascuna cor- rente e pill debolc di quella che avrebbe luogo, se r altra non esistesse ; e Matteucci colla interposizionc di famine metalliche ebbe pure I' infievolimento della cor- rente indotta. lo giunsi ora a rinvigorire cd era a neutra- — d28 — lix/arc l;i corrcnte inJotta colla stcssa correnle inJii- ceruo senza cangiare la distanza iVa la correntc indiicenle cJ indolta, c senza alterarc la carica della bottiglia. Ecco il modo che io tenni nello sperimcntare. lo feci percorrere alia correntc inducentc la lunghezza di due spiral! vcrtica- li, fra Ic qiiali si ritrovava la spirale indotta, distante da ciacuna spirale O'" 02, e la correntc inducentc in ambc- duc le spiral! ora andava nel medcsimo sense, ed ora in senso opposto. Io ho istituito due scrie di spcrienzc con qucsta disposizione : nclla prima i capi ddla spirale in- dotta coinunicavano collo spintcromctro ; nclla scconda comunicavano con una persona , che impugnava due grossi cilindri di oltone uniti metallicamente ai capi della spirale indotta. Seuie Prima. I XIV. Allorche la correntc leido-elettrica in ambedue le spi- ral! andava nella medesima direzione, vale a dire in en- trambe dalla pcriferia al centre, o dal centre alia perilc- ria, io otlenni il salto della scintilla costuntc7ncnte colla carica della bottiglia B a 25" 11. come ho vcrificato con qua- ranta esperienze : e allorche la corrente leido-elettrica an- dav;\ in direzione opposta ncUe due spiral! inducenti, cioe neU'una dalla periferia al centre c neU'altra dal centre al- ia pcriferia o viceversa, io non potei avere il salto della scintilla ncppure a 40" 11. Nella scguente tabella sono e- sposti i risullamcnt! sperimentali : Colla bottiglia B c colla corrente diretta in entrambe le spiral! nel medcsimo senso d29 nessun salto della scintilla alia distanza di una linea. salto della scintilla costantemente alia distan- za di una linea. Colla stessa bottiglia B e colla corrente diretta nelle spi- rali in senso contrario iO°H. •12* i/2 47M/2 20" nessun salto della scintilla alia distanza di una linea. 25" 35" 40° Serie Seconda. i XV. Ritenulc le disposizioni esposte nella precedente serie, e in luogo dello spinterometro introdotta una persona nel circolo della corrente indotta, allorche la corrente leido- elettrica in amendue le spirali camminava nel medesirao senso, la scossa riusciva crescente a mano a mano die la tensione aumentava, ma allorche la corrente nelle spirali iiiduccnti era diretta in senso opposto, la scossa fu nulla fino -^ 150 — a 40"H. La segucnte tabella rapprcseiita i risullainenli spcrimcnlali. Colla Bottiglia B e colla corrente Icido-clellrica diiclta nel mcdesimo senso. 5.°H. . . scossa sensibile ai carpi. •10.° ... scossa piu estesa e piu plena. d5.° ... scossa crescentc, chc giunsc fino al gomito. 20.° . . . scossa fmo al gomito pill picna e pill giiue. Colla Bottiglia B c colla corrente Icido-elettrica diretta in senso opposto. 5.°H. 40.° 45.° 20.° 25.° 50.° 55." 40° ncssuna scossa sensibile. Gli elTclti d'induzione adunque si sono ncutralizzati. E neccssario avvertire, che le due spirali inducenti de- vono essere equidistanti dalla spirale indotta : nel caso che iosscro collocate a distanze ineguali si ha scossa sensibile che io riguardo come la differenza delle due opposte azioni inducenti. E per questo che una tale disposizione delle spi- rali fu detta da me, hiduzionomctro dinm/iico dilferenzia- le (Adunanza del 9 Marzo 4841 dtlPL Ji. Istituto Vcneto). In altrc espericnze la corrente leido-elcttrica attravcr- sava una sola spirale 5 c la persona in comunicazionc colla — iZi — spirale indottn^ chc era alia distanza di due centimetri, co- me negli antecedenli speriraenti ed a tensioni uguali, speri- mcnto scosse rainori, come appare dalla seguente tabella. Colla Bottiglia B 5."H. . . scossa fino ai carpi. d5." . . . scossa piu estesa e piu plena. 20." . . . scossa crescente ; ma non si estese al go- raito. Colla stessa corrente originaria, i fenomeni fisiologici d' induzione vengono rinvigoriti dall' influenza della secon- da spirale, sebbene questa corrente originaria abbia una tcnsione mlnore, allorche attraversa un doppio circuito. L'esperienza comprovo cbe allor<]uando attraversa un solo circuito, la carica della bottiglia B a dO^FI. da il salto della scintilla alia distanza di una linea, e allorquando la corren- te originaria attraversa entrambe le spirali perche abbia luogo il salto della scintilla alia distanza di una linea, si ri- cerca la carica dalla bottiglia B a 23°H., posto che le spi- rali sieno alia distanza di 0"", 02. PARTE II. I XVI. Delia direzione delle correnti indotte. Ragionando della direzione delle correnti indotte, io parlero dapprima della direzione di quelle di primo ordine; appresso della direzione di quelle di secondo, terzo e quar- to ordine, alle quali si estesero le mie espericnze. — 152 — I. XVII. Dtlla dlrezione delle correntl indotte di primo ordine. Varic sono, come siiperiormentc fii indicate, Ic circo- stanze, chc influiscono suUa direzione delle corrcnti indotte di primo ordine : cd e necessario che sieno bene determi- nate prima di fare trapasso a quelle di secondo^ tcrzo, quarto ordine. Esse si riducono alle segiienti: 1." alia ca- pacita e tensione della bottiglia : 2.° alia conducibilita del conduttore attuante ed attuato : 5." ai diaframmi : 4-." alia distanza alia quale trovasi il conduttore attuato dall' attuan- te. lo esporro fedelmente fino a qual punto i risultamcnti dc'fisici, che mi preccdettero, sicno stati confermati da' miei, e cio chc mi venne fatto di aggiungcre alia scienza in quc- ste investigazioni. I XVIII. ha capacita e la lensione della bottiglia esercitanoinfluen-' za sulla direzionc della corrcnte elcttrica indotta? II Marianini, a cui deve la scienza qucste ricerche, con numerose cspcricnzc ha determinato, che quando il coi- bente armato ha una discreta capacita ed e caricato a pic- cola tensione, produce una induzione, la quale nel fdo at- tuato ha una direzione contraria a quella che la correntc attuante ha nel filo attuante ; ma che per poco che si ac- cresca la tensione, la direzione della corrente indotta s'in- verte. Egli afferma che Ic boccie di Leida, che piu di frc- quente si adoperano nelle espericnze elettriche, prescntano facilmentc questo fenomeno. Egli I'ottenne con una botti- glia cilimli'ica Jella quale I'lina c Taltra armatnra era di cinque ccntimetri quadrati, e la grossezza del vetro era un po' minore di un millimetro. II filo attuante, clie serviva alia scarica dclla hoccia di Leida era di ottonc del diametro di tre millimetrij e della lunghczza di ottanta ccntimetri e parallelo al filo attuato della stcssa grossezza, e limgo un metro, che era portato da due sostegni isolanti, e chc con lunghe striscie di piombo chiudeva il circolo coUa spirale magnetizzante. Effetti consimili ottenne sperimentando con altre tre bottiglie di capacita ancora minore, e con due quadri, in uno dei quali le superficie armate erano di se- dici ccntimetri quadrati e neH'aUro di sessanta quattro. Per converso dimostro chc la boccia di Leida^ che ha poca capacita, per quanto sia tenue la tensione, purche sia sufRciente a produrre induzione sensibile, ingenera nel filo attuato una corrente, che ha sempre una direzione contra- ria all'inducente, o alia scarica che ha la boccia nel filo attuante. Sembra impertanto, conchiude il Marianini, chc per quanto sia grande la capacita del coibentc armato, vi sia sempre una tensione cosi piccola, caricato alia quale gc- neri nel filo attuato la corrente indotta e diretta al contra- rio dell' attuante, come fanno le boccie piccole, le qualt vedemmo, per quanto esile fosse la loro capacita, dirigcre la corrente indotta nel medesimo senso, se non fosse im- possibile caricarle ad altissima tensione. Egli infatti piu volte ebbe ad osservare che la piccola boccia aventc un de- cimetro quadrato di armatura esterna, caricata a trentacin- que quaranta gradi di tensione, ch' era la massima che poteva sopportare, produceva una deviazione molto minore chc non quandoera caricata a soli venti gradi o venticinquc. lo ho messo alia prova I' influenza della capacita e della tensione delle boccc sulla direzione dclla corrente indotta. ~ 13 i — spcriinentando con due spirali orizzontali collocate al mini- mo di distanza; cioc di nn millimctro, c usando gli aglii S. Qui sotto sono esposti i risultamenti chc mi ebbi colic bot- Jiglic B, C. ed A. dai fjuali e rcso manifesto, chc la gran- dezza del coibentearmato per darci Ic corrcnti indotte colle due oppostc dirczioni, non e assoluta, ma relativa alia na- tura , lunghezza e diametro del fdo conduttorc; e che si put) giugnere con piccola bottiglia caricata ad altissima ten- sione, ad avere le correnti indotte dirette nel medesimo scnso dclle induccnli, come si hanno colic boccie di discreta capacita. Bottiglia B . . . . 1/2^1. V 4.M/2 9° ncssun ma2;netismo. magnetismo in senso oppo- stoalla corrente inducentc. 204,0 J ma ' S St 5." .... ncssun magnetismo. ! magnetismo nel medesimo scnso dclla corrente indu- centc. Bottiglia G 2." 1/2IT. . . magnetismo indicante la corrente indotta opposta all' inducente. 4..° . . . . nessun magnetismo. 7» 47« magnetismo indicante la corren- te indotta diretta nel medesimo senso dell' inducente. — -135 — In alcuni casi alia tensione iof, i6"^ 17°H. s'cbbero delle esplosioni tra la spirale inducente ed indotta, ed in allora la magnetizzazione indicava die la correntc indotla era opposla all' inducente; in qualche caso manco pcrfino il fenomcno della mairnetizzazione. Bottiglia A . . . . i/^'H. 1.0 i.°l/2 Q o magnetismo non scnsibile. 2.0 i/2 ^ „o imagnetismo indicante la cor- o. i . p f rente indotta opposta all'in- '„ I diicente. Ai gradi ^OTl. ap- r.^ o I parve diminuzione di magnc- o \ tismo, c COS! successivamenle * \ fino ai 50°H. 30. J 33." . . . nessun magnetismo. 40.° . . . magnetismo indicante la cor- rente indotta diretta nel me- desimo senso della inducente. 42. ... la bottiglia mi si ruppe in nia- no. Si scarico traforando il vetro. Con altra bottiglia simile ad ^ non ho potuto neppurc giugncre a zero gradi; la carica era portata a 28."; ed a 30." e si scaricava da se. lo ho desistito di procedere innanzi in questa ricerca, ben contento di avere sperimentalmcnte verificata I'ipotcsi del mio coUega Professorc Marlanini. I5G ^ XIX. Sm amducibilita del conduliorc atluunlc td altuato concorre ad mvertere la direziont delta cor rente? II Maiianini indebolendo gradataincntc la facoIt;"i con- duttrice del conduttore attuaiitc giunse al punto di otte- nore con una boccia di Leida di mediocre o di graudc capa- cita, e carica a mediocre o a grande tensione, una coireate d'induzionc diretta nel medcsimo sense di quclla, che pro- duce una boccia di capacita assai limitata. Posteriormente avendo il Marianini con acqua distillata reso imperfetto il conduttore attuato ottenne 1' inversione stessa che ebbe quando (jucU' acqua faceva parte del conduttore attuante, come abbiamo superiornicnte accennato. 11 Marianini pensa che la circostanza di cssere piu o meno imperfetto il con- duttore attuato non possa sensibilmcnte influire sulla mag- giore o minore rapidita della invasione o della cessazione della corrente nell'attuante. II contrario, come vedemmo, ebbe Iliess a dedurre da proprii esperimenti. Per verilicare P influenza della conducibilita del con- duttore attuante ed attuato, io adoperai due spiral! oriz- zontali collocate alia distanza di due centimelri: la bottiglia era la C. caricata a i5"II. Interrotto il conduttore indu- cente da uno strato d'actjua dolce della grossezza di due centimetri dalla parte dell'armatura negativa della botti- glia, il magnetismo indico, che la corrente indotta era op- posta alPinducente. L'esperienza fu dieci volte ripetuta con risultamento costante. Interrotto il conduttore inducente collo stesso strato d'acqua dalla parte della armatura positi- va della bottiglia^ il risultamento fu lo stesso. L'esperienza — io7 — fu ripetuta ancora qui died volte con effetto costante. Non vidi mai attravcrso dello strato di acqua scinlillamento. Pescavano in essa due fettuccie di piombo lunghc im cen- timetro, e alia distanza di i8 millimetri. II salto della scin- tilla apparve soltanto al boltone della bottiglia. lo bo rinnovati gli stessi sperimenti interrompendo il conduttore attiiato collo stesso strato di acqua, ora da un capo ed ora dall'altro della spirale magnetiz/.ante : ina il magnetismo allorclie si manifesto ebbe ad indicare, cbe la corrente indotta era diretta nel medcsinio senso della indu- cente; bo detto allorche il nuignetisino si manifesto, perche cio accadeva allorcbe ncll'ac(|ua avea luogo il salto della scintilla, che colle fettucce di piombo, alia distanza di un centimetro, avveniva a 50°II., e con punte finissime, por- tate al minimo di distanza, a 9°H. Colla scarica lenta delta corrente attuata non ebbi mai magnetizzazione sensibile. In questo caso del conduttore attuato interrotto dallo strato di acqua, avvennero varie esplosioni nella spirale in- ducente e nell' indotta a quella tensione, alia quale non ac- cadevano quando era chiuso metallicamente, o poteva ave- re luogo il salto della scintilla. E bene notare il luogo^ in cui accadevano le esplosioni e gli straripamenti. JNella spi- rale inducente accadevano nella prima e seconda spira del fdo comunicante coU'armatura positiva della bottiglia, e nella spirale indotta si manifestavano nelP ultima e penul- tima spira in punti corrispondenti a qucUi ddle esplosioni della spirale inducente (Fig. IV.). ///• — 158 — I W. Qaah iu/kioi'^a sidla dirczionc esercilano i diaframrni} II Mattcucci cM)e a scoprire T inversionc della corrcnte secondaria per l' intcrposizionc cH diaCrammi metallici : il qiial fenomeno ehbe cgli a ripetere dalla corrente svilup- pata nel diafraiuma frappostn alia spirale attuantc cd attua- ta. To ho pienamcnte verificata qucsta inversionc. Ecco il modo chc io tenni nello spcriraentarc. Presi due spirali ver- tical! e le coUocai alia distanza di due centimctri. La botti- glia era la C caricata alia tensione di 2°H. e la spirale ihdotta era chiusa coUa spirale niagnetizzante, che portava ia seno un ago G. II magnetismo indico una corrcnte in- dotta diretta ncl niedesimo senso deU'induconte. Fiapposto alle due siiirali un diai'ramma di ottone della grossezza di due millimctri, il magnetismo sviluppato indico, chc la cor- rcnte indotta era opposta all' inducente : lo stesso avvenne con un diaframma di stagnola dello spessore di un terzo circa di millimetro ; ma con un diaframraa di ferro dello spessore di un millimetro, non ebbi corrente indotta nep- pure con una tensione di oO^H. e qucsta riapparve con al- Iro diaframma di ferro dello spessore di mezzo millimetro. I XXI. Quale influenza escrcila la distanza alia (/uale trovasi il conduUOfc allNUlu dalV aUuante ? Sccondo i lavori di Henry del J.SoSal 1S40, vi e una distanza alia quale la direzione della corrcnte indotta si — 159 — CangiUj analogamenle a cjuanto avcva ottcnuto 11 Savary colla magnetizzazione dcgli aghi di acciaio ; e (|uesta di- stanza diversifica per la lunghczza c diametro del fdo at- tuante c per la carica della bottiglia : da prima la corrente indotta sarebbe diretta ncl medcsimo senso dell' inducente, e appresso in senso opposto. Secondo Ic esperienze del Mattcucci pubblicate nel 1840, la distanza, alia (juale I'in- versione della corrente secondaria incomincia, cresce col- la tensione della scarica ; secondo cjuellc pubblicate nel 184-1, nelle quali il processo della magnetizzazione pcrma- ncnte venne rimpiazzato dalla indicazione galvanometrica, I'acendo variare la distanza fra le due spiral! inducenie cd indotta, la corrente secondaria non cangia direzione, ma solo da principio s'indebolisce rapidamente, si riduce a ze- ro, senza che appresso risorga con inversione. Finalmente anchc le esperienze di Abria che furono continuate fino al 1845, indicherebbero che la distanza non ha alcuna in- fluenza sulla direzione della corrente indotta j e, secondo (juesto fisico, I'americano Henry si sarebbe discreduto dei prirai suoi risultamenti. In mezzo a (jucsle incertezze e ritratlazioni, io ho istituite varie csperierzc dalle quali ho poluto rilevare 1' influenza che sulla inversione della corrente secondaria esercita la distanza. Ho adoperato in queste la bottiglia C e le due spirali orizzontali, che furo- no collocate successivamenle alia distanza di un cenljmetro, di due centimetri, di tre centimetri. Nelle segucnti serie sono registrati i risultamenti delle esperienze, dalle qua- li si vede che da prima incomincia la corrente indotta op- posta all'inducente, indi viene lo zero, c finalmente la cor- rente indotta diretta nel medesimo verso dell' inducenie. — ^40 — Sehik prima in. cni la spiralc hidoitn era collocala alia dislanza dl un cFniiineiro dalT i7iducentc. S."^!!. . . . mognelismo indicante la correntc indolla opposla all" inducente. 2." d/2 . . ncssuii inap^nclismo. o.iJ .... niagnctismo indicanlc la corrcnle indot- ta dirella iicl medesimo scnso dall'indu- ccnle. Serie secoivda 271 cid la Kplralc indotia era collocala a due ccnlimelri di distanza dalT hiduccTite. I'll. . . magnetismo indlcantc la correntc indotta op- posta air inducente. 2 ,j .0 > nessiin nia.° 1/2 — O. 4.° r).° c." 7.° 9.° In altri esperiraenti ebbi effetti , nei quali 1' inversione apparve ora a 7°H., ora a 4°, ed era 6°, ritenute Ic distanze delle spirali indotte dall' inducente di d, 2, 5 centimetri ed usata la bottiglia C. Serie quarta in cui la distanza della spirah indotta dalt inducente era di itn centimetro. S/H. ^ niagnetismo indicante la corrente indotta op- 2.° -1/2^ posta all' inducente. 3.° . . nessun magnetismo. 7." . . niagnetismo indicante la corrente indotta diret- ta nel medesimo senso dell' inducente. ~ -142 — Serie quinta in cui la distanza ddla spirale iiidoUa daJt Inducente era dl due. centimetri. A." 1/2 H. magnetismo indicantc la corrcnte indotta op= posta air induccnle. 2." Aft ncssim niagrietismo. iTiagnetismo indicante la corrcnte indolta di- retta ncl mcdesimo senso deirinduccnte. C. Serie sesta in cui la distanza ddla spirale indotta dairindticente era di tre centimetri. \°\\. . magnctismo indicante la corrcnte indotta op- posta all'inducente. 2." 1 y c. / nessun magnetisino tr S V)!" \ magnctismoindicantela corrcnte indotta dirclta 7." S ncl nn'dcsimo senso dcU' induccnle. Finalmente in un esperinicnlo, in cui la distanza della spirale indolta dalf induccnle era di tre millinielri, io el)l)i a 2'' 1/2 II. magnelismo indicante la corrcnte indotta op- jiosta all'induccnle. — d43 — 5.° . . ncssun magnetismo. 6." . . magnelisrao indicante la correntc indotta di- retta nel mcdesimo senso dell' induccnte. A cose iiguali, colla stessa bottiglia carica alia medcsi- ina tensione, i limiti delle opposte induzioni, dovrebbero cssere costanti. Adunque I' esposte differenze si deyono ripetcre dalla natura degli aghi che non furono ugualmen- te suscettivi di magnetismo. § XXII. Delia direzione dellc corrcnli indoUe di secondo, ierzo e quarto ordine. Qtialc direzione scgti07io Ic eorrenti indotte di secondo, terzo e quarto ordine? Secondo gli esperimenti di Henry istituiti col processo della magnetizzazione tutte le eorrenti di qnalsivoglia or- dine hanno la medesima direzione della corrente origina- ria entro i limiti di una data distanza. E secondo gli espe- rimenti del sig, Matteucci eseguiti colle indicazioni galva- nometriche nci circuiti indotti chiiisi nietallicamentc o aperti da dare amendue la scintilla, la corrente secondaria svi- luppata e diretta in senso inverso della correntc primiti- va , come avviene colla correntc voltiana che incomin- cia : e quando uno dei circuiti e chiuso c I' altro e apcrto e con scintilla, la corrente d'indazionc e sempre diretta nel medcsimo senso dalla correntc inducente, come avvie- ne con una correntc voltiana che ccssa. Egli aflerma che queste due leggi sono costanti sia die si consideri il cir- cuito della bottiglia di Lcidacomc inducente, sia che si con- — lii — sideii come iiuluccnte un ciiciiito clie Uasrnctto una cor- rente iiulotla. In questi espcriinonti, dc' (juali si parlo uei Complcs rcndus deU'Accadeinia dellc Scienzc di Parigi, a- dopero fino a tre copic di spirali ; ma secondo i risulta- nienti dcscritti in una sua susscguentc Memoria ed avuti da spirali tutte chiusc da galvanomctri in modo chc non vi era altra scintilla tranne ([ucUa della scarica dclla bottijlia, la corrente d'induzionc di prirao ordine, cioe quella chc c prodotta nella prima spirale indotta, ha la medcsinia di- rezionc della corrente della bottiglia^ e (juella di secondo, e terzo ordine hanno una direzione opposta. In cjucsto se- condo lavoro avverte il Matteucci, clie quando no' circuit! d'induzione ha luogo 11 salto della scintilla, il galvanometro non da segni, o sono incerti ed equivoci. In (juesto secon- do caso ha sostiluita la forma del f'oro prodotto in una car- ta dalla scintilla, die secondo lui apparc ()iu cospicua dalla ])artc negaliva, o la macchia nera dclla punta positiva del filo metallico che (a parte del circuito. Egli alYerma avere osscrvato, che allorche il prinio circuito secondario e apcrto, che v'ha per conseguenza la scintilla d'induzionc, la corren- te secondaria a circuito aperto ha una direzione opposta a quella ch'ella ha circuito chiuso; echccjucslo principio sivc- lifica qualunque sia I'ordine della spirale, chc si considera, e per conscguentc (jualunquc sia la corrente indotta, che diviene inducente : e che percio in generale qualunque sia il circuito secondario chc si prcnda, la corrente sviluppata per induzione e sempre diretta nel medesimo senso della corrente inducente, sc il circuito essendo chiuso, Taltro e aperto, o viccversa sc il suo circuito essendo aperto I'altro i". chiuso : che se amcndue i circuiti inducente ed indotto sono chiusi, o aperti , la corrente d' induzione e opposta alia corrente inducente. Nel primo caso I' azione avvicnc — 145 — come nella corrente voltiaua che cessa; nel seconJo caso la azione si oianifesta come nella corrente voltiana che inco- mincia. In mezzo a queste disparate sentenze, io consuitai la natura senza prevenzione alcuna. Le espcrienze furono i- stituite con cinque spiral! orizzontali, la prima delle quali conduceva la scarica della bottiglia, e le altre quattro era- no le indotte. La spirale indotta di prlmo ordine era distante dall' inducente di un centiraetro, quella di secondo ordi- ne distante dall' originaria inducente di 0°" 02o, quella di terzo ordine era distante dall' inducente originaria di 0"" 04. e quella finalmente di quarto ordine era distante dal- la originaria inducente di O^OSo, La bottiglia era or la B ed ora la C, e nelle esperienze procedetti a circuito ora chiu- so, ora aperto senza salto della scintilla, ed ora a circolo aperto con salto della scintilla: nel caso che nella spirale indotta di primo ordine non avesse luogo il salto della scin- tilla, la direzione della corrente nella spirale indotta di secon- do ordine, accadeva come se quella di primo ordine non fosse stata: ma nel caso che nella spirale indotta di primo ordine av- venisse 11 salto della scintilla, la corrente indotta nella spirale di secondo ordine aveva la direzione, come se la spirale di primo ordine fosse stata metallicamente chiusa. Nella spirale indotta di secondo ordine per quanto avvicinassi i capi, non ho potuto mai avere il salto della scintilla, e quindi la direzione della corrente in quella di terzo ordi- ne era come se quella di secondo ordine non esistesse ; lo stesso accadde pure in quella di quart' ordine : adunque la spirale indotta di primo ordine era diretta nel medesimo senso deir inducente, e tutte le altre di secondo, terzo, quarto ordine in direzione opposta all'indueente originaria. La tensione fu portata da 5" fino a 35°H. — 146 — I risultaincnti delle mie esperienze sono registrali nella segnentc tabella. i." Corrente di prinio ordine, Bottigiia B. o.^H. ^ nessun magriclismo. Furono fatte do-: dO.° S dici esperienze. i^.° fmagnctismo indicante la corrente In- 20.° ) dotta diretta nel medesimo dall'in- 25.° I ducente. 30° ) 2° Corrente di secondo ordine. a) Spirale indotta di primo ordine aperta. Bottigiia B. 5.° H. ) nessun magnetismo nella spirale in- -10.° \ dotta di secondo ordine. L'esperien- d2.° \ zaCurinnovata dodici volte. d5.'^ ^magnetismo crescente e comprovan- 20." f te, che la corrente indotta di secondo 25." r ordine era diretta nel medesimo sen- 50." J so dell'inducente originaria. b) Spirale indotta di primo ordine coi capi vicini in niodo che avesse luogo il salto della scintilla. Bottigiia B. 2.°1/2H.' 5." 10." [ magnetismo indicante la corrente d5." ) indotta di secondo ordine opposta 20" i alia corrente originaria. 25." oO." Vuolsi avverlire, che ai capi dclla spirale indotta di pri- mo ordine cbhe sempre luogo il salto dclla scintilla. — -147 — c) Spirale inddtta di priino ordine coi capi chiusi. BottigliaB..2.°'I?2 H.J 5." f nessun magnetismo nella spirale iO." } indotta di secondo ordine. -15.° 2 magnetismo sensibile indicante 20." r la corrente indotta di secondo 23." L ordine opposta all' inducente 50.° 3 originaria. 3." Corrente di terzo ordine, coUa spirale indotta di primo ordine sempre chiusa. a) Spirale di secondo ordine aperta. Boltiglia B . . 5."H. J 4 O.o ^ nessun magnetismo sensibile nella 45." ( spirale indotta di terzo ordine. 20.° 3 25.** . . . magnetismo sensibile indicante la direzione della corrente indotta opposta all'inducente originaria. 30." . . . frequenti esplosioni fra le due spi- rali inducente ed indotta di primo ordine, che rendevano o incertio nulli gli effetti. b) Spirale di secondo ordine coi capi vicini in modo che potesse aver luogo il salto della scintilla. Bottiglia B . . S.^H. \ ^0-° lil magnetismo nella spirale di ^^•^ \ terzo ordine indico che la cor- 20.<' I rente indotta era opposta al- ^^•° 1 I' inducente originaria. 30.O J — -148 — Fra i capi della spirale di scconJo ordirie non apparve il saltn della scintilla bene distinto. c) Spirale di secondo ordine coi capi chiusi metalli- canicnte. Boiiiglia B . . 5.°H. ^5o [nessun magnetismo nella spirale 20." di terzo ordine. QK o [ L'esperienza fu ripetuta settanta r ... ; . 5o'o ^ ^'0lf«- 55.0 Alia bottiglia B sostituita la boltiglia C, alia fensioire ^O.^H. ebbi negli aghi magnetismo sensibile indicante clie la direzione della corrente indotla di terzo ordine era op- posta alia direzione della corrente originaria. La capacita adunque della bottiglia influi suUa produzione del ma- gnetismo. Disposte poi cinque spiral! in un piano orizzontale in modo che la indotta di primo ordine fosse distante dall'in- duccnte originaria di due centimetri, e le altre collocate at minimo di distanza fra loro, colla bottiglia Ccaricata a 24."H. ebbi magnetismo distinto in tutti gli aghi: il magne- tismo della corrente indotta di primo ordine indicava, che era diretta nel medesimo senso dall' inducenle originaria : ed il magnetismo delle altre spirali indicava che le correnti di secondo, terzo, quart' ordine erano dlrette in senso op- posto all' inducente originaria. Da queste esperienze appare raanifesta rinfluenza del salto della scintilla nella produzione dei fenomeni magne- tici : influenza che 6 manifesta nella produzione di molti altri effetti. Raccolgo impertanto dalle indicazioni datemi dagli ap- — U9 — parati descriiti elettrometrici ed elettroscopici le seguenti conclusioni : i. Le spiral! o i circuit! metallici lateral! indeboliscono la tensione della corrente leido-elettrica. 2. V intensita della corrente secondaria varia propor- zionalmente all' intensita della corrente originaria. 3. L' intensita della corrente d' induzione puo essere infievolita o colla interposizione d! iin disco metallico, di una spirale chiusa fra I'inducente e I'indotta ; o infievolita, neutralizzata e rinvigorita col far circolare la corrente ori- ginaria in due spiral!, fra le quali trovasi 1' indotta. Nelle due spiral! la corrente inducente puo circolare in senso opposto per esempio nell' una dalla periferia al centro, e nell' altra dal centro alia periferia^ e non essere equidi- stant! dalla spirale indotta ; in questo caso vi e infie- volimento della corrente indotta; od essere le spiral! in- ducenti equidistant! dall' indotta, e in questo secondo caso vi e neutralizzazione delle due induzioni : o la corrente o- riginaria puo circolare nel medesimo senso nelle spiral! in- ducenti, le quali sono equidistant! dalla attnata, e vi ha rinvigorimento della corrente indotta. 4. La capacita e la tensione della bottiglia hanno po- tenza di dare successivamente la corrente indotta di pri- me ordine diretta in sens! opposti. 5. La conducibilita del conduttore attuante concorre ad inverlere la direzione della corrente, e non cosi la con- ducibilita dell' attuato, entro i limit! delle mie csperienze. 6. I diaframm! metallici invertono la direzione della corrente indotta di prirao ordine. 7. Nelle atmosfere dinamiche leido-elettriche esistono i limit! delle due opposte induzioni. 8. Le correnti d'induzione di secondo, terzo, quart'or- — irio — dine hanno una direzione opposta alia corrente d'induzio-' , ne di prinio oidine. Di tutti questi risultamenti io rendo ragione, conside- rando i fcnoineni d' induzione dinamlca, come casi special! del comuni efletti dclle attuazioni ordinarie con quelle par- ticolarita clie sono dovute alia elettricita statica c dinami- ca (Zantedeschi, Delia ieoria generale delP induzione dina- tnica, Annali delle Scicn/e del Regno Lombardo-Veneto. d844) • I' '• - .! • ". ■ II Presidente Cav. Santini porge alcune ulteriori notizie intorno alia Conieta scoperta in Parigi dal Sig. Faye il 22 Novembre. Le osservazioni, presentate neiradunanza 27 Di- cembre giungevano fino al giorno 2 5 dello stesso mese : poche altre se ne sono aggiunte in seguito per la in- costanza dei tempi , per il sopra venuto chiarore della Luna, e per la somma debolezza della Cometaj che rende oltremodo difficile il determinarne la posi- zione con qualche esaltezza. In queste ulteriori osser- vazioni la Cometa fu costantemeute confrontata con la Stella m di Orione, giacche avendo essa un piccolo moto geocentrico, non se ne allontano giammai per modo da rendere necessario il cangiamento della Stel- la di posizione. Dall'esame delle osservazioni apparisce, che la Cometa ha cambiato il suo movimento da retrogrado in diretto, ed oltre a cio ha cessato di avviciuarsi — AM — all' equatore, divenendo attualmente di piii in piu boreale, sebbene con moto lentissimo. Nell' ultima osser?azione della sera 20 Gennajo era languidis- sima, ed appariva simile a leggero vapore appena distingiiibile, entro al quale travedevansi due stellette telescopiche, die ne rendevano incerta la osservazio- ne, ed oltre modo dubbia la posizione. La seguente tabella porge per ogni sera il medio delle posizioni ottenute dai conlronti con la nomi- nata Stella m di Orione. T. medio in Padova A. R. app. osservata Declin. app. L, . . ' f Osservatori osservata Numero dei confronti 18« Dicenib. 2Ct in' 29' 32" 10 38 11 1844 Geiinuiol 1 8 25 24 13 8 f) 14 17 7 56 8 20 8 22 32 S*" 9'4ri",35 5 9 44 ,25 5 8 32, 51 5 8 56,89 5 9 57, 61 5 11 3,76 -i-3° 0'54" 3 041 3 32 57 3 40 22 4 56 4 18 25 Conti Pietropoli Santini " Allorche scuopresi una nuova Cometa si ha cura non solo di osservarne attentamente il corse geocentrico, ma anche {I'indagarne i movimenti eliocentrici; quest'ultima ri- cerca pero e molto scabrosa e sottoposta a molte incertezze; impercioccht' le osservazioni delle Comete non sono cosi precise, come quelle dei pianeti, o delle stellc fisse per la soverchia estensione di quella nebulosita in cui sono av- volle, e per la indecisione del loro niicleo. I piccoli erro- ri poi hanno per lo piii nei risultati fmali una perniciosa influenza^ specialniente ove la loro disttinza dal Sole risulr — d52 — ti molto granJe, e ove trovinsi presso a poco in opposi- zione; circostanza chc rende quasi coincidenti le direzioni delle linee congiungenti i centii del Sole e della terra col centre della Cometa. Queste moleste circostanze si sono verificate nella Co- meta presente, e molli si sono inutilniente aflaticati per determinarne un' orbita, die lodevolmente rappresentasse le osservazioni nella ordinaria ipotesi di un moto parabo- lico, la quale il piu dellc volte serve a rappresentarc le osservazioni pel piccolo tratto di tempo, per cui le Coraete rendonsi visibili dalla terra. Lo stesso scuopritore sig. Fayc^ i sigg. Carlini in Mila- no, Petersen in Altona, Littrow in Vienna, ed io pure ne abbiamo tentato il calcolo in questa ipotesi ; i nostri ten- tativi pero non riuscirono che a rappresentare alquanto grossolanamente le osservazioni di questo singolarissimo corpo celeste. 11 cbiariss. consigliere dottor Gauss di Got- tinga, a cui I'Astronomia va debitrice di nuovi ed esattissi- mi nietodi per determinare I' orbita di un nuovo pianeta o di una nuova Cometa, ha impegnato il signer Gold- schmidt a calcolarne 1' orbita scnza sotteporsi ad alcuna ipotesi, e con grande soddisfazione e riuscito a rappresen- tare entro un mezzo minuto tutte le osservazioni fatte fin al -15 Dicembre mediantela scguente orbita ellittica comuni- cata ai dotti con ima Circolare a stampa del consigliere Schumacher di Altona, la quale porta la data del 2 Gen- naio corrente. Epoca delle longitudini mcdie. d845 dicembre 2,^1876. T. M. in Berlino . . . . = 58° ol' 59" (equin.vero) Moto diurno medio. . . . z= S55." 7079 Poiiclio rr 52.''52'55" _ti» — 453 — Nodo ....... r=r 208.°21.'20" Inclinazione = 10. 38. 58 Log. semiasse niaggiore zr: 0,3475857 Semiasse niaggiore . . = 3,527 'oo nc\'f Angolo di eccentricita . . z= 3i"29'59 Questi elementi si appoggiano alle osservazioni dei gior^ ni 24 Novembre in Parigi, 1-9 Dicembre in Altona. Se pos- sono valere come una prima approssimazione appoggian- dosi a si breve intervallo di tempo, I'orblta di questa Co- raeta, soggiunge il dottore Gauss, e piii vicina alia circolare di quella di qualunque altra finora conosciuta. lo osservero essere sorprendente la rassomiglianza tra I'orbita della presente Cometa e quella a breve periodo di Biela •, hanno ambedue all'incirca la stessa rivoluzione periodica, la stessa inclinazione e non molto diversa la posizione del nodo. Coss e confermato il sospetto, che i nuovi pianeti Cerere, Giunone, Pallade e Vesta, le comete a bre- ve periodo di Encke, di Biela e la presente abbiano una o- rigine comune, ed acquista sempre piu nuova forza la ipo- tesi immaginata da Olbers, che i nuovi pianeti ne costituis- sero gia uno solo situato fra Marte e Giove, il quale siasi rotto per virtu di interne espansioni, o per causa di e- strinseci urti, e che abbiano i suoi franturai preso a descri- vere nuove orbite intorno al Sole in tempi periodici poco differenti, le quali s'intersechino presso a poco nelle stes- se posizioni del firmamento. Terminero col riferire brevemente i risultati delle mie ricerche, le quali comunque incomplete confermano mera- vigliosamente quelli ottenuli dal sig. Goldschmidt. Colia mir ra perlanto di determinarne I'orbita parabolica trascelsi ira le osservazioni riferitevi in una precedente Adunanza qucl= ///. 20 — uu — la del pjiorno 24 Novcmbre fatta in Parigi, c le osscrva- zioni da me fatte in Padova nei giorni 124-25 Diccmbre, prendendo rapporto a qucst'iiltinie per ogni sera il medio dclie posizioni da me osservatc. Adopcrando per il calcolo il notissinio metodo di Olbers, pcrvenni ai seguenti ele- ment! parabolici, i (juali raentre rapprescntano lodevolmen- tc le osservazloni estreme, aberrano da quella di mezzo di 2', 5 in longitudine, e di 20' in latitudine. Passaggio al perielio . . 1845. 244s,379G T.M.inBerlinq Longitudine del perielio. . . . 4r>" oO'G") dall'equin. del nodo .... 220. 54,9 ) medio Inclinazione iO" 9,4; mpto diretto Log. dclla distanza perielia . . 0,58784. Riuscita infruttuosa la ricerca di un' orbita parabolica, volli tontare i calcoli dell' orbita in gcnerale coi metodi del prof. Gauss, seguendo 1' ordine prescritto ne' miei Ele- raenti d' Astronomia. Ritenni Ic stesse osservazioni fonda- mentali, non avendo per anco quelle fatte in Gennaio, lei quali avrcbbero presentato dati piii sicuri, ed ottenni i se- guenti element!; Passaggio al perielio . . -1845. 284s, 7307. T.M.inBerlino Longitudine del perielio. . . . 44''48', 54 del nodo .... 210. 55, 72 Inclinazione dl. ^5. 00; moto dirotto Log. di seminsse maggiore. . . 0,580(iO Log. di ecccntricita =r 9,75850 Angolo di ecccnlricita . . .=54°58',5" Moto diurno medio 477",28 Nolero chc la circostanza della Coin('t;> prossima al- — J55 — 1' opposizione nel giorno 12 Dicembre lascia una i:^ran(lc incertczza , ond' e che scorgcsi una difTerenza sensil)ile co- gli elementi del sig. Goldschmidt, ch' e spcrabile di poter togliere prendendo a base altre osservazioni. Ad ogni mo- do essi rappresentano dentro un minuto le osservazioni fondamentali, e pongono fuori di dubbio I'acquisto che ab- biamo fatto di una nuova Cometa a breve periodo. „ Finita questa lettura 1' Istituto si riduce in adu- nanza segreta per trattare di affari interni. La Commissione nominata per esaminare un meccanisnio del Sig. Giuseppe Doria orologiaio legge un rapporto le cui conchiusioni sono approvate. II Canonico Cav. Francesco Solitro non esige piu clie sia tenuto segreto un nuovo telegrafo ch' egli ha inventato, e domanda che sia esaminata la memo- ria manoscritta che ha presentato sopra questo argo- mento nel mese di Giugno i843. (Commissarii i sig. prof. Conti, Ingeg. Jappelli, e prof. Turrazza). Si precede alia nomina di nuove Commissioni. Le prossime adunanze si terranno nei giorni 2.5 e 2,6 Febbraio. ADUNANZA. DEL GIORNO 2S FEBBRAJO 1844. II Segretario legge I'atto verbale dell' adunanza del 2 1 Gennaio che resta approvato. Si annunzia che in seguito alle proposizioni ras- segnate dall'Istituto nel passato Agosto S. M. I. R. A. con Sovrana Risoluzione 1 6 Gennaio scorso si e gra- ziosissimamente degnata di nominare Membri efFettivi pensionati i gia Membri effettivi dell' I. R. Istituto, LoDovico Pasini. Cav. Agostino Fapanni. Prof. Roberto de'Visiani. e Membri effettivi non pensionati dell' I. R. Istituto i Socii corrispondenti. Prof. GiAcoMo Andrea GiacoMinI;, in Padova. Prof. Giuseppe Meneghini, in Padova. — -158 — Prof. LuiGi CvRRER, in Fenezia. ]\ol). GiiEnARDO Fresciii, hi S. Vilo del Friuli. DoU. Pietro Maggi, in Verona. Conte Giovanni Cittadella, f^^ Padova. • Prof. Serafino Raffaele Minich, in Padova. Prof. Raldassare Poli, in Padoon. colle quali nomine e completato il numero dei Mem- hri effettivi assegnato dal Regolamenlo Organico. Si annunziano i seguenti doni iatti all'I. R. Istituto. I. Dal membro effettivo prof. Zantedeschi. Delia csistenzu delle due opposte correnti di materia, attenuata neW clettromotore voltiano, di p. 4 in 4.to (dagli Annali dcIle scicnze del Regno Lombardo-Vencto, Bim. I e II, i844). Delia termometria c della dilalazione de' fuidi de- lerininata a temperature variabili, di p. 8 in 4. to, (ivi, Bim. III, d844. 2,. Dal membro efFettivo nob. Gherardo Freschi. Imimeri Iko al 47 del Giornalc intitolato. L' Amico del Contadino. 3. Dal dottor Achille Desiderio di Venezia. Jisame di un giudizio data inlurno ad alcuni fatl/ relativi al solfato di ckinina, c nuovi aperiiucnli ml mc- — 159 — dtshno, di pa£?. 40 in 8.vo. (Dal Giornale per servirc ai progress! della Patologia e della Terapeiitica, 1843). f\. Dal dottor Francesco Orazio Scortegagna di Lonigo. Seconda appendice ad una Nota sopra h niimmoJiti lendcnle a dhnostrarc essere tuttora incerto a (juale fanii- glia cd a qual genere di animali abbia appartenuto c/uello dclle grandi munmoliti fossiii, di pag. 8 in 4. to. (Dagli An- nali delle Scienze ec.;, 4845). 5. Dal Sig. Giovanni BIzIo dl Venezia. Meotioria intorno ad una speciale irasformazione dello ZKCchcro di canna messo a contatto di sostanze azo- tate di pag. 20 in 8.vo. (Dagli Annali di Fisica e Chimica ec. di Milano, 1845). 6. Dal Dottor B. Bertlnl Presldente della Socleta Me- dico-Chirurgica di Torino. Kelazione delV undecimo Congresso scientifico fran- cese tenuio in Angers nel d845. Torino -1845, di pag. 54 in 8,vo. 11 Menibro effettlvo Sig. G. Sandri presenta all' Istltuto una Istruzione popolare Salla golpe del Jriimento pubbllcata nel foglio di Verona del i843. I Membri effettlvi Cav. Fapanni e B. Zanon accompagnano all'lstltuto la Memoria manoscrilta Sid- — 460 — le acqiie del Sile letta dal sig. Zanon all' Ateneo di Treviso nel Maggio 1848, ed altra Mcnioria raano- scritta letta a quell' Ateneo il 3o Giugiio 184a dal sig. Ing. Barone Marino Avesani Sulla topograjla del Terrltorio Trevigiano e sidle condizioni geologicJie delle Juntl di Treviso. II Socio Corrispondente Ing. Bartolommeo Avesani di Verona partecipa di aver concepito e mo- dellato un nuovo sistema per la costruzione e pel mo- vimento delle Strade Ferrate, ch'egli I'ara conoscere allorqnando si sara accordato con qiialche Societa od Lnpresa per I'applicazione. II dottor Jacopo Facen di Lamon presso Feltre nianda all'Istituto una sua traduzione inedita in versi sciolti del Cinegetico poemetto latino di Gra- zio Falisco e deWAlcone di Girolamo Fracastoro. II dottor A. Adolfo Schmidl di Vienna, col mezzo del prof. Gint! di Gratz, presenta alcuni Hu- meri del giornale da esso pubblicato in Vienna ed intitolato j Oesterreichische BldLler fi'ir Literatiir und Kiinst. Queslo giornale si stampa diviso in tre sezio- ni, la prima di Letteratura, la seconda di Belle Arti, e la terza di Varieta risguardanti specialmente la Sto- ria, la Geografia, la Statistica e la Fisica. II dottor Schmidl desidera die gli siano spediti articoli, ch' egli fara tradurre in ledesco. II signor Eugenio Alberi di Fircnze, inve- I Tavrl c) viiii/i/zAxn^tJ ttivU) 0Uvt4/UVUtti4^\X ti.' I.. I. Km ."|-i£o a*^4/iAx^vt< V»l HI Tav 1 T.i'f B \\.,„rm I.. I. Ki' — i6i — slito da S, A, I. R. il Granduca di Toscaoa dalla con- cessione di condurre una edizione complela delle ope- re di Galileo Galilei secoiido gli aulografi raccolti e posseduti da quel Principe, annunzia con foglio 12 febbrajo che mandera all'Istituto alcuni opuscoli ri- sgaardanti i lavori di Galileo e del sue discepolo Re- uieri iotorno ai satelliti di Giove, sui quali lavori era iasorta una controversia. II sig. conte dePron de Lamaisonfortpresenfa una dichiarazioue di parecchie ragguardevoli persona, le quali testiticano di aver veduto il 7 febbrajo p. una piccola partita di bachi da seta, di quelli annuali col- tivati in queste provincie, gia nata mediante nn pro- cesso del quale il sig. conte intende per era di fare un segrelo, e di garantirsi la priorita, II sig. consigliere Antonio Quadri annunzia che sta per pubblicare un nuovo lavoro intitolato : De- scrizione topografica di Venezia e delle adjacenti lagiine con 34 Tavole illustrative. II professore di clinica medica dell' I. R. Univer- sita di Padova dottor Giuseppe Corneliani legge una Memoria Sidla origine, natura e profdassi della feh- hre tifoidea da parecchi anni dominante nelle Pro- vincie hornhardo-Venete. Le osservazioni dell'autore si riferiscono special- meute alia febbre tifoidea migliare \ egli divide la trat- tazione in divcrsi quesiti. ed appogglato alle altrui ni. " Ti — i6'2 — ed alle proprie osservazioni speriraenlali cerca di dimostrare succintamente come frammezzo alle mol- te e dissident! opinioni de' medici si possa venire alle seguenli conchiusioni. I . Non essere ammissibile I'opinione di Gaultier de Chaubry, di Montaul, di Ottaviani e di altri, che la febbre tiloidea sia identica al liio, e molto nieno che quasi tutta la nosologia deile febbri si possa ri- durre ad una gradazioue della slessa iebbre liloide j 1. Che il tifo europeo con porpora, il petecchiale ed il migliare sono costantemente d'origine contagiosa, e procedono da tre dislinti contagi ; 3, Che nel grado di contagiosita il principio nii- gliaroso ha molto minore efficacia del tifico e del pe- tecchiale ; /\. Che la dolinenteria non e per se contagiosa, che non costituisce una nuova malattia, ma piuttosto una semplice varieta della coraune entente, la quale puo as- sociarsi alle diverse febbri contagiose e non contagiose •, 5. Che la condizione patologica, segnatamente del lilo migliare, sta riposta nel simultaneo concorso dei ire sovraindicati elementi morbosi di alterata inner- vazione, di anormale crasi sanguigua e di flogosi spe- cifica, principalmente dei lollicoli mucosi intestinali ; 6. Che questa flogosi e consecutiva agli altri ele- menti morbosi, e non e mai per se susceltibile di elevarsi ad un grado maggiore e talc da richiedeie una cura energicamente deprinicnfc; — -163 — 7- Che non e frequente il caso dl una trasmuta- zione diatesica della malattia, e che percio e raro il caso in cui siavi d'uopo dell'uso degli stimoli pro- priamente tali, usando con una certa moderazione sia del melodo antiflogistico depriinente come nell'a- so della canfora; 8. Che anche il tifo migliare richiede alcune di- scipline politico-sanitarie, sebbene piii moderate e pill miti della profilassi da applicarsi al tifo europeo ed al petecchiale. L'autore da fine al suo discorso rammentando d'avere soltanto abbozzati alcuni suoi pensieri, e richia- mando i raedici a meditare sopra questa interessante raalattia, perche ne sia megho stabilita I'origine, la natura e la profilassi politico-sanitaria. II Segretario L. Pasini legge poscia Alcune con- siderazioni geologiche sidle Jlpi Venete in occasio- ne di una recente opera del dottor Guglielmo Fuchs, Geometra amministratore delle miniere di Agordo. La catena delle Alpi presenta ancora alcuni im- portanli problemi da risolvere sulla giacitura ed eta relaliva delle rocce che la compongouo. Molte osser- vazioni furono fatte e molte se ne vanno facendo ogni giorno per ottenere lo scioglimento di questi proble- mi, e qualche luce e gia sparsa sopra alcuni punti della geologia alpina che non molli anni addietro sem- bravano quasi insolubili. L'autore pero crede che in — i(>l — alcune parti delle Alpi non sia possiMIe deferminare diretlaaiente la vera natura e I'epoca geologica dei leneni sedimenlarii, ]a specialmente dove gli slrati furono molto sconvolli ed alterati dall'azione delle locce iguee-, la geologia di quest i luoghi va lischiara- ta colle osservazioni sopra i deposili analoghi fatte laddove gli strati hanno la loro posizione normale, e dove 1' alterazione delle rocce o non avvenne, o non la totalmente cancellato I'aspetlo primiero. Le Alpi Yenete e Tirolesi servono mirabilniente solto questo rapporto a geltar luce sulla strultura geologica gene- rale della catena. Rauimenla poscia I'autore come nelle Alpi Lom- bardo-Venete un terreno di micascbisto serva di base alle formazioni secondarie, e come in pareccbi luoghi della catena questo micascbisto, ch' e certamente un prodotto di preesistenti depositi metamorfosafi, aves- se assunto il suo aspetto presente avanti la deposizio- ne dei terreni secondarii, die inalterali gli slanno so- pra. Questa precedente e remota metamorfosi del mi- cascbisto non si puo distinguere la dove tanto gli anticbi che i moderni terreni banno snbito nuove alterazioni. Descrive poscia la serie dei terreni sedimentarii delle Alpi Venete, quale risulta secondo anticbe e re- centi osservazioni, cioe dal basso all' alto : o) L'arenaria rossa con litanlrace, e con marne calcaree subordinate cbe furono riferite alio Zechstein. — 165 — b) II trias, nel quale soiio bene caratterizzati 1' a- renaria variegata, ed il Muschelkaik, c) La gran massa di calcarea secundaria, corri- spondeote al lias ed alia formazione jurese degli altri paesi. I banchi iuferiori di questa massa sono alquan- to cristallini o dolomitici, i superiori generalmente oolitici. d) La massa di calcarea secondaria piu recente, i cui slrali inferiori sono di calcarea rossa ad ammoni- ti con terebralulcj aptycus ec, i medii di calcarea bianca conipalta chiamata hiancone^ e i superiori di una calcarea argillosa rossiccia chiamata volgarmen- mente scaglia. In lutta questa massa abbonda il pi- romaco. Gli strati con ippuriti ne fanno parte e sem- brano in qualche luogo disposti sotto la calcarea ros- sa, Molti geologi ritengono che la sola parte superiore di questa massa appartenga alia formazione cretacea. e) 11 terreno terziario inferiore a nuraraoliti ch' e serapre bene distinto dalla scaglia. /) II terreno terziario subappennino. Queste sono le principali suddivisioni dei terreni sedimentarii delle Alpi Venete, Delle recce ignee e delle epoche di sollevamento non vien fatto dall'au- tore che un breve cenno. Tutti i geologi che hanno percorso le Alpi Ve- nete, e visitato specialmente i contorni di Recoaro, ri- conobbero 1' esistenza in quelle montagne degli anti- chi terreni secondarii : nell'ottobre del 1843 il prof. — iGG — Zetiscliner rli Cracovia, che ha illuslrato con molfi lavori la geologia della Polonia, ravvisava con sorpre- sa ed insieme con compiacenza ne! Muschelkalk di Kovegliana e di Recoaro non solo le conchiglie carat- terlstiche di quesla Ibrmazione, in gran parte gia no- te (i), ma altre particolarita, specialinente mineralo- giche, che sono proprie ed eguahnente caralleristiche del Muschelkalk della Germania. > Fra queste ricorda il Pasini un sottile banco di calcarea dolomitica subordinato alia calcarea grigia con terebratule che si Irova anche in Polonia nella i- dentica posizione. Non di nieno gli onorevoli colleghi ed aniici suoi , i professof'i Sismonda e Collegno , persisfo- no nel credere, che nessun terreno sediraentare del- le Alpi sia piu anlico dell'epoca iiassica. L' ultimo di quesli in una recente memoria suUa geologia del Piemonte e del Milanese, presentata all' Accademia delle scienze dell'Istitulo di Francia, ritiene tuttora che sul Lago di Como alcuni terreni, i quali furono bensi svisati dall'azione delle rocce ignee, ma pur con- servano sufficienli caratleri per essere ragguaghali al- I'arenarla rossa ed al trias delle Alpi Venete, non sieno niente piu anlichi dell'epoca giurassica. Crede il Pasini che se il prof. Collegno visitasse (1) Terebratula vulgaris, trigonella; Myacites musctiloi- rles; Avicnla socialise Encrinites liliiformis ; Donacites. . . ec tutte ncl Muschelkalk prcsso il Cnpitello dellii Comonda. — d67 — questi nostri paesi egli si arrenderebbe, come tanti altii geologi, all'evidenza ed alia chiarezza con cui si possono distinguere in queste nostre montagne I'are- paria rossa, I'arenaria variegata ed il imischelkalk j e clie porterebbe allora un diverso giudizio su que' ter- reni alquanti confusi, e su que'bizzarri affastellaraenti di rocce, che ofFrono qua e la i Laghi Milanesi. E neppur crede che i superiori deposili secondarj della Lombardia, a malgrado delle recenti scoperte paleontologiche cola fatle, possano servire di base per istabilire la serie complela delle suddivisioni giurassi- che e cretacee delle Alpi Italiane. L'irregolarita degli strati inferiori si estende cola agli strati superiori. ed i fossili veramente importanti e nuovi per I'ltalia tro- vati da pochi anni nella Brianza e nelle montagne poste presso il Lago di Como, getteranno bensi molta luce sulla, geologia in generale del Regno Lombardo- Veneto, ma la serie delle formazioni secondarie delle Alpi meridionali dovra essere principalmente basata sulle lunghe e chiarissime sovrapposizioni di rocce che si possono seguire nelle Alpi Venete, e sui fossili in queste rinvenuti. Dalle numerose osservazioni e dai fossili raccolti qua e la in questi ultimi anni sul pendio settentrio- uale delle Alpi, si puo desumere con sicurezza che una zona continua di terreni secoudarii antichi si e- stende dal Tirolo uieridionale fino alia Stiria, colle sfesse apjiarenze mineralogiche e col fossili medesinii — 168 — ; ^ che s' incontrano nelle Alpi italiane. II Pasini nou di- spera che conlinuandosi gli studii nella vallata del Ta- gliainento e nelle montagne poste subito fuori del confine d'ltalia, non si abbia a trovare qualche brano di terreni aucoia piu antiohi del gres rosso , os- sia di quel terreno intermediario die sorge piu avanti verso Oriente, e I'u nello scorso autunno esa- niinato nelle montagne intorno Gratz dai geologi presenti al Congresso scientifico tenuto in quella cilia. Per giuugere ad una completa conoscenza geolo- gica delle Alpi italiane si deve accuniulare sempre nuove osservazioni : ripeterle in vari punti della ca- tena, e sopratutto invigilare che osservazioni non af- fatto esatte, e conseguenze men giiiste, tratte anche da buone osservazioni, distruggano quel poco di vero che si avesse potuto stabilire cogli studii precedenti. II Segretario Pasini dichiara ch'essendo uscita in luce alia fine dell' anno passato un' opera in idioma tedesco sulle Alpi Venete del signor dotlor Fuchs geometra sotterraneo ed amministratore dell' I. R. Stabilimento minerale di Agordo, (i) credeva oppor- tuno di far un cenno di si imporlante lavoro, che ri- guarda una buona parte di quel torritorio, sul quale (1) Die Vcnetianer Alpen. Ein Bcitrag zur Kennlniss der Hochgebirge von Dr. Wilhelm Fuchs. Solotliurn. 1844. coti una Carta gtologica ed II tavole di spaccati. — 169 — sono rivoUi in modo speciale gli sludii e le ricerche deiristituto. II libro del dottor Fucbs h intitolato delle Alpi Venete, ma tralla piu particolarmente delle Alpi Bel- lunesi e Cadoriue, e proprianiente delle vallate per cui scorrono il Cordevole, il Mis, il Mae, ed il Boite, e della valle di s. Pellegrino. Fuori di quesli luoglii non da che pochi cenni sui colli terziarii di Coneglia- no, di Arzigaaoo, di Bolca e della Calvarina. 11 Tirolo, dice il dottor Fuchs col celebre barone di Buch, e la chiave geogaoslica delle Alpi. Nell'Agor- dino li'ovasi come nel Tirolo il porfido rosso quarzi- fero accompagaalo da uq conglomerato rosso partico- lare che sembra ad esso conteraporaneo. A questo conglomerato e streltamente congiuuta I'arenaria ros- sa e variegata la quale contiene qua e la del gesso. Conlro I'opiaione del conte Marzari-Pencati ritiene il sig. Fuchs che la niassa di gesso del sotterraneo di Agordo, posta fra la calcarea del Monte Imperina ed il micaschisto con plrite cuprifera, non sia un pro- dotlo speciale dell'azione delle rocce iguee sulla cal- carea, ma un deposito subordinalo all'arenaria varie- gata, II Pasiui crede di dover appigliarsi a una diversa opinione. In quest' arenaria il Fuchs dice di aver inconlra- to fra le altre le seguenti conchiglie. Myacites elongalus. Pecfen discifes. ///. 22 — 170 — Posidonomya Becheri. Avicula pectiniformis, e vi colloca sopra una cal- carea acl encriniti. La serie delle rocce nell'allo Bellunese sarelibe secondo il dottor Fuchs la seguente : 1. Schisto micaceo ed argilloso. " ■ ■ 2. Porfido rosso quarzifero. 3. Arenaria rossa e variegata colle conchiglie mentovate superiormente. 4. Calcarea a posidonomle ed encriniti. 5. Calcarea a cefalopodi. 6. Rocce trappiche in filoni attraversanti tutte le rocce precedenti. 7. Arenaria grigia doleritica e marna rossa. 8. Calcarea con astree e brachiopodi. Nelle altre parti del Bellunese e de'paesi Veneti si avrebbe inoltre. 9. Calcarea ad ittioliti ( Bolca ). Arenaria terzia- ria verde del Bellunese. I o. Basal te anorrnale. 1 1 . Argilla terziaria, peperiti. 1 2, Calcarea a nummuliti piu recente. In questa serie vi sarebbe la seguente concordan- za colle osscrvazioni fatte da altri geologi, e dall'au- tore del presente scritto in particolare. L' arenaria rossa e variegata del dottor Fuchs corrisponde all'arenaria rossa e variegata clie s'iu- contra in altre parti dcllc Provincio Venele. La cal- - 47^ — carea a posidonomie e la calcarea ad encriniti sem- brano dover far parte del trias; quest' ultima almeno si agguaglia al Muschelkalk del Vicentino : non si sa poi perche il dottor Fuchs non indichi di mezzo alle due calcaree alcun banco di areuaria. La calcarea a cefalopodi, serabra appartenere al periodo del lias, cioe alia serie dolomitica ed oolitica piu indietro notala. Pare che I'arenaria grigia dolerltica e la marna ros- sa sieno con qualche incertezza riferite dal dott. Fuchs al lias, e cli'egli piuttosto le riguardi come un ter- reno posto fra le formazioni giurassiche e la creta. Al contrario la calcarea con astree e brachiopodi viene da lui riportata al terreno cretaceo. Iterreni terziarii del dottor Fuchs sono riguardati come tali da tutti i geologi che li hanno visitati sul sito, e solo vi si oppongono pegli strati ioferiori il prof. Collegno e pochi altri, i quali vorrebbero porre la calcarea a nummuliti e ceriti del Veronese e del Vicentino fra i terreni cretacei. Le differenze piix notevoli cadono sull' arena ria grigia doleritica e sulla mania rossa. Di queste due rocce il signor Fuchs fa quasi un solo terreno, e lo colloca generalmente sopra la calcarea a cefalopodi. Egli vuole che anche questa arenaria grigia sia una dipendenza della dolerite e del porfido nero. Le alte cirae del M. Pelsa, del M. Pelmo e di altre montagne formate di calcarea con astree e bra- — i72 ~ chiopodl sarebbero sostenute clall'arenaria grigia do- lerilica alternanie colla marna rossa, con quella me- desinia roccia cioe che s'lncontra a Campo Torondo ove abbonda di ammoniti, e a Vedana e Peron dove n' e aflhtto priva. Ora secoodo I'opinione del Pasini il dolt, Fuchs avrebbe fatlo una sola di tre rocce diverse. E ve- ro che in alcune vallate del Cadorino e del Zoldiano e specialmeule nella valle del Boite una marna schi- stosa rossa si associa all'arenaria grigia di apparenza doleritica, ma questa marna e uu brano dell' arenaria variegala o del trias, e uon ha a che fare ne colla marna rossa o calcarea rossa ad ammoniti la quale e so- vrapposta alia calcarea a cefalopodi, e dal dolt. Fuchs fu bene indicata e descritla in molti luoghi \ ne col- la marna rossa di Peron, di Vedana^ di Feltre, ve- ra scaglia, e da tulti i geologi riguardata come creta- cea, anche da quelli che riferiscono al lias la calcarea rossa ammonitica. Fra la prima e 1' ultima di quesle marne rosse e interposta tutta la grande massa di cal- carea secondaria. E da notarsi che presso Brusadaz (Tav. 1 2), e in altri luoghi, 1' arenaria doleritica, la marna rossa e la calcarea ad astree alternano insieme secondo il dott. Fuchs. La marna rossa che dapertullo altrove e sera- pre sottoposta alia calcarea ad astree, avrebbe invece solto di se una gran massa di quest' ultima roccia nel luogo sopraindicalo. Come inteudere lulte queste ano- — ^73 — malle? non e evidente che si ha appHcato talvolla lo stesso nome a rocce diverse? E I'arenaria grigia do- lerilica come puo mai essere una roccia cosi recenle ? II Pasini persevera a riguardare quest' ultima co- me parte di quelle antiche arenarie (gres rosso e va- riegalo) die sostengono la graode massa di calcarea secondaria. Nella valle del Boile sopratutto^ e agevole dic'egli, di riconoscere die la calcarea dolomitica del- I'Antelao e di altre eminenze, e sovrapposta all'are- naria grigia doleritica. II dottor Fuclis, nella Carta geologica che accompagna la sua opera, segna codesta arenaria sulla riva destra del Boite, ma dessa passa eziandio sulla sinistra, e la si vede in alcuui botri sog- giacere alle gigantesche e sconvolte masse dell' Anle- lao, colla bianca tinta delle quali fa per la sua nerezza singolare contrast©. Sarebbero forse due arenarie gri- gie di epoca diversa state rappresentate dal dottor Fuchs con un solo nome? Si noli che I'arenaria grigia della valle del Boite ha subordinate molte altre rocce che fanno fede della sua antichila. Tale sarebbe, secondo il Pasini, quella marna alterata e sommamenle indurifa, gia conosciuta sotto il nome di pietra verde^ che pero il dott. Fuchs ed il profess. Catullo riguardano come un'afanite-, tali uno schlsto nericcio, una pudinga a grani quarzosi ed altre rocce affatto simili a quelle del sistema are- naceo antico del Vicentino e del Tirolo. Non h infrequcnle il caso in cui il signor Fuchs — ^74 — niedesimo ponga I'arenaria dolerilica a base di una graiide niassa calcarea, come quella per esempio del M, Pelmo. Ci6 rende ancora piii improbabile che la stessa roccia arenacea siasi deposta a poclie miglia di dislanza sopra una gran niassa della medesima calcarea. Tntfo cio proviene dallo avere il dottor Fuchs parjficalo il porfido rosso quarzifero e la concomitante areuaria rossa, al porfido doleritico •, e dal non tener conlo che I'arenaria rossa sara bensi o coeva o poste- riore al porfido quarzifero de'cui franimenti e com- 2:»osla, ma che invece il porfido nero del Tirolo e una roccia posteriore alia calcarea secondaria, che non puo aver mai prodollo alia sua emersiyne quelle areuarie die sopporlano la delta calcarea. II Vicenlino gli avrebbe dato in parte la spiega- zione di quelle singolari apparenze. In luogo del por- fido quarzifero si ha la una dolerite, e I'arenaria rossa risulta in parte dei frammenti di questa dolerite. Nel Cadorino e nel Bellunese vi sara probabiimente qual- che massa di questa antica dolerite, ma il porfido nero, la roccia ignea che ha sollevato ed alterato le nostre calcaree secondarie, e comparso da poi, ed ap- partiene ad un'epoca ben piu recente, per quanta so- miglianza possa avere colla dolerite-, e niente ha di comune colle antiche arenarie. II Barone di Buch che ha descrillo cosi bene i fenomeni geologici del Tirolo, e che e disposlo ad altribuire tanta parte dei nicdesimi all'azione del por- — 175 — fido pirosseuicOj uon ha mai neppur sospeltalo die possa questa roccia avere alcuiia connessione culle arenarie autiche, eppure egli descrive e comprende riel suo Quadro geologico del Tirolo una biiona par- te del territorio illustrato presentemente dal sig. Fuchs. Anche il prof. Catullo che ha pubblicato tanti ini- portauti lavoii sulla geologia del Belluuese e del Cado- re non ha mai reputate cosi recenti quelle anticlie are- narie, ne trovato mai alcun fatto tendente a dimoslrare una connessione del porfido pirossenico colle anliche arenarie. Egli ritiene bensi che sorga dal mezzo di quelle arenarie e di quelle calcaree secondarie la roc- cia verde e la dolerite, die si comportino queste come vere rocce ignee, che allerino cioe e sconvolgano quei depositi, ma non mai che li abbiano prodotti e dislri- buiti in istrati quali si osservano presentemente. La singolare classificazione dell'arenaria grigia, a- dottata dal sig. Fuchs, e I'aver egli indicato colla me- desima tinta, e costituito un medesimo teireno delle marne rosse anteriori al lias e di quelle posterioi'i, o in parte forse proprie di quella formazione, rendono ne- cessaria qualche correzione alle indicazioni dale dalla sua Carta geologica del Bellunese e dagli spaccalijla di lui opera, conchiude il Pasini, si deve pero egualmenle pregiare assai per avervi egli descrillo per la prima volta alcune importanti masse di porfido rosso quar- zifero, di porfido nero, e di basalte, e per aver se- — 4 70 — goato con diligenza i confini di inolle formazloni in mezzo a ripide e scabre nionlagne, dove questi rilievi si fauno sempre con lenlezza e con difficolta. Essa coutiene certamenle molti maleriali che serviranno egregiamente alia Descrizione topografica e geologica delle nostre Provincie. Finita questa letlura I' I, R. Istituto si riduce in adunanza segrela per Iraltare di aflari interni. Si distribuisce a lutli i membri il Progetto degli Slatuti interni coiiipilato dalla Commissioner con av- vertenza che sara posto in discussione nelle adunanze del venturo mese di Marzo; e siccome, giusta quanlo fu deliberalo dall'Istituto il lii Febbraio 1842.5 deve decorrere un mese fra la dislribuzione e la discussio- ne del Progetto, si determina che le adunanze del Marzo abbiano a tenersi nei giorni ^4, 2,5 e 26. Si Iraltano alcuni affari relativi al Concorso ai premj d'ludustria. ADUNANZA DEL CIORiVO 2G FEBRRAJO 1841. 11 Segretario legge I' alto veibale dell' adunanza del 2 2 Gennajo che resta appro vato. Si annunziano 1 seguenti doni fattiairi. R. Isliluto. I . Dal membro eff'eltivo Cav. Paleocapa. Perizta intorno alia misura delle acque erogate dal Brenta del matematici Xime7ies e Stratico estesa per or- dlne del Magisiraio ddlt aajue 7^iano dcl- 1' equatore, si formano le seguenti posizioni, die si possono riguardare, come normali. T. medio a Berliiio Lorif;. della Cometa Long, della Terra Lafit. geoc. della Com. Log. della dist. della terra dal sole Nov. 2G 330,41067 80°19'58"5 64" 0'47"4 -16'>58'33"5 9.9940618 Die. 12 34{>,41GG7 78 13 48 2 8015 169 -19 14 51 9.9930834 25 359,41067 76 44 15 6 93 29 48 1 .19 51 52 4 9.9927064 Geii. 11 376,33333 76 23 3 8 11044103 -19 19 18 9.9927597 17 382,33333 76 47 37 6 116 50 52 6 -18 52 57 5 9.9929494 23 388,33333 77 29 21 7 1 22 57 1 7 4 -18 22 59 1 9.9932017 25 390,33333 77 46 25 9 124 59 18 5 .18 12 23 7 9.9932991 Scparando da qiieste posizioni (juelle corrispondcnti ai gioriii 26 novembre, 25 diccmbrc, H c 25 gcnnajo, ho corcato di soddisfarc alle due posizioni estremc, cd allc due longitudini intcrmcdic col mctodo da me allrc volte usalo e pubblicato negli alti deU'Accadcmia di Padova, cd esp-^slo anche ncl sccondo volume dclla mia Aslronomia (pag. 1 13), giusla il (pialc si danno dclle piccolc variazioni arbitrarie alle distanzc accorciatc della cometa dalla terra gia presso a poco conosciutc ncllc due osscrvazioni cstrcmcperformare tre sislemi di dementi corrispondcnti a tre diverse ipolcsi, d83 — dai quali poi con facili precelti deduces! il vcro sislem.t. In lal modo ho foruialo i seguenti dementi ellillici, clie molto plausibilnicntc si accordano con le osscrvozionij cd assai bene concordano coi second! eleraenti del sig. Goldschuiidt riferili nel N. 495 delle Notizic Astronomiche. Passag^gio al perielio - = ^290,91360 del 1843; T.M. di Berliiio. Longit. del periello . . . « = 49''o9' 22"4 \ ^qoi,, ,„pjio » node "= 209 2-2 59 \ \ ' Gennajo I8i4. Inclinazlone / :r: 41 20 40 3 : niolo dirello. Log. semiasse maggiore . . . log. a rr 0,5780867 Log. molo diurno sid log, f zz: 2,G828705 /^i=481",8108 Angolo di eccentriiita ^ r= 33" 32' 44" 57 Log. e = log. sen ? r= 9,7424123 I costanti siiperiorinente dcnotati per h, B inservienli al calcolo dell' anomalia vera^ e del raggio vettore saranno per quesl' orbita i seguenti. Log. A z=z 0,5845735^ log. B r:r 0,4145909. ed il tempo della rivoluzione siderale sara di 2690^ circa, clie ricondurra la cometa al perlelio verso il principio di marzo deli' anno 1831. Giovera qui per ultimo indicare, come quest! elemcnti rapprescntino le superior! posizioni normali. III. Coriez. degli elenieali in longit. in Intit. Nov. 26 4- 0" 1 — 0" 1 Die. 12 — r, y + 2 1 25 — 2 3 + 8 4 Gcu.11 + 1 2 + 13 8 17 — 1 1 + 40 7 23 — 1 + 21 5 25 - 1 + 24 — iSG — Dii qucstc piccolc dcviazioni possiamo conchitukrCj clic un' orbita elliltica a breve periodo rapprcscnta le osserva- zioni di questa singolare conieta, la quale rendesi molto intercssantc per la sua nioderata ccccnlricita, per cui viene a formare, se cosi e perniesso di csprimcrsi, 1' anello chc ncl sislcraa mondiale unirebbe il sistema cometario al plane- tario. La piccola inclinazlone, e la distanza media dal sole di qucsla Coniela la renderanno fortemcnte soggetta all'azionc di Giove, nel modo stesso in cui vi esottoposta la sua germa- na appellata di Biela, avente prcsso a poco lo stesso perio- do; f'rattanto ncUa rivoUizione ora inconiinciata, trovandosi molto da Giove lontana, non ne sara fortemcnte turbata, c possiamo spcrare di vedcre avverale le nostrc congctturc verso il principio del i85i. II Socio corrisponclente dott. Zanardini legge po- scia una memoria Intitolata: Rivista critica clelle Co- raUinee^ o Polipai calciferi di Lamouroux. L'autore premessi alcuni cenni storici sulle que- stion! insorte fra i varii Naturalisti intorno alia vegeta- billla od anliualita di quesle produzioui marine, con- chiudeclie in questi ultinii tempi sollanto e dato Iron- care la lite dietro esatte cognizioni sull'inlima loro struttura vegetale. Riguardo alle Corallinee propria- mente delte riferisce e si oppoue solto alcuni punti di vista alle osservazioni recenteraente pubblicate dai sl- gnori Kiilzing e Decaisne, esponendo il risultato dei suoi studii rivolli ad indagarne la vera slrullura in ge- ncralc, il proccsso di vegclazionc, c pcrciuil valore dei ~ 187 — caralterl essenzialisucui poggiano le differenze geneii- che. Descrive minulamenle la forma, losvolgimentoe collocazione del friilto, cui impone il nome di Phjmo- poncs e tenia di dimostrare che gli organi rinchiusi (da lui chiamati otricelli tetraspori) provengono da un asco a quatlro articoll In ciascuno dei cjiiali si svolge la spora deslinata a riprodurre la specie. Presenta po- scia gli anient ici esemplari delle nuove specie di Ja- nia, Corallina ed Amphiroa da lui scoperte nel ma- re Adrialico, e riguardo alia Corallina sagittata di Lamouronx, provenienle dal Capo di Buona Speran- za, dimostra dover essa formare definitivamente il tipo di un nuovo genere da inlitolarsi Cheilosporiun. Passa in seguilo il Zanardini a far menzione delle Nullipore da alcuni autori relegale perfino nel regno inorganicoj ed allribuendo al signer Philippi di Cassel il merilo di avere per il primo meglio degli altri dlmostrala e figurata la slrutlura analomica cer- tamente vegelale delle Nullipore, con relalive argo- mentazioni si dichiara inclinato ad adoUare la sepa- razione dei generi Melobesia^ Lithophyllam^ Litho- tliamnion I e circa al poslo che occupar devono qiiesti generi nella serie dei vegetabili marini, dichiara dover essi formare una tribu vicina, ma dislinla da quella delle Corallinee, fissando appnnto la diagnosi che di- stingue quesle ultime dalle Lithophylleae ^ alle quali egli riporta le Nullipore degli autori. Perciu che — 188 — spella alio iiiulle specie da lui scoperte nelmare Adria- tico si riscrva di descriverlc ed illnsfrarle in altra oc- casione, avvertendo inlanto che riinmenso mimero di esse rcnde organizzala pcrsino la stcssa crosla del mare. Per ulliino tralla il Zanardini di un'aUra specie calcifera non indicala dagli autori e dopo averla descrit- ta raluutamenle dimoslra che dee cosliluire il lipo di un nuovo geucre die sollo il nome di Nanloa gli place iiilitolare al dollor iXardo, membro del- 1 Islltuto. Cliiude inline la sua esposizione col ri- cliiamare rallcuzione dei chiniicl sul fenomeno del- la incrostazione calcarea die assume; talvolta una pu- litura c lucenlezza mirabilcj ed eccita in pari tempo i medici ad estendere 1' csperlcnze sulle planle del mare, ddle quali se ne conosce gla un grandissimo numero. II Segrelario fa un rapporto verbalc sullc due memorie manoscritte prcsentate all'Islituto c lelte tempo fa all'Ateneo diTreviso, la prima del mem- bro efiettivo sig. Zanon intitolata: AnaVisi delle aequo potahiU dl Treviso^ e I'altra dcll'ingegnere barone Ma- rino AvesanI: Sidla Topografia del Territorio Tre- vigiano e sidle condizioni geologiche dcUe fonii di Tresnso. II sig. Zanon ha analizzato T acqua di sei fra — i89 — le principali sorgcnli di quella cilia, e ne con- fronlo i risultamenli con quelli ch'cgli medesimo ol- tenne daH'analisi di due sorgenti presso Belkino, e con quelli die i professori Perego e Grandoni ebbero daU'analisi di selte sorgenti della cilia di Brescia. Si e risconlrato die I'acqua di Treviso e di eccellente qualita, e si presta vantaggiosamente agli usi dell'ar- le tintoria. II barone Marino Avesani dimostro ad eviden- za nella sua memoria die il torrente Piave nel suo corso superiore perde molte delle sue acque fra le ghiaje , e die da queste acque hanno origine ad un livello inferiore e ad alcune miglia di distanza tanlo il Sile, die le altre sorgenti e fiuraicelli della pro- vincia. Poscia I'Islituto si riduce in adunanza segreta per traltare di affari inlerni. La Comniissione nominata il 22 Geunaio per esaminare il progello d'uu nuovo telegrafo pro- poslo dal canonico cav. Francesco Solitro, la col mezzo del prof. Conli un rapporlo le cui conchiusio- ni sono adoltate. Per esaminare la Iraduzione inedita del Cinegetico, poemelto di Grazio Falisco present alo ~ iOO — dal doll. Faceii sono nominali Cominissaril i signori conle Giovanni Cilladella , ab. Furlanello, e prof. Menin. Si precede alia nomina di nuove Commis- sioni. ■^»f<^ > I l a i I- ADUNANZA DEL GIORNO 24 MARZO i844. II Segretario legge I'alto verbale dell' adunanza del 2,5 Febbrajo clie resta approvato. Si annunziano i seguenli doni fatti all' I. R, Isli- lulo. I. Dairi. R. Istituto Lombardo. Giornale dell' I. R. Istituto Lombardo e Biblioteca Ita- liana. Fascicolo 23, pubblicato in febbrajo i844. a. Dal membro effettivo prof, Zantedescbi. Trattato di fisica elementare. Volume III, Parle I, Ve- nezia d844, di pag. 590 in 8. 3. Dal membro effettivo uob. Frescbi. I numeri \% «/ 51 del Giornale intitolato: L'Aniico del Contadino. ~ 192 — 4. Dal socio corrispondenle dollor Namlas. Giornuh per servire ai prorjrcssi dclla Patologia e del- la Ternpailica. Fnscicolo XXIV, Diccmbre, 1843, Vcnczia. T). Dal dollor Ignazio Penolazzi di Montagnana. Del inorho ^nigliare, Qucsiii. Padova 1843. Un volu- me ili pag. 588 in 8. 6. Dal sig. Giuseppe Cecchini PacchieroUi di Pa- dova. Brevi Cen?ii sullo slato atluale dclle arti belle in Italia rd ollr alpe. Padova i844, di pag. 20 in 8. r. Dal sig. Eugenio Alberi di Firenze. De Galilei Gulileii circa Jovis satellites lucubralioni- l)us. J^ircnze 18 45, di pag. d4 in 8. Lcttera at Rcvercndo Padre Jtigfiirami. Firenze iO giii- gno 1845, di pag. 2. Ulii7ne parole in inateria del lavori Galilciani sui sa- tclliti di Giove. Bologna 1845, di pag. 48 in 8. Risposta ad mio scritto pubblicato in Bologna sulla fine del dicembrc 1843 cc. ec. Marsigiia 'lo gcnnajo 1844, di pag. 52 in 8. II doll. Ignazio Penolazzi acconipagnaudo il suo libro sul niorbo migliare dichiara die trasse an- che pi-ofillo dai falli clie gli ruiouo couuuilcali da alcuui suoi corrispondculi^ c chc sla per iuiprcndcrc niiovc ricerche suirargonienlo. — _ Si comunica la scgucnte lellera rircolarc — 193 -^ del signor cav. Vincenzo Anlinori Direttore deiri. R. Museo di Fisica e Storia naturale di Firenze iu data 8 Gennaio i844- « Fino dalla prima Riunione Scientifica Italiana, venoe richiamata I'attenzione dci Fisici agli studii Metcorologlci ( 1 ), pei quali da quell' epoca in poi si e andato rlsvegliando I'ardore, in specie degli oltramonlani; riconosciuta senipre piu la importanza di essi e la necessita di ridurre le varic e vaghe osservazioni die si vanno facendo ad iino scopo piu certo c piti utile, non solo per condurre questa parte della Fisica alio splendore a cui si sono ridotte le altre, ma percho potesse appunto dall' altual progresso di qucstc, pi- gliare maggior consislenza, bisognosa cosi come ella e del- 1' ajuto e del concorso di tultc, fu desiderate un piano ge- nerale in proposito, chc fosse consenlito da tutti gli osser- vatori. Ora mentre della compilazione di queslo si occupa una Comraissionc csprcssamente nominata alia Riunione di Lucca, a promovcrc ed avvanlaggiare silTalti studii, non che a facilitarc il lavoro della Commissione medesima e la nccessaria intclligeuza tra gli osservatori, stimiamo die possa csserc in tanto opportuno 1' andar raccogliendo tutte le osservazioni speltanli alia Metcorologia cd alia Fisica Tcrrestre, che si fanno nelle varie Provincic d' Italia per qulndi, riunite, ordinate e ridotte ad una uniformita di lin- guaggio, pubblicarle in tanli Prospetti numerici c grafici, i quali agcvolino il colpo d' occhio sull' andamento dei di- Ycrsi fenonicni in tutta V estensionc della nostra Pcnisola. Qucsti Prospetti da primo imperfetti ed incompleti, potran- (i) VeJi la Mciuoria salla necessita di sljbilirc un regolarc sistcnia di osservazioni di Fisica tcncstre cd atmosfciica, Ictta alia Sczione di Fisica nclln prima Riunione dcgli Scicnziali Italiani, stajnpata in Fircnzc ncl if'^d. Ill- 2:- — -lOi — no coir andiir del tempo semprc piu pcrfczionarsi e com- f)Ictarsi, come qucUi clic porranno in magglorc cvidcnza i bisogni dclla Mctcorologia, e suggcriranno il modo piu ido- iico a soddisfarii, avviando cosi al grado di Scienza anco questa parte dclla Fisica, iinportantissima, pcrcho prcndc a considcrarc fcnonicni i quali intcressano grandemcntc la nostra salute, 1' Agricoltura ed il Commercio, e la quale ci scnibra die non possa cssere utilizzata a dovcre, se non quando si raccolgano e si presentino riuniti i risultati delle parziali osservazioni, fatte sopra una supcrlicic, se non tan- to vasta, quanto e vastissimo il campo dove si producono i fenomeni dei quali si occupa, certo il piu die si puo vasta ed cstcsa. In questo concetto credo far cosa grata, annunziando die S. A. I, E R. IL Granduca di Toscana commette al sot- toscritto Direttore del Museo di Fisica e Storia Naturale di I'irenze d' invitare lutti gl' Italiani Cultori delle Scienzc Fisidie, le Accadcmie Scientifiche, i Medici, i Botanici, i Di- reltori dei Giardini, gli Agronomi, gl' Ingegneri, gli UlTiciali delle nostre Marine, e tuttc quelle pcrsone clie abitano o si trovano in luoghi importanti per la gcografica posizione, ad inviare i rcsultati delle loro osservazioni di Fisica Atmosfe- rica e Tcrrcstrc a questo Stabiliniento Scicntifico, il quale si fara quindi innanzi depositario di un Archivio Meteoro- logico Centralc Italiano, siccoine lo c di gia, e dell' Archi- vio gcncrale delle Iliiinioni Scientifiche d' Italia, e dell'Er- bario Centrale, e dclla Raccolta Geologica c Mineralogica Italiana ; se non che, mentre a rendere utili questi duu ul- timi dcposili, puo quasi bastare la ispezionc delle rcspeltivc collezioni, T Archivio Meteorologico Italiano non puo essere condotto ad ulilita, scnza clic i fatti in csso raccolti venga- no regolarmcntc ordinati e rcsi di pubblica ragione coni= — d95 — plessivamente, colla maggior sollecitudine possibile: e que- sto c appimto qucllo che si andera d' ora in poi facendo, collo scopo c ncl modo che si propone, e con quella fre- qiienza che vevrh richiesta dalla importanza e dalla copia dci materiali riuniti, non che dalla prontezza colla quale ci saranno comunicati. Non 6 scarso certo in Italia il numero dcgli Osservatorii Meteorologici, ed any.i in varie parti di essa puo dirsi esi- sterne quasi uno per grado; ne solo le osservazioni che si fanno nei locali e dai Fisici espressaraente a cio destinati, possono essere preziosisslmc alia scienza, ma quelle ancora raccolte da persone coscienziose sullo stato del Cielo, del- rAtraosfera e del Mare (1), sulla forza e direzione dei ven- ti, sulla durata e quantita della pioggia, sulla comparsa del- le nevi, dei piii ovvii fenoraeni elettrici, degli aloni, de'pa- relii, delle iridi, corone ec., colle accurate indicazioni di ogni pill particolare circostanza che accompagni questi co- muni fenomeni; non che tutti quel dati desumibili dalle os- servazioni dei fenoraeni periodic! relativi, che presentano il regno dei Vegetabili e quello degli Animali (2), Finora sifTatte osservazioni non furono ne raccolte ne pubblicate, o lo furono, come quelle della massima parte degli Osservatorii Meteorologici, parzialmente ed in ristret- (i) Rispetto alio stato del cielo ognun vede quanto possa essere impoi- tante pel uostio scopo aggiungeie aile consuete osservazioni, la figura delle nubi e la loro posizioiie ai punti cardiaali, specialinente per quelle prossi- me all'orizzontc. (2) A niaggiore schiarimento si riportano qui alcuni dali riic per I'ogget- to che ci piopouianio possoao aversi dagl. esseri organici; per eseiupio 1' e- poca deir arrivo e della partenza degli animali migrator!, dcllo svegliarsi ed assopirsi dei lelargici, dell'apparire e sparire di alcune specie, dello spun- tare dellc eemme delle pianle, della fioritura, della fruttilicazione, ec. parti- eolarmenle avvertendo il riscontro di quel dettali ammessi .ome canoni da- gli agronoini pratici, e che sembrano figli dell' esperienza di piu secoli. — lyn — to, valciulosi [)cr qiicsto di Guzzetlc o ili Giornuli I'olilici u Lcttcrarii, cosicchc'! lo mollc osservazioni non lurono no sono il pill dcllc voile curale no Icttc, c restarono c rosla- no inulili, oziose, isolate e quindi Infeconde, e piu per coii- suetudiiic che con intcrcsse vero della scienza continualc. Non cosi potrA accadcre (jiiando csista un liiogo csprcssa- mente destinato a riccverc, dlsporre e pubblicare tutte Ic parziali c locali osservazioni meteorologiche, le qiiali figu- reranno in tanti quadri gcnerali rappresentanti quegli an- damenti e quelle leggl die potranno col tempo costituire la scienza in qiiestione. Quindi ci liisinghiamo chc non senza gioia possa essere accolta da lutli la notizia che in questo I. e R. Miiseo Fisi- co, centro di altre acclamate ed iraportanti scientifichc In- stituzioni, saranno ricevule e raccoltc Ic osservazioni di Meteorologia e Gcografia fisica clie si fanno in lutta la no- stra Italia, e che, citandone scrupolosamente la provenicnza e le pcrsone a cui speltano, i risultaraenli di esse verranno di tempo in tempo pubblicati complessivamente ncl modo pill chiaro e piii idonco a far conoscere il procedimenlo giornaliero, annuo, periodico cd accidenlale dei fenomcni di cui si tralta, in tutta la supcrficic della nostra Peuisola e del raare che la circonda. Non 6 da dubitare che non sieno per rispondere volon- terosi al nostro invito, cd alia illumiuata intenzione del Granduca Leopoldo II, tutti quegli aniaii gentili cui punge r amor della scienza e 1' onore del loco nativo, i quali in- viando le loio osservazioni si compiaceranno corredarle del- r esatta indicazionc del luogo ove sono state fatte, della ele- vazlone di esso dal livello del mare, della eslensionc dell' o- rizzonte visibile ( notando il nome dei principali puiiti icrrcstrl chc lo limitano ), della posizione e doscrizionc del — 197 — rcspcllivi islruinonli j e nel Irasmcltcic le reUitive lettcrc o carte polranno munirlc del scgucnlc indirizzo : AWArchivia Mcteorologico ItaUano nelVl e. R. Museo di Fisica e Storia Nattirale di Fircnze, sicuri che del riceviiiiento di esse sara dato loro pronto risconlro. >? Poscia il membro effettivo dottor Bianchetli leg- ge una memoria iatitolala : Del processo del pensiero verso Vimita delta Scienza. L'autore esamina da prima la natura comune ed ialrinseca di qiiegli escrcizi del pensiero, a' quali si e dato il nome di scienze , ed un tal csame lo con- duce a conchiudere che ciascheduno di essi s' inoltra verso la perfezione, non quanto piu s'allargaj ma quan- to piu si restringe. Perche V allargarsi, die' egli, non puo consistere in altro che nella raccolta dei fatti \ e la raccolta dei fatti e bene una condizione necessarla a! successivo entrare del pensiero nella scienza •, ma, per quanto ampia, non lo pone ancora nella scienza, L' esercizio del pensiero non comincia ad entrare in essa, se non allora che comincia a restringersi, cioe, se non allora che comincia ad adunare un certo nu- mero di fatti sotto ad una stessa legge j e tanto piu procede innanzi, come scienza, quanto piu gli e con- ceduto di poter adunare un numero maggiore di falli solto un numero minore di leggi. Posta dall' autore questa dotlrina ed illustratala, accennando specialmente alia fisica, alia chimica ed — 498 — alia psicologia 3 egli viene a tener qnincli raglonamenio dei sislemi in ciascuno di que' particolari csercizi del pensiero die cliiamansi sclenze. Nel qual proposito, distinguendo prima il sisteiiia e tutto cio che si po- tesse mai dire contro di uno o molti o tulti anco i sistemi esistenti, dall' opera del pensiero intento alia creazione di un sistema in una scienza , egli ritiene quest' opera non solo lodevole, non solo utile, ma ne- cessarla, quando si voglia che il pensiero entri in quel processo, a cui soltanto si puo dar noma di scientili- C03 cioe, quando si voglia imprimere al nuraero piii o meno grande di fatti, che si sono raccolli in una materia qualunque, il caraltere di scienza. Ricorda il raerito grande ch' ebbero per questo Brown nella me- dicina, Stahl e Lavoisier nella chimica e Locke nella psicologia, E quiudi, poiche il processo scicntifico non e che un sistema piu o meno inoltrato, ed un sistema s inoltra lanto piu verso la sua propria perfezione, quanto maggiormente gli e conceduto di potersi con- centrare ;, cosi 1' aulore, da questo discorso intorno ai sistemi, che dedusse per legittima conseguenza dal pnncipio suesposto, riconferma il principio medesi- mo j che tulti gli esercizi del pensiero, a' quali si e dato il nome di scienze, si avanzano veramente come tali, cioe come scientifici, non di mano in mano che si allargano, ma quanto piu si reslringono. II qual principio, die' egli, lo si puo applicare — -199 ~ egualmente a tutte le scienze considerate insieme, a tulto il loro complesso, a cio clie si chiama lo scibile. Lo scibile pure, del pari che ogni singola scienza, non avanzera di mano in mano che lo si allarghi, ma quanto piu ci sara dato di poterlo restringere. La creazione di una scienza nuova e cosa certo nieritoria, e certo utile, puo esser anco necessaria ; ma soltanlo come condizione, come fondamenlo. Poiche lo scibile andra anzi serapre piu perfezionandosi, quanto piu le scienze si potranno diminuire ; cioe, quanto piu ci sara conceduto di ridurre a minor numero quegli esercizi del pensiero, cui demmo il nome di scienze, concentrando gli uni negli altri. La scienza e una* ii suo ideale e nell' unita. Questo ideale della scienza che possiamo concepire, non lo potremo forse rag- giungere in effetto giammai 5 ma, senza dubbio, abbia- mo possibilita di andargli indefinitamente sempre piu da vicino. Ora, I'unico modo di farlo, secondo I'au- tore, egli e certo impiegando 1' esercizio del pensiero a ridurre sotto la minor quanlita di leggi che si puo, tutte o molte delle varie leggi, ed anco delle piu com- prensive, che trovaronsi in un numero maggior o mi- nore di que' particolari e separati esercizi del pensie- ro, de' quali si sono costituite altrettante scienze. E siccome quest' opera non e altro che quella con cui lo spirito umano forma i sislemi piu o meno generali ; cosi r autore medesimo, entrato a parlare di quesli, — 200 — li rcpula c loJevoIi eJ ulili e neccssari al progrcsso dello scibilo, come al progrcsso tli ciascuna scienza a- veva gia repulali i slslemi parlicolari in ciascheduna di esse. Ricorda pcru auclie qui la disliiizione die fece di sopra, tra i sisteiui in se stessi, ed il lavoro del peu- siero impiegato a crearli j onde chiama uecessari i si- sfenii pill o meuo general!, in quanto sono necessari quegli escrcizi del pensiero da cui essi necessariamea- te derivano. - ',.',..,. Ma non senipre il pensiero, dice Taulore, si conlenlo o si contenla di progredire verso 1' uulta dclia scienza. Nou di rado esso, con uno slancio ini- peluoso della sua forza, e andalo o va a meltersi a diriltura in una unila, creando uno di quei sistemi universal!, a cui si applica un diverso nonie secondo I'aspello diverso con cui il pensiero si compose I'u- nila stessa. Or clie si deve dire di lali sistemi? L'au- lore e ben lungi dal credere clie ci abbiano condollo o cl possano mai condurre uella scienza 5 ma li crede pero di un'ulilila grandlssinia ad aiutare il nostro viaggio verso di essa. II che egli deduce parlicolar- mente dalla necessila, in cui, a fine di creare o per- fezlonare lali sistemi, si trova posto il pensiero di meltere a conlribuzione tulte le scienze, per »alersi or dcH'opera di alcuno, or di quella di molte, or di quella di tntte insiemc, e per soslituire lalora vicen- devolmcntc alFopcra delPuna quella deirallra, onde — 201 — il ponsiero stesso puo far acqiiisto sollanto con quc- slo mezzo di quel maggior numero di relazioni piu o lueno intime ed anco d'identila che e possibiJe a di- scoprlrsi tra le scienze niedesime, Illustra I'autore questa sua opinione, ricordando que' due slslemi, i quali, rinovali nel secolo XVI in Italia, ed in paili- colare I'uno dal Telesio e I'altro dal Bruno, si fecero poscia tanto vigorosi, il prinio iu Francia, e special- mente a merito del Laniark e del Geoffrey, e 1' altro in Gerraania, e specialmente a merito dello Hegel e dello Schelling. Dal fin qui ragionato ne trae 1' aulore clie devo- no tenersi in soninio pregio le faticlie di quelli i quali occupano la vita loro iu osservazioni ed esperienze ^ poiche senza tali faticlie, non sarebbe possibile di co- minciare ne contiuuare in alcnn modo il viaggio verso la sclenza; ma ne trae altresi clie questo viaggio non coniiiicia veramenle ne progrcdisce clic coll' esercizio del pensiero rivolto alia creazioue dei sistemi partico- lari o generali od universali, o sia col cominciare e progredire deW opera di cio clie chiamano lo spirilo sislenialico ; il quale unicamente puo metier 1' uomo in via e condurlo quanto piu oltre gli e conceduto verso queir unita in cul trovasi la scleuza. E siccome lo spirito sislemalico non e infine, secondo I'aulore, che una potenza grondc di specula- zione, cosi egli ferraandosi ora sopra di quest a, no- ///. 2G — 202 — (a in primo luogo, chc la forza di essa puo spingcrsi lanl' ollro da portarc il pensiero a induzioni e dedu- zioni si distant! dai fatti chc ne senibrino quasi indi- pcndcntij del die reca alcuni eserapi, datigli in par- ticolarc dalle scienze morali e dalle matematiche. Ag- giunge, che questa forza puo di tanto sollevarsi da far prenderc talora alia speculazione piuttoslo I'aspet- to di una creuzione o di un preseulimento, e da con- durla lal altra a dar essa medesima la regola all'espe- rienza piultosto che riceverla dall' esperienza stessa, il chc pure conferma con alcuni eseuipi che toglie spcciahnentc dall' aslrononiia, tra i molti i quali, dice che gli potrebbero essere offerti per tale effelto da tutla quanta la storia delle scienze. L'autore nega qualunqne importanza scientifica ad una speculazione che nou parta dai fallij ma appunto perche parte dei faltij essa deve andare olfre ai falli; e chi puo prcsu- racre, dic'egli, di assegnarle il dove, il corne, il quau- do ed il quanlo? La speculazione ha due uffizi, I'uno di scoprire Ic relazioni di somiglianza e d' idenlila tra i fatti osservati ed esperimentati a determinarno le ca- gioni, r allro di nresagire scientiflcamente dei fatti, a' quali nun e giunta per anco Tosservazione e I'cspe- -rienza. E qui l'autore allega nuovi esenipi, i quali, cougiunli a vari ragionamenti che li precedono c li susseguono, lo conducono a raftermare, che la specu- lazione, sollevata ad un ccrto grado, se non ha InUa - 203 — la parte (intorno a che non griinporta, egli dice, di tornar a contendere) ha certo di gran lunga la parte piu grande e la piii diretta nel processo scientifico per farlo ogoor piu inollrare verso I'unita della scienza. Al suo maggior inoltraraento verso la quale, lostacolo sommo e veduto dall autore in quel dua- lismo cbe il pensiero incontra in ogni materia del suo esercizio, e di cui I'uomo stesso porta principalmente riinpronta in se medesirao; cioe, il visibile da una parte, linvisibile dall'allra: T ideale da quesla, il reale da quella •, qui la uecessifa, la la liberla j qui, in bre- ve, tutto quel mondo che si chiama fisico, la tuUo quello cui si da il nome di morale. Finche il pensiero si riraane in uno di essi, non dispera di raggiungere quell' unila, a dir cosi. relativa cbe puo concepire neir uno o nell altro di loro. Ma quando si volga per abbracciarli ad un tempo tutti e due, e consideri la perpetua opposizione cb' esce dal dualismo cbe pro- ducono, e vegga che senza prima distruggerla affatto, gli sarebbe impossibile di andarsi mai a collocare in quella suprema ed assoluta unita della scienza a cui anela, esso comincia a disperar dell'altezza. Non tanto pero, cbe non conlinui il suo volo", poicbe conosce bene, cbe, se gli e forse interdelto di giungere alia raeta, gli e pur conceduto di rendersi sempre piii minore la distanza cbe lo separa da essa, di mano in mano cbe potra scorgere uu maggior numero di re- — 204 — lazloni lia (jue'' due aspetll che gli si affacciuuo in o-j^iu cosa, assumcndo Tapparenza dei delli due uiondi. od ancor pid di mauo in mano che polia far ascendere cosi falte relazioui al grado di analogic e render pros- sime le analogic a quello d' identita. Nel qual argo- mentOj dice 1' autore, non e gia piccolo il guadagno che ha fat to il pensiero •, di che allega in esempio la fjsiologia, la psicologia, la storia naturale^, la umana, la geologia e la fisica; ciascunodei quali esercizi tralto fuori da quel raondo a cui sembra specialniente ap- parlenerc, fu oggi spiuto, dalle menti piu elevate che vi si applicano, molto e mollo innanzi anche nel- Taltro. Ma se gli esercizi del pensiero, o sia le scienze, distinguono e delerminano le relazioni Ira i due nion- di, impriniendovi, a cosl dire, un carattere scienlifico', 1' umanita tutta quanta, dice 1' autore, le ha sempre, per una specie d' istiulo, piu o meno fortemente sen- tite, e quindi cspresse sempre con maggiore o minor energia in varie forme, di che ricorda in prova alcuni falti continui, universali e solenni, tra cui primeggia quello delle lingue; in ciascheduna delle quali vi e, come vi fu senq^re e vi dev'essere, e nei loro usi piii continui e volgari, un perpetuo tramutarsi di voca- boli che passano a vicenda dall' uno all' altro dei due mondi. E in particolar modo con I'opera delle lingue, secondo 1' autore, che 1' umanita maniiesta istiuli\a- — 205 — nienle la graride analogia ch' esisle tra di essi. Ontle nello sUidio delle lingue, omai venuto in alcuiic inun- li vigorose die si addrizzano alia scienza, costiUiilo csso medesimo in nno di quegli esercizi che si cliia- mano scienze, e gia assai proprio per sua natura sles- sa a spingersi molfo innanzi e conlemporaneamenle ueir uno e nell' altro dei due mondi j 1' aulore vede un istrumento potentissimo a disvelare in vari eser- cizi del pensiero un sempre maggior numero di quelle inlinie relazioni che unlscono i due mondi aiedesimi. II solo studio filosofico della lingua puo essere haslau- te, giusia lui, a convincere non meno di errore che d'impolenza quelli i quali vorrebbouo tenere racchiu- si alcuui esercizi del pensiero tra i soli termini del mondo fisico, di che porta in esempio la frenologia e la fisiologia, II solo studio filosofico delle lingue puo supplire ai difetti nelle storie di alcuni popoli, sve- lando in questi quanto non hanno potuto scoprirvi le storie medesime, cioe la forza del loro vivere nel mondo morale essere stata o pari o poco minore di quella che manifestarono di aver avuta nel mondo fi- sico: di che I'autore allego pure alcuni esempi coi quali intese a raffermare, che lo stuilio filosofico delle iingue debba considerarsi come uno dei mezzi vali- dissimi a far procedere ognor piu il pensiero verso 1' unita della scienza, Egli chiuse poscia il suo discorso, annunziando — L>00 — clie illonieia ill imovo sopra i due granJi aspelli Ji questa unlla iiieLlcslnia, a fine cll esamlnare gli cffclli vai'i die sono stali c possono esserc prodolti nella ci- villa dei j)opoli, secondo chc 1' cserclzio del pensiero si e principalmente volto o si volga all' uno o pur al- Faltro di essi. Poscia il menibro eflfeltivo prof. Bellavltis leggc alcune Considerazioni sal moviinejilo di un liquido chc discende in inodo perfettamente simmetrico ri- spelto ad un asse ver/icale. In queslo scritto Tautore prende in esame le solu- zloui finora date del problema deireiHusso deiracqua da un vaso rotondo. Dopo aver trovale direttamenle e senza ricorrere alia trasforiuazione dclle coordinate le forme piu sempllci che si sogliono dare alle espressio- ni dclle due Icggi di conlinuita e di ugual pressione in tulti i sensi, egli osserva cliCj quando si voglia risolvere dei problem! reali, non gia iinmagiuare delle condi- zioni che sforzatamentc soddisfacciano ad una trovala soluzionCj e necessario clie la pressione esterna cor- rispondente alle molccole, che nell'origine dal movi- mento si trovano nella superficie libera del liquido, sia costantcmente eguale alia pressione atmosferica ; non potendosi secondo lui muover alcun dubbio, net caso del movlmento di cui si tralta, contro il princi- pio chc le molecole situate nello slrato superficiale — 207 — superiore vi si manlengano durante futlo il movlmen- to, e che percio nessuna di quelle molecole entri per un intervallo sensibile nella massa liquida. Che se il calcolo fece vedere che le molecole originariamenle sottoposte alia sola pressioue atinosferica erano nel progresso del tempo sottoposte ad altra pressione, cio prova soltanto che le date soluzioni dei problemi di efllusso sono imperfette, e ch' esse ammettono im- plicitamente o che la massa liquida si accresca per nuove molecole cadenti sulla superficie liberaj o che la pressione sulla superficie libera non sia costante per ogni tempo e per ogoi punto, Alle formule riguardanti il caso che il trinomio delle velocita sia differenziale esatto, ed a quelle re- lative ad altri due casi non compresi in quella ipotesi sussegue 1' esame di alcuni casi particolari ; e pri- mieramente I'autore espone una legge di movimenlo pcrmanente che puo eseguirsi dcntro un vaso gene- rato dalla rotazione di una iperbola Apolloniana equi- latera intorno ad un suo assintoto; questa legge di movimento e conciliabile colle ordinarie circostanze fisiche dell'efllusso, purche si ammetta che il liquido abbia per qualsiasi guisa acquistato il movimento ch' esso conserva invariato. L'autore prende poscia in esame il movimento dal liquido quando tutte le traiellorie sono relte con- correnli in un punto, movimento che puo eseguirsi — 208 — deulro di un vaso couico, e da cui fiiiura si crcJcUc nc dcrivasse la soluzioiic coiiiplcla deH'cfllusso dal vasi conici \ egli osserva die laulo supponcndo il liquldo origlnariainenle in quielc, e lanlo ciresso abbia uu movimento permanente , nori si pu6 soddisfare alia condizione clie la pressione su tiilli i punli della su- perficie del liquido sia sempre cguale alia pressione otmosferica. Da quesla discordanza fra la soluzione e Ic leali circoslanze fisiche dell'efflusso I'anlore ne de- duce clie la soluzione non e dotata di tulla la gene- lalita conciliabile colla forma del vaso, e tale conclu- sioae egli appoggia pure alfallro fatto che per parli- colari lorine di cono si Iiauno delle leggi di movl- menlo le quali danno traieltorie curvilinee alia cui classe appartengono come nasi particolari le traielto- rie reltilinee che cosliluiscouo la parele del vaso: egli confessa di non saper dare la vera soluzione generale, ed accenna il difelto del uietodo fluora adoperato, in cui non si fa coulo della legge che deve regolare la pres- sione sulle niolecolcjle quali al principio del movimen- to si Irovano sulla superficie del liquido, ed invece si delermiua la pressione dope trovala la legge del rao- ^ilncnlo, faccndola soddisfare alle condizioni che na- scono dalle forzc applicate alle raolecole (delle quali forze fino a queslo punto del calcolo non si era fenuto alcun conlo) ed alio supposizioni arbilrariamente in- Irodolle. — 209 — Per la grande analogia fra i due problemi Tan- tore considera anche il moviraento di un liquido ri- ferito a due sole coordinate, e dopo esposte le for- mule general! egli esamina quelle date dal professor Venluroli pel caso che le pareti sieno rettilinee, dalle quali risulterebbe questo teorema che, secondo il Bel- lavltis, basta annunziare perche ne sia tosto senlita 1 inverisimiglianzaj ua velo pieno di liquido compreso fra due linee relte deve necessariaraente muoversi in guisa che tulte le sue molecole descrivano linee rette concorrenti in uno stesso punto, e cio qualunque sia stato il movimento iniziale, purche il binomio delle velocita vi fosse differenziale esatto; e qualunque sieno le forze che agiscono sulie singole molecole, purche sia differenziale esalto il binomio delle forze. — L'in- sufBcienza delle formule precedenti e secondo I'auto- re dimostrata dall'esislenza di casi particolari che in esse non sono compresi quantunque soddisfacciano alia condizione delle pareti rettilinee, e dalT impossi- bilita di accordare quelle formule colle circostanze reali del movimento, anche supponendo che il liqui- do noD sia soltoposto ad alcuna forza estei-na, e che il movimento iniziale sia qaello che meglio si accordi con quelle formule. L'autore, osservando risultare dalle esposte con- siderazioni che neppur uno dei problemi da lui considerati sia stato finora risolto in modo conforme HI 27 — 210 — alle reali circostanze del problema fisico, non puo far a meno di palesare il grave timore che ha d'esser dalla parte dell'errore in confronto degl'illustri Matematici, che di questi problemi idraulici si occuparono. Poscia r Istituto si riduce in adunanza segreta per trattare di affari interni. Si principia a discutere il progelto degli Statu- ti interni, che fu distribuito nello scorso mese, e si continua a trattare di questo argomento anche nel- r adunanza tenuta il 2.5 Marzo. ADUNANZA DEL GIORNO 20 MARZO 1844. II Segretario legge l' alto verbale dell' adunanza del 2 2, Febbrajo che resta approvalo. Si annunziano i seguenti doni fatti all'I. R. Istituto. 1. Dalla Societa Medico-Chirurgica di Bologna. Btdlettino delle scienze mediche. Agosto-settembre, e Ottobre 1843. Bologna. 2. Dal membro effettivo sig. Sandri. S7ille macchie nelle foglie de'gelsi. Verona d845, di pag. iS in 8. 3. Dal nobile sig. Vittore Trevisan di Padova. Enumeratio stirpium cryptogamicaru7n hucusqut in Provincia Pataviita ohservatarum. Patavii 4840, di pag. 40 in 8. . 212 Prospetto dclla Flora Euganea. Padova 1842, di pag. G8 in 8. Siinii di ire BIcjnorie algologichc cc. Padova i845, di j)ag. i6 in 4. • ■ II signer Pietro Tavcrna di Torino manda una lettera in data 2 4 febbrajo, sopra un niioi'o si- stema di vetture per le strade ordinarie^ da potcrsi alternatwamente tirare dalla forza animale e da quella del vapore ec. II socio corrispondente doltor L. P. Fario legge poscia la seguente Memoiia, Argomenti Jisiologici e patohgici cJie dimostrano i movimenti del cristalUno^ ed essere in cssi ri- posta la causa essenziale della dislinta visioiie ad ogni distanza. del dolt. L. P. Fario. Dopo tanti c lunglii studii de'fisici e de'fisiologi volti a disvelare quell'arcano per cui avviene cherocchio abbia potcnza d' accomodarsi alio varic distanze a fine cbe risulti perfetta la visionc dcgli oggctti vicini come dei lontani; do- po le sperienze di Brewster c di Chossat atte a mostrare quanta c qual rifrazionc producano la cornea, I'unior acquco, le cellule cristalline c vitrccj dopo i calcoli di Soemmering — 213 — e di Ki'iiuse sullc dimensioni c sullc curve dclle membrane ocular! j dopo indagini moltc c svariate sulle proprieta della luce relative alia natura dei mezzi dell'occhio falte da Ilcr- schel, da Wollaston, da Arago, da Vallet, da Melloni, da Ma- laguti, da Miiller, da Burdach e da moiti altri, forza e non pertanto che fisici e fisiologi scendano ancora alia conclu- sione: esscre impossibilc, dietro le risultanze di quelle inda- gini e di que'calcoli, che I'imagine degli oggclti nella niag- gior parte dei casi vada a colpir la retina. Tal conclusione mette in evidenza I'ignoranza in cui siarao ancora general- mente della causa vera per cui avviene il fenomeno della di- stinta visione ad ogni distanza. Difiatti, suppongasi un corpo locate in tal punto clic i raggi emananti da esse, attraversati i mezzi rifrattivi del- l'occhio, uniscansi in un foco sulla retina a produrre la per- fetta visione. E chiaro, in teoria, che da quel punto in fuori, ogn'altra distanza dara o confusa Timmaginc, o non la da- ra. Ma se il fatto avviene altrimenti, se a svariate distanze il senso vislvo e atto a perccpire le immaglni chiaramentc, ni- lidamente, dunque e a conchiudersi aver I'occhio in so atti- tudine a tali mutazioni per cui possa accomodarsi a vicino come a lontane distanze. Questo e cio di cui ci convince la pratica. Ma quail so- no le cagioni efllcicnli il fenomeno? Ecco lo scopo, io lo ri- peto, degli studii che ho sopraccennato ; ecco un problema non per anco risolto, del quale se non e illusione la mia, parmi aver dato sufficiente ragione. Gia i calcoli di Olbers avevano mostrato che qualunquc mutamento avvcnga nell'occhio, dato che ne la cornea, nc il cristallino cangino le naturali loro curve.. I'immagine de- gli oggetti lontani come dei vicini potrebbe ugualmente ca- dere sulla retina, quando fosse possibile che la distanza _ 214 _ del crislallino dalla retina stcssa potcssc per varii gradi niutar d' una linca. lo credo che Olbcrs sia stato il prlmo a vedere, at- traverso ai calcoli, la possibilita del fenomeno in pratica, e mi par giustizia notarlo, poich6 fiirono queste idee teori- che di Olbers die mi spronarono le prime a quelle prali- chc invcstigazioni del fatto, che brevemcntc ora espongo. Young e Lame forse non andarono lontani dal vero quando stabilirono che un cangiamento dell' occhio per solo un sc- sto della sua lunghezza basterebbe a produrre la condizione sopracccnnata, che la retina cioe si potessc trovare in ogni caso a quel tal punto in cui ha luogo la convcrgenza dei raggi cfiiciente 1' immaginc. Gl' illustri professor! GrimcUi c Cortese acccnnarono essi pure alia probabiliti'k che il cri- slallino s'avvicini o s'allontani dalla retina. Per contrario v'hanno alcuni che negano assolutamente la necessity d' alcun mutamento, e fra qucsti sono De-lahir, Ilaller, Simonoff, Treviranus, Magendie, e quest'ultimo ap- poggiasi alia nota spcrienza fatta sugli occhi dei conigli al- binij nc' quali cgli alTcrma riuscir nctta e distinla 1' imma- gine d'una fiammella a qualunque distanza la si ponga dal- r occhio. lo volli rlpcterc questo facile ma significativo spe- rimento, c vidi che cio non era j anzi io n'ebbi 1' identica risultanza acccnnata da Lame, vale a dire nitida I'immagine dcUa fiammella fino a tanto che la fiammella stessa poco allontanavasi al di qua o al di lA del punto focale. Trevira- nus a contcndeie la possibiliti de' cambiamenti nell' occhio immagino un'ipotcsi, ed o, che la crescente dcnsita del cri- slallino dalle parti sue anteriori alle posteriori possa ba- stare alia distinta visione per le varic distanzc; ipotesi pie- namente smentita dal latto analomico, c dai calcoli con- futata. — 215 — Non accennero neppure aivaril argomenti chc si pofrcb- bero derivare dall' anatomia comparata, e specialnicrite da quella de'volatili, perche io non ebbl sufTicienti opportunila di studio in siffatta materia, e perche d' altronde tutte le deduzioni che se ne potessero avere riuscirebbero qiiant'al- tre, anzi piu che altre, dubbiose. In ogni modo il fatto pratico mostra la necessita d'al- cuni cambiamenti nell' occhio, quindi io tolsi a indagare la possibilita dei medesimi. Secondo me, essi possono ridursi a quattro specie. I. Delia prima specie sarebbe il cambiaraento di tutta la forma dell' occhio. Sia che vogliasi ammettere la simultanea attivita di tutti 1 muscoli oculari, o la sola preponderanza d'alcuni, in ogni caso puo darsi benissimo qiialche fatta di mutazione in tutta la forma del globo, che pero si ridurrcbbe, piu ch' altro, all'appianamento del globo stesso ; appianamento che non sarebbe pero raai suscettibile di quelle rapide grada- zioni che sole possono spiegare il pronto accomodarsi del- r occhio alle varie distanze. Oltrecche siffatto ragionaraento da niuna pratica osservazioue ci e confermato. Quindi la modificazione dell'occhio in tutta la sua forma o non avvie- ne, e s* anco avvenisse, alio scopo di cui ragiono sarebbe insufficiente. II. Mutaracnti della seconda specie sarebbero le varie curve in cui potesse modificarsi la cornea pei movlmenti dei muscoli oculari. Alcuni hanno supposto, come HomCjEnglefield, Rams- den, Rosas ed altri che per I'azione dei muscoli si potessero produrre alcune variazioni nella curvatura della cornea, e Crampton pensava d' aver dato a questa ipotesi una specie di dimostrazione quando annunziava scopcrto un muscolo — 2IG — jiell' orl)icoI<) cigliarc degli uccclli. Ma comunque sia, ol- trcccho I' azlone di muscoli non sarcbbe mai atta a modi- ficarc cosi istantaneamcntc la siipcrficie d' una membrana assai rcslstente, onde colla massima rapidit;\ si produccsse qiiclla iofinita scric di curvature di cui c mcstieri a fine die I'occhio s'adatti alle varie distanzc , e d' altronde impossi- bile che lo stiramento e la comprcssione de'niuscoli induca tale una divcrsila di curvature, per cui da un raggio di 0,273 millesi'mi di pollice, come fu calcolato da Olbers, la cornea passi a qucllo di 0,555. Inoltre Lame e Miiller a confutare la possibilita di si notevoli cangiamenti di curve pongono innanzi un' assai facile osservazione , ch' io pure ho ripetuta piu volte, quella delle immagini riflesse. Poiche e Icgge di fisica che rispetto alle varie curvature de' spec- chii convcssi, Ic immagini riflesse cangino grandezza e si- tuazione, cio parimenti dovrebbc avvcnire dcllc immagini riflesse dalla cornea. Elleno pure dovrebbero mutar di grandezza e di situazione giusta le varie distanze de' corpi da cui emanano, se vcro fosse che a tcnore delle distanzc loro, la cornea dovcsse mutar curvatura. Ma il fatto ci mo- stra il contrario, e potrei addurre altre sperienze dirette a invcstigarc qucstc supposte mulazioni di convessita dclla cornea, se gia non fossero tutte insicme riuscitc quasi opera vana. Da esse pero questo almeno fu dimostrato, soggiunge Young, non esscr possibile la pcrfctta visione a varie di- stanzc senza notevoli cangiamenti dell'occhio. Dappoiche forsc niuna prova conscnte la fisica a quo- st'ipotcsi delle curvature della cornea, v' cbbe chi studiossi di trovarc per essa sostcgno nei carapi della fisiologia. Disse- roaicuni che sola naturalc convessita della cornea pei mezzi che sopra ho detti, non e mutabile, puo mutarsi benissimo pei momcntanci afflussi di linfa tra Ic sue laminellc; e ne citano — 217 — in prova la teinporaria miopia che avvienc in taluno dopo il cibo durante il periodo di minute occupazioni ; miopia ch' e I'cfTetto di ben altre cause, come si mostrera in ap- presso. Poco studio m'abbisogna a provare non essere della natura d'una membrana stipata e trasparentissiraa, quale e la cornea, ammettere istantaneamente fra le sue laminelle e scacciar da esse un afflusso di linfa, a quel modo che fa I'iride, membrana per 1' indole sua vascolosa ed erettile e di momentanei afflussi di sangue capace. Inoltre io cbiedero dove sta in serbo quest' umore af- fluente, qual forza lo spinge fra le lamine della cornea, quale ne lo discaccia, d'onde traggon raisura tali afflussi perche si compiano proporzionalmente alle curvature necessarie per le varie distanze? La fisiologia non ha alcuna risposta a dare a tali do- mande. E dalle ragioni fisiologichc passando alle patologiche, io domanderei come accada che nelle malattie della cornea in cui si muta la sua curvatura, in cui 1' infiltramento di linfa e visibile, non si muti percio essenzialmente la di- stanza focale delP occhio? Chi per poco si conosca di morbi oculari avra di cotali prove ad ogni momcnto. HI. Le modificazioni della terza specie sono quelle che riguardano la varia grandezza della pupilla. Chi voglia farsi capace del come avvengano sifTalte modificazioni della pupilla puo fare agevolmente sopra se stcsso una sperienza, ch' io ho ripetuto le molte volte, ed e la seguente. Qualora sulla superficie d'uno spccchio piano si guardi un oggetto o assai piccolo o molto vicino si vedrii restringersi la pupilla. Sc allontanisi lo specchio, o si ponga su d'csso un oggetto niaggiorc, la pupilla s'allarga. Lo stesso esattamente si scorge avvenirc facondo lo III. -1^ — 218 — spcrimonto in iillnii, c scnza usar dollo spcccliio, onJ'c che non v'lia influenza la siipcrficic lucida del mcdcsimo. Si puo diinqiie amniclterc come indubitato, clic guardando un opriietto assai piccolo o posto al di qiiA della distanza focale dell'occhio la pupilla si rcstringe, c che I' opposto awiene giiardando oggctti o grandi o lontani. Da questi fatti al- cuni argonicntano, che siccomc la contrazione della pupilla I'u che i raggi scostanlisi ahiuanto dalla linca ccnlrale sicno respinti o assorblti dalla supcrficic doll' iride , onde non giiingono alia Icntc cristallina che i pochi raggi del centro, i qtiali subiscono, come ogoiino sa, pochissima rifrazionc; cosi le modificazioni dell' occhio suiricicnti a produrrc la perfetta visionc stieno nclla dilatazione o nello stringimcnto della pupilla a tenore delle varie distanzc. Ma qucslo impic- colimento ch'escludc, e vcro , i raggi cadenti sui niargini della lentc, e che darcbbcro sulla retina un cerchio di dispcr- sionCj al certo non basta per sc solo a produr chiara I'inima- gine in tutti que' casi in cui i raggi arrivino alia pupilla assai divergcntij conic lo sonoqucUi d'oggetti piccolie niolto vici- ni. D'altrondc i moviraenti dcll'iridc sono in gran parte sini- patici a quelli dei nniscoli, dipondendo gli uni e gli altri dalla comnnc azione dei ncrvi oculo-muscolari poiche tanto i ncr- vi dcU'iride che quelli dei niuscoli hanno uguale derivazione dal ganglio ottalmico. Percio, guardando un oggelto assai distante, e in tal caso stando la pupilla dilatata, se accostisi alia medesima la fiamnia d'nna candela non si vcdra la pu- pilla venire a contrazione, come accadrebbe se I'occhio non fosse intento ad oggelto lontano. Quindi risulta che non semprc s'allarga o si conlrae all' avvicinarsi o all'allonta- narsi degli oggotti, e ipiindi ncmmeno Ic modificazioni della pupilla non possono cvidcnlcnientc bastarc a prmlur la perfetta visionc alle varie dislanzc. - 219 - In clic diinque stara il magistcro per cul I'occhio ha facolta di dare a se stesso tali modificazioni che lo facciano il pill perfetto strumento, ora microscopico ora tclescopico a tenorc dclle varie distanzc? Qual parte vi preudono essi i varii mezzi dell'occhio? Quel magistcro, io rispondOj principalmente sta : IV. Nei movimenti dall'avanti alPindietro e viceversa, di cui e suscettibile la lente cristallina. Quando annunzio esscre il cristallino capace di movi- menti dall'avanti all' indietro e viceversa, so che non an- nunzio cosa nuova, perche Olbers, Vallet, Grimelli, Cor- tesc e qualch' altro la dissero prima di me come ho gii sopra avvertito, ma so che annunzio cosa tale che non fu mai profondamente indagata, e la quale chi giunga a prova- rc, dara la soluzione di un problema di somma importan- za, fmora dai fisici e dai fisiologi invano tentaf.i. Da duo fon- ti trarro le prove al mio assunto; dalle nozioni anatomiche e fisiologiche quanto alia prima; dalle osservazioni palolo- giche quanto alia seconda. Richiamo a queslo luogo una conlroversia ch' ebbi l' onore di sostenere cinqu'anni addietro col prof. Monoir di Ginevra intorno alia natura dell' iride. Quel celobrc chirurgOj uno de' piu chiari oculisti viventi, affermava I'i- ride non esscre che una membrana muscolare. Io vo- leva pcrsuadergli con argomenli di fisiologia che per cou- trario era tutto afTatto vascolosa ed erettile. Ma a que'tempi il giudice sovrano, il fatto anatomico, taceva per lui e per me. Niuno allora aveva potuto injettar I'iride in modo da dar vinta la lite, la quale per tre anni rimase indecisa, se pure non debbo dire esservi stati alcuni, che, tratti alia grande rinomanza del professore gincvrino piii che al peso dclle ragioni, avevano, con giudizio sommario, sentenziato — ii20 — nie clal lato del torto. Ma Ic injczioni dcgl 'illuslri pro- I'ossori di MoJcna Grimelli, Gaddi c General!, e del cliiaro e valentc amico mio prof. Cortcse vcnncro a mio sostegno, cd aggiunscro a' miei ragionamcnli il suggello del fatto anatomico, poiclie indubitabilc e qucllo delle injczioni, c fu mostrato per esse che I'iridc c rcalincnte, com' io la diccva, di natura vascolosa ed creliilc. Ho dovuto di necessity ac- ccnnarc alio scioglimento di siffatta quistione, perche I' in- dole vascolare ed crettile dell' iride e punto essenziale, anzi fondamento a quanto m'accingo a provare. M' (i d' uopo prcmettere che 1' anatomica fabbrica del- 1' iride e della coroidea, la speciale ramificazione de' loro vasi pono qiieste due membrane in antagonismo di funzio- ne. Quanlunque 1' iride c la coroidc sicno ambedue gremite d' arteric c di venc cigliari, non perlanto all' iride vanno dircttamcntc alcuni rami arteriosi che alia coroidea non danno propagini. Di minor calibro sono i vasi dell' iride ri- spetto a quelli della coroide, Nell'iride la copia di questi vasi s' accresce partendo dall' orlo pupillarc e sccndendo all'or- bicolo cigliare. Nella coroide il folto de'suoi vasi decresce dair orbicolo cigliare verso al centro della membrana. Nel- l'iride predomina il sisteraa arterioso, nella coroide il ve- noso. Nell' iride le arterie si ramlficano sulla sua faccia este- riorc, c sulP interiore le vene. Nella coroidc all'opposlo le vene stanno sulla esteriorc , le arterie sulla interiore ; la quale opposta distribuzione de'vasi in qucste due membra- ne procede per modo che i vasi arteriosi inlerlorl della co- roidc sottopassando al Icgamentp cigliare e incrociandosi gli uni cogli altri vanno a farsi esteriori sulla faccia dell' iride, c i vasi venosi intcriori dell' iride discendono a farsi esteriori sulla faccia della coroide. Tale diverslta di costruttura anatomica fra quesle due 221 membrane dovra Jun(|iie meltere in opposizionc le loro fimzioni. Cosi c di fatlo. Immaginiamo che lo slimolo della luce cada sulla faccia esterna dell' iride e istantaneamentc proniiiova un afflusso di sangue nel sistema arterioso della medcsima, quindi il tessuto ereltile di questa membrana si gonfii e si espanda nellc camere oculari. Che avviene egli in questo mcntre della coroide? Avviene clie il sistema ar- terioso della sua faccia antcriore, obbedendo esse pure alio stimolo della luce, manda rapidamente gran copia di sangue all' iride, quindi i vasi coroidei si vuotano e si rilassano perche non e cosi istantaneo nelle arterie coroidce il risar- cirsi del sangue impulso alle arterie iridee. Immaginiamo ora cessar di subito lo stimolo dolla lu- ce. In tal circoslanza I'iride celermcnte sgravandosi dell'onda sanguigna mediante le vene della sua fiiccia interiore, tuflo ad un tratto si rilassa, e il sangue da essa rifluente cmpic i vasi venosi della faccia esterna coroidea, la quale si dilata e si gonfia. E dunque evidente come la stessa causa che fa r iride turgescente, vuota e rilassa la coroide, e quclla ca- glone che scema la turgescenza ncU' iride, promuove 1' af- flusso nella coroide; nel che forse taluno ravvisercbbe an- tagonismo vitale, cio che punto non e. Qui non si tratla che d' opposte funzioni per opposta distribuzione di vasi, non gia d' anlagonismo d' effetti a identica azione di causa. E la luce che piu energicamente agisce sull' esterioii arte- rie dell' iride che sulle interior! della coroide; e I'iride che sommamente ercttile e infinitamente piu pronla della co- roide agli afflussi e ai vuotamenti sanguigni, e I'iride che manda o toglie si speditamente alia coroide I'onda san- guigna, ch' ella non puo sgravarsepe o risarcirsene con uguale rapidita ; laonde il supposto antagonismo vitale non si riduce che alia sproporzione del modo e del tempo, con cui 1' una niombriina compie Ic fimzioni di tiirgosccnza e ili avvizzimcnto a paragonc dell' altra. Ora chc ho cS|)osto qiiali lisiologichc rclazionl corrann tra I'iridc c la coroidc, a render palcsc il modo con cui av- vengono i niovimcnti del cristallino, c a chiarirc nclle sue basi (jucsto fcnonicno che puo fondarc la nuova teoria del la distinta visione alio varic distanzc, e mesticri ch'io faccia rifleltcrc: esscr la forma del cristallino rotonda schiacciata, stars! esso nicchiato ncl vitreo, traltenutovi da sottilc c ce- devolc mcnibrana qual c la zona del Petit, detta anclie ancllo ottico o cigliare; essere il cristallino tutto aU'intorno comprcso dai processi cigliari clie in forma di cerchio stria- lo lo abhracciano; c mesticri finalmcntc chc avvcrta I'atti- fudinc crcltilc de' processi cigiiari scguir la potcnza turgc- scente dell' iride, e quindi stare in opposizionc a quclla dclla coroidc. Postc qucstc nozioni diro ora come avvcngono i nio- vimcnti del cristallino. Supponiamo chc si fissl un oggctto assai piccolo c po- sto al di (|ua del punto focale, o ncccssario alia distinta vi- sione. In tal caso la pupilla sar;\ contratta. il sanguc ac- corso ncir iridc avra rigonfia questa membrana c I' avrA cspansa per entro allc camerc oculari, quindi \' umor ac- queo cui c vcnuto mcnolospazio,sar;\ forzatoa comprimcrc lutto all' intorno le parcti chc lo contcngono, ma spccial- menlc quclla piii cedcvole ch' e formata dalla Icntc cri- stallina. In qucsto mentre i processi cigiiari inturgidiscono, si sollevano , s'addossano alia Icntc c tanto piu la comprimo- no e la spingono all' indictro, quanto mcglio il consente lo state di rilassamcnto dclla coroidc c la difluentc natura del vitreo. Per tali circostanzc il cristallino indielreggia , s' al- - 223 — lontana sensibilincnle dalla pupllla c s'avviciua alia re- tina. Ho gia notato che in questo caso la piipiila e ristret- ta, ora soggiungo che appunto per cio non passano per essa 1 raggi men divcrgenti, quelli che piii s'accostano al cen- tre, cioe i meno suscettibili di rifrazione. Quindi i raggi piu divergcnti sono assorbiti o riflessi, i meno divergent! sono fortemente rifratli ed escono dalla lente cntrando ncl vilreo in istato. di tal convergenza ai centrali che danno suUa re- tina il minimo cerchio di dispersione, e quindi netta 1' im- niagine, ossia la visione distinla. Ecco duncjue come I' im- piccolimento della pupilla, ma piu assai Pindietreggiar della lente producono la perfetta visione degli oggetti posti al di qua della distanza focale. Ora supponiamo il caso conlrario. Poniarao invece che si fissi un oggetto di gran massa e piu lontano della di- stanza focale. Per le cose altrove dette la pupilla in tal caso c dilatata, i processi cigliari avvizziti si scostano dalla lente cristallina. La coroide per converso inturgidita preme il vitreo in tutti i sensl, restringe ed acumina la nicchia in cui sta locato il cristallino, il (juale percio e spinto in avan- li, e lo e tanto piii quanto mcglio il consentc lo stato di rilassamento dell'iride e dci processi cigliari. Se ho notuto ciie in questo caso la pupilla e dilatata, aggiugnero czian- dio che i raggi cnianati da oggetti maggiori o lontani arri- vano alia cornea piu convergent!, trovano la pupilla piii dilatata, e v' entrano percio anche quelli che alquanto dal centro si scostano. II cristallino piu sporgente si fa loro in- contro con supeificie piu ampia, per cui ha poter di rifran- gcie aiichc i raggi laleiali, i (juali escono percio dalla lente ed entrano ncl \itreo in istato di tal convergenza ai cen- tral! da produrro il minimo cerchio di dispersione sulla re- — 224 — tin;i, e tjiiinJi da dar nelta riiiimaginc, ossia la visione di- slinta dall'oggetto piu lontano dclla distanza focalc. Figurianioci ora fra (juesti due cstremi i varii gradi di niovimcnto del cristallino e di stringimcnto c dilatazionc della piipilla, c avremo iin'idca della sonuna altitiidine del- I'occhio ad accomodarsi alle varic distanze; accomodamcnto che pure costituiscc, come ogn'altro del corpo uinano, un fenomcno composto e complesso, c di cui i fisici non Irovarono la spiegazione pcrclie la cercarono or nell' una or nell' altra dclle niodificazioni che ho sopra accennatc, non nial ncUa concorde unionc d' aleunc, c non raai nella esscnzialc, cioe nei movlmenti della lente cristallina, i quali, chiaramentc lo ripeto, perche non si creda ch' io voglia I'rodarc al merito altrui, furono e vero da altri, come dissi piu sopra, sospettati e annunziati, ma provati non mai. So non che agli argomenti anatomic! e fisiologici di cui mi sono giovato fmora non sara senza iraportanza che aggiunga i patologici , tralti dalle mie osservazioni sui niorbi oculari. Molle volte cbbi occasione d'osscrvarc nelle infiara- mazioni, o nei gravi abbeveramenti sanguigni della mem- brana coroidea, G6 — ta di pigliar i contagi relativi, e naturale a tulta quella data generazion d'animali, e il pigliarli o non pigliarli consiste principalmente iu fortuite comblnazioni for- raanti o no la catena de' requisiti necessarj alio svi- liippo , e non in reale qualita od attributo dell' orga- nismo viventej cosi le voci disposizione e indisposi- zione, colle lor consorelle, applicate ai contagi, tengo- no assai dell' insignificantej e che a rendere questo importantissimo punto soddisfacente alia scienza e vantaggioso alia pratica, vuoisi determinare in che veraraente consista la ragione per cui si ha o non si ha lo sviluppo del male, sostituendo anche , se faccia d' uopo , alia generale e troppo vaga espressione or usitata, espressioni particolari e precise. Finalmente il Vicesegretario prof. Bizio legge un suo lavoro intitolato: Considerazioni sopra lo stato delle molecole alia superficie del corpi solidi, ris- guardato come caglone delle iinagini^ che in vari modi nelle mentovate superficie si producono. L'autore comincia dal considerare in quale stalo difTerente, rispetto alia forza attrattiva di coesione, si debbano trovare le molecole internate nella massa a confrooto di quelle, che giacciono alia superficie; da che le prime sono circondate per ogni inlorno da altre molecole, che le altrassono, mentre le secoude y no ? sogliono avere per lo meno una faccia libera. Sog- — 267 — giugne poirendersi sempre necessario alia ferraa coe- sione d'un aggregate una molecola centrale, che a gulsa di favilla irradiante In giro la sua luce, eserciti I'attrazione sua sovra un certo numero di molecole circostanti : il che egli coraprova allegando la sfericita che assuraono le gocce minima d' alcuni liquidi, nelle quali si vede chiaramente la forza attrattiva molecola- re vincere la stessa gravitazione. Ora, siccome la forza che si oppone alia ten- denza insita alle molecole, di venire in condlzione elastica o ripulsiva, e I'attrazione rispettiva delle mo- lecole stesse, cosi rotto da una cagione qualunque il mentovato sistema altratlivo, dee cominciare inconta- nente nel minimo aggregate una rarefazione moleco- lare, da che le molecole devono cominciare ad opera- re uno sforzo per entrare in condizione elastica o ripulsiva. Posto cio, siccome le molecole superficiali si trovano avere una faccia libera, e quindi sono meno attratte di quelle che soggiacciono, cosi esse devono piu delle altre fare uno sforzo per entrare in condi- zione elastica, e questo sforzo, che fanno, le dee porre in un moto oscillatorio continue, o di vibrazione, ch' egli chiama potere vibratorio ripulsivo delle molecole superficiali. Aramesso questo potere vibratorio, ch'egli re- puta necessario e consentaneo alia forza ripulsiva in- sita alle molecolej accenna come in una superficie sfe- — 268 — rica il delto poter vibratorio sia eguale in ogni sua parle dove In mi cono deve essere maggiore nel ver- lice e nello spigolo della base: e qui tocca alcuni feno- meni che a siio credere ricevono spiegazione da que- slo principio. Per avvalorare I'esistenza del poter vibratorio superficialc adduce alcuni fatti e raramenta dappri- ma le imagini del Reiss. Mostra che ivi il poter vi- bratorio superficialc del vetro e realmente auraentafo, e come il fenomeno presentato da que'tratti colpiti dair elettrico, corrisponda esattameale ad un innalza- meato dl temperatura, mentre segue al contrario in quelle del Karsten, essendo ivi abbassalo o suiinuito il poter vibratorio, stante la pressione prodotta dal pill grande poter vibratorio delle molecole superficia- li dellc improute metallichc, accrcsciuto eziandlt> dal trascorrimento dell' elettrico j sicche nelle dette ima- p;!ni del Karsten abbianao esattamente gli effetti del freddo, ond'e ch'egli intitola imagini positive le pri- me, e imagini negative le seconde. Esaminate quindi colla guida dello stesso princi- pio le imagini del Moser, passa a quelle del Daguer- re, dove considerata la composizione delP esilissimo strato superficialc delle lamine, trova che, sui tratti colpili della luce, dee seguire una rarefazione, onde i centrl attraltivi dello molecole dell' iodio, o d' altro analogo metalloide, si dilungano da'centri attraltivi — 2G9 — (lelie molecole dell' argento in guisa, che venendo po- scia ad urlare in quelle molecole cosi rarefatte le molecole elastiche del mercurio, queste si sostituisco- no a quelle dell' iodio, e in tal modo si hanno le ima- gini, cioe i chiari ne'tratli colpiti dalla luce. Appresso ricorda il fatto die, dove la lamina iodu- rafasi tenga nella camera oscura oltre al tempo voluto .'id averne le imagini dagherriane, n' esce una imagine inversa e negativa •, il quale fenomeno egli altribuisce ad una rarefazione delle molecole superficiali compo- ste cosi innoltrata da venirne indotta 1' opacila nelle molecole stesse, onde si hanno gli scuri la dove altri- nienti ne verrebbono i chiari. Quindi spiega eziandio I'altro fatto curioso oonsistente in cio, che se la lami- na dagherriaua tenula nella camera oscura sino al punto da averne la imagine consuela, anzich^ esporla al vapore mercuriale si melta alia luce diretta sotlo di un vetro giallo, se ne ha prontamente un' imagine negativa, la quale poco appresso scompare, entrando dopo un dieci, o quindici minuti in suo luogo un'iraa- gine positiva. La prima imagine egli attribuisce alia soprammentovata rarefazione che da I'opacita. Le molecole dell' iodio in parte fuggite e per tutto il tempo che impiegano a fuggirsene in condizione ela- stica, danno lo spazio indicato della scomparsa del- r imagine j finche il loro totale dissipamento deter- mina 1' apparizione dell'imagine positiva. — 270 — Da ultimo il prof. Bizio rainmenta come le pre- dette idee sieuo quelle stesse da lui esposte sino dell'anno 1827, allorche speritiientando I'azione della luce sopra il vapore della caufora, allegava quattro fatti in tutto conibrmi a quelli fondamentali del Moser, e si studiava altresi di pome la cagione in quell'azione della luce, die ha poc'anzi indicata. Terminata questa lettura 1' I. R. Istituto si ridu- ce in adunanza segreta per trattare di afTari interui. ADUNANZA SOLENNE DEL GIORNO 30 MAGGIO ^844. In quest' adunanza solenne, presieduta da S. E, il sig. Conte Palffy di Erdod, Governatore delle Pro- vincie Venete, segui la solenne Distribuzione de'pre- luii d'industria, che nel glorno Onomastico di S. M, I. R. A. si fa alternativamente in Venezia e Milano. II sunto dei gludizii profferiti dall'I. R. Istituto e lello dal Segretario in quest' adunanza venne pub- blicato a parte sotto il tilolo : Atti della distribuzione de premii d' indiistria seguita in Venezia il giorno 3o maggio 1844? Onomastico di S. M. I. R. A. Tra i varii concorrenti oltennero il premio: DELLA MEDAGLIA D'ORO. I SIGNORI I. AiVTONio MiNELLi, di Rovigo, per lavori di iipografia e Utografia. II. DoTT. Arome e Girolamo fratelli Lattis, di Venezia, per nvove honificazioni agrarie in AUino. III. Sebastia'vo CeuliNj di Venezia, per concia di pelli ho- t'ine accelcrata. DELLA MEOAGLIA D' ARGENTO. 1 SIGNORI I. Taddeo WiEL, di Vcnezia, per honificazionl agrurie ml dislretto di Odcrzo. II. CoMH. Antonio Molin , di Venezia, per bon'/ficazionl agrnrie net distretto di Chioggia. III. LuFGi Rosa, di Venezia, per inigJiorwmtnii inUe confe- zioni di zucchero. IV. Ing. Bartolomeo Avesani, di Verona, per apparecchio per la fdalura dtlla seta, mosso e riscaldato dal vapore. V. Giuseppe Rier, di Venezia , per litogrufic a due lapis e a due tinte, ed allri lavori. VI. Giuseppe Antonelli, di Venezia, per introduzione di miove 9nacchine per la tipografta e la litografia. VII. Antonio Lendinara, di Castelfranco, per metodo di cuocere i laterizii colla lignite. VIII. DoTTOR Benedetto Nappi, dei Fate bene fratelli, in \enezia, per macchina ortopedica per le liissazioni. l.\. Giuseppe Enrico Gastaldis, di s. Vito nel Friuli, per n/tovo r?ietodo di accoppiare la vite al gelso. X. Giovanni Husetto detto Fisola, di Venezia, per intro- duzione c onodificazione di una berta o battipalo. W. Dottor Paolo Rocciietti, meccanico dell' I. R. osscr- vatorio, di Padova, Per costruzione di orologi a pendo- lo e di strunienti astronoinici e geodelici. XII. Giuseppe Antonio TrI'Mrschin, di Viccnza. pvr minvn metodo di statu pa. — 273 — XIII. ViNCENzo BiANCHETTr, chirurgo di Fratta, per pin- zelta vescicale a catena. XIV. Carlo Centenari, dl Milano, per mchiostro dastam- pa in varii colori. XV. Provido Omboni, di Manlova, per introduzione di mi nuovo trehbiaiojo. XVI. PiETRO BiGAGLiA, di Vcnezia, per musaico di S7nalti e di avvcnturina. XVII. Lorenzo CiiiTARm, di Venezia, per ampliazione data alia sua fabbrica di ombrelle e parasoU. XVIII. GrACOMo ZuccHERi, di rx\Mx2.x,t^,peruno Sgrana- tore pel sorgo turco. XIX. Gaetano Garbin, di Schio, per ^niglioramenii nella filatura delta seta. XX. Jacopo Tqmmasi, di Venezia, per miglioramenti nei lavori di vetro filato. XXI. Gaetano Giura, di Venezia, per miglioramenti di al- cune parti delle stadere. XXII. Giovanni Busetto detto Fisola, di Venezia, per nuovo cemento lapideo. DELLA MENZIONE OI^OREVOLE. I SIGNORI I. LuiGi Cesari, di Cremona, per macchina per la fabbri- cazione del pane. II. Elia Locatellt, di Brescia, per migliora^nenti nei meccanismi inservienti alia filatura della seta. III. Elia Crovato, di Venezia, per intarsiature in halena. IV. Carlo Mattazzi, di Milaiio, per lavori in ottone. V. LuiGi ToFFOLi, cliimico farmacista, di Bassano, per in- chiostro da copiar lettere. "'■ 35 — 274 — VI. Antonio Fmco, di Cologna, per cohello da recidtre qll aspararji. VII. Paolo Ripamonti Carpano, di Milano, per csteso com- tnercio di oggctti di cancelleria. VIII. GiovACCHFNO Felice Maria d' Ancona, di Venezia, per congcgni per ridurrc la seta greggia in irama cd or- ganzino. IX. MoNs. LuiGi Sebvstiano Alloy, di Milano, per (/uadro dipinto air eiicausto. X. Francesco Bonadei, di Venezia, per macchina da pi- giare I' uva. XI. GiAcojio Pascatti, di S. Vito nel Friuli, per macchina per ostie da sigillare. XII. Carlo Oggioni, di Milano, per lappezzerie di carta ad uso di Francia. FU DEGRETATA L'ESPOSIZIONE AI SIGNORI I. Francesco Cobres, di Venezia, per modello di onacchi- na loco7notiva. II. Angelo Membretti, di Milano, per dorature cd inargen- tature col 97ietodo elettro-chimico. III. GiovAcciiiNO e CosTANTiNo fratelli Mentasti-Belia, di Varcse, per macchina da fabbricare cornici. IV. Mons. Luigi Sebastiano Alloy, di Milano, per onodello di harca a rimtirchio. V. Francesco Detoni, di Milano, per congcgni per la [da- tura della seta. VI. Carlo Filippi, di Venezia, per siivalc migliorato per guarire da alcune malattic i piedi dci fanciulli. — 275 — VII. Abram Moravia, di Venezia, per tentativi di concia accelerata su pelli bovine. VIII. Lorenzo Rocovis, di Bergamo, per timbri di vario gen ere. IX. GiuDiTTA BoNViNO Oggioni, di Milano., per tappezzerie di carta ad uso di Francia. X. Giuseppe Beretta, di Monza, per saggi di un nuovo metodo per istampare la musica. In quest' adunanza il Presidente dell' I. R. Isti- tuto Cav. Santini lesse un elogio storico di Lorenzo Seha ottico veneziano. Dopo aver toccato della con- veuienza e della utilita di ricordai"e ne' giorui solen- ni le chiare opere del trapassati^ egli cosi prosegue: jj Lorenzo Selva, acquisto fama duratura nell'arte ottica, in quell' arte nobilissima, che prolunga con due fragili ve- tri i godimenti della vita, quando per avanzata eta, o per natural! difelti, rocchio indebolito o male conformato ricu- serebbe prestare I'uflicio suo nel magistero della visionej in quell'arte che allarga i ristretli confini della vista'naturale, ora spingendoci nella immensita dcgli spazii a contemplare le meraviglie dei cieli ; ora ampliando le minute cose che ci stanno d'intorno, le quali, se per la loro piccolezza non scmbrano destinate alia nostra contemplazione, non sono pero meno atte delle grandi masse, disseminate lungi da noi negli spazii celesti, a dimostrare la potenza e la sapienza della Supreraa mente ordinatrice. A questa difficile arte con- sacro il Selva i suoi studii, ne solo in essa conserve I'avito onore, ma vi colse nobili palme, c riusci col suo ingegno e con la pertinace sua applicazione a conseguire celebriti — 27G — presso Ic estcrc nazioui, cosichc in mezzo ai portentosi pro- gress! fatti ai nostfi giorni dall' Ottica pratica, il suo norae visuona onorato c riverito, e talc risuoncra finche si apprcz- zcranno i nobili studii e le applicazionl loro alle arti utili. Lorenzo Sclva nacquc in Maniago grande nel Friuli ncll'anno illG, ed cbbe a fralcUo Gio. Maria, chc si dedico alle discipline malematiclie, delle quali fu professore prima in Viccnza , e poscia ncUe pubbliche scuole di Ycnezia. 11 loro padre Domenico, ch'esercitava fino dalla sua prima giovenlu con universale aggradimento I'arte ottica in que- sta citta, pose ogni studio perche i figli ricevessero fra le domesticbe pareti una solida educazione, la quale (come il fatto mostro) riusci accurata c rispondente alle cure pa- tcrne. Di buon'ora applicossi Lorenzo all' arte del padre, e ben presto diedc in questa difficile carriera pubblici saggi della sua diligenza, e delle sue cognizioni. Ma percbe chlaro apparisca il merito del Selva, c necessario di esporre breve- mcnte lo stato dell' Ottica pratica in quel tempo. Dacchc il Galileo nel J 609 rivolse al cielo il primo cannocchiale, e mostro dalla torre qui vicina Yenerc fal- cata, Giove circondato da quattro lune, il Sole non scevro di macchie, Saturno raisteriosamente conformato, la Luna semprc a noi rivolta coUa raedesima faccia: Parte ottica, ristretta in pria fra gli angusti confini delle costruzione degli occhiali, acquisto novella importanza, e tutli a gara aspirarono a posscdere si nobilc stromento, cbe ci poneva sott' occliio gli oggetti lontani, annullando, per cosi dire, le distanze, e maravigliosamente ampliando i confini flella nostra corta vcduta. Ma ben tosto si rese manifesto, cbe non era agevole impresa il conseguire nella costruzione di si prezioso istrumento una fclice viuscita, perche rccondita e fuori della comune portata n' era la teorica, non ancora — 277 — baslevolmente detcrrainata ne dalla pratlca, ne dagli astrat- ti principii deU'ottica-, e se le speculazioni di Iveplero, di Torricellijdi Cavalieri, dell'Huyghens suggcrirono sani pre- cctti per la retta costruzione dei cannocchiali, indicarono nel tempo stcsso alciini difettij ch' era impossibile di evitare per logliere una certa confusione, che si appalesava volen- do spingere oltre certi confini gl' ingrandimenti. Al Galileo ed al Keplero tenne dietro il Newton, che, in mezzo alle sue luminose scoperte siil sistema del mondo, diede pur nuova forma all' ottica teorica, e dimostro non essere omo- genea la luce solare, ma decomporsi colla rifrazione in una gradazione pressoche infinita di color! cleracntari, dal rosso piu intenso fino al violetto il piu languido, ed addito in questo meraviglioso fenomeno la vera sorgente di quelle ombreggiature, di quelle fimbrie colorate, che impedivano la chiara vlsione nei cannocchiali, ed erano ostacolo a spin- gcrne gl' ingrandimenti a quelle misure che pure si deside- ravano ed erano indispensabili per iscoprire i portentosi segreti del sistema celeste, e per progredire nella via delle scoperte con si felice succcsso di gia incominciate dal Ga- lileo. Se non che il Newton, tutto che sommo nell' arte dello sperimentare e del calcolare, ehb' egli pure a prova- re r influsso dell' umana fralezza, e cadde in grave erro- re, che sussistendo per un intero secolo ritardo il perfezio- namento degli stroinenti ottici, al quale vanno strettamente congiunti i progress! dell'astronomia, della fisica, della storia naturale, ed in generale di tutte le umane scienze fon- date sulle osservazioni e sugli sperimenti. Egli pertanto credette che nelle diverse sostanze della natura, e quindi nelle diverse specie dei vetri, gl'indici della rifrazione e della dispersione dei colori procedessero di pari pas- so mantenendo fra loro un rapporto costante, nella quale — L>78 — ipotesi sarcbbe stato impossibilc evitare nelle immagini degli oggetti;, prodotte dalle Icnti di vctro, le fimbric colo- ratGj e tutte quelle ombreggiature e conlusioni che deri- vano dalla scparazionc dci colori opcrata dalla rifrazlone. Quest' ostacoloj crcduto insormontabilc, pcrsuasc al Newton cd a tutti i scgnaci dclla sua dottrina, di ricorrere piutto- sto nella coslruzione degli stromcnti ottici ai fenomeni della riflessione della luce, la quale si opera dalle super- ficie levigate in tutti i colori colla stessa legge, e fece co- struire il tclcscopio che porta tuttora il suo norac seb- Lene giu da molti anni prima progettato e tcntato dal nostro P, Zucchi parmigiano. Gli stromenti oatottrici riu- scirono di gran lunga piii cbiari e pcrfctti degli stromenti diottrici, pcrcbc tolta in cssi la separazione dei colori, crano pure tolti gli error i di rifrangibilita, cbe deturpa- vano le immagini nei diottricij o se questi si riproduce- vano, cio avveniva per rufllcio dellc lenti oculari, le quali essendo sempre di corto foco e di mediocre apertura, da- vano origine a piccole abcrrazioni facilmentc tollerabili daU'occbio nostro, che per I'artificiosa sua costruzione agevolmcutc si adatta alle piccole irregolarita cd alio pic- cole dcviazioni. Si costruirono dagli artcfici piii riputati tclescopii di varie dimension!, e con principii diversi: e sono anche ai nostri giorni lodate cd apprezzate le dispo- sizioni immaginatc da Gregori e da Cassegrain. Questi intrinseci pregi dei telescopi a riflessione non crano esenti da gravi inconvenienti ; la dilTicolta della lore costruzione ne aumcntava il prezzo oltrc misura ; I'uso li deteriorava ben presto, perclie gli specchi nietallici, cspo- sti al contatto dell' aria, perdono per la uraidita la loro politura, e coU'ossidazione divcngono inctti. Quindi man- tenevansi in prcgio i cannocchiali diottrici, ed e a tutti — 279 — noto come il celebre Giuseppe Campani di Roma riusclsse feiicemente nella costruzionc di quei grandi obiettivi con enormi distanze focali, i quali nelle mani di Cassini e di Maraldi servirono a discuoprire i tempi delle rotazioni di Venere, di Marte, di Giove e di Satiirno con siffatta pre- cisione, che presso che nulla vi aggiunsero gli astronorai posteriori coi piu perfetti cannocchiali acromatici e coi piii potenti telescopii. Fu verso I'anno -1760 che il celebre Eulcro comincio a sospettare della verita dell'asserto di Newton osservando che la natura aveva con un'artificiosa costruzione e me- dianfe la rifrazione operata da diverse sostanze conseguito neH'occhio umano il tanto desidcrato acromatismo. Le pri- me ricerche di Eulero non furono coronate da felice suc- cessor ma incitarono lo svcdese Rlingestierna e I'inglese Dollond a nuovi sforzi ; ed a quest' ultimo in particolare siamo debitor! della portcntosa scoperta di un cristallo dagl'Inglesi appellato flint-glass, la cui forza dispersiva supera notabilmente quella del cristallo comune. Fattasi dal Dollond questa importantc scoperta, che doveva dare un [nuovo aspelto all' Ottica, a lui che era del pari pro- fondo teorico e pratico esercitato, riusci hen tosto di co- struire cannocchiali acromatici, i quali destarono I'ammi- razione di tutta I'Europa per la chiarezza e la precisione, e per I'ingrandimento da essi ottenuto con piccolissime di- mensioni, in confronto di quelle dei comuni cannocchiali fino allora in uso. In questa bella epoca di transizione per 1' Ottica teo- rica e pratica incomincio Lorenzo Selva I' esercizio dell' ar- te sua sotto la direzione del proprio padre, che pure erasi acquistata grande riputazione per la fmitczza dei suoi la- vori. Fiorente era a quei tempi I'oflicina del Selva, e som- — 280 — - minislrava ogi,'eiti ottici di ogni genere ai possedimcnti della Repubblica, cd estendcva al Levante, alle Spagnc ed al Portogallo il suo commerclo. Per sostcnere il lustro cd aumcnlarc il crcdito dcUc venete produzioni si era con ardore rivolto Lorenzo alio studio della tcoricaj chc solo puo dare iiell'ottica potentc impulse al pcrfczionamento della pratica, ed erasi inesso in istretta relazione coi piu celebri niatematici dell' eta sua, col Boscovich, collo Stra- tico, col Toaldo c col Paccanaro, che riverivano in lui I'ot- tico istruito, il solo atto a ridurre apprcsso di noi alia pra- tica le sublimi loro spcculazioni. I'rutto dei suoi studii e delle sue meditazioni fu un' operetta che ha per titolo: Sei dlaloghi ottici teorico-pratici, ch' egli diede alia luce la prima volta nel 17CI, e riprodusse nel i787 ampliata e variata a tenore dei progressi fatli nell' intervallo dalla scienza. In questa operetta preziosa per la semplicita dello « stile, accessibile ad ogni sorta di lettori, il Selva rendc conto dei suoi lavori, delle sue scopertc, e da giusto tri- bute di gratitudine e di lode alia sapienza e raunificenza del Vcncto Senato, che accoglieva e ricompensava larga- mente le sue onorate fatiche. Noi apprendiamo da questa operetta, che non vi fu ramo di Ottica pratica, a cui il Selva non rivolgesse le sue cure ed i suoi studii per introdurre da per tutto utili ri- forme. Noi lo vediamo migliorare i corauni occhiali da pres- bite con introdurre le lenti convesso-concave, I'uso delle quali non avvertito o trasandato da altri ottici fu posto in obblio ; e riprodotto poscia iu Francia al principio del secolo presente dal sig. Baradelles, acquisto gran credito e celebrity per i pomposi elogii che ne fecero i giorna- li sotto il titolo di occhiali periscopici. Noi lo vediamo introdurre in commcrcio i binoculi, chc (come ci dice) — 28i — proposti dallo Zahn, furono per la piiina volta costriiiti da suo paJrej ma a Lorenzo devesi un importantissimo mIglioramcntOj voglio dire, un inovimenlo semplicissimo diretto ad avvicinare od allontanare gli assi del due tubi per rcnderii coincident! con gli assi degli occhi. Chi lo cre- derebbe! questo importante elemento, necessaria condizio- ne a rendere contemporanea la visione in ambediie gli oc- chi, introdolto dal Selva fino dalla prima loro costruzione, trovasi ora ncgletto nelle varle ed eleganti forme di biao- culi, che hi volubile moda ci procura da Parigi, da Londra, da Vienna: e quindl affiitto precaria ed accidentale e la visione contemporanea, scopo prlmario cui sono destinati i binocuh". Ne andro io dlscorrendo dl lulti i miglioramenti, delle superate diflTicoItA nclla costruzione del tanti ap- parati ottici che per esso si fabbricarono, destinati alle fisi- che chimiche esperienze, od alia ricreazione delle oneste brigate, mentre per non trascorrerc 1 dovuti confini brevi parole lo devo tenervi intorno ai suoi studii sulla teorica del cannocchiali, e del microscopli, che costituiscono 1' og- getto prlmario dell'ottica. Istruito, com'era, di tulto quel- lo che dagli ottici piii rinomati suoi conteraporanei, o dai suoi antecessor! era stato fatto, mentre, a richiesta, imito, mlglioro le altrui produzioni, si pose nella via del per- fezionamento; e ritenendo incorreggibili i difetti rimprdVe- rati agli stromenti diotlrici, si rivolse alia costruzione dei calottricij nei quali riusci eccellente, a giudizio del Toaldo e del Boscovich, sia per esattezza delle curve date agli spee- ch!, sia per la nitida composizione dei mctalli ed il loro polimento. We costrusse di tutte le dimension! da uno ai cinque piedi, di tutte le forme conosclute, con comode montature per gli us! astronomic!, ed il suo nome risuono riverito in Italia, ed anco nelle oltramontanc contradc per III. 36 — 282 — la ecccllenza e chiarezza lorO;, per la nitidezza del cam[)o e per la prccisione dei contorni. Fii il Sclva primo a costrui- rc teiescopii c microscopli senza lenti oculari per evitare intcramente gli errori di rlfrangibilita ; il siio telcscopio con uno specchio concavo ed uno convcsso, costniito in piccole dimensioni, ottenne in quel tempo I'approvazione univer- sale, perche prestavasi pei teatri, ed era di gran Iiinga superiore ai piccoli cannocchiali Galileani, eh' erano gcne- ralnienlc in uso. II microscopic formato di solo specchio concavo incassato in lente convessa destinata ad illuminare r oggetto fu applaiidito dal march, di Paulmi, amhasclatore francese prcsso la Repubblica, per la sua semplicita e buou effetto, e percio quell'illustre personaggio amo presentarlo all' Accadcmia lleale delle Scicnze di Parigi, la quale rico- nosciutane la novita ed utilita, spedi al Selva un onorevo- lissirao diploma neiraprile del 1772. Nell' alto che occii|)avasi il Sclva dcgli stromenti di riflessionc, non si dee credere che trascurasse di pcrfczio- narc qucUi di rifrazioiio. Noi lo vediamo fra i primi ad in- trodurre nei comuni cannocchiali terreslri gli oculari a ({uattro lenti, che sonoai nostri giorni universalmcnte ailot- litti e lodati per la chiarezza ed estensione del campo; im- maginare una nuova disposizione di lenti oculari, pella quale, colla scmplice inversione dell' ultimo lubo, si ottienc il duplice cflelto di avcrc per un cannocchiale di grandissi- nio campo, piccolo ingrandimento, e tnolta chiarezza, quale si ricerca per gli usi della marina; e per I'altra un fortis- simo ingrandimento con campo minore, quale si desiderava per usi celesti, o per i minuti oggetti lonlani bene illumi- nati ; la quale invenzione del Selva chiaro appariscc essere la prima idea dcgli ocuhiri pancraiic/wvcnlul'i in questi ul- timi tempi dall'oUico iuglesc Ritchinner, e divcnuti cclcbri — 283 — per le feliciapplicazioni fattene dal sig. Caucholx di Parigi ai suoi cannoccliiali terrestri. Era avido di ogni novita nell'arte sua, di ogni tcntutivo fiitto per migliorarla ed estenderla ; si odono poniposi elogi fatti in Francia ad un tnbo, cui piacqiie nominare Iconanliditlico, entro al quale veJevansi due immagini dello oggetto, diretta I'una, inversa I'altra ; il sig. Navarre inventore ne fa un mistero, e se ne alten- dono grandi vantaggi per I'astronomia. Medita il Selva so- pra questo misterioso cannocchiale, e ben tosto lo riprodu- ce colia diraostrazione palese della sua poca utilita, e lo condanna, come fu di fatto, all' oblio. Fa giusti elogi al micrometro obiettivo di Bouguer, ed al meganietro di Char- nicres, accennando come si potrebbe ottenere lo stesso ef- fetto per la bisezione di una lente ocularej ma apparisce che non ne abbia tentata la esecuzione, riputandola opera- zione molto delicata e difficile. Cosi e rimasto intero il me- rilo al cliiarissimo nostro cav. Amici di una delle sue piii belle invenzioni, voglio dire del raicrometro oculare a sepa- razione d' immagini, di cui primo ne diede la descrizione e la teorica, mostrandone i sommi vantaggi sopra il micro- raetro obiettivo, e di cui molti ne costrui per i piti riputati osservatorii nella celebre sua officina. Forte il Selva di tanta pratica acquistata con si lungo esercizio, e di tanta teorica, apprese con istupore verso il i770 i famosi risultamenti, ai quali erapervcnuto il Dollond in Inghilterra colla costruzione dei suoi celebrati cannoc- chiali acroraatici, dei quali il primo vennegli mostrato dal Boscovicb, che di gran lunga superava I'effetlo dei comuni cannocchiali costruiti in dimensioni tre volte maggiori. Rimane sorpreso, ma non sbigottito, all' artificiosa costru- zione del nuovo obiettivo; vi medita per breve ora, ben tosto ne indoyina la teorica, e si forma precetti per la sua ~ 284 — costruzione. Tliconoscc esserc la Icntc concava formata con nuova specie di cristallo, la cui fusione e un sccreto inglc- sc; ne otlienc vcnli pezzctti dall'amicizia dell' abate RufTo ^croncsc, c riesce a formarc il primo cannoccliialc acroma- tico, escguito fuori dell'Inghiltcrra, c riputato eguale in chiarezza e canipo ai cannocchiali inglesi. 3Ia precaria era la costruzione dci niiovi cannocchiali, clie tanto riiniorc menavano in quel tempo per lutta I'Eu- ropa intenta a procurarscli ad altissimo prezzo dalla fortu- nata cilta di Londra, chc sola posscdeva il secrete della fabbricazionc del ///??/, e nel DoUond un ottico profonda- mente istruito nclla pratica c nella teorica dell' arte sua, in grado di fornire qucsta prcziosa merce. Invano 1' Acca- deniia di Francia aveva invitato con larghi e reiterati pre- mii gl' ingegnosi artisti di quel fiorcnte regno ad iscuoprire il secrete in cui era involta la costruzione di questo mi- stcriose cristallej il Selva si accinse colla forza del sue in- gegno, e con pazlenti ricerche alia difficile impresa. Sebbe- ne ignaro di chimica, fondendo al fuoco alcuni del pezzctti ottenuti dal Ruffe, dope hinghe ricerche riusci nclla sepa- raziene dei suoi componenli; onde tutto liete si strinse col sig. Bertolini, abile e distinto fabbricatere di questa citta, gia tante celebrato per le sue vetrerie di Murano, e dope molti inulili tentativi riuscirono nella fabbrica del primo f'mi conosciuto fuori dell'Inghilterra, il quale, a giudizio del Boscovich, supremo maestro in argomenti di ottica, era superiore alio stcsse /7/w/ inglese, da esse distinto per una maggiore forza distrattiva, per la quale rendcvasi piii ido- neo alia costruzione degli obiettivi acromatici. Divulgossi ben tosto in Europa la notizia del fint ottcnute dal Selva nelle venete fornaci, e si acci'ebbe per esse fiiraa all'Autore ed accjuisto per gli scrltti del Boscovich una rinomanza che — 285 — dura tutt' ora, poiche la grande sua forza dispersiva non venne superata che in questi ultimi tempi per opera del celebratissirao Fraunhofer di Monaco, il cui solo noma vale un elogio, rapito ahi ! troppo presto, ed in troppo verde el^ all'onore delle scienze ed alia gloria del nostro secolo. Non ristette il Selva a questo prinio passo ; ei vide che volendo iiguagliare la eccellenza delle produzioni del Dol- lond, conveniva estendere la periferia delle cognizioni teori- che, che sole in questa difficile arte possono guidare la ma- no dell'industrioso artefice, e porlo nella via delle scoperte e del perfezionamento. Sebbene la sua eta volgesse al tra- nionto, e gravi cure esigesse dalla incessante opera sua il mantenimento di numerosa famiglia, il vediamo con inso- lito esempio e con ardore giovanile abbandonarsi alio svi- luppo delle laboriose opere del Boscovich, dell'Eulero, e di quanti in quella eta trattavano argomenti di Ottica teorica pratica; porre ogni suo studio nel tradurre in linguaggio aritmetico e facile le sublinii loro speculazioni ; costruirsi il vitrometro suggerito dal Boscovich, sperimentare con esso gl' indici di rifrazione e di dispersione dei velri coi proprii mctodi apprestati in Murano; fabbricare cannocchiali acro- niatici di tutte le dimension!, I' eccellenza dei quali venne riconosciuta, cd altamenle lodata da una Commissione isti- tuita d'ordine pubblico nel seno della Universita Patavina e nella quale cogli Eccellentissimi Riformatori sedevano i chiarissimi professori Stratico eToaldo. Questa formalraente dichiarava, che dopo varie e diligenii prove messi a con- fronto i cannocchiali del veneziano Selva con quelli di u- guale grandezza del Dollond, non solo i veneti uguaglia- vano per la precisione, e pel contorno, e per I'ampiezza del campo gl'inglesi, ma sensibilmente li superavano in perfezione, e nioUo piu nell'apertura dcH'obiettivo. — 28G — Per liinli e si giiisli litoli alia pubblica estiiiiazione, i! sapicntissimo Veneto Senate con onorevole decrolo del G diccmbre i772 moslro al Selva I' alto siio aggradimento dicbiarandolo Oltico pubblico , accordandogli generosa pcn- sione, accettando la dedica del suo Trattato di ottica teo- rico-pratico, cd eccitandolo alia istruzione del figli suoi, perche si bclla ed utile arte si mantenesse appresso di noi in quella riputazione ed in quel lustro, a cui avevano sa- puto conduria il suo ingegno e la sua indefessa applica- zione ; decreto nobile e generoso che onora del pari la per- sona a cui 6 dirctto, e la illuminata niente del Principato che lo emano. IVon e a dirsi quanto il seusibile animo del Selva fosse penetrate di gratitudine per favore tanto distinto accordato dal Governo ai suoi studii ; tutte le cure dell' ottico egre- gio furono in appresso divise fra I'esercizio dell' arte sua nel vasto campo che si era aperto, e la istruzione dei figli suoi; ed a queste cure i figli suoi risposero ben degna- mente, sostenendo la gloria patcrna, e amorevolmente sor- reggendo 1' ultima sua eta. II maggiore Giuseppe si applico con ardore all' arte degli avi, e riusci distinto per le sue cognizioni teoriche c pratiche, e non sono molti anni che raccoglieva nobili palme in questo stesso arringo per utili perfezionamenti apportati all' ottica pratica ; cgli conse- gui dalla munificenza del Senato il titolo, e la pensione del padre ancora viventc, e dalla eta ridotto ad onorata quie- te. L'altro fratello Antonio coltivo le belle arti el'archi- tetturaj nella quale si acquisto fama duratura per le niolte fabbriclie da esse immaginate o direttc, fra le quali pri- meggia il grandioso teatro di questa niagnifica citta uni- versalmente animirato e con ragione invidiato dalle pri- marie capitali d'Europa. — 287 — Visse Lorenzo Selva fino ad avanzata etA; vide con profondo dolore le cangiate sorli della sua cara patria, chiudcndo gli occhi alia luce fra il coinpianto de'suoi ai 24 aprile del iSOO. :»» II Cav. Santini pose fine al suo Elogio con rac- comandare caldamente alia gioventu di congiungere gli studii teorici all'esercizio pratico delle arti, es- sendo dimoslrato dalF esempio del Selva e di altri parecchi trapassati e viventi, quanto lo studio de'prin- cipii sia di ajuto a vincere le difficoUa che s'incontra- no nella pralica. ADUNANZA DEL GIORNO 23 GIUGNO 4844. II SegrelarJo legge I'alto verbale dell' adunanza del 29 Maggio die resta approvato. L'l. R. Governo in noma dell'Eccelsa Presiden- ^ dell' I. R. Camera Aullca Generale manda uu e- seraplare del llbro pubblicato seuza norae di autore in Livorno nel i843 col titolo ; Del commercio del- V Italia colle Indie^ Cenni storici e statistici , e fa sapere ch' e lavoro del sig. Pietro de Koster I. R. Vi- ce Console austriaco in Viareggio, Si annunziauo i seguenli doni fatti all' I. R. Isti- lulo. T . Dalla Sociela Medico-Chirurgica di Bologna. Biilhuino dcUe scienze medt'che. Gennajo, e Febbrajo- inarzo d84i. in 37 — 290 — 2. Dal membro eflellivo nob. G. Freschi. / numeri 9 all'i \ del Gior?iale intitolato : I'Anilco del Contadino. 3. Dal socio corrispondente dott. L. P. Fario, e dal dottor Ad. Benvenuti. Me?noriale delta Medicina contemporanea. Aprile-mag- gio i844. 4- Dal socio corrispondente dott. G. B. Mugna. Delia febhre, Trattato critico. Padova -1844, di pag.332, in 8. 5. Dal socio corrispondente dott. Giaciuto Namias. Giornuh per servire ai progressi della Patologia e del- la Terapculica. Gcnnajo-febbrajo, e Marzo 1844. 6. Dal sig. Giovanni Codeine di Treviso. e Vn Prospetlo delle acque del globo in generale . Tre- viso 1844. Un Prospetlo della forma esterna del globo in genera- le . Treviso 1844. 7. Dal sig. Angelo Emiliani ingegnere di Bologna. Teorica della fortnazione de' Censimenti. Bologna \ 844, di pag. 78, in 4. 8. Dal sig. Giovanni Racbeli di Milano. Discorso (juarlo del Can. Atnbrogio Ambrosoli lelto nel- Vhiilulo Racheli il 29 Jprile 1843. Vienna 1844, di png. 22 in 8. — 291 — La Societa Agraria della Provincla di Bolo- gna con leltera del Segretario in data 6 Maggio man- da in dono il primo Volume delle Memorie da essa pubblicate ( Bologna 1 844) P^^ entrare coU'I. R. Isti- tuto in corrispondenza. il Segretario L. Pasini presenla all' Istifuto il Profdo teoretico dimostrantc la disposizione del terreni della Campagna romana secondo le osserva- zioni di Monsignoj^e de Medici Spada e del prof. Giuseppe Ponzi pubblicato recentemeute in Roma da quesli due naluralisti •, il profilo incomincia alia falde dell'Appennino, e passando attraverso i Monti Sabatini, la vallata del Tevere, quella dell'Aniene, ed i Monti Laziali, giugne fino al Mediterraneo. Le zone di sediment© e gli agglomerati compresi in questo profilo sono dal basso airalto ; a. Una scaglia con breccie ed arenaria a ligniti, ri- ferita con qnalche dubbio al terreno terziario inferio- re e marine. b. Le argille ( marne subappennine di Brocchi ). c. Le sabbie o gliiaje (sabbia-gialla di Brocchi). Questi due depositi si riscontrano dall'una all'al- tra estremita del profilo. d. I tufi, le scorie, i lapilli, le pozzolane, ed altri agglomerati solto-marini che precedettero od accora- pagnarono lo sbocco delle trachiti e delle tefrine, la- ve clie attraversano in filoui tulti questi depositi, — 292 — e sono con essi riferite ai terreni terziarii superiori, airantico pliocene di Lyell. e. I terreni quaternarii, o nuovo pliocene, constano di una calcarea tofacea marina, di traverlino e sabbie e ghiaje fluviali, di peperini, tufi, scorie, lapilli ed al- tri aggloraerati vulcanici sopra-marinij altraversati da filoni di lava tefrina e di lava sperone. J. Tra i terreni inoderni {allimum) sono compresi gli attuali depositi marini che si vanno formando sul fondo del Mediterraneo, i depositi di acqua dolce fluviali, lacustri e pluviali^ e i terrestri, che constano di terra bolare e di efllorescenze saline. Nel profllo sono anche indicate le eraanazioni di gas idrosolforico, che passando attraverso i depositi subappennini, escono dagli agglomerati vulcanici sot- to-marini nei Monti Sabatini, e dalla calcarea tofacea presso la vallata dall'Anienej e le emanazioni di gas acido carbonico ch' escono attraverso gli slessi depo- siti dagli agglomerati vulcanici dei Monti Laziali. Nei Monti Sabatini i filoni delle lave tefrine non s'incrociano colla trachite : nei Monti Laziali la lava sperone attraversa i filoni di lave tefrine. Tutti questi depositi sono generalmente orizzon- tali, ma interrotti sovente da distacchi e sbalzi degli strati, II signor Gaetano Barbieri professore eme- — 293 — rito di malematica domanda die sieno dall' Istitulo fatte esarainare le concluusioni di un suo lavoro ma- tematico che ba per titolo : Nuoi'a dottrina sidle Jiin- zioin che atnmettono necessariamenle un ordinamen- to per le potenze intere positive della variabile di cid sono funzionij e prima rigorosa dimostrazione ele- mentare dei teoremi di Maclaurin e di Taylor^ e del modo di conoscere prima di metterli in opera^ i casi^ in cui possono i teoremi stessi essere in di/etto. II membro effettivo prof. Catullo legge alcune Considerazioni intorno ad una memoria del signor di Collegno stampata nel Balletlino della Societa geologica di Francia^ febbrajo i844- 55 II prof, di Collegno nella Memoria ora accennata porta opinione, che il calcare ammonitico, ed il calcare ch'io chiamolXeocomiano(Le^/e/«(7/tf/y./^27/«.Padova -1845), spettino alia formazione del Giura, non gia al sistema cre- taceo, cui tutti i geologi dcUe Provincie Venetc hanno cre- duto di poterli conguagliarc. Egli e del pari persuaso die il calcare selcioso delle Alpi Yenete, chiamato onarmo majo- lica, per una cerla rassomiglianza die vi si scorge con la pasta di questa composizione , appartenga anch' esso al terreno jurese, quantunque i fossili die conliene lo dimo- strino identico alia creta bianca superiore delle nostre Alpi, e per conseguenza si palesi piu recente del calcare ammo- nitico rosso die gli soggiace {Valle Pantena nel Veronese, Calpiane presso Belluno ec. ). Nella Zoologia fossile, stando alia presenza di alcune specie organiclie fossili die mi sem- — 294 — bravano carattcristiche di certi terreni, e che poscia rico- Doblii csscre invcco promiscuca piu lormazioni, incorsi ncUo stesso errore del prof.Collegno, cioe associai alcunc delle roc- cc del sistcma cretacco alia forinazionc del Giura, cscludcnda pcro scmpre il oyiarmo majolica per la cvldente sua conncs- sione e parallclisnio con la crela bianca superiore, dalla qua- le I'avrei certo distaccato, se nel fissare I'eta relativa dellc roccc stratificate delle Alpi Vencte ml fossi atfenuto ai carat- teri mineralogicij come piacrjuc al sig\ di CoUegno di asscri- re, e non ai caratteri geognostico-zoologici, che sempre mi servirono di gnida. Per essi fino dal 18 lo giunsi a scoprire che le glaiiconie e li calcari grossolani del Regno Yencto si dovevano scparare dalle rocce secondarie con le quali erano dapprima confusi {Glor. di Padova); e nel d828, seguendo le stesse norme, feci toccarc con mano I'esistenza del tcrre- no terziario medio addossato alle rocce pirico-neltunichc de' monti Euganei (Gior. suddeito). fi ben singolare, che mcntre il prof. Collegno trova le mie classificazioni fon- date sopra i caratteri mineralogicij il sig. Boue pretenda in- vece che abbiano per base la pura zoologia geognoslica 1 ! {Mem. gcoloffir/?ies, pag. d24). L'asserzione che le specie organiche fossili dame descritte nel 1826 come proprie dello Zechstein, del Muschelkalk, e della Greta si trovino per la piii parte negli strati della formazione jurassica del- ringhilterra e della Francia, e ben lungi dell'essere esatta, imperocche, se io stesso dovetti in alcunl miei scritti poste- riori raddrizzare gli abbagli commessi nella Zoologia fossile, restringcndo entro piu angnsti confini il calcare alpino, egli e tuttavia certo che alia stessa restrizione non soggincque il Muschelkalk, roccia assai bene caratterizzata da'suoi fos- silij tanto nell'alto Vicentino, come a Falcade sopra Agordo, a Borca nel Cadore ec. — 295 — Anche una parte de' terreni che nella Zoologia fossile collocai nella formazione del Giura, deve ora rientrare nel sisteina cretaceo, e fra quest! terreni non tralascio di ri- cordare il calcare ammonitico rosso, che soggiace alia creta bianca, e ricoprc il calcare con RudistCj gla descrilto in una inia nota letta dal prof. Pilla al Congresso di Lucca. In pro- posito di quest' ultima roccia, che per la sua posizione e un vero rappresentante del calcare neocoraiano della Fran- cia, mi sia perraesso di fare qui un cenno di cio che dissi nella nota suddetta relativamente ad un giudizio emesso dal signor di Orbigny. Questo celebre paleonto- logo, del quale possiedo le opere fmora uscite in luce, asserisce che nella Francia, nelV Italia, ed in altri molti paesi, la parte superiore delta formazione cretacea rac- chiude tntte le zone entro cui sono comprese le Riidisfe {Bull, de la Societe geologiif/ue, Seance du 24 Janvier i 842). Niuno certo vorra negare che nella Francia la posizio- ne delle Rudiste non sia quale I'ha verificata il signor di Orbigny; ma nell' Italia, e particolarmente nelle Provin- cie Venete, le specie degli Ippuriti e delle Sferuliti esistono copiose in una roccia, che, come dissi, e un vero rappre- sentante del calcare neocomiano degli odierni geologisti: e spettano quindi alia parte inferiore dal sistema cretaceo, non gia alia parte piu alta come si osserva nella Francia. Quest' anonialia non toglie pero ai caratteri paleontologici quell'importanza che loro venne attribulta, purche si voglia ammettere che il mare abbia "deposio in tina medesima epoca geologica, e sopra fondi posii a livelli differ enli, le stesse specie di animali. Egli e un fatto che nel Friuli, nel Bellunese, nel Trivigiano, e fors' anche nella Lombardia, il calcare con Rudiste si mostra inferiore a! calcare ammo- nitico rosso che soggiace alia creta bianca dell' Alpago e di — 29G — aitri luoghi JcIIa Provincia di BellunOj e cio mi ha indolto a concludcre, che ndV epoca in cut il mare conduceva a CO 771 pimento 11 ierreno cretaceo della Francia, (juello delle Alpi Venete era appena cominciaio. (Lettera al sig. Villa Padova 1845). E tornando all' associazionc di una parte dc' calcari crctacei al sistonia juresCj Irovata ammissibile dal signor di Collcgno, parmi si possa muovere contro la medesima quelle obbiezioni che la paleontologia e la sana gcognosia consigliano di fare in simili circostanzc. Quanto ai fossili, ad eccezione di pochc specie che sono promiscue alia for- niazione del calcarc ammonitico rosso ed alia creta bianca superiore, tutte le altrc mi risultarono caratteristiche degli strati mcdii e dcgli strati inferiori del sistema cretaceo, come apparisce dal catalogo delle specie organiche fossili delle Alpi venetc, gia ofi'erto in dono ai membri della Se- zione di Gcologia che onorarono il Congresso degli scien- ziati tenutosi in Padova I'anno '184'2; e quanto alia posi- zione geognostica delle rocce formanti I'indicato sistema, io credo non ancora sieno stati bene calcolati gli effetti delle antiche ejezioni, per giudicare convenevolmente della loro geognosia. Gli sgominamcnti c rialzamenti a cui soggiacquc il sistema cretaceo hanno resa molto oscura la geognosia del calcarc ammonitico rosso, c si continucra per lungo tempo a credcrla tale, quando non si convcnga che nelle Alpi sieno occorsi rovesciamenti piu completi c piu estesi di (juelli che vcngono gencralmente ammessi dai geologisti. I punti di congiunzione tra le rocce do' due sistemi cretaceo c jurcse sono molto numerosi, c una volta che si arrivasse a bene divisarli si giungcrebbc pur anche a togllerc di mezzo Ic anomalic di cui tanto ha parlato Boue, cioe si sco- priicMx- la zaw^-x per la quale i cor[)i organici fossili di un'an- — 297 — tica forraazione poterono cangiare i loro primitivi oriz- zonti geognostici, associandosi a quelli di cpoche piu reccn- ti:e si ravvicinarebbero fra lorole osservazioni, finora assai sconnesse, die furono fatte ne'sistemi di sedwiento inferio- re e di sedimento medio della Francia, con le altre istituite sui medesimi terreni del Tirolo, della Stiria, e dell' Italia. » Poscia il membro efFellivo dottor G. D. Nardo legge una Memoria Siiir intima stnUlura della cute de'Pesci comparativamente considerata^ e sidle cau- se fisiologiche e Jisico-chimiche della colorazione e scolorazione del medesimi. Sono ormai diciasselte anni che I'autore fececono- scere le sue prime idee sull' intima struttura del sistema cutaneo de'Pesci, e cio in una nota aggiunta alia de- scrizione del suo Protostego pubblicata in Padova I'anno 1827, e in un esti^atto della memoria anato- mica risguardante questo pesce singolarissimo, stam- pato nel Poligrafo quattro anni dopo. Egli fece anche conoscere gli studj intrapresi sull'argomenlo al secon- do Congresso degli Scienziati italiani. e ne pubblico un sunto negli Alti di quella Riunione. Nulladimeno sembra che gli autori i quali hanno parlato dappoi sul- la cute de'pesci non abbiano avuto occasione di co- noscere queste sue osservazioni. Infatti i piu recenti come Blainville, Cuvier, Valenciennes, Mekel e Carus ritengono per analogia che la cute de'pesci sia essen- zialmente composta come negli altri vertebrati di Co- ///. 38 — 29S — rion, U reticolo Malpighiano, o di epidermide j e se taliino ravvis6 essere quesla cute di una strultura un poco piu complicala di quello clie sia nelle altre classi, cio dedusse non daH'osservazione dell'iritima struttu- ra di essa, e dalla disposizione degli strati che la com- pongonOj ma dalle appendici o prodotti suoi, quali sono le squamme, i tubercoli, gli aculei ed altre se- crezioni. Per la qual cosa i caratteri fiuora generalmen- te offerli, per dimostrarne la differeuza ne'vari generi o gruppi, si fanno consistere soltanfo nell' essere la cute viscosa, nuda, liscia, squaaimosa, squammoso- ossea, ossea semplicemente e rude. Poche allre diffe- renze si aggiungono relative alle regioui del corpo, alia sua forma e colorazione, ed all'inlluenza che nel variare lo stato della pelle , esercita il luogo di abita- zioue od allro. Resla percio ancor raolto a fare per chiarir I'argomento, e per togliere particolarmente i dispareri fra gli anatomici sulla natura e struttura degli strati componenti la cute. II dott. INardo, riservandosi di trattare estesamen- te della parte slorica di questi sludj nel lavoro che sla preparando da molti anni col titolo : De penitiori pisciuin cutis stnictura s'mguUs speciebus compara- tci^ deque causis physico-cheinicis pisciuin coloratio- iiis ac decolorationis^ ora col solo scopo di eccitare gli anatomici a rivolger lo sguardo sopra questa parte im- portante e finora ncgletta della Zoolomia, fa di nuo- — 299 — vo compendiosamente conoscere i principall risulta- menti de'suoi slndj sul sislema cutaneo de'pesci coin- parativamente considerato. Egli entra poscia nelle piu minute parlicolarita riseuardanti la strultura della cute e la causa della co- lorazione de'pesci, e per far meglio conoscere le dif- ferenze piu essenziali della strultura, riferisce in un Prospetto i caratteri degli iindici tipi principali e dei sottotipi ch'egli ha finora osservato. I detti tipi non sono i soli ai quali possano rife- rirsi tutti i generi conosciuti ', nuove indagini auato- miche faranno scoprirne di nuovi, e serviranno a ret- lificare i gia stabiliti, che comprendono tuttavia la maggior parte di quelli conosciuti. L'autore accen- na poscia le avvertenze da aversi per ben determinare il tipo dermico cui un pesce appartiene, le circostan- ze che possono ingenerare dubbio od errore, e con- chiude che per una esatta determinazione conviene osservare individui alio stato sano, in et£i adulta e in diverse epoche dell'anno. Finalmente il Segretario L. Pasini legge un sunto dell' operetta del signor Pietro de Koster Vice-Con- sole austriaco in Viareggio Intorno al Commercio deir Italia colle Lidie, e dichiara di esser stato mosso a far cio dalla importanza dell' argonaento in detta o- peretta sviluppato, e dalla circostanza ch'egli medesi- — 500 — mo, in im discorso proferito nella solenue adunanza deiristilulo del 3o Maggio 18/(2, e pubblicato negli Atti di distriliLizione de Premii d' indastriaj aveva e- gualmente richlamato la piibblica altenzione sul ri- pristinamento del commercio fra 1' Europa e 1' Indie orientali per le vie della Siria e dell'Egillo, e sui van- taggi clie da queslo nuovo avviamento del commercio ne possono derivare ai paesi posli intorno al Mediter- raneo, e specialmente a Venezia, a Trieste, a Genova c a Marsiglia. II signer de Koster tratta dell'argomento con quaiche maggior estensione, ma quasi collo stesso ordine d'idee, quantunque non conoscesse probabil- ineute il discorso stanipato in Venezia. Accenna mol- li fatti commerciali avveuuti posleriormente, come di carichi di merci spediti direttamente dalle Indie a Trieste per la via dell'Egitto, ed aggiunge alcune pratiche considerazioni sui prodolti che si potrebbero importare ed asportare con vantaggio dai paesi inte- ressali in questo commercio. Poscia il Segretario Pasini riferisce allre nolizie sull'argomento desunte da receuli opere, e daun lavo- ro raanoscritlo sidle Indie e sidle vie piit opportune e Javorevoli al commercio deW Europa in quelle re- gioni^ presentato all' Islituto nel i843 da un signore francese che ha molto peregrinato per que' luoghi, del qual lavoro furono pubblicati alcuni estratti nella Gazzelta di Venezia j finalmenle ricorda i recenti awe- — 304 — nimenti e trattati coll'Impero Cinese, e i nuovi studii falti da' Commissarii inglesi nel Regno nostro sulla piu corta e sollecita via per far passare dall' Egitto in Inghilterra la corrispondenza dell'Indie. ■ ^ ♦♦♦ x ADUNANZA DEL GIORNO 24 GIUGNO i844. lu quest' adunanza segrela si trattano parecchi affari interni e si fa la uoraina di alcune Commission]. II signor A. F. degli Antoni, proprietario di uno stabilimento di bagni in Venezia, chiede all'Isli- tuto se il metodo di riscaldare per uso di bagno I'ac- qua della laguna col vapore in vasi chiusi, ed innal- zandone regolarraente la temperatura a soli 4^° ^i Reaumur, sia da preferirsi a quelle coraunemente pralicato di risoaldarla in caldaje a vivo fuoco fino al- ia ebullizione. Si determina di rispondere, che adoperando per bagni caldi 1' acqua della laguna, il metodo di riscal- darla col vapore condollo con tubi altraverso i ser- baloi, e senza mai innalzare la leniperalura dell'ac- qua sopra i /\o di Reaumur, e da preferirsi a quello - o04 — di riscaldarla nelle caklaje ordiuarle coll' appllcazione immediata del fuoco e fino alia ebullizlone^ e che ia generale I'acqua marina si conservera piu iudecom- posta ed atla agU usi igienici e terapeutici, qvianto meno ne sara alzala in qualsiasi modo la temperatu- ra \ die sarebbe anzi opportune di riscaldar 1' acqua soltanlo fino al grado occorrente pel bagno, e senza che fosse mai necessario di abbassarne con acqua fredda la temperatura. Essendo prossimo al terraiue il periodo di quat- tro anni, pel quale secondo i Regolaraenti dura in carlca il Segretario, I'l. R. Istituto fa in questa adu- nanza la terna per la nuova nomina; da rassegnare a S. M. I. R. ^» \\ ^ H\ . Dal dolt. Luca Lozzetli di Milano. Necessarii riflessl svlla rinposta del sig. prof. Giuco- 9?iandrea Giaco^nini at di lui ragionamenti intorno al- V azione del colchico. Miiano i844, di pag. 70, in 8. Ragionamenti intorno alf azione del colchico, alia funzione del reni e alia rivulsionc. Milano 1843, di pagine 194, in 8. 6. Dal dottor Giuseppe Bresciani di Borsa. Saggi di Chiritrgia teorico-pratica. Verona 1845, fli pag. 448, in 8. Si legge il Dispaccio dell'I. R. Governo iu dala 3o Maggio, col quale sono partecipate tulte le dispo- sizioni prese dalla Presldenza dell'I. B. Camera Aulica Generale per la grande esposizione degli oggetli d'in- dustria di tutta la Monarchia Austriaca da farsi in Vienna fra il i5 Maggio ed il 3o Giugno del venluro anno i845. Si aniiunzia il Proirrainnia di Concorso ad un pieniio slraoidinario, publ)llcalu il .>o Maggio dalla Sociela Medico-Gliirurgioa di Bologna. 11 nicinbro cflcUiNo conic i\. Conlarini Icgge una — 507 — memoria , Inlonio ad una nuo^>a specie dl Bo- nellia. Gia da tiedici anni egli aveva trovato questo zoofito dentro im masso d'incroslazioni calcaree prese fra le reti de'pescalorl nel nostro Mare Adriatico, e ricono- sciuto die apparteneva al genere Bonellia indicate per la prima volta dal Rolando nel 1822. L'autore a mag- gior luce delPargomento riferisce quanto il Rolando ebbe a scrivere di questo genere, e sulle di lui tracce i signori Lamarck e Cuvier, che sono i soli scriltori i quali ne facciano nienzione. II prof, piemontese nc avea descrilto due specie cioe la Bonellia viridis e la fuUginosa^ ne alcun'altra dopo di queste era stata dai naturalisti indicata. II conle Contarini alle due specie gia note ne ag- giunge era una terza sotto il nome di Bonellia albo- marginata^ e ne presenta il disegno di grandezza na- turale. La frase speclfica della nuova specie e la seguente : Bonellia albo-marginata. Cont. iXigro-viridis, corpore ovato-oblongo, scabra, proboscide plana, lateraliter canali- culata, laciniis planis undulato-lobatis, lobis albo-margina- tis; ano protenso in tubo exiguo, retractili. Longitude cor- poris qualuor centimetra, proboscidis vero cum laciniis decern centimetra. Habitat. In mari adriatico in foraminibus petro- sis. Dopo pescata questa specie, lautore ebbe agio di — 508 — conservarla viva per tre giorni e di farvi intorno raoltc osservazioni. II sno colore e nero tiranle un poco al verdastro. La sua forma consiste in un corpo ovato allungato, 11 quale porta ad una delle sue estremita un prolunga- mento die termina in due parti, o braccia. Essa tratto tratto si allungava ed accorciavasi e cangiava di forma. Ora si presenlava rotondala, ora cilindrica, ora piu o raeno lunga. Alf estremita ante- riore si osservava un piccolo foro, die I'autore distin- se subito per I'ano, andie senza aver prima consultato il Cuvler ed il Lamarck, die poscia lo confermarono nella sua opinione. Era queslo susceltibile di allungar- si ed eslendersi in una parte sottile e alquanto lunga a guisa di tubo. Questo alternalivo cstendersi e raccor- ciarsi del detto tubo avveniva di tralto in tratto, e 1' allungamento era perfino di cinque millimetri. Tale tubo serve all' animale anche per rrcspirare, ed e ap- punto per cio ch egli lo tiene seaipre rivolto al diso- pra e verso la superficie delfacqua, e se ne sta col corpo boccone o rovesciato airingiu, motivo per cui il Rolando aveva preso quel tubo per la bocca. All'allra estremita, ossia all'inferiore, si osserva un prolunganienfo a guisa di proboscide ch' e mobile per ogni parte, e die si accorcia, si allunga, restrmgesi ed allargasi con tutla facilita, Questa specie di probo- scide non e cilindrica, ma piana : ha pero la facolta — 309 — di rololarsi sopra se slessa negll orli, e di forniare cosi una specie di canaletto o tnbo senii-aperto, nel quale si osserva sempre I'apertura longitudinale posta da un lato, che rassoraiglia ad una grondaja. Nel suo apice questa proboscide si divide in due parti e forma come due lunghe appendici o braccia, le quali sono pur nere come la proboscide ed il corpo. Queste appen- dici terminano in punta ; ora pero si appianano allar- gandosi, ora si restringono e allungano indipendente- mente dalla proboscide cui sono attaccate, la quale alle volte anche resta inerte, mentre quelle si muovo- no. Hanno esse sull'orlo interno una espansione loba- to-ondulata, la quale e tutla cinta nel suo margine da una orlatura bianchissima che contrasta assai bene col nero dei lobi. La lunghezza del corpo e circa di quattro centi- metri ora piu ora meno, la sua circonferenza e di sei, ed il diametro di due. La lunghezza della probo- scide, nello stato di quiete o naturale, senza le sue appendici e di sei centimetri circa ora piu ora meno, e con le appendici di dieci, che formano in totale cir- ca quattro poUici. La super ficie appare ruvida e scabra osservata colla lente, con iscabrosita rotondate e piccole, rasso- miglianti alia pelle dei Pachidermi, ma nello stesso tempo e assai lubrica e sdrucciolevole. L'autore os- servo qualche volta che la Bonellia portava al foro ~ 310 — (lolla bocca, posJa alia base della proboscide, I' estre- mila (Idle sue braccia o appendici, e che ve le tene- va llsse per qualche tempo. Cio faceva quando ad esse era altaccato qualche corpeUo estraneo , segno innegablle che le appendici servono a porlar cibo alia bocca, oltre che a lasleggiare il luogo su cui vuol po- sar r animale. Quando staccavansi dalla bocca, il cor- po estraneo gia ingojato non si vedea piii. , . ; ! Questa Bouellia porta uu' orlatura bianca al lobi delle sue braccia che la distingue a prima visla dalle Bonellie finor conosciute. Tale orlatura manca afl'atto nella viridis, e \a fnliginosa ha le sue braccia cilindri- clie prive di lobi. Se dopo cio si considera la forma del corpo, che alio stato di quiete e ovalo-bislunga nella nuova specie, mentre e cilindrica nella viridis e fusiforme nella Jidiginosa ', la dimensione che e di soli quattro pollici, in confront© della viridis che ne ha quattordici, e ()ie\\di JuUglnosa che ne ha sei circa; la ruvidezza della pelle, ch'e liscia nelle altre due spe- cie •, ed in fine la particolarita non mentovata dal Ro- lando che la Bouellia ora descritta puo a suo piacere allungare I'ano fuori del corpo a guisa di tubo ; si tro- vera che vi era buon fondaraento per forniare di essa una nuova specie. Le Bonellie hanno tutte un corpo pressocche uniformemente conformato, e le specie non furono dislinte finora che per la yaria forma delta probosci- - 511 — de. ^qWsl fuUginosa le biaccia sono prive di lobi, ed hanno i loro apici rotondi-, nella viridis sono sempli- cemente lobate, e nella nuova specie i lobi sono termi- nati da un'orlaliira bianca. Non sono dunque di poco rilipvo i caralteri presi dalla varia forma dei lobi, se lo slesso Rolando, fondalore del genere, ebbe ad essi ri- guardo nel formare le sue due specie; ne Yennero fin'ora da alcuno conlradetti. Percio I'aufore ritiene die i caralteri proprii della sua specie siano sufficien- tissimi per farla risguardare come nuova. II membro effellivo prof. Zanledeschi legge po- scia una sua Memoria inlitolala: Di alcuni effetli c- lettrici otleniili da un elettromotore ajbrza costaiite. L'autore ricorda le esperienze del dott. Fusinieri sul trasporlo della materia pesante nella scintilla elel- trica e sulla sua cosliluzione *,gli analoghi fenomeni nel- I'elettromolore voltiano osservati da Hare, Silliman e De la Rive, ricoufermati poscia con nuovi esperimeu- ti da Daniell ed altri fisici ; e le consecutive ricerche e considerazioni falte dal De la Rive sull'argomento. In appoggio delle conchiusioui cui giunse il dottor Fusinieri, e di un falto confermativo delle medesinie dovulo al Daniell, il prof, Zantedeschi piu volte spe- rimento die la luce eleltrica appare in quelle parti sol- tanto del conduttore, nelle quali lia luogo la divisione, la fusione e la combustione del metallo. Fgli prese — 312 — uno spialeroaietro ed allonlano le palle pel Iratto di diecilinee, e le congiunse insiememediante unfilome- tallico della grossczza di i/4 di millimetro. Carico un' ampia giara alia lensioae di 3o° H. e all' alto della sea- rica attraverso dello spiuterometro vide rimanere oscu- ro in tulla la sua lunghezza II filo melallico, ad eccezio- ne delle parli al contatto delle palle, che si resero lumi- nose coa fiaiuine irradianti per 1' aria, il colore delle quali era diverso a seconda della natura de' metalli. Bene esaminate le palle si trovarono essere stale in alcune parli fuse ove Telettrico della palla era passato al filo, o da questo aquella. Tale esperimento gli sem- bra provare in modo positivo che uon v' La luce pro- dotta dalla eleltricila direttamenle senza 1' intervenlo della materia ponderabile, come senza che seguano raodificazioni ne'corpi non vi ha alterazione di tem- peratura. A questa medesima conchiusione erano per- venuli i fisici Riess e Wartmann. Espone poscia le ricerche falte dal De la Rive suUa forma che prendouo i carboni collocali ai poli di un elellromotore voltiano, e nota come debbansi rife- rire a questa classe di fenomeni quelli avvertiti al principio del secolo dal Brugnatelli , e dal Dai- Negro j dal Bellani e dal Fabroni; e poscia dal Biot, dal Cuvier, dal Pianciaui e da allri fisici, fenomeni ch' erano caduti quasi in dimenticanza, ma sui quali venne di nuovo risvegliata l' attenzione generale dalle - 515 — belle esperienze pubblicate Jal dotlor Fusinieri uel 1825, L'eletUo-metallurgia di Becquerel, la dora- tura elettro-chimica di De la Rive, e la galvanoplasti- ca di Jacobi contribuirono a tener vivo I'interesse del pubblico su questa parte della fisica, e la dottrina del- la forza espansiva, dice il prol'. Zantedeschi, si diflbnde gia neir Alemagna, nella Svizzera, nell Inghillerra e nella Francia^ come ne fanno lede i lavori di iiiolti il- lustri fisicij e specialinente quelli di Mitscherlich, di Grove, di De la Rive, di Becquerel, di Baudritnont e di Dutrochet. Niuno dei fisici sopra mentovati, o che sono a no- tizia dell'autore, ha notato il trasporto nella materia pesante dal polo negative al polo positivo dell' elettro- raotore voltiano. Solo il dottor Fusinieri nella scarica della bottiglia di Leida aveva avvertito die in ciascun passaggio della scintilla vi e sempre trasporto contra- rio e reciproco de' metalli. Armstrong coUa possentis- sima sua macchina idro-eleltrica vide che il pulvisco- lo galleggiante suU'acqua attraversata dalla corrente eleltrica si moveva in due opposte direzioui, d' onde conchiuse all' esistenza di due correnli elettriche con- cenlrlche, I' una interna dal polo negative al positivo, e r altra esterna dal polo positivo al negative. 11 De la Rive dichiarava che questo punto di fisica merita- va d'essere studialo in tutti i suoi particolari. Inlanlo il prof. Zantedeschi esperimenlava con ///. iO — 514 — un appaiato identico a quello da esso imaginalo per le sue ricerche elettrotipiche, e diraostrava 1' esisten- za della materia nelle due opposte correnti voltiane con parecchi esperimenti, dai quali ebbe a rilevare, die nelle pile a forza coslante intervengono i feoorae- ui di endosrnosi che sono modificati dall'azione del- 1' elettromolore voltiano, e che I'acido viene porlato dal polo negative al polo positive in forma di lamine e di filamenti cogli erli ingrossati, e che oltre all'os- sidazione delle zinco e alio sviluppo di gas idregenOj esisteno due correnti contrarie di materia attenuata. Dedusse quindi dalle particelarita delle sue esperienze che la cerrente diretta dallo zince al rame per la via del liquide sia originaria o di aziene, e quella diretta dal rame alio zinco per la stessa via del liquide sia d'in- duzione e di reazione. Poscia riferisce le belle esperienze dei sigg. Fi- zeau e Foucault sul trasporte della materia pondera- bile nell'apparate voltiano in amendue le direzioni, esperienze fatte con una pila a forza coslante prima di /\o e poscia di 8o ceppie. ...» Dope tutti questi risultamenti sembrandegli tutta- via degno I'argomento di nuove investigazioni, I'au- tere lo riprese in esame nei decersi mesi, servendosi di un apparalo a forza coslante di 4o ceppie di rame e zinco del lato di i 8 cetitimelri, da esso fatto costrui- re pel Gabinelle di Fisica del R. LiceOj il quale ap- — 515 — paralo fu posto in aziorie dinanzi I' I. R. Istltuto su- bito dopo la lettura della Memorla, Con questo apparato montato con acqua acidula- ta e soluzione concenlrata di solfato di rame, le chi- miche decomposizioni sono prontissime: I'ioduro ed il bromuro di potassio suU'istante si decompongono: coi loro colori I'iodio ed il bromo appariscono al polo positivo, ed il potassio sotto aspetto di polvere biau- chissima al polo negative j irapiegando per elettro di diversi metalli, sono essi suU'istante fiisi e volatiliz- zati con intensita e colorito diverso di luce. Col car- bone al polo negative e I'argento al polo positivo I'ar- co luminoso riesce di una grande bellezza come ave- vano gia sperimentato Fizeau e Foucault. Rinnovando le esperienze fra due punle di car- bone, clie era prepare col metodo di De la Rive, ar- roventando fortemente il carbone di legno, e tempe- randolo nelF acqua j ed ora col metodo di altri fisici, tuffandolo appena formato in un crogiuolo coperto, e tuttavia rovente, in un ampio bagno di mercurio, egli vide il Irasporto del carbone non solo dal polo posi- tivo al polo negative, ma ancora dal polo negative al pole positive J nella prima direzione la quantila del carbone trasporlato era di molto maggiere di quella, ch' era trasportata nella seconda. II carbone era in i- state di attenuamento, detalo di un movimento rapi- dissimo, e la luce vivissima che mandava era sevente — olG — j)rece(liila tla un infocamenlo delle masse carbo nose. L'anfore ha pure polulo verificarej clie sebbene i carboni fossero leruiinati in punta, tulfavia alpolo po- sitivo e nclla parte cenfrale del carbone si formava sempre una cavita; ma al polo negalivo egli nolava, che lo stesso carbone negativo si rcntleva sempre piu assottigliato c puntalo. La luce voltiana usciva dal cono cavo del polo positive, si espandeva alquanto nell'aria, ed investiva la punta carbonosa del polo ne- galivo in modo da renderla impercettibile airocchioplu penetranle. Queste parlicolarila non Irova egli descrilte dai fisicij che si occuparono di questo interessanle ar- gomentoj esse rendono ragione delle due forme del cono cavo e del cono solido. La corrente maggiore e dal polo positivo al polo negativo, e la corrente mi- nora e dal polo negativo al polo positivo ', queste si devono compiere nelle parti le piu vicine, dove la re- sistenza che incontrano e minore. Fra punta e punta deve I'arco incominciare a stabilirsi 5 e le parti car- bouose della punta positiva saranno le prime disgrega- te e portate via dalla corrente positiva in istato d'in- candescenza e di combustione : la punta per questo trasporto diverra piana, e susseguentemente le parti central! come le piu vicine alia punta negativa saran- no disvincolate e asporlate dalla corrente, la quale dovra percio sempre operare dall'interno all' ester- — 317 — no del carbon posilivo, o snlla punta del carbon negative slanciarsi, recarsi all' esterno, come e legge di operare di quesla Ibrza, strasclnando seco le parti carbonose le piii superficiali, per cui la punta nega- tive si dovra sempre piii assottigliare. L'autore passa poi ad esporre il suo modo di con- siderare relettricila ch'egli ritiene unica con Franldin e Volta, perche delle due correnti una e per esso ori- ginaria o di azioue dal polo positive al polo negative, e Taltra e derivata o d'induzione o di attenuazione o secondaria, comunque chiamar la si voglia. L'elettricita non e per esso un fluido iraponderabile distinto dalla materia pesantej e un modo di azione della materia, e una^forza insita alle molecole portate ad uno stato ri- j(ulsivo: altri fisici hanno questa medesima opinione, ed egli ch'era rimasto silenzioso per lunga slagione suir argomento , ha dovuto finalmente convincersi dopo quattro lustri d'investigazioni che 1' esercizio della forza espansiva non va raai disgiunto dallo sviluppo della elettricita, che il modo di agire della forza espansiva e lo stesso di quelle della forza elet- trica, e che tutte le circostanze ch' esaltano o depri- meno la forza espansiva, esaltano o deprimono la for- za elettrica. Col suo apparate di 4e elementi il prof. Zante- deschi ha verificato le attrazioni e le ripulsioni elettro- raaguetiche, accennate da Arago e da Onofrie Davy •, — 318 — vide I'ago calamitalo continuamente agitato s'era sotto- posto all'influenza dell'arco luminoso difTuso nel vuolo pneumatico di tre linee di pressionej e alia pressione ordinaria, disposto Tago parallelamente alia direzione dell'arco luminoso, vide ancora in un modo dlstinto le deviazioni oerstediane. Poi ripete le sperienze di Daniell die usando di una calamita impresse il moto di rotazione all'arco luminoso fra due carboni polari : osservo cioe propagarsi la fiamma fra due carboni senza I'intervento di magnete in forma di spirale ed slice, della quale fu deterrainata la direzione. Dai par- ticolari di questi esperimenli gli sembra confermata quella formola generale della teoria dell'elettro-magne- lismo, ch'era stala proposta da Barlow e da Sturgion : che cioe gU equatori rnagnetici tendano a inettersi nel medesimo piano verticale coi poll amici delle medesime parti; formola ch' ora sarebbe non piii basala sopra dati ipotetici, ma sopra dati sperimen- tall. Essendo sembralo all' autore che I'acqua della la- guna soltoposta all'azione della pila in discorso abbia dato qualche traccia di iodio o di bromo, manifesta II desiderio che ne sla islituita un'analisi elementare e quanlitativa. Finita la lettura si ripelono alcuni degli esperi- menti accennali nella memoria, e quelli parficolar- — 5i9 — uienle della combustione del caibone e di varii me- talli. Poscia 1' Istilulo si riduce in Adunanza segreta per occuparsi d'affari interni, e della nomina di alcu- ne Commissioni. ^ 1»1' ADUNANZA DEL GIORNO 22 LUGLIO i844. Si annunziano i segueuti doni fatti all' I. R. Isti- tuto. 1. Dalla Societa Medico-Chirurgica di Bologna. Bullettino delle scienze mediche, fascicolo di Aprile 1844. 2. Dal membro effettivo nob. G. Freschi. // numero i6 del Giornale intilolalo : L'Aiuico del Contadino. 3. Dal socio corrispoDdente dottor G. Namias. Giornale per servire at progressi delta Patologia e delta Terapeutica. Aprile-maggio d844, II membro effettivo prof. S. R. Minich legge Al- ciine considerazioni sid moto progressivo e rotalovio de solidi liberi. III. 41 — 322 — Queste considerazioni sul moto de'corpi rigldi, lion sono die i preliminari d'un piu esteso lavoro del prof. Minich sulla teoria della rotazione de'solidi , e in generale sul movimento libero d' un sistema di forma invariabile, qualunque sieno le forze acceleratrici clie possono agire sulla sua niassa, e il movimento iniziale a cui venne determinato in virlu d' una primitiva for- za impellente. Egli avrebbe desiderato di poter mag- giormente esteudere le sue ricerche su questo argo- iiiento prima di comunicarne i risultamenti: confida pero che sara egualmente bene accolta la partecipa- zione di quanto oltenne fiuora, e dicliiara che si re- putera ben contento se da cio potesse sorgere qual- che nuovo peusamento, o ne potesse derivar una uiag- giore simplificazione nella importante teoria della ro- tazione de'corpi. La scienza del moto sponlaneo die puo subire ua sistema di punti, prescindendo dalle forze capaci di generare quel movimentOj e stata finora appena ab- bozzala, e meriterebbe di essere coltivata e promossa dagli studii de' Geometri. Considerata come introdu- zione alia Meccanica razionale, di cui sarebbe una im- portante ausiliaria, I'utilita che ne puo derivare e stata riconosciuta da'principali trattatisti, incomiucian- do da quelli che hanno gittato i fondamenti della Sta- tica, fino a Geometri odierni che dalle proprieta del- r estensione dedussero alcuni teoremi sul movimento — 323 — di cui e susceltlblle un corpo rigldo per I'azione d' una forza qualunque. L'Ampere, una delle menti pill acute e meglio veggenli per I'estensione del suo sapere ne'varii rami delle scienze esatte, nel Saggio sulla Filosofia delle Scienze proponendo una classl- ficazione delle umane cogaizioni, ha posto in rilievo 1' importanza di questo ramo di scienza, e ha creduto di doverla designare col nome di Cinematica (scienza del moto) osservando insieme, ch'essa deve precedere la Stalica, e formar con essa I'oggetto complessivo della Meccanica elementare. Carnot ue' suoi principii dell'equilibrio e del moto venendo a considerare quei movimeuti che possono simultaneamente subire i va- rii punti d' un sislema, senza alterare la reciproca a- zione che esercitano que' punti fra loro, movimenti ch'egli ha percio chiamalo geometrici, nonha dubitato di asserire che 1' astratta teoria di simili movimenti darebbe il mezzo di risolvere i principali problemi di Dinamica, e di assegnare le leggi del movimento de' fluidi. Senza moltiplicare le citazioni possiamo dunque asserire, che la Cinematica dell' Ampere e una scienza di somma importanza pel perfezionamento e progresso della Meccanica, Pero e d'uopo confessare, che ad eccezione di alcuni teoremi isolati, essa non offre ancora un coraplesso di cognizioni che possa co- stituire un corpo di scienza, cosicche essa sarebbe tuttavia da crearsi, pigliando da varii rami dell' altre scienze, presso le quali si trovano disseminate e di- sperse, e riunendo in un sol corpo tulte quelle verlta che spettano al suo dominio. Ma se il bisogno d'isti- luire questa scienza e riconosciuto da' principali scrit- tori, e raestieri altresi dichiarare che nel maggior nu- mero de' Iraltati di Meccanica, il sussidio che po- trebbe recare la Cinematica come scienza ausiliaria e generalmente disconosciiito, avendosi abbandonato I'esempio date da'primi invenlori della Statica, e del- la Meccanica razionale, fra i quali per tacere degli al- tri bastera ricordare i nomi di Newton^ del Maclau- rin, de'Bernoulli, e del d'Alembert. Questi fondatori della scienza partirono in fatti dalla considerazione de'moli compostl, ed oltenendo in questa guisa con somma facihta la dimostrazione del nolo parallelo- grammo o del pohgono aperto, i cui lati rappresenta- no in quantila e direzione i moti componentl, e la diagonale o F ultimo lalo esprirae la direzione e la quantita del movimento risullante, hanno potuto imme- diataraente arguirne il parallelogrammo delle velocita proporzlonali agli spazii uniformemente percorsi, e quello delle forze o cause produttrici del moto pro- porzionali a queste velocita, e misurate dagli spazii raedesimi. Eppure la considerazione preliminare dei movimenti come misura di quelle cause occulte che tendono a produrli, e che si chiamano forze, diviene iudispensabile per elevarsi alia nozione delle cause 52S medesirae, ed assegnarne I'lntensita se non assolula alineno relaliva. Ed in vero senza i fenomeni del moto, qual idea si potrebbe avere delle forze, e come so- spetlarne perfino I'esistenza? Suppongasi infatti per un istaule che tulle le forze del uiondo materiale si facciano equilibrio, e che ogni parte dell' immense creato sla immobile prescindendo dalle impercellibili vibrazioni dell'etere luminoso e sonoro. Le forze nou agendo allora che per sola pressione reslerebbero ignote a nostri sensi, e il solo talto potrebbe recarci una percezione delle medesime. Ma poiche per non turbare I'universale equilibrio che fu supposlo, e duo- po che ogni forza si mantenga invariabile, la pres- sione che si esercita dalle forze esteriori sulla super- ficie del nostro corpo sarebbe costante, ed allora que- sto stato si riguarderebbe come inerente alia nostra costituzione, ne potrebbe dare alcun indizio d'una potenza esterna ; come e accaduto per tanti secoli del peso dell' aria che ci circonda, di cui il volgo non so- spetta tultora, ed il filosofo non sospettava I'esistenza prima delle celebri esperienze di Pascal e di Torri- celli. Ed in vei'o sebbene oggidi ogni uomo colto non possa ignorare I'esistenza della pressione atmosferica, pure la perpetua abitudine di sopportarla, fa passare questa sensazione affatto inavvertila. La nozione de'moli relativi o componenti, e del moto assoluto o risultante, e la legge della composi- — r>2(] — zione di quesli inovimenli, die potrebbe servire criii-" troduzione alia Slalica, e cosi facile a ouncepirsi, da poterne esibire la dimostrazione col comune discor- so, e senza alcun ainminicolo di figure o di segni, Iniperocche la piu volgare esperienza, come per esem- pio quella d'un naviglio, che percorrendo 11 suo cam- niino induce un molo comune a tutti gli oggetti che vi sono compresi, insegna, che se un uomo s' ag- gira liberamenle in queslo naviglio, esso ha un moto relalivo indipendente da quello della nave, ed un mo- to assolulo rispello alle sponde del lido, che dipende dal moto relativo con cui I'uonio si aggira, e dal moto del naviglio relalivo alle medesime sponde. Questi due moli relativi di cui si costituisce il molo assolulo di quell' individuo, si eflelluano realmente, e simul- taneamente, e sono appunto i component! del moto assolulo che ha luogo rispello agli oggetti fissi e che percio dicesi I'isultante. Ora, V eslenslone essendo dotala di Ire dimensioni, e nolo che ogni movimento d' un punto qualunque, cioe ogni passaggio da un punlo ad un altro dello spazio, si determina valutan- do grincremenli o le variazioni subite dalle tre coor- dinate del punto di parlenza relative a tre assi immo- bili ( che si spiccano da una comune origine e per semplicila si considerano orlogonali) per divenire le rispetlive coordinate del punto di aiTivo. Calcolati o slimati in questa guisa i due moli relativi anzidetti — 327 — rispetlo a tre assi immobili, e manifesto che quest i due moti indipendenti I'uno dall'altro fanno simulta- neamente variare ogni coordlnata del punlo di par- tenza d'una quantita eguale all'aggregato delle singole variazioni dovute a ciascuno de'medesinii ( per quel comune concetto che il tutto e la somma delle sue parti), e conosciute queste variazioni totali viene ad essere valutato il moto risultante che si ricerca, la generale se un punto qualunque d'un corpo abbia concepito un moto proprio relative ad un dato siste- ma a cui appartiene, e tutti i punti di questo siste- ma abbiano un movimento comune relativo ad un se- condo sistema, i cui punti si muovano di conserva relativamente ad un terzo sistema, e cosi successiva- mente j qualunque sia il numero di questi moti rela- tivi, valutati i medesimi rapporti al sistema immobile di tre assi ortogonali, si trovera per la stessa ragione che gli incrementi delle coordinate del punto, che si considera, prodotti dal concorso simullaneo di tulli que' moti relativi o conaponenti, equivalgono a'rispet- tivi aggregali delle variazioni dovute separatamente a ciascuno de'moti relativi proposti. Secondoche si con- sidera il movimento, durante un tempo finito, o per un istante inflnitesimo, possiamo dunque nel primo caso asserire che supposto rettilineo ogni moto com- ponente sara pur rettilineo il movimento risultante, e valutandosi ciascuno di essi rispetto a tre assi, mer- — 52S — ce I' Incremenlo delle rlspellive cooitlinate ch'e quan- to dire merce le rispettlve projezioni della retta per- corsa ;, si potra seinplicemente stabilire die la proje- zione sopra i tre assi dello spazio rettilineo descritto col moto risultante e assoliito, equivale alia sonima della projezione corrispondente di tutte le rette per- corse uell'egual tempo co'singoli iiioti relativi", op- pure in termini piu concisi j die il moto risultante nella direzione d'un asse dato, e uguale all'aggregato de'moti relalivi valutati nella direzione dell' asse me- desimo. Quesla proposizione si avvera del pari nel- 1' altro casOj in cui supponendo curvilinei gli spazii percorsi dal punto mobile, si concepisce il tempo di- viso in un numero infinito di elemenfi infinitesimi, per poler seguire il corso continuo del punto mobile e raggiungerlo in ogni istante del sno tragilto, cioe in ogni punto della trajelloria che percorre col movi- mento risultante. Se non che gli incrementi o le dif- I'erenze finite delle sue coordinate ne divengono allo- ra le dillerenziali, e lo spazio descritto dal mobile in un tempuscolo minore di ogni assegnabile esprime la differenziale dell'arco della sua trajcttoria. La proposizione fondamentale di Cinematica teste dimostrata e secondo il prof. Minicli la chiave di tutta la teoria della composizione e decomposizione de'movi- menti e delle forze che li producono. E poi chiaro, egli agginnge, che se in Inogo d' immaginare un punto rao- — 329 ~ bile assoggettato simultaneamente a'dlversi movimenti relativi, si faccia ad esso subire questi movimenti I'uno dopo Taltro, esso, come ha osservato Lagrange, deve ricondursi sempre a quel medesirao punlo dello spa- zio a cui perverebbe per reffetto dell'unico raovimen- to risultante da tutti que^raoti diversi, qualunque sia I'ordine in cui si concepissero successivamente im- press!. Non vi sarebbe altro divario die quello del tempo impiegato dal mobile a giungere dal punto di partenza a quello di arrivo, ma supposti eguali i tem- pi in cui si effettuano i singoli moti relativi, bastera poscia ridurre questi tempi successivl ad una coraune origine. Da questa semplice osservazione corabinata col fondamentale teorema dianzi indicate e facile raccogliere la seguente proposizione analoga a quella del poligono delle forze, cioe che se si descrive un poligono aperto i cui lati sieno uguali e paralleli ai ri- spettivi spazii descritti co' singoli moti componenti, I'ullimo lato che chiude questo poligono sara lo spa- zio descritto dal concorso di tulti que' movimenti, cioe col movimento assolulo risultante dalla loro com- posizione. Dalle elementari, ma essenziali teorie dianzi espo- ste, I'autore si eleva alia considerazione del moto libe- ro e spontaneo de'corpi solidi, e passa a risolvere ii generale problema di determinare il moto risultan- te ed assoluto d'ua solido di forma qualunque, assog- — 330 — geltato all'azione di varie potenze, che imprimono al inedesimo diversi moti relalivi; qualunque ne sia la legge ed il numero. L'Eulero nella sua Memoria de centra similitudinis^ e altrove ha osservato una pro- pricta singolare de'corpi rigidi assoggettati a qualsi- voglia legge di moviuiento, la qual proprieta si dee ri- guardare come un teorema Ibudamentale della Cine- malica de'solidi, cioe die se un corpo qualunque passa da una posizione ad un' altra, senza mutar di forma, esiste nello spazio una retta la quale inimagi- uandosi invariabilmente annodata al corpo stesso non ha mutato di posizione col raovimeuto del corpo, e solo ha polulo strisciare lungo la sua direzione, di maniera ciie quel solido si pvio trasportare dalla pri- ma alia nuova sua posizione, merce una semplice ro- tazione del medesinio intorno a quella retta, mentre nel tempo medesimo o successivamente la retta stes- sa subisce 1' opportuno strisciamento indicato, cioe a quel niodo in cui si effeltua il moto di rotazione e di progressione d'una vite, che si fa scorrere lungo la sua madrevite. La diniostrazione data dall'Eulero di questo e di altri teoremi sugli assi e sui centri e piani di simiglianza, essendo alquanto laboriosa, e I'e- sposizione di questi e d'altri nuovi teoremi sulle fi- gure omotetiche, inserita dal sig. Chasles in alcune Raccolte periodiche riducendosi a soli enunciati, il prof. Minich ebbe gia a prcsentare nel i835 alia R. — 331 — Accademla diPadova una facile dimoslrazione di que- st! e di altri teoremi sulla dottrina delle figure slmili ed omotetiche si dlrellc che inverse, coll'uso delle semplici formole che servono alia trasformazione delle coordinate. Da questa meraoria, ch'e inedita, si racco- glie I'espressione dell'angolo che misura la rotazione dianzi accennata, e delio spazio percorso da uu dato punto nella direzione niedesima di quest'asse che si puo chiamare col Poinsot asse strisciante di rotazione. II prof. Minich potrebbe ben anco additare una gra- fica determinazione delT asse medesimo come pure della sua escursione e delFangolo che misura la rota- zione, se non avesse gia dichiarato di voler riservare questi mezzi dimoslrativi per la finale pubblicazione del proprio lavoro, Ora, poiche un corpo rigido si puo trasportare da una posizione ad un'altra qualunque siasi, col sem- plice moviniento di una vite a cui il dato corpo si sup- pone invariabihiiente atlaccato, e il passo della qua- le sarebbe appunto la quantita dello strisciamento ; si puo altuahoenle proporsi la soluzione del problema dianzi annuncialo, cioe qualunque sieno le diverse rispeltive posizioni a cui si troverebbe portato un solido nel medesimo tempo in seguito a qualunque nuniero e legge di movimenti relalivi, determinare la posizione che sara per assumere il corpo stesso pel simultaneo concorso di lutti que'niovimenti. Infatti se — 532 — si conoscono le nuove posizioni di questo corpo do- vute a'dali moti coraponenti, saranno pur noli gli assi striscianti di rotazione die servono a Irasportare il corpo stesso dal sito primitive alle diverse posizio- ni rispellive, e lulto sara ridotto a determinare I'asse strisciante di rotazione relative al mote risullante, la quantita della rotazione e la progressione dell'asso stesso. Questo risullato e facile ad oltenersi se si in- cominci dal risolvere la questione, dato I'asse sfri- scianle, il suo uiolo progressivo e la quantita della rotazione, determinare la nuova posizlone di un pun- to qualsivoglia del corpo dato, Cogli ordinarii mezzi analilici si possono agevolmente esprimere gl'incre- nienli delle coordinate primitive di quel punto, per funzioni abbaslanza semplici delle quantita sopradet- tCj cioe de'dali della queslione. Ma si sa clie la som- ma di quesli incremenli dovuti a'singoli moti compo- nenti equivale all'incremento dovuto all'assoluto mo- vimento clie ne risulta j dunque ci e nota in questo mode la nuova posizione in cui si trova trasporlalo ogni punto del corpo pel concorso simultaneo de'mo- viraenti dati, cioe colla loro composizione. Quiudi e facile dedurne la posizione dell'asse relative, ii suo strisciamento, e la quantita della rotazione. Simile composizione de'movimenti di cui e suscettibile un solido olTre tutta I'analogia coll'ordiuaria composizio- ne delle forze, e con quella de'moti di rotazione. Im- perocche e da uolarsi, die qualiiuque sleno i moli progressivi degli assi dati, la rolazione risultante di- pende unicainente dalle rotazionl die hamio luogo iiei singoli nioti componenli, e si delerniina nella iiiedo- sima guisa con cui si effettua la composizione de'moli rolatorii ad assi che passano per un punlo comune, insegnata da Lagrange e daU'Eulero, ed estesa dal sig. Chasles al caso in cui gli assi delle rotazioni non si inconlrino in un niedeslnio punlo. Pertanto se nel- la teoria relativa alia composizione de'niovinienli d'un solido si supponga lolto lo strisciamento degli assi si otterranno appunto i teoremi dell'Eulero, del La- grange, e del sig. Chasles, e se invece si arrestino le rotazioni, si ricade nella regola della composizione de'movinienli progressivi e reltilinei. Dalla legge con cui si effettua la composizione de'movimenfi d'nn so- lido, avuto riguardo al duplice elemenfo della pro- gressione e della rotazione, si potrebbe immediala- nienle argonientarne I'analoga composizione de'siste- mi di forze atti a produrre cjue'raovimenti. Mala considerazione di quesli sistemi, die sarebbe neces- sario di denotare con un nome speciale, e la discus- sione del loro mode di agire e dell'utilita che arreca- no nel deterrainare il raoto iniziale de' corpi rigidi, e nello stabilire ed analizzare le equazioni del loro movimento richiederebbe una minuta esposizione che I'autore si riserva di presenlare unilamente a'cal- — ,>d'l — coli coVjuali ha dedoltodaquestlprinclpii le piu note- voli cquazloni del molo de' solidi dovute aU'Eulero, al Lagrange ed al Poisson, con altri risullali analilici e georaetrici clie risullano delle sue iavesligazioni. Frat- tanlo passa a far conoscere, in qual niodo da' (eorenii finora esposli, si possa ricavare una piu cliiara nozio- ne del mofo de' solidi liberi od aggirantisi intorno ad nn punto fisso, e quindi facilitare i'applicazione del calcolo alia imporlante teoria del nioto rotalorioe pro- gressive de' cor[)i. Qualimquc sia il nuniero delle forze appllcate ai varii punli d'un corpo, si suole iinmaginare che que- ste forze si trasporlino parallelamente alia lor direzio- ne nel punto fisso intorno a cui si suppone girare il corpo, o se il solido e libero nel stio ccntro di gravita. In quesla guisa si viene ad introdurre alcuni si- stenii di forze ansiliarie a due a due, parallele ed e- guali fra loro, e rivolfe in verso opposto, clie sono le cpsi delte coppie {couples) del sig. Poinsot, e nou ge- nerano nel corpo che seniplici rnoli di rolazione sen- za slrisciamento, nienlre la forza priiuitiva induce nel centre di gravila un moto progressive, o viene di- strutta dalla resistenza del punto fisso. Nen bisogna pero credere che la rotaziene prodolta da una data coppia si effettui in generale interne ad un asse per- pendicolare al piano della coppia medesinia, nen po- tendo cio av venire fuorche nel case, in cul il piano — 335 — della coppia sla perpendicolare ad un asse principale del corpo. Laonde I'autore trova di dover avvertire a questo liiogo die nell'eccellente opera del Venturoli inlitolata Elementi di Meccanica e cV IdraLilica^ Vol. I, Capo I, Sez. II, Prop. Ill e seguenti, fu dimenti- cata questa condizione nel determinare il moto pro- gressivo e rotatorlo prodotlo ia un corpo da una for- za prinaitiva che non passa pel suo centro di gravifa. Ora dopo il prinio istante del moto per I'azioue delle forze acceleratricij ed anco per qiielia delle forze cen- trifughe, se 1' asse istantaneo di rotazione non fosse principale, esso cangia di posizione intantoche varia la velocila angolare della rotazione raedesima, e men- tre il centro di gravita percorre una data curva, rau- tandosi conliuuamente la direzione del suo moto pro- gressivo. Con quesli elementi si suole determinare la posizione del solido dopo un dato tempo del suo mo- vimento • preferendosi il centro di gravita ad ogni al- tro punto se il corpo e libero, perche I'equazioni del moto ne risullano piu semplici. Se invece si avesse preso a considerare un altro punto qualunque per determinare il movimento progress! vo, si troverebbe che I'asse istantaneo di rotazione relativo a questo punto e rispettivamente parallelo a quello del centro di gravita nel medesimo istante. Pertanto in un istan- te qualunque troviamo ne' varii punli del corpo una serie di assi paralleli fra loro^ die mentre dura la ro- — 35G — tazione Islanlanea, si muovoiio manlenendosi paral- lel!, finche neirislante successivo si viene a niutare la loro direzione. Di tutti quesli assi corrispondenti a vaiii punli del corpo, od a quelli die possono for- niar parte del suo slslema, havvene iin solo die non si rauove per qaell' istante fuori della sua direzione, cd e questo 1' asse strisciante di rolazlone di cui fu precedentemente accennata I'esistenza. Se que- st' asse non progredisse strisciando nella sua me- desima direzione, sarebbe allora tin asse di rota- zione spontanea, e se inoltre rimane invariabile du- rante iin tempo finito, diviene un asse permanente di rotazione. Si osservi die ogni asse strisciante conse- cutive avrebbe simultaneamente una posizione fissa e deterniinata rispelto al corpo rigido col quale for- ma un sistema invariabile ed una posizione determi- riata ed immobile nello spazio. Si supponga era die sia dato di sapor assegnare secondo la varia legge del movimento, la serie degli assi slriscianli di rotazione nel sistema del corpo solido, e cosi pure la serie del- le corrispondenti posizioni di questi assi nello spazio assoluto. II luogo geomelrico dell' una e dell'allra se- rie sarebbe una superficie di quelle die si dicono re- gelate, e polrebbe essere secondo i casi storfa, o svi- luppabile. Si riconduca il mobile nella sua posizione iniziale, e le due superficie regolate saranno poste al contallo lungo la retla cbe rappresenta I'asse striscian- — 537 — te di rolazione iniziale. Colla conveniente rolazione ed escnrsione infinitesima lungo quest' asse si rimuu- va la SLiperficie regolata mobile dalla sua primiliva posizione, per conduria a toccare I' altra superficie lungo la relta che rappresenta I' asse slrisciante suc- cessivo, e cosi di mano in mano si faccia scorrere la superficie mobile lungo la superficie fissa con un con- tinue movimento di rolazione associate al convenien- te strisciamento lungo la retta di contatto j in questo caso sara palese che il datocorpo che forma unsistema rigido colla superficie mobile si trovera di mano in ma- no condotto in quelle medesime posizioni consecutive che occuperebbe movendosi spontaneamente intorno agli assi consecutivi di strisciamento e di rolazione, ch' e quanto dire, il movimento libero d'un corpo rigido e quello d' una superficie regolata costituenle con es- so un sistema invariabile, la quale si muove ruotando e scivolando continuamente sopra una data superficie pur regoluta immobile nello spazio. Se il dato corpo si aggira comunque intorno ad un punlo fisso, allora essendo annienlato dalla resi- stenza di questo punlo ogni raoto progressive degli assi di strisciamento, essi divengono assi spontanei di rolazione e debbono evidentemente passare pel punlo immobile. Conseguentemente le due superficie rego- late divengono due coni I'uno de'quali formando un sistema invariabile col dato solido, e ruotando senza — 558 — slriscuue. cioe ruzzolando sulla supcrficie del cono fisso die ha il medcsimo verlice, proiluce tulli i uio- Aimenti che si possono iinmaginare concepili dal cor- po clie vacilla con iiiolo verligiooso iulorno a quel piinlo fisso. Qaesl" ulliina proposizione era gia slata enuuciala dal Poiusol nell'eslrallo della intercssanle Memoria da lui coiininicata all'Accademia delle Scien- ze di Parigi sopra una nuova leoria della rot.azione de' corpi. Si coutengono in quell' eslrallo parccchie iiolevoli proposizioni cli' egli deduce assai faciiiueute dalla sua teoria delle coppie, e che pur vengono age- volniente dlmostrale o dedoUe co' principii, di cui era il prof. Minich ha dalo lui saggio. Ma la piu in- gegnosa delle nuove idee proposte dal Poinsot e quel- la di un ellissoide centrale ch'egli iuimagina costruilo suUe Ire direzloni degli assi principali del solldo^ In modo che i quadrali degli assi di qnesto ellissoide sie- no reciprocameute proporzionali a'movimenti d' iner- zia del corpo relalivi agli assi medesimi. !\Ierce la con- siderazione di questo ellissoide si trova iuiniedialanien- le il uioijionto d'incrzia del corpo rispetlo ad un dia- metro qualunque inversainentc proporzionale al qua- dralo di queslo dianietro, e si dcterniina con nofabile seniplicila la rolazione iniziale inipressa ad un sulido da una dala coppia inlorno ad un punlo fisso. Cosi dimoslra quel valenle Gconielra che quesla coppia in- dtice nel solido una rolazione iniziale intorno a fjuel — 539 — diametrodeirelllssoide cenlrale, cli'e oonjngato al pia- no parallelo a qnello della coppia motrice^ e general- niente col mezzo deirellissoide centrale egli vicne a delerminare e rappresentare i varii movimenti clie puo assnmere un solido rivolgentesi iulorno ad un punto fisso in seguito ad un primitivo movimenlo i- niziale, allorche si prescinde dalle forze acceleratricl. Le nuove teorie del Poinsot hauuo fino dal primo lo- ro apparire richiumato tulta 1' attenzioiie de' Geome- tri, ed avrebbero prodotto iinmediatamente una mag- giore itnpressione, s'egli, per esallare i pregi della siu- tesi geonietrica, non avesse dichiaralo che i risullati da lui ollenuli non si avrebbero potuto dedurre dalle formole laboriose colle quali gli analisti aveano inteso di assegnare le leggi del movimento d' un corpo so- lido, e determinato in un dato islante la sua posi- zione. Quest' asserzione venne difesa dal Poinsot e combattula a piu riprese dal Poisson e dal liibri, i quali per altro non intrapresero di scemare il pregio delle ingeguose ed eleganti ricerche del loro sagacis- simo antagonisla. La dispula fra que' nobili intel- letti si fece gagliarda, e si combatte con fervore e con valide ragioni da ambe le parti , sostenendo 1' uno la sintesi geometrica , 1' altro 1' analisi alge- brica. Potevano forse i due opposti partiti amicarsi osservaudo che nella ricerca del vero e moltiplice la \ia da percorrersi , e clie ambedue que' uietodi — 540 — congiiingono essenzialmente la generalila alia pronlez- za, eTordine e la chiare:r^zaairnlilita delle pratiche ap- plicazioni, e che si devono spesso non solo valutare nu- mericamente, ma coslruire graficamente gli elemenli d'una queslione. E forse a motivo di questa opposizio- ne il Poinsot non riprese il corso delle sue indagini, e si astenne da! piibblicare 1' inlera Memoria, accon- tcntandosi di darne in luce reslratlo, ch'e un saggio luminoso della facilita ed eleganza cou cui si deduco- no i principali teoremi sulla rivoluzione d'un solido intorno ad un puuto fisso dalla teoria delle coppie del medesinio autore. Da quell' cpoca, cioe dal i834, lion apparve che qualche commentario di altro scril- tore tendenle a diraostrare qualcuno de' teoremi oltenuli dal Poinsot colla nuova teoria. Parecchi di questi teoremi vengono pur dinioslrati col metodo, di cui sono ofFerle in questo scritto le nozioni preli- minari. Pero le leorie del Poinsot non si estendo- no al caso del moto d' un corpo libero, se non col supporre die al punto fisso si soslituisca il centro di gravila del corpo, e si ripetano le analoglie costru- zioni per ogni posizione diversa del centro di gravita nella sua Irajettoria, lo che rende meno semplici le applicazioui della nuova teoria al movimento libero d'un corpo, supponendo sempre ch'esso non soggiac- cia all azione di alcnna forza acceleralrice. Gli analisli hanno pur risollo un altro caso, a cui non si estende — 541 — la sintesi del Poinsot, e die conferma I'osservazione precedente cioe che i due metodi sintetico ed anali- tico non si debbono trattare esclusivamente, ma asso- clare insieme, affinche I'uno sia I'ausiliario dell'altro, e si servano di reciproco complemento. Questo caso ha luogo allorche il solido si rivolge intorno ad un punto fisso, ed e soggetto all'azione d'una forza acce- leratrice coslante, che e la gravita terrestrej e gli ana- listi in tal caso hanno ottenuto I'integrazione delle e- quazioni differenziali che determinano la posizione del corpo alia fine d'un dato tempo. Nel metodo se- guilo dal prof. Minich essendo la sintesi associata al- I'analisi, vi si comprende la soluzione di tutli i casi finora trattati. Egli inoltre spera di poter agglungere a'risultati gia noti qualche nuova conseguenza che gli appartiene, come apparira dallo sviluppo del calcolo che sta per soltoporre ali'Istituto. Poscia il Presidente Cav. Santini porge alcune notizie intorno alia nuova cometa che fu scoperta in Parigi dal sig. Mauvais nel giorno 7 del corrente Lu- glio, la quale dietro le osservazioni del detlo astro- nomo aveva in quella sera a i3.'' i' tempo medio di Parigi Ascension rella = 2,47° . 29' . 4^' Declinaz. boreale = 4^° . il\ . 52,'' Ricercata questa cometa dal cav. Carhni in — 542 — Milano, la ritrovata ai i6 Luglio a lo.'' Sa.'T. medio di Milano con un' AR rz: i?)!\° 2.7.' o", e con una Declin. = f\\" ag' 33." all' Osserva^orio di I'adova non pote essere ricercata prima del 20 Lnglio alteso il gran perluibamento atraosfeiico dei giorni prece- dent!, die togliftva aflallo la vista del cielo. Fu dal Cav. Santini confrontata alia slella y dclla Corona borealej e riferendola alia sua posizione me- dia ( cssendogli mancalo il tempo di calcolarne I'ap- parente) ne oltenne la seguente posizione. 2,0 Lu|^Iio 1844. lo.'' 23/ Ho" AR — 229°.28.'42,' Decl. B. = 38.43. 52 E invisibile ad occhio nudo, e presentasi sollo la forma di una nebulosa di circa un minuto di dia- metro, abbaslanza splendcnte per sostenerc un pic- colo grado d' illuminazione nel campo del cannoc- chiale. Dalle riferile posizioni si scorge chc viene con molo rapido avvicinandosi all' equatore, e passa al roeridiano poco prima del tramonto del Sole. Nessun tentative si ha potulo fare finora per calcolarne 1' or- bita. II membro effetlivo prof Catullo presenia airisliluto alcuni saggi della calcarea bltuminosa del- 1' Istria da cui si rllrae F asfalto, e delle breccie ossi- fere di que' luoghi. - 343 — Poscia 1 Isliluto si riduce iu adunanza segrela per trattare di alfari Inlerni. — — Si uomina una Conuiiissione per 1' esame della uiemoria di matematica spedila dal prof. Gae- tano Barbieri ( Commissarii i signori prof. Contij prof. Minicli e prof. Turazza). Importando clie sia falla una diligente ana- llsi eletnentare e quanlitaliva dell' accjua della laguna presa in diversi siti e con riguardo alia distanza dai portl ed ai giornalieri movimenti cui e soggetta, la quale analisi possa sorniuinistrare utili indizii e nor- me pei varii usi tecnici o terapeulici in cui la delta acqna viene impiegata, 1' Istituto defermina die una Comraissione abbia ad occuparsi di questo argomen- lo. Sono elelti a Commissarii i signorl prof. Bizio, ing. Casoni^ co, Contarini, dolt. Nardo, B. Zanon, e prof. Zautedesclii. Si fa alia fine la nomina di altre Commis- sioni. ADUNAKZA DEL GIORNO il AGOSTO 1844. 11 Segrelario legge ratio verbale dell' adunanza 2 1 Luglio, che resia approvalo. Si annunziano i seguenti doni fatti all' I. R. Isti- luto. 1. Dairi. R. Istituto Lombardo. Giornale delV 1. R- Istituto Lombardo c Bibiioteca Italiana. Fascicolo 23 pubbllcato in liiglio 1844. 2. Dal membro effelllvo e Vicesegretarlo prof. Blzio. Osservazioni intorno ad alcuni fenomeni molecolari ; Estratte tlegli Annali di fisica di Milano, di pag. iO, in 8. 3. Dal meaibro effeltivo prof. CaliiUo. Escitrsionc oeognostica fatta nei colli cenedesi e viccn- tini. Bologna 1844, in 8. Lettera geoloffica al sig. Antonio Villa di Milano. Pa- dova 1844, in 12. ///. 44 — 34G — l\. Dal mcinbro efleltivo nol). G. Freschi. ' -« I numtri 17 c i8 del Giornah Inlltolato: L'Amico del Contadino. 5. Dal iiicoibro efleltivo prof. Zantedesclii. Rifipoxla alle liellificazioni del sir/nor yJ)i(jrlo liclla- ni ec. di pag. 8, in 4. OssLrvazioni inlorno ad un arlicolo del -sif/. (i. Fio- la ec. di pag. 6, in 4. 6. Dal socio corrispondente dollor L. P. Farlo, e dal doltore A. Benvenuti. Memor/ale dtlla Mcd'idna contemporama. Fascicolo di Giugno 1844. Venezia. 7. Dal signor Antonio Galvaui di Venezia. €o7isidcraziovi e 9/ietodo di preparazione del valeralo dizinco. Venezia ^844, di pag. 40, in 8. 8. Dal signor Teleinaco Caselli Chirurgo di Reggio. Slon'a di una singolare frattura nella mascella su- periore, e nuuva, niacchina per coniencrla. Modena 1844 di pag. 10, in 8., con tavola. Si anuuncia die T I. R. Governo col De- creto 1 1» luglio passato ha confennalo le nomine fatte daU'Islitulo 11 26 ma^a^io in Socii corrispondeuli dei signori dottor M. A. Asson, ah. Giuseppe Ber- nardi, Ing. Ant. Al. Cappellelto, dutlor Ignazio Pe- — 317 - nolazzl, cons. Antonio Quadri, conte Agostino Sa- gredo e prof. Giovanni Zescevich. La Presidenza Generale della Sesta^ Riunio- ne degli Scienziati Italiani con foglio del i 7. luglio rende note le ulteriori disposizioni prese per la te- nuta del Congresso in Milano. II sig. prof. Martino Steer di Padova Iia mandato alcuni esemplari del Meliloto giganteo ch' egli ha coltivato, ed un saggio del filo oltenuto dagli sleli di questa pianta. Si coiuunica alP Islituto una menioria del signor dollor Giuseppe Barufli, medico primario del- r ospifaie di Rovigo, e professore supplente di fisica in quel seminario, intitolata: Opinione nosologica e terapeutica sul cholera morbus. II merabro effettivo S. E. il signor conte Manin legge uno scrillo sul vero carattere delle storie^ nel quale dopo avere colla scoria di Marco Tullio Cice- rone e di altri iusigni peusatori indagato e stabllito quali debbano essere veraraenle i caratteri di una storia, accio non serva soltanto a diletto, ma ezian- dio ad istruzione e vantaggio degli uomini, egli im- prende ad esaminare quali pregi e quali difetti si ri- scontrino in alcuni dei plu illustri storici, ed in quelli partlcolarmente che dettarono i fasti veneziani. E trovalo che non si ha alcuna yeramente iinparziale e _ 5-48 ~ conipiula storia dl questa insigne repuliblica, fa voli perchc sorga uno scriltore il quale, profitlando degli antecedcnti lavoii e dei numerosi materlali era ada- nali, rieiiipia questa Iclteraria lacuna. Poscia il membro efletllvo prof. Turazza legge la seguenle Nota: Considerazioni intorno alciini ohhietti mossi alle sohizioni de problcmi J' Idraidica^ del prof. D. Turazza. Nessuno, credo, fli sana mente vorra mettere in dub- bio I'immensa utilita cbc presenta I'applicazione del cal- colo alio questioni della naturale filosofia, c cio in questo tempo spccialmente in cui tant'alto si elevo per suo mezzo il grand ioso edificio dclla Meccanica celeste, e di tanta glo- ria brillarono i nomi dei Fourier, dei Fresnel, dei Poisson, i qviali negli svariati fenomcni dc'sottilissimi fluidi seppero coglicrc si ricca niesse di iitili vcritA, ed elevare, accanto a quel primo, un edificio non meno mirahilc, e destinato cer- tamcntc a toccarc un giorno una non ininore grandezza e sublimita. Ma in mezzo a (anto splendore onde s'abbella il diadenia della regina delle scienze, 1' idraulica sviluppa- tasi appena dalle fascc pargoleggia ancora bambina, nc s'attenta di muoverc il passo pel luminoso sentiero su cui le sorellc imprcssero ornic si grandi. Cio proviene a mio avviso da questo, clie costretta a sccvcrarc dal calcolo alcu- ne fisiche clrcostanzc, non puo riscontrarc i suoi teoremi al paragonc del fatto, ne trarre dalla espcrienza il lume con- vcnientc a raddrizzare il cammino sc errato, unsuggcllo alle — 549 — prime riccrche, e quindi una base inconciissa sulla quale si- curamente poggiarc per islanciavsi a voli piu alti e loatani. I\on rechera quindi nieraviglia se fra coloro die in essa poser la mente e lo studio possa aver luogo divergenza di opinioni, e se nella persuasionc, ch'lo credo a tuUi comu- ne, di non aver colto assolutamente nel vero, possa uno sperare d'esserne rimasto discosto meno di ogni altro, e di aver condotto il problema a quel punto cui permette di giugnerc lo stato attuale della scienza, per attenderne poi dai futuri progressi I'opportuna rettificazione, ciocchc sa- rebbe pur qualche cosa nel lUto bujo che ne circonda. Non gia per inconslderata fidanza nella mia mente, eh' io riconosco csser di troppo inferiore al diffioil suhbietlo, ma bensi per caldo amore di tale argomento, e in parte eziandio per dovere di ministero, I'idraulica e gia da qual- che anno il mio studio prediletto, e nella fidiicia che potes- sero riescire non al tutto inutili alcune riccrche nelle quali ni'avvenni fra via, m'azzardai renderle di piibblico diritto, cd alcune furono esposte all'Istituto, e savanno comprese nel secondo volume dclie Mcmorie. M'ebbi di mira in esse una classe particolare di problem! pei quali, riconducendosi piu trattabili le generali equazioni del movimento nello spa- zio, si potesse guidare la soluzione almeno a quel punto al quale si trova essere, allorche le fluide stille si muovono di tal modo da poter fare astrazionc dalla terza coordinata, ovvero, come comunemente si dice, pel movimento in un piano. Senza atlaccarvi soverchia importanza, credo aver raggiunto lo scopo, e averne fatto non ispregevoli applica- zionl. Se non chc I'egregio mio collega ed amico il prof. Bellavitis, in una sua memoria presentata non ha inolto al- I'lstituto, avendo preso a considerare le soluzioni dei pro- blem! d' idraulica date fin qui; credette di scorgere in esse — 550 — tali impcrfczioni, da clover ricscirc non solamcnte inesatte in confronto del fatto, ma tali eziandio in faccia a (juclla teoria, die quasi da tutti, e da lui stcsso abbracciata, ha guidato allc soluzioni medcsimc. Sicconic in essa si fa ccnno pur anco di quella mia mcmoriaj di cui piii sopra ho par- lato, cosi ho creduto mio dovere di sorgere in difcsa dclla niedesima, c cio faccio tanto piu volentieri, in quanto che mi si porgera con qucsto il mezzo di discutcrc maggior- mente alcune idee che sono tra le fondamcntali dclla scien- za, e ch'io verro ora a mano a mano esponcndo. Prcndero le mosse da quelli argomcnti che si attacca- no piu propriamente alia difesa del mio scritto e ad una maggiore dilucidazionc del medesimo; laonde esporro in poche parole la vera natura del problema che si Iralta ri- solvere, ed i mezzi che a quest' uopo ci fornisce la scienza. Per impulso riccvuto o per altra causa qualuntpic meltasi un liquido in movimento, ciascuna delle sue minime mole- cole scguira strada intieramenle determinata, c che noi po- tremmo assegnare, se da tuUc le cause agenti e dalia loro intensita ci fosse date dedurre le forze che risultano in par- ticolare per ciascuna particella ; imperocche, come dice be- nissimo il Laplace, la curva dcscritta da una semplice mo- lecola d'aria o di vaporc e regolata in manicra cosi certa come le orbite planetarie, ne v'ha altra differenza fra loro se non quclla che vi mette la nostra ignoranza. Ora il de- torminare appunto quale sia la curva descritta da ciascuna molccola costituisce quasi tutto il problema della determi- nazione del movimento dei liquidi, essendoche la conosccn- za di tuttc le altre circostanze facilmcnte da questa fluisce. Per raggiungere tale scopo noi abbiamo le tre cquazioni do- vute alle forze sollecitanti, unitamente a quella conosciuta sotto il nomc di cquazione di continuita. So non die qucste _ 351 — eqiiazioni essendo per se stesse quasi intrattabili, si usa as- sumer pur anco ipotesi particolari piii o meno probabili, che pero si procura ogni volta di giuslificare. Con tutto cio il problcma del inovimento dei liquidi nello spazio, special- mente in quanto ha di mira 1' elllusso dai vasi, non avea si puo dire progredito d'un passo oltre le generali equazioni, iniperocche i casi trattati dal VenUiroli e dal Giulio ammet- tendo appunto la conoscenza della natura dclie trajettorie, eludevano ledifTicolta quasi tutte del problemaj supponendo nolo cio appunto che si andava cercando. Limitandomi nella niia inemoria a considerare il movimento allorche succede simmetricaniente intorno ad un asse, pervenni a risolvere il problema dell'efflusso dei Uquidi dai vasi di rivoluzione, a- vendo potuto ottenere Tintegrale completa dclle generali equazioni, ne rimanendo con cio che la sola difTicolta ine- rente alia semplice determinazione della funzione arbitraria. Costituiva questo la prima parte e lo scopo precipuo delle nile ricerche; porgeva poi alcune applicazioni della soluzio- ne medesinia, e cio unicamcnte per niostrarc come si debba procedere nella determinazione di ({uella funzione pei varii casi particolari, volendo ammettere la permancnza delle mo- lecole alia superficie del vaso. Due dei casi trattati da me erano qnelli del Venturoli e del Giulio, unici noti, ai quali aggiungeva un terzo, ma pero, lo ripeto, come semplice applicazione delle mie formole generali. In tutti questi casi la determinazione della natura del- le trajettorie e fatta ncl modo piii generale possibile, ne intorno alia medesima credo potersi muoverc ragionevole dubbio se non si vuole abbattere la teoria sinor ricevuta, su di che in seguito sccnderemo a maggiori particolarita. A queste medesime formole generali, chMo credo aver presentale pel primo, coll'unica differenza di dare invece — oy^ — rinfe2fralc per scric giiinsc pur anco, ma per via un pn"va- ria, ilprof. Bcllavitis, nointorno allc stesse vcrte alcuna dclle sue consklerazioni; lua bcnsi hanno queste di mira gli spc- ciali casi trattati, c precipuamcntc le conscgucnzc alle quali noi tp.tli fiimmo conJolti. Ma e pur duopo distiuguere anche (lucUc soluzioni in due parti; la prima Iia per iscopo la ri- ccrca dclla naliira dcUe trajettoric, la seconda iiueUa delle altrc circostanze UUtc che accompagnano il moto. Intorno alia prima io lo inviterei a considcrare chc altro c assu- mcrc una natura di trajettoric, come fccero Ycnturoli, Giu- lio cd cgli stcsso nel caso da hii discusso, altro il determi- nare queste trajettoric data la natura partlcolarc del vaso ontro cui il liquido devc scorrcrc, come credo aver fatto nclla mia memoria. In alcunc ricerche che rcsi di pubblico diritto fino dal 48iO sono date le formolc generali per risolverc il problema in tjuella supposizione, e la avrebbc pur anco potuto trovare il caso da lui era preseatato, ap- punto come applicazione di quelle formolc, c inoltre I'osser- vazlonc che dcscrivendo le molccole nel vaso conico ordi- nario per linee rette concorrenti al vertice, potcvasi esten- dere quella soluzlonc ad un vaso conico qualunque, com'e- gli avverte nelle sue considerazioni. lot veniva condotlo alle soluzioni medesimc dale dai suUodali Autori, ma per strada diretta, strada che mi guldo a far vcdcrc pui- anco come quelle soluzioni potevano non esserc uniche, del che egli stesso il sig. BcUavitis s'avvide, povtando alcuni cscmpi di trajettoric non rettilinec pel ca- so del cono; ma io nclla mia memoria avca falto ben plu: avea dato la formola gcnerale dalla quale poter ricavare tuttc quelle soluzioni corrispondenti ad angoli spcciali del cono, dclle quali una particolarc era il caso da me considc- rato, caso ch'cgli cita aiqumto in uno dci due unici cscmpi — oo3 — riportati, non vedendo pero come io I'aveva, piii clic accen- nato, discusso. Ma giacche mi si porge il destro, non vo' lasciare I'occnsione di esporre quale era il mlo pensiero allorche mi si affacciarono quelle soluzioni che cosi difTerivano dalla u- suale. Io credetti, ma non azzardai di dirlo perche non mi venne fatto di dimostrarlo, che non fossero che casi corri- spondenti a quello da me trattato, e pel quale le pareti co- niche non formano che I' interno imbuto su cui scorre il li- quido limitato esteriormente da altra superficie. Questa opi- uione mi viene ora avvalorata dal vedere come cio realmen- te succeda nelle eccezioni accennate dal Bellavitis, e per le quali credetr.e cogliere in fallo la soluzione del Venturoli e la mia. Un' attenta discussione delle curve da lui assegnate quali possibili trajettorie delle molecole, mostrera come in- vece sieno esse impossiblli nel vaso conico ordioario Questa discussione pel primo caso e gia fatta nella mia memoria, e riavvicinando quanto ho detto suila forma delle curve rap- presentate da quella equazione, si puo chiaramente scorge- re, come per le trajettorie interne sia impossibile soddis- fare alia condizione che le molecole rimangano sulla super- ficie del cono e sull' asse, non dovendosi evidentcmente considciare Io esterne. Analoghe considcrazioni si possnno fare sul secondo caso, e forse su tutti quelli che si potcssero presentare. Cio vale quanto alia prima e cardinal parte di quelle soluzioni, voglio dire la determinazione della specialc natura delle trajettorie. Per condurre poi a t ermine la trattazione di \m caso speciale, ammisero Venturoli e Giulio, etl io con loro, che il vaso da cui il liquido fluisce si mantenga co- stantemente picno, e cio mediante I'aggiunta di nuovo li- quido a rimpiazzare il sorlito. Contro tale supposizionc sor- DO 4 ge special ineiile il prof, liellavitis, e fa cio, io pur lo con- fcsso, con ovidentc ragione, impcrocche questo imporla di necessita die le molccolc sopravvcgncnti sicno dotatc di (luella speciale vclocita, die compete ai varii puiiti the devo- no occupare alia superficie, la qual condizionc, come e facile a vcdere, e quasi inipossibile die abbia elTotto. Ma cio pur anco non intacca menomamcnte il nietodo, impcrocche la soluzione poteva farsi invccc supponcndo die il vaso andasse successivamentc vuotandosi ; il calcolo sarebbc slate diflicile e hingo, ma pero semprc completo, potendo esser condotto fi- 110 alle quadrature, ncl qual caso, com' 6 nolo, la soluzione e al suo terinine. La somma delle altre ipotesi amniesse ren- de imi)ossii)ile forse I'applicazionc dci casi trattati alia pra- tica, e in tale staio di cose non so so possa esser dato gran peso alia non possibilitu di avvcrare una delle fisidie circostanze iissunte,. ((uando la non esistcnza delle altre rigelta tutte quelle soluzioni in scmplici ipotesi, di"io pero non credo intieramcn- te trascurabili pel lumc che ci polrebbero porgere nella con- sideraz'one del caso reale, essendoclie, rimanendo sempre la stessa I'equazione di continuita, i calcoli eseguiti sullu me- desinin non solTrirebbcro mutamento di sorta. Se non die egli pure, il prof. Bellavitis, nella tiattazionc del suo caso ammise I'ipotesi che il recipiente debba mante- iicrsi cosLintcmente pieno, e per soddisfare ad una tal con- dizionc approfitto della figura ddla curva generatrice delle parcti, la (piale presenta un assintoto orizzontale, e suppose quindi riempito il vaso sino alPassintoto. Ma cio si potea pur fare dal Giulio, o aliora nulla il Dellavitis potrebbe dire rap- porto a quclla soluzione, se pero I'adcmpiere di tal maniera i'ipotesi falta non fosse forse piu strano dell'ipotesi stessa; aggiungasi che (juesto mezzo, conic facilniente si scorge, e pur anco insulliciente, giacclie con cio non si rende gia inti- — 355 — nita la massa, e dopo un miiiimo tempo I'abbassamenlo della superficie diverrebbe tutt'altro che trascurabile. Se poi il vaso si dovesse vuotare allora la pressionc alia superficie libera dovrebbe variar con tal leggc, alia quale sara molto difllcilc soddisfare ; sicche potremo dedurre solo la sconfortante conseguenza, che la soluzione di questo caso di tal niodo operata, non si saprebbe neppur essa adattarla alle (isichc circostanze; tanto piu che non si potra niai amniettcre che il liquido in questo vaso parta dalla quiete, imperocche al- lora dovrebbe conservarsi difFcrenzialc esalto il trinnniio delle vclocita; ed io in quella meniorla, che pubblicai fino dal 4840, ho gia dimostrato che in questo caso appunlo non si puo ammett(!re I'esatta integrabilita del trinomio mede- simo. Ora egli e certamente molto pid facile il far partire il liquido dalla quiete, di qucUo sia imprimervi all'origine un determinato movimento. Quanto venni analizzando fin ora ha pero un interessc secondario se si riguarda ad alcune opinioni emesse dal prof Bellavitis nel corso della sua memoria relalivamente ai metodi gcnerali di soluzione, ed alle condizloni comune- niente adottate fin qui , opinioni che avendo di mira i principii fondamenlali della scienza, ci obbligano a soffcr- niarci un poco suUe nicdesimc per vedere se e quanto ap- poggio si possa darvi. Considerando irisnltamenti ai quali venni condotlo nci- la mia memoria, e intravedendo che non potcvano esser in- tieramente conform! al fenomeno, m'azzardal di dire in al- lora, ch' io non potea far a meno di non concepire de' forti dubbj, relativi in ispccialitA alle equazioni fondamentali del moto: equazioni che, come e nolo, ricavansi mediante il principio di d'Alembert, aramettendo che 11 principio del- I'eguaglianza della trasmissione delle prcssioni, come nel- ~ 556 — r cqiiilibrio, cosi pure s'avvcri nel movimenlo. II prof. Bel- lavilis somltra avere in <|uelle Cijuazioiii niolto maf^giore fkliicia di me, e appone alia soluzlonc i difelti cli'io volli ri- gcUaic sopra Ic mcdesinic, c piii ancora sopra Ic condizloni assunte per guidarea terinine il calcolo difficile, in questa for- ma, difflcilissimo altrimenli. Ma quesli dubbj io non era il pri- me a meltctli in campo; tacero di molti die mi hanno prece- duto, non pero di'i cliiarissimi Wavier e Poisson, i quali nelle classiclie loro memorio, Del movimemlo dci ll(/ui(J/ il primo, Delle ecjuazioni fjenerali dcirecjuilibrio c del movimenio del corpi solidi, elastic/ e fluidi il secondo, domandando di qucsto fenomeno le leggi piu intime alle azioni molecolari, vcnnero nella conseguenza non sussistere, nello stato di molo, il prin- cipio deH'eguale ttasmissione de'.le prcssioni, e mutarono quiiidi le gencrali cipiazioni le (jiiali ricscirono piu difTicili in vcro, ma ccito piu conscntancc al fenomeno. E per vc- riti^ (jupsli liquid! Ic cui particelle si dicono inlieramcnte slegate fia loro, cosi clie dovrebbero cedere ad ogni benclie minima forza, sono poi tali veramente, oppure quell'imiver- sal forza dell'attrazione molecolare, donde la coesione trae I'esistenza, esercita pure sovr'essi la sua azione ? chi il ne- gherebhe? e allora quale fiducia si puo avere in quelle equa- zioni clie di lal forza non lengono conto verimo? e cpiesto e certamcntc il c;iso delle fondamentali dell' Idraulica, le quali pur anco non fanno calcolo di quella forza die si esercita fra le parcli del recipiente entro cui scorre il li- qui lo e il liquido stesso, azione certamente non trascura- bile, e alia quale sono dovuti in gran parte i fenomcni della capillarita. Se quindi si vorr.^ ricorrcre all'esperienza onde avere lumee soccorso per la teoria, sara pur necessario ten- tare una soluzione che di quelle azioni tenga esatto conto, non gid lasciarle da un canto unicamente pcrclie il calcolo - 3S7 — diviene inlricalissimo, e forsc per ora infrattabile. Tutte le soluzioni ricavate fin qui non si devono ritenere die come ulili esercizii di calcolo, o lutto al piu come lontanissime approssiiuazioni. Id per me ritengo necessaria IMntrodu- zioiie del nuovi termini operata dal Navier e dal Poisson, ritengo giustissima la loro opinione, cspero di poter presen- tare in segiiito all'IstiUito alcnne conseguenze, che mct- tendola fiior d'ogni dubbio, potranno segnare una qnalche traccia nel nuovo senticro sul quale quoi sommi indiriz- zarono la scienza. Quei medesimi dubbii, cb'io nutriva circa alle general! equazioni, mi tormentavan pur anco riguardando alle condi- zioni assunte per condurre a tcrmine il calcolo, che cioe le molecole le quail sono una volta alle pareli od alia superficie libera, vi si debbano raantenere durante tutto 11 movlmento. Qui pure la mla opinione difTerisce da quella del prof. Bel- lavltis, 11 quale non sa vedere raglone perche quella ipotesi non debbasi ammotlcre. A dimoslrare pero quanto essa sia lontana dal vero mi varranno due sempliclssimi^casi. Sup- pongasl in esteso recipiente contenersi del liquido alio stato di riposo, cosicche la sua superficie sia conformata In un piano; Impresso in un punto uno scuotimento quulunque, si genereranno delle onde, che propagandosl sojiia la superfi- cie, e rifiettendosl qulndi alle estreme pareti Incresperanno tutta la superficie medesima, la quale dlvenuta in allora cur- va comprendera area maggiore di prima, e qulndi maggior numero di molecole, volendo conservata la legge della den- sit5 nnlforme ; ecco dunque nuovc molecole venule alia su- perficie dove prima non erano, e daila cjuale dovranno cs- ser partite allora che 11 liquido, ritornato al riposo, saranuo- vamente termiiiato in un piano. Entro vase che vada suc- ccssivamente stringendosi scorru del litjuido fluente da foro — 358 — pralicato in siil fonJo ; Sft Ic stesse molccole che stanno alle parcli ill una deile sezioni superior! dovcsscro mantenersi sulla mcJcsima parclc success! vaincute progrcdenJo all' in- giii, e evidente chc cio non potrcbbe aver luogo, senza ciie esse si avvicinassero fra di loro, e quindi senza alterare la densita delio strato, alterazlone inammissibile. Ne vnrrebbe il dire che alcune rimangono indietro siiUe altre, imperocche se il vase sia di rivoluzione, e quindi tutto sia simmefrico intorno all'assc, nessuna ragione vi sarebbe perchc cio do- vcsse succedere per alcune c nori per le altre. II chiarissi- mo signor Gabrio Piola in una nota che porta per titolo : Sulla legge dclla permanenza delle wolecoh de' fluidi hi moto (die supoftcic llbere, e d'opinione che cio non av- venga se non che nello stato di permanenza del moto, ma quanto abbiamo accennato supcriormente sembraavcr luogo eziandio in questo stato; e quindi a mio avviso quella con- dizione c restrittiva di troppo, c sembra non potersi am- metterc che in qualche caso paiticolare. V ha infine un'ultinia opinione del prof. Bcllavitis che non mi e possibile di lasciar passare sotto silenzio- Si lagna egli che prendendo dapprima di mira soltanto I'equazione di conlinuita, non si pens! che a ricavar dalla stessa le leggi del moto, senza aver riguardo alcunoallo stato iniziale,cdal- le forzc che potrebbero essere applicateal fluido, locchi>, se- condo kii, conduce a stranissime conscguenze. Ma a me sem- bra invcce chc quosto proccsso sia segnato da un'imporiosa necessita , e che sia giocoforza seguirlo nelle applicazio- ni, ne so vedere la slranezza di alcune conseguenze dal Bellavitis accennate. Tentero di mostrarlo in poche pa- role. Come e nolo I'equazione di continuitii e una con- dizione geometrica, cstranea intieramcnte alle condizioni — 559 — meccaniche delle forze, in virtu della quale noi ci obbli- ghiamo ad amraettere che in ciascuna porzione del liriuido in movimento non abbia ad inlrodursi alcun'altra porzio- ne del liquido medesimo, ne alcun altro corpo ; donde si scorge che I'eqiia/.ione di continuita cesserebbe di aver luogo se si spartisse la massa in porzioni indipendentenien- te moventisi e scorrenti le une sopra le altre. Chi non ve- de essere questa un'ipotcsi che sara vera in moltissimi casi, ma pero non sempre?e questa ipotesi si assume da noi in quan- toche ci sarebbc impossibile trattare quei casi in cui essa non si avverasse, c nei quali ci sarebbe giocoforza determinare i complicatissimi movimenti di ciascuna molecola; oltre che la (jueslione allora si spariirebbe in tante parti, quante sono le porzioni che si muovono indipendentemente le une dalle altre, in ognuna delle quali converrebbe poi usare di quclla equazione. Noi quindi diciamo nell'adoprarla che ci restrin- giamo solo a quei casi in cui essa si avveri, abbandonando rinfinila congerie degli altri. E allora converra pure comin- ciar dalla stessa, perche con cio noi veniamo a considerare appnnto quei soli casi, e non v'e in cio, ne deve esservi briciolo di considerazioni meccaniche. La conseguenza ricavata da questo che la natura delle trajettorie riesca fis- sata, e cio qualunque sia lo slalo iniziale e le forze inipresse alle molecole, non ha niente afTatto di strano, dicendosi soltanto con cio che converrA che lo state iniziale e quel- le forze a questo si adattino , senza di che 1' equazione di continuita non sarebbe soddisfatta : e diffatti non avviene cio il maggior nuinero delle volte? basta osservare cio che suc- cede neU'clllusso dei liquidi dai vasi nostri ordinarj per foro praticato sul fondo e sulla parete; ma, lo ripeto, noi abbia- mo con (piclla equazione convenuto di non considerar questi casi^ e percio la conseguenza del Venluroli, dal — 560 — Bc'llavitis appiinto citata qual paradosso, io la ritcngo per (picsta parte giustissima. Qiicste cose tutte ho delto avvaloralo daH'opinione di alcuni cli'io stimo od amo, c die tenc^ono fra noi in som- mo onore le scicnze inatematiclie, disposto porn anche a ri- crodcrmi, qiiando mi sicn porta conviricenti e giiiste ra- gioni. 11 meiiibro effettivo prof. Zantetlesclii legge poscia una Memoiia Su^li effetli fisici^ chimicl e Jisioloi^ici prodoUi dalle alternat'we delle corrcntl d' induzione delta macchina elettro-magnetica di Callan. L'autore ricorda come la fisica possegga buoiii galvanoscopii, ma non veri galvanometri comparabili, e come i migliori di quest'iiltimi die si possedono, ab- biano soltanto scale di convenzione. Essi fondansi piu coinunemente suUe deviazioni oerslediane, e taluni siil- la magnetizzazione, sngli equivalent! chiinici, o sugli effetti termici. Pareva che lutli gli eftctti sopraindicati dovessero procedere di pari passo anche in liguardoai fenomeni fisiologicijche cioeal crescei^e o al diminuire delfuno^ tutli gli altri avessero a crescerc o a diminui- re, e di una quantita corrlspondente, per modo che dal- I'uguagliauza di un eflelto prodotto da due correnti si potesse argomentare V uguaglianza di tulli gli allri ; ma gli esperinienii moslrarono la lallacia di quesla o- piniunej e non si puo nemmeuo ammeltere che due correnti riconosciute eguali al galvanoscopio, produ- cano sempre eguali effctti chiniici. Di piu una corren- — 36i — te idro-eleltrica direlta sempre nel inedusimo seiiso, pfU(j riscaldare un filo senz'arroventarlo, mentre che, resa allernativa col mezzo di un commutalore, lo ri- scalda fino all'incandescenza. Qui la causa del feno- meno non iisiede nella natura delle correnti ma nel loro modo di succedersi 5 e per queslo modo di suc- cedersi, mentre gli effetli calorifici sotlo un dato nu- raero di alternative notabilmenle si aumentano, gli effetli chimici diminuiscono. Vi sono dunque elemenli di tempo, d' intensita, di quantita, che si legano coUa direzione della corren- le, colla resistenza che oppougono i condultori, e che modificano incessantemente, e non tutti nel medesimo modo e nella stessa proporzione, gli effetli elettrici. Fino a che la scienza non sia arricchita di una teoria completa di questi fenomeni, e I'epoca n'e ben lontana, giova raccogliere i singoli fatli, e con queslo intendi- menlo il prof. Zantedeschi istudio alcuni effelfi fisici, chimici e fisiologici prodolli dalle allernalive delle correnti d'induzione della macchina eleUro-magnetica di Callan. Premessa una descrizione dell'apparalo, la cui spirale d'induzione e formata di un filo di ranie lun- go 700 metri, e sulla quale si puo esperimentare a 100, 200, 3oo, 400, 5oo, 600 e 700 metri di lunghe2za del filo. Taulore espone le proprie ricerrhe, Ic quali si rifeiiscono alia intensila el iutermitlenza ///. 46 — 562 — della scintilla, alle chimiche decomposizioni, e ad al- ciini fenomeni fisiologici. llispetlo alia inteusita della scintilla gli parvo ch'ella crescesse coll' aumentarsi della lunghezza del lllo indolto, e per convincersene fece vari esperimenti; egli inoltrc con altii fisici fu condotlo ad amniettere che le correnti elellriche abbiauo mi carattere pulsa- torio, vibrato rio o d'interniiltenza, che si osserva in tanti fenomeni d'azione molecolare. Le chimiche decomposizioni daU' autore ottenute non crebbero sempre al crescere della lunghezza del filo indolto, come egli avea osservato nella scintilla. Fino alia lunghezza di 4oo metri di filo indotto gli parve aimientarsi la copia dei gas che si sviluppavano Hi un analisinietro a piuite assai vicine ; al di la di cjuesto limite lo sviluppo scemo, ed a 700 metri di filo indotto o non oUenne sviluppo, o fi.i questo de- bolissimo od a getti ed intermittente. I fenomeni fisiologici per ultimo della scossa cre}> bero air aumentarsi della lunghezza del filo indotto fi- no ai 700 metri, come I'autore raccolse da varie cspe- ricnze fatte sopra se medesimo, ed altre personc. Per- cio i fenomeni fisiologici non procedono rispetto alia lunghezza del filo indotto come i fenomeni chimici. Qiiesli sceinano o restano sospesi per un dato nmnero di alternative di una data tonsione, quelli iiivece nellc stossc condizioni si iin\ igoriscono. L\iuto)"e si fcCi' ad indagarc se gli animali ;i sail- — 363 — gue caldo e a sangue freddo si avessero a risenlire e- gualmente delle alternative e delle correnli iiidulte: e ricordate le sperienze a cio relative del prof. Grimellij riferisce quelle ch'egli ha eseguito sopra vari animali, e che gli hanno ofFerto dalle une alle alt re notevoli e costanti diversita, e deve poi confermare la couchiu- sione cui giunsero i sigg. dott. Namias e prof. Gri- melli, che cioe le funzioni cerebrali e respiratorie si risentono piu delle cardiache e circolatorie. Egli de- sidera che nella terapeutica si avessero sempre pre- senti le diversita di effetto osservate fra specie e specie di animali, fra individuo e individuo riguardo agli stati particolari di eta, di malattia e di cura me- dica. L'umanita ne trarrebbe giovamento, ed assai piu grande, se di questa materia, cioe della eletlricila ap- plicata, si costituisse un ramo speciale d' insegna- mento. Finita la lettura, il prof Zantedeschi ripete alia presenza deiristituto i principali esperimenti riferiti nella memoria. ADUNANZA DEL GIORNO 12 AGOSTO 1844. II Segrelario legge Talto verbale dell'adunanza a 2 Luglio, che resta approvato. Si aunuDziano i seguenti doni fatli all'I. R. Isti- tuto. I. Dal socio corrispondente doltor G. Namias. Giornale per servire ai progressi della Patologia e della Terapeutica. Giugno, i844. 2. Dal sig. conle Domenico PaoH di Pesaro. Fatti per servire alia storia del onutamenti avvenuti sulla costa d' Italia ecc. Firenze 1842, di pag. 50, in 8. 3. Dal sig. Anionic Finco di Cologna. Osstrvazioni praticht sulle asparagiaje, e sopra un nuovo coltello per tagliarc gli asparagi. Yenezia i844, di pag. \Q in 8., con tavola. 4. Dal sig. ingegnere Gaelano Brey di Milano. Dizionario Encidopedico iecnologico popolare. Fa- scicoli 4. al 7. del Yolurae secondo. Milano. — 366 ~ II meiiibro efFeltivo conte Da Rio legge un;i Not a lnU>rno ad una Jppurile riti'ovata nalla scaglia de' Monti Euganei. Nella Orittologia jEwg-a/zea, pubblicala nel i836, il conte Da Rio consacro alcuni paragrafi ai corpi or- ganizzali animali fossili che si rinvengorio in que' monii, faceudo conoscere, come quelli che sono pro- prii delle stratificazioni calcarie che vi coslituiscono colli e poggi separati e distinti, o che fasciauo in cerlo modo gli emergenti monti trachilici, sono ben pochi, sia che si risguardi il numero delle specie, ch'e poco svariato, sia che si consider! il numero degli indivi- dui di quelle specie che pur vi si rinvengono. II ca- talogo che ne ha dato nella sua Orittologia Euganea comprova quest'asserzione. Gli e dunque riuscita cosa gralissima il poler arricchire la sua collezione euganea d'un petrefalto nuovamente rinvenuto, e ch'egli deve alia corlesia del sig. ingegnere Caltaneo, cui fu recalo da un di que' lavoralori che scavano la cosi delta scaglia per uso delle fornaci da calce nella lapidicina di M. Albet- tone. La singolarita della forma di questo fossile colpi I'altenzione dello scavatore, ch'ebbe il buon senno di raccoglierlo e recarlo A\ sunnominato sig. ingegnere che ne fece dono al conte Da Rio. II fossile di cui si tratta e un'Ippurite, e puo interessare la paleontoFugia euganea, perche le pelrifi- cazloni vi sono rare e percio e da tenerne buon conlo; — 367 — e in secondo luogo perche questa pelrificazione nogli Euganei non solo e rara ma rarissima, anzi e I'unica Ippurite die vi sia slala fliiora osservala. Displace die non siasi potato averla intera, pei- die tale non si e potato Irarla fuori dalla roccia con cui era inimedesimata, ma questo difelto e comune an- che con tutte le altre Ippuriti die si rinvengono nella calcaria del Pine, giogaja di montagne nel Bellunese, dove non sono rare, ma non si possono avere die mutilate in qualche loro parte, come osservo il prof. Catullo, per la somma difficolta die si prova nello sdiiantarle intere dalla roccia cui tenaceinenle ade- riscono. La Ippurite trovata negli Euganei difFerisce nel colore da quelle del Pine come la roccia calcarea in cui si trova diflferisce dalla calcaria del Pine die oc- cupa la parte inferiore del sistema cretaceo, nientrc la scaglia enganea, spettanle pure al sistema cretaceo, appartiene alia parte media dello stesso sistema, ossia alia calcarea ammonitica, e di fatti vi si trovano ben- clie non frequenti varie specie d'ammoniti j percio il colore del petrefatto e rosso carnicino come quello della scaglia euganea, e il modulo interne die tien luogo dell'animale e affatto simile nell'impasto, nella durezza c nel colore alia calcc carbonata pietrosa di grana fina ed nguale, e di color carnicino, indicata al N. I. Specie i5 del Catalogo ragionato delle rocce — 368 — e delle allre produzionl minerali annesso aWOriiiolo- gia Euganea. L'Ippurlte Irovata negli Euganei non si aggua- glia ad alcune delle due specie descrilte dal Lamarck {Hippiirites riigosa e curva) e neppure alia //. cormi- pasloris di ciii si legge una lunghissima frase specifica e per conseguenza una ancor piu lunga e particola- regglata descrizlone nel Saggio sopra le sferuiiti delsig. Des-Moulins, e si trova la figura nella Tav. X. Piulto- sto ha qualche analogia con quella Ippurile figurata nella Tav. VI della Zoologia Jossile del CatuUo, da esso nominata Hippiirites Fortisii . Testa elonga- ta-conica^ cur^a-^ siilcis longitudinalibus crassis iin~ datis varicosis inferne obliquo truncata (pag. i 7 i), e siccome il Catullo riporta quesla Ippuiite a quel fos- sile descritlo e figuralo dal Fortis solto il nome di Or- toceralite , cosi il conte Da Rio non dubita punto, quantunque manchi delle due estremita, di qualificar- la per 1' Hippiirites Fortisii. Quantunque quesla pelrlficazione sia incompleta, mancaiulo delle due estremita, tuttavia h piu istrultiva di molti altri esemplari piu interi, ne'quali il processo della pelrificazione essendo piu avanzato non si puo rilevare 1' interna strultura della parte testacea 3 iu- vece nella Ippurite euganea e visibilissima, Anche ad occliio nudo e non arniato di lente, me- glio poi con lenlc di mediocre ingrandimenlo, si scor. — 569 — ge die tutta la sostanza dell'integumento testaceo di questa Ippurite risulta da un aggiegato di picciole cellule roiuboidali oblunghe di tre ordiiii di grandezza, le di cui diagonal! sono nell' ordine seguente : Kelle ceUettepiu grandij \l ^'^Son.le ma^ggiore e di miUimetri 8 Nelle mezzane j la diagonale magglore « millimetri 5 I la » ininore » d TV „ • • 5 la diaeonale maggiore n inlllimetri 4 Questa interna struttura non si riscontra ne in quelle poche Ip^uunti del Pine che raccolse il conte Da Rio, ne in quelle in maggior nuniero e di niaggiore integrita, che raccolse il prof. Catullo, e delle quali egli ha arricchito il Gabinetto delPUniversita di Padova, Un'altra osservazione permette di fare I'accaduta spezzatura, che ha denudato una buona parte del nu- cleo ossia il modello del deperito animale, e questa si e, che sulla superficie del modulo si vedono alcune traccie delle striature o cordoni esteriori di questo te- staceo, dal che si dedu:ce che anche la sua parte in- terna fosse solcata a differenza della maggior parte de- gli altri testacei, ch'essendo guerniti di solchi, di rag- gi e di bernoccoli neUa parte esterna del guscio, pure sono levigatissimi nella parte interiore, come p. e. si osserva nell'interuo della grand'ala dello Strombus la- tiis. Dalle cose pertanto esposte intorno a quest'Ippu- IIL 47 — 570 — rite 1' aiUore conclude esser questo fossile interessaute per rOrillologia eiiganea, in qvianto accresce lo scarso nuniero dc' suoi fossili d' nn genere non prima osser- valo nella scaglia di que' monli j in secondo luogo perche non essendosi trovali finora nellc Pi"ovincie Venete le Ippurili clie nel calcare Inferiore del siste- ma cretaceo ( come son quelle del Pine ), quest'e il primo esempio d' un' Ippurile lro'»ala nella calcarea media dello stesso sislcma j finalmente perche I'esem- plare permstle clie si scorga anche ad occliio nudo I' interna tessitura e conformazione deirinlegumento, cosa non rile\ata nelle lavole iu cul i'urono figurate. 11 socio corrispondenle dulloi' Naniias legge po- scia la seguenle Memoria : Ossefvazioiii cliiuche iiitoriio al valeriatialo di zinco Del dott. Giacinto Namias. JNcl graiKJe numcro tli nialattie clie afiliggono I'uniana specie, alcune si distinguono per queste singolarita clie incominciaiio c finiscono senza conosciutc cagioni, rcnclono raisera e cruciosa la vita senza anVettarnc cospiciiamcnte il termine, crescono, diminuiscono, cessano, ricominciano, pi- gliano diverse forme e laoUeplici, non solo senza I' ordine proprio di tutle Ic aUre nianierc di morbi, ma senza che il medico giunga a svclarc Toriginc di tanto straordinario — 571 - viccnJe. Tali infermiti die furon dette nevrosi per ra'^ioni chc ne fecero supporre la sede ne'centri e nelle fiia dei ner\i, resistono sovente anclie ai inigliori soccorsi dall' c- spei-ienza dimostrati operosi sopra quegli apparecchi. Tra qiiesl'ordine di espedienti e quella famiglia di niorbi non ancora si discoprirono tuttc le singole relazioni; li rischia- rarono assai poco gli avanzamenti della fisiologia; it cada- vcre di chi durante la vita ne ha sofiertOj e venne a morle per altre sopraggiunte infermit^, non presenta nel piii dei casi alciin sensibile snatiiramento clie spieghi la Uin"a e proteifornic scrio do' [)rocorsi palimenti. II medico ciiia- niato a curare una nevrosi puo hone affermare che non 6 costiluita o accompagnata dall' una o dallaltra alterazione, ma lie ignora inleramente la nafura e spcsse fiate la sede, e costretto a tentare questo o quel farmaco non mai sicuro di raggiunger lo scopo, e dopo molti infruttuosi cimenti vede talvolta guarire la malaltia colle sole forze dell'orga- nismo, o sotlo 1' influenza di circostanze in cui avrehbe do- vuto, non clie cessare, aggravarsi. J\on e da dire pertanto con quale sollecitutline si cerchino nuovi aiuti conlro ma- lori che vcnnero non ingiustamente stimuli I'ohbrohrio de' medicanti, e come di spesso la vivezza del desidcrio abbia latto a quelli attribuire maggiore elTicacia die veraraente non possedessero, e siano poi caduti in una dimenticanza non meno irragionovole del fanatismo che ne avea pro- cacdata troppo generale applicazione. In (piindi ho voluto occuparmi d'un farmaco, di recente coiigrande entusiasmo raccomandato in questo generedi malattie, c far conoscere alcune poche mie osservazioni, le quali perche raccolte con imparziaiita, spererd non fossero affatto indegne ddla pub- blica attenzione. Tale farmaco e il valerianato di zinco, che formo sub- — 572 — hietto cziaiulio degli studii del valenlissimo dottor Fario. L'cgrcgio niio collcga fece pruova del valcrianato in alcii- nc malaltic ocular! e nc pubblico (1) Ic noliz'ic terapeuli- rhe, nclle quail con rctto disccinimcnto prcse ad csame i fatti ch'erano I'accolti innanzi a lui c Ic prevenzioni die potevano supporsi nell'animo dcgli osscrvatori. In cpiattro casi di ncvralgia clic principalmente altaccavano i nervi dell'occhio, non trassc dal nuovo rimcdio che poco o ncs- sun giovamento. Scnza spirito di parte cspose poi, con\e le sfavorevoli, cosi due osscrvazioni di dolori oculari che sem- hrano di molto peso a dimostrare 1' utilita del valerianalo di zinco. flla a slabllirc c/ualche cosa di decisi'ro ahh/sogjia- no hen altro, giustamentc egli diceva,c/?e due osscrvazio7ii. (^ueste notizic erano Ictte in marzo all'Ateneo di Yeuczia, e comparivano in appresso ncl BuUettino delle scienze me- diche di Bologna (2) (/ualtro osservazioni del dott. Giulio Bajelti sugli usi ferapeittici del valcrianato di zinco. La prima risguarda un'epilessia che prese un giovanc di 2 3 anni dopo gagliardo niovimento di animo, c si ripete osti- natamcnte in onta al cupro ammoniacale e ad allri appio- priati soccorsi. Contemporaneamente al valcrianato di zin- co, prima a due, poi a Ire grani per giorno, venne aperto un vescicante alia nuca, lo che rende dubbioso se alia po- tenza di quello debbasi unicamentc I'ottenuta guaiigione. La medesiina incertezza rimane intorno alia seconda e ter- za osservazione, perche la cefalea vertiginosa finita sotto I'usodel valcrianato era stata innanzi utilraente combat- tuta con pcdiluvj e mignatte, c alcuni patimcnti attribuiti a sconcerto di nervi, rimasti dopo grave malattia febbrile. (i) Meinoiiale della Medicina coiitempovanea, Apiile e Maggio i844- (a) Febbiaio c Marxo i8/|4. — oto potevano forse pel progressivo ripristinamenlo del corpo spontancamente cessare seiiza il henefizio di (juel rimedio. II quale ^ cramente pare aver portato non lieve vantaggio ncl quarto caso riferito dal dott. Bajetti, riordinamlo le azioni nervee in u